Il cannocchiale a rovescio

Doppiezza, ambiguità – immagini distorte, sovrapposte una sull’altra per scambiarci ruoli e convenienze fin da quando aprimmo gli occhi in braccio a nostra madre, anticipandoci i ricordi.

E ora? Rileggere o non rileggere! Ed ecco che ritorna il tempo che non muore, quello che ha dilaniato l’anima a entrambi, e viceversa, perché il gioco delle parti impone il sopravanzarsi, uno sull’altro, riportandoci indietro per riconquistare il primo posto in un susseguirsi di pensieri e azioni che nessuno dei due attribuisce al doppio di ciascuno, confinato in un corpo in preda a cinque sensi, e a un’anima che non perdona.

 

“Il cannocchiale a rovescio” è lo strumento per allontanare la visione del reale a chi ci è vicino, e avvicinare l’irreale all’altro con la curiosità e l’ironia rivolta senza limiti spazio-temporali, o di genere, ovunque, quando l’attenzione o il caso attrae un uomo qualsiasi per interrogarlo, o una donna curiosa di sapere: questi i lettori pronti a ordire tranelli e sotterfugi letterari, o ingabbiarsi giocando nei pensieri.

Seguitemi con le parole, allora, con i vostri commenti, e siate i benvenuti sul Blog di Robin Edizioni!

 

Commenti 910 - discussione conclusa

COMMENTI

 

Ciao Frank, sarà bello poterti seguire con le parole… o magari “anticiparti”, come scriveresti tu!

scritto da madi · 1 febbraio 2010, 07:51 ·

 

Bene bene! Ora ti possiamo leggere in tempo reale caro Frank!
A tutta dritta col vento in poppa!!!! :-)

scritto da Emily Way · 1 febbraio 2010, 09:04 ·

 

E’ molto bello sapere che l’Isola che non c‘è ha preso i confini netti di un luogo che viceversa c‘è, e sarà certo uno spazio di libertà, di fantasia, di scambi con un ospite straordinario, che sfugge ( per fortuna! ) a qualsiasi definizione ma che volentieri dividerà con gli amici i tesori dell’isola.

scritto da Leila Mascano · 1 febbraio 2010, 09:40 ·

 

Caro Frank,che bel titolo per un blog! Assomiglia un po’al tuo modo di essere, a te che sai vedere grandi i granelli di polvere ma anche distinguere i sassi che calpesti.Mi hai riportato ad un ricordo di bambina,quando armeggiavo con il cannocchiale di mio padre ,cacciatore nonostante mia madre( oggi sarebbe il suo compleanno,una coincidenza ?) ed era divertente capovolgerlo perchè tutto sembrava avvolto nella nebbia.Con gli anni ho capito la metafora. Buon lavoro quindi e divertiamoci…

scritto da butterfly · 1 febbraio 2010, 15:51 ·

 

Mandi Frank!
:)
anzit…
:D

scritto da gelostellato · 1 febbraio 2010, 17:29 ·

 

Credo non esista un bambino che, avendolo a disposizione, non abbia rovesciato il cannocchiale e sovvertito l’ordine della realtà. Il gioco è rivoluzione?

scritto da Maurizio · 1 febbraio 2010, 18:56 ·

 

Certamente, come tutto quello che ha regole proprie e si oppone o non è in linea con l’ordine costituito, il gioco è rivoluzionario.

scritto da Leila Mascano · 1 febbraio 2010, 21:50 ·

 

Da piccoli il cannocchiale non ti fa pensare a come sovvertire l’ ordine delle cose,solo a come magicamente ingrandirle.Io e miei fratelli eravamo incantati nel vedere puntini rossi su un prato diventare caprioli e seguire i loro movimenti dal sentiero della montagna di fronte.

scritto da anna · 2 febbraio 2010, 08:15 ·

 

Un gioco “rivoluzionario”, come puntualizza accorta Lady Leila Mascano, tanto da far vincere chi perde, lasciando l’altro (l’antagonista) alla mercé della coscienza giudicante!
Per ora siamo circondati da sirene, e da qualche delfino, ma presto condivideremo il profondo degli abissi, trascinandoci l’un l’altro, inconsapevoli o presenti, a sovvertire l’ordine del mondo.

scritto da frank spada · 2 febbraio 2010, 14:41 ·

 

Il cannocchiale di Keplero, o astronomico, offre direttamente immagini rovesciate. Ponendo tra le due lenti una lente raddizzatrice si ha un cannocchiale terrestre.

scritto da Leila Mascano · 2 febbraio 2010, 21:23 ·

 

Fate attenzione, perché siamo “Sull’orlo dell’abisso” – v. Diari “svizzeri” di Stefan Zweig, appena pubblicati a cura di Mattia Mantovani per i tipi della Dadò di Locarno – meglio allontanarci dalle visioni “terrestri”, ché sottendono a punti dove i conflitti estremi si fanno irreparabili!

scritto da frank spada · 3 febbraio 2010, 08:17 ·

 

A proposito di Stefan Zweig,al mercato dell’ antiquariato ho comprato per caso “Lettera di una sconosciuta” incuriosita dal titolo.Adesso mi propongo di leggere questo “ Sull’orlo dell’abisso”,considerata la stima per chi lo cita.

scritto da butterfly · 3 febbraio 2010, 11:07 ·

 

In attesa di un intervento risolutivo di Margherita Hack (reperibile presso l’osservatorio di Trieste)prendiamo atto del consiglio di Frank guardiamo alle stelle, perché lì ci porta la fantasia, ma un occhio su dove stiamo mettendo i piedi teniamolo…specie “Sull’orlo dell’abisso”

scritto da Maurizio · 3 febbraio 2010, 14:41 ·

 

Una carezza in volo e un richiamo all’attualità di chi esprime stima, graziosamente al femminile, forse una madre, che immagino lontano da quell’attimo bruciante dell’infanzia che si tramuta in adolescenza, quanto lo erano due bambini separati da cinquantaquattro anni e al tempo stesso riuniti da un “viaggiatore editoriale” (certo Passigli) in “ Un bruciante desiderio” di S. Zweig e “Un piccolo eroe” di F.Dostoevsij.

scritto da frank spada · 3 febbraio 2010, 15:56 ·

 

A proposito dell’attimo bruciante dell’infanzia che si tramuta in adolescenza, penso con quale bruciante desiderio ho atteso il secondo, l’istante in cui lasciarmi alle spalle l’infanzia per cominciare la grande avventura nel mondo degli adulti. Oggi, a tanti anni di distanza, mi sorprendo a pensare che fu quello l’attimo in cui la meravigliosa identità col mondo, l’armonia dell’eden si spezzò per sempre. Eppure allora non avevo la percezione di essere felice. Però è successo qualcosa, il cancello del paradiso non si è chiuso, o meglio si è rinchiuso lasciando prigioniero un lembo del vestito. Qualcosa nel passaggio non è andato per il verso giusto, sicché il mondo degli adulti mi è parso sempre un luogo al quale adattarsi costa uno sforzo enorme, quasi non fosse compatibile con la mia più intima natura. Insomma, l’apparente naturalezza è quella dell’acrobata. Dolore e sforzo immane, per apparire semplice e naturale. Mi chiedo se questa sensazione sia condivisa da qualcuno.

scritto da Leila Mascano · 3 febbraio 2010, 19:01 ·

 

Leila mi ha provocato una domanda semplice : quando ho cominciato ad essere infelice ? non da bambino, ero sempre felice e anche dopo, convinto che bastasse essere riamati da chi amiamo. Fu quando mi accorsi che non mi amava. Ma poi venne chi ora mi ama. E io sono felice di nuovo. Grazie Frank, in un altro blog non avrei mai scritto cose del genere.

scritto da Gian-Andrea Rolla · 3 febbraio 2010, 19:36 ·

 

Semplicità e naturalezza sono doti innate, cara Leila, come l’ eleganza.Tuttavia si possono in parte raggiungere, lavorando con tenacia su se stessi. Il punto è perchè e per chi cambiare la propria natura, la posta in gioco deve essere molto alta per giustificare dolore e sforzo immane,non crede? Senza contare che un vero acrobata riconosce chi si improvvisa.

scritto da butterfly · 3 febbraio 2010, 19:50 ·

 

Ho pochi ricordi della mia infanzia. E forse è meglio così mi dico. Il mio passaggio all’età adulta è arrivato nel momento in cui ho varcato la soglia dell’ospedale come infermiera. Il mio primo giorno di lavoro è coinciso, al mio ritorno a casa, con la morte di mia madre. Avevo 16 anni.
Ma non mi sono sentita strappare nulla. E’ stato un passaggio preparato. Con tutto l’avanzare ed il retrocedere che, se vogliamo, è simile al parto. Ogni conquista, a qualsiasi età, è sempre seguita da una retrocessione in qualcosa.
L’equilibrio per essere se stessi, pagato con la perdita dell’ingenuità infantile e, di conseguenza, della fantasia, è fatto di concretezza del quotidiano e di coerenza. Al giorno d’oggi, è difficile essere coerenti. Ed è forse questo lo sforzo che ci imponiamo. Essere coerenti con se stessi e cercare la giustizia o adattarsi ad un mondo che è sempre più triste e molesto?

scritto da nadia · 3 febbraio 2010, 21:07 ·

 

Mi sembra che Nadia abbia ben compreso il senso della mia domanda. Il mio problema è, con tutta semplicità, quello di un idealista che deve venire a compromessi con la realtà.I veri acrobati sono quelli che volteggiano per natura, sinceramente li riconosco subito, e mi onoro di non far parte della schiera.Eccesso di eleganza, forse.

scritto da Leila Mascano · 4 febbraio 2010, 10:06 ·

 

C‘è una enorme differenza fra l’incoerenza apparente dovuta ai propri rapidi movimenti interiori e alla propria flessibilità, e quell’incoerenza, comunque altrettanto apparente, dovuta solamente a ragioni di comodo, come quando, caduto il fascismo, tanti fascisti divennero “di sinistra”. Ragion per cui…secondo me l’“incoerenza” non esiste affatto…

scritto da maurizio · 5 febbraio 2010, 12:24 ·

 

Forse, di tutti i peccati possibili, il tradimento è quello che mi colpisce di più. Diciamo che è un peccato che suscita sgomento, nel suo buio accecante, tant‘è vero che Giuda si impiccò. Tradire un amico è terribile, eppure è una prassi abbastanza comune, così come tradire un amore, ma forse se si tradisce non si ama più, o non si sa di amare ancora, altrimenti qualcosa in noi si ribellerebbe, e ci sarebbe impossibile farlo. Ma di tutti i tradimenti possibili quello che mi sembra più feroce e inutile è il tradire se stessi. Già è così difficile mantenere integra la propria immagine, che il volerla frantumare con l’incoerenza è peggio d’un tradimento. E’ un delitto. Per alcuni, certo. Non per tutti.

scritto da Leila Mascano · 5 febbraio 2010, 23:00 ·

 

Un “delitto” costituzionale preannuncia una disfatta elettorale – da un lato la vittoria per chi perde definitivamente la ragione, dall’altro l’incoerenza e i tradimenti perpetuati dai mestieranti accecati dall’abbaglio di se stessi.
Gli antefatti: una freccia rossa si è arrestata in corsa tra Milano e Roma, sull’orlo di un abisso – non ditemi che non vi avevo avvertito!

scritto da frank spada · 6 febbraio 2010, 08:29 ·

 

Aggiungo solo che tradire un amore per un altro amore non è tradimento, in quanto il primo è finito. E’ inganno però, se si porta avanti la bugia verso l’altro…Comunque non mi piace la parola “tradimento” in amore, sa di cose da militari (tradire la propria patria…).

scritto da maurizio · 6 febbraio 2010, 10:17 ·

 

Ritrovo una poesia molto amata, di un poeta spagnolo che si chiama Gerardo Diego, nella bella traduzione che ne fa Socrate per l’Antologia Einaudi Poeti del 900 italiani e stranieri. Si chiama Isonnia, e la offro come un regalo alle riflessioni degli amici di questo blog, dove si parla liberamente di tutto.

Tu e il tuo sonno nudo. Non lo sai.
Dormi. No, che non sai. Io nell’insonnia,
e tu che dormi innocente sotto il cielo.
Tu per il tuo sonno e per il mare le navi.
In carceri di spazio, aeree chiavi
ti serrano, precludono,involano a me. Gelo,
cristallo d’aria in mille lamine. No, non c‘è volo
che alzi fino a te le ali dei miei uccelli.
Sapere che tu dormi, certa, sicura,
alveo fedele d’abbandono,linea pura,
così vicina alle mie braccia ammanettate.
Che tremenda pigionia d’isolano,
io, insonne, folle sulla costiera a picco,
le navi per il mare e tu per il tuo sonno.

Mi sono chiesta perché mi piaccia tanto questa poesia, che a parte il fatto che rispecchia temi a me cari e familiari,mi sembra che ben esprima lo struggimnto dell’amore, che in fondo è anche il desiderio sempre eluso del possesso pieno dell’altro, perché anche se non è politically correct, è quella la grande utopia. Possedere qualcuno, e chiaramente essene posseduti ( questo però è più un desiderio femminile che maschile, mi pare. ) Ora cosa c‘è di più ineluttabile del pensiero che l’ amore sfugge al possesso perfino quando in amate sembianze ci dorme accanto, e la sua inafferrabile essenza è volata via, sulle ali del sogno? L’amante insonne è ammanettato, contempla il suo amore come un’isola, bellissima e irraggiungibile, come il Paradiso perduto.

scritto da Leila Mascano · 6 febbraio 2010, 16:15 ·

 

Forse, Leila, parli della più bella delle illusioni, l’illusione dell’amore eterno…che, secondo me, diviene realtà solo quando non siamo NOI ad amare, ma è l’amore stesso che passa attraverso noi…

scritto da maurizio · 6 febbraio 2010, 17:23 ·

 

Ora il mare è di fronte a noi. Senti il suo respiro di belva amorosa, i suoi artigli di schiuma, la sua schiena immensa e ondulata, il suo soffice ventre. Lo vedi fremere, impennarsi, allungarsi ai tuoi piedi. Vedi la nave, che ti canta con le sue vele la canzone della libertà, i versi dell’avventura. Vedi le nuvole nere gonfie di tempesta, i vortici d’acqua, i cavalloni di spuma, vedi le albe d’oro e di porpora come ceste di rose damascene impigliarsi nel più alto pennone, e i giorni lenti della bonaccia sfilacciarsi nell’afa, e i profili ammalianti di terre mai viste disegnarsi all’orizzonte. Senti i canti dei muezzin, sogni le palme e i minareti, e la distesa odulata anch’essa del mare di sabbia che chiamano deserto.
Io mi fermo qui. Troppo grande è la tua sete e non la placa il mio cuore. Troppo anguste per te le sue stanze. Non capisci quando ti dico che il mio tempo terreno è finito.
Non verrò in Terrasanta. Resterò qui. E ovunque andrai, altro non vorrai che quelle stanze del mio cuore che ti parvero così anguste.
Cosa farò? Sentirò crescere l’erba tra le connessure delle pietre, persa per il mondo, dandoti quella libertà che per sempre ti farà mio prigioniero.
Scelgo la Torre.
Questo pezzo scritto per partecipare ad un esperimento di scrittura su un incipit di Frank sembra parlare di un dono di libertà, ma non fermiamoci alle apparenze. Qui la libertà è usata come il più forte dei vincoli, quello che legherà lui per sempre.

scritto da Leila Mascano · 6 febbraio 2010, 18:06 ·

 

Ora sì che si duella! Via il fioretto, la lady arma una spada, inizia a giocare elegante sulle punte – massima attenzione, amico onnipresente, compare dissoluto e inaffidabile: dovrei prenderti a calci sugli stinchi per averla sfidata a liberarsi di te, e invece… ecco che ambisco al segno distintivo sulla guancia, per far di me uno Stroheim barone sul viale del tramonto, e di te… un invisibile a te stesso, tra due specchi contrapposti che non mostreranno mai le spalle, all’infinito!
Una pausa per un drink – Una coppa di champagne per la signora, per me il solito, senza ghiaccio, prego.

scritto da frank spada · 6 febbraio 2010, 19:00 ·

 

Usare il cannocchiale a rovescio significa anche saper ridere, saper ridere significa SORRIDERE DENTRO...gira, a proposito, un bellissimo cortometraggio…
http://www.youtube.com/watch?v=jedd2FiZTqM

scritto da maurizio · 7 febbraio 2010, 09:59 ·

 

Ah, meno male che non vuol fare di me una Norma sul Viale del tramonto!Comunque, for your curiosity, Gloria Swanson aveva quarantanove anni all’epoca, uno di più di Meg Ryan che ancora c’incanta con un visetto da ragazzina. La Swanson s’invecchiò e s’imbruttì per interpretare il film, e benissimo fece perché il film è bellissimo. In qualche inquadratura Il grande Gatsby lo ricorda; io ricordo soprattutto il sorriso di Robert Redford, paragonabile solo a quello di Brad Pitt in Sette anni in Tibet. A proposito di sorrisi, quello di Meg Ryan pare che sia il più bel sorriso d’America. Ma caro Frank, quelle che rideranno pochissimo saranno le sue donne, sbaglio? Già gestire un uomo solo è difficile ( ecco perché sono sempre stupita da quelle che hanno un amante, anche )ma gestirne due, se non tre, lei, Marlowe e il suo compare è impresa titanica. E andassero d’accordo, almeno! Macché, son sempre lì a bisticciare…

scritto da Leila Mascano · 7 febbraio 2010, 11:08 ·

 

Merci Maurizio! Guardatelo tutti, buon contagio :))))))

scritto da frank spada · 7 febbraio 2010, 11:36 ·

 

perchè questo luogo comune della difficoltà di gestire un uomo, anche se trino? Anche alcune donne sono impegnative, e hanno la “doppia” ..ma sanno ridere e far ridere, forse per questo i loro uomini adorano “gestirle”

scritto da butterfly · 7 febbraio 2010, 12:52 ·

 

A proposito di doppi siamo due! maurizio e Maurizio anche se io, ultimo arrivato, mi sono arrogato l’iniziale maiuscola. Ci sono donne che di uomini ne gestiscono decine Lady Leila, questione di talento…

scritto da Maurizio · 7 febbraio 2010, 13:28 ·

 

Norma Desmond, cara Lady Leila, lasciò che il tempo facesse il suo lavoro, patinandola d’oro, mentre Gloria Swanson… anticipò se stessa con la disarmante ironia di una donna vera.
Che dirle di più? Che il segno sulla guancia sarà mio e che permetterò al barone di sfaccendare in casa, visto che viviamo in un via vai che… arriviamo, arriviamo, insomma!

scritto da frank spada · 7 febbraio 2010, 16:52 ·

 

Che blog, Frank!
Non finisci di stupirmi con il ritmo dei pensieri, con il jazz che ritrovo in “Marlowe”!

scritto da candy's50 · 7 febbraio 2010, 17:26 ·

 

Cara Butterfly, non tutte hanno il dono di essere squisitamente originali. Lascio il privilegio a quelle fortunate che sanno ridere, far ridere ed essere gestite da uomini adoranti. Al di là dello scherzo, mi considero ingestibile e detesto gestire chicchessia.Per dirla tutta, non so se sarei più inorridita dal gestire o dall’essere gestita. Ma quelle donne che sanno ridere come mai sono spesso così seriose?

scritto da Leila Mascano · 7 febbraio 2010, 21:25 ·

 

Il video segnalato da Maurizio è bellissimo!
:-)
Rispecchia in pieno la mia filosofia di vita! Per quanto riguarda donne, uomini e “gestione”, se posso dire la mia… nessuno dovrebbe “gestire” nessuno ma amara l’altro così com‘è senza cercare di cambiarne una virgola.

scritto da Emily Way · 8 febbraio 2010, 07:34 ·

 

A maurizio (m minuscola) il riconoscimento di una segnalazione contagiosa, a Maurizio (M maiusola) il ns grazie – esteso a tutti voi del Blog Robin, entusiasti di puntare verso l’alto un canocchiale… tanto da avvicinarci tutti in un abbraccio!

scritto da frank spada · 8 febbraio 2010, 10:12 ·

 

Grazie Maurizio della segnalazione.Comunque anche solo osservare l’umanità che si accalca nei treni della metropolitana,specialmente nelle grandi città europee, è divertentissimo e umanamente utilissimo.

scritto da paolo · 8 febbraio 2010, 12:54 ·

 

L’Italia in una Borsa – formato: S.p.A. – esclusa l’emergenza, si passi ai dividendi!
Manovre di bolina, braccia roteanti il crawl, in acque interne, e polpacci spasimanti per l’apparizione quasi certa di un Santo. Tutti al lavoro, finché il perpetuarsi delle inchieste farà luce sui misteri del Divino: controlli ad alta quota – panoramiche ambientali.

scritto da frank spada · 11 febbraio 2010, 15:30 ·

 

Innanzitutto mi complimento con Paolo per la sua visione serena della vita. Io prendo tutti i giorni da due a sei volte la metropolitana a Roma e da un pezzo ho smesso di divertirmi.Quanto al resto è ugualmente scoraggiante…i misteri del Divino rimarranno tali, e l’unica Santa che conoscevo di persona, Santa Pazienza, se n‘è andata da quel dì. Meglio dunque volare all’Isola che non c‘è, almeno per il fine settimana.

scritto da Leila Mascano · 12 febbraio 2010, 05:53 ·

 

Ragazzi, la neve a Roma! Vi rendete conto? Dopo 25 anni! Può darsi che voleremo davvero all’isola che non c‘è per questo fine settimana, Leila…

scritto da maurizio · 12 febbraio 2010, 12:18 ·

 

Sono un pò sfasato, passo dallo scrigno (spazio interiore) al cannocchiale (proiettantemi verso l’infinito e oltre…) e la cosa può provocare qualche turba.Certo che tra la metropolitana e l’Isola che non c‘è non c‘è partita. Ci segnalano neve sulla grotta del teschio….troverò Leila o Capitan Spada? L’unico modo è andare….

scritto da Maurizio · 12 febbraio 2010, 18:43 ·

 

Fermi tutti! Ora salgo a cena, fino a domattina… intanto mettetivi in viaggio, registrerò il vs arrivo sul far dell’alba, calandomi non visto dalla cabina di regia di Cap. Uncino, il suo rhum… non so resistere, ma l’un l’altro non tramiamo, chè lui resterà nel ruolo, io, invece in due.

scritto da frank spada · 12 febbraio 2010, 18:59 ·

 

Alto là, passa il pirata,
col teschio sulle bandiere!
Una corda, un coltello, un bicchiere,
evviva l’allegro pirata!
Tempo di Carnevale.Sono travestita da Madamigella di Maupin, con camicia a jabot, pantaloni attillati, stivali, cappello a tricorno e i capelli raccolti in una coda sulla nuca.Ho l’aspetto di un giovanotto niente male, forse d’ossatura e lineamenti un po’ delicati per un cavaliere, ma insomma.Galoppo per un bosco diretto verso la nave sulla quale mi dovrò imbarcare sotto le mentite spoglie del Marchese di Revaillac, quando sono circondato da un manipolo d’uomini che mi disarciona dopo un accanito duello dal quale ahimé sono sopraffatto(atta?). Vili! Ma cosa aspettarti da Capitan Uncino e i suoi compari? Ho riconosciuto subito il subdolo pirata che ora con esagerato e grottesco inchino mi riverisce,mentre io ansimante e tutto sporco ( ca? )di fanghiglia e di polvere ancora mi dibatto tra i suoi uomini. Poi di forza mi trascina in una carrozza chiusa che parte al galoppo nella notte nera, verso il vascello ancorato nella laguna, che ahimé non è quello che mi attendeva.L’interno della carrozza è buio come il fondo d’un pozzo,le braccia tra le quali continuavo a dibattermi mi lasciano improvvisamente e non avverto più nessun rumore, se non quello dei cavalli al galoppo e un leggero ansimare più simile a quello d’una creatura notturna che al respiro d’un essere umano. Benché nel mio travestimento mi senta un prode, avverto un sudore gelato all’attaccatura dei capelli e sulla nuca, dove d’un tratto sento il gelo acuminato dell’uncino. “Vile, uccidetemi dunque!” esclamo pieno (na?)di rabbia e di furore, ma un tocco leggero mi sfiora la bocca,e sento scorrermi nella gola un sorso di rhum. E’ questo dunque il celebre bacio di Uncino, gusto boero con ciliegia, assolutamente inebriante e ben diverso dal bacio classico con nocciole così reclamizzato ingiustamente poiché lascia spiacevoli residui che mal si adattano al procedere del bacio stesso, rendendo necessaria la fastidiosa interruzione con colluttorio e dentifricio…mmm..mmm…mmm…certo che questo Uncino..chi l’avrebbe detto…peccato ‘sto ferro puncicoso sulla nuca,ma le labbra sono morbide, e mmm…calde, lisce, mmm…‘sposta questo uncino, mmmm…In un soprassalto di buonsenso mi ricordo di CHI sono e urlo: Peter! Aiuto! Aiuto! Intanto, per via del bacio al rhum, mi sento tutto (a) accaldato(a), sciolti i capelli,aperta alquanto la camicia dalla quale occhieggia un piccolo seno candido come una colomba, “Sono un uomo!” singhiozzo a Uncino ( la cosa migliore del bacio al boero è la ciliegia ) e lui mi sussurra fra i capelli “Nessuno è perfetto”, mentre le mani diventano due (brutto impostore! L’altra, nascosta nella camicia ), anzi…mmm…quattro…mmm…otto, dieci, cento…
Peter, scusa, perdono, non lo farò più...ma lui è IRRESISTIBILE, e inoltre adora A qualcuno piace caldo, come me…

scritto da Leila Mascano · 12 febbraio 2010, 22:57 ·

 

Cose da adulti all’Isola che non c‘è? Peter non la prenderà bene….

scritto da Maurizio · 13 febbraio 2010, 12:46 ·

 

Caro Frank,lei mi ha consigliato di navigar in questo blog marino, dove le onde sembrano un rincorrersi continuo e crescente di sheets of sound coltraniani,senza incanaglirmi.Non mi è difficile farlo seguendo il ritmo di piacevoli e non scontate improvvisazioni jazzistiche che riscontro anche da vari commentatori.Un piacevole ensemble.Anche se fondamentalmente resterò sempre una canaglia,un marinaio inaffidabile,uno di quelli che,per citare il mio doppio preferito,ballavano ai piedi della croce,un sangue barbaro a cui piace ballare pure sull’orlo dell’abisso che infine inghiottirà tutto.Finalmente!

scritto da johnny doe · 13 febbraio 2010, 13:48 ·

 

Peter vuole la sua libertà, certo però che da qualche parte una Wendy gli ricucirà l’ombra ai piedi restituendogli la sua integrità. Poi volerà lontano,ma quando sarà sera qualche volta andrà ad ascoltare le favole, pronto però a riprendere il cammino delle stelle, verso nuove avventure.Ah, le mamme, ambivalenti e crudeli, la “donnina” Wendy, e la Mamma che si stanca di piangere, spranga la finestra e culla un altro bambino…Due aspetti della stessa donna, una che certo non si traveste da uomo e non se ne va per il mondo, insomma di quelle che come le brave ragazze va in Paradiso,mica come la de Maupin, che va dappertutto, lei.Più simile in questo a Campanellino, sguaiatella, volgaruccia, una vera ragazza del saloon, ci vuol poco a capire che sotto tante moine è anche lei una cattiva ragazza.E Uncino, un parvenu che crede ancora nelle buone maniere, e che è così adorabilmente vilain…Un coccodrillo che ci insegue ce l’abbiamo tutti, e col suo ticchettio ci parla del tempo che avanza. L’isola di notte, non credere Maurizio, fa paura, proprio come l’altra parte del mondo, e spesso il richiamo disperato di Campanellino non lo sente nessuno…ci sono dive famose che sono morte per questo, accanto a un telefono muto,perché nessuno ha battuto le mani per loro.Tutti affamati d’amore, i bimbi sperduti che non sono che fantasmi, l’inquieto Peter e il tragico Uncino,la ribelle Campanellino e perfino Wendy, che ricorda le donne di frontiera più che le piccole ladies inglesi, non ce la fa e torna ai riti borghesi del tè, alla vita “rassicurante” di tutti i giorni. Accadono cose da grandi? Le cose da grandi sono già tutte lì, anche se sull’isola viviamo tante avventure per dimenticarcene.
Quanto a lei, Johnny, non esageri i suoi difetti. Madamigella di Maupin è irresistibilmente attratta dalle canaglie, dai marinai inaffidabili, e dai barbari in generale, non vorrei che le toccasse mettersi in salvo a precipizio qualora Madamigella si rendesse conto che Uncino non è quel cattivone che crede lei.

scritto da Leila Mascano · 13 febbraio 2010, 17:32 ·

 

FAN-TAS-TI-CA-LEI-LA-MAS-CA-NO!
Sì, sì!

scritto da frank spada · 13 febbraio 2010, 17:56 ·

 

La mia preda giace nel mio letto, avvolta nel mistero del sonno. Mi chiedo chi sia davvero il cacciatore e chi la preda, tra noi. Ieri sera Madamigella di Maupin cadde nell’imboscata, come avevo previsto, ordita per consegnarla alla Marchesa di Cercueil, donna crudele che ambisce al possesso di colui che crede un giovanotto, reo d’essersi sottratto con l’inganno alle sue turpi voglie. Vederla combattere come un cucciolo di leone circondato dai cacciatori scatenò in me il desiderio di domare tanta furia, e la trascinai con me nel buio della carrozza, immaginando un possesso breve e violento quanto necessario. Ma esitai, poiché mi rimbombavano nella mente i versi della celebre romanza di Julien d’Englièses, “Sono un pirata, sono un signore”, e all’improvviso dubitai della mia volontà di impossessarmi con la forza di Madamigella, al momento nelle vesti di un giovanotto altrettanto appetibile ( per chi avesse di tal gusti. )
( continua alla prossima puntata )

scritto da Leila Mascano · 13 febbraio 2010, 18:39 ·

 

Bene, prendo terra nell’Isola che non c‘è e, forte delle indicazioni di Leila, mi spoglio di penne e piume di gabbiano e assumo l’altro mio aspetto: mi specchio in una pozza: barba, faccia un pò segnata….non c‘è dubbio: qui sono un pirata; c‘è un problema non tollero Uncino e detesto essere subalterno e quindi non mi posso aggregare ai pirati; non sono, anche se potrei sembrare, così canaglia da attrarre Madamigella di Maupin anche si mi stuzzica la fantasia e come bambino sperduto sono un pò agè...che fare? torno gabbiano? mi rado e faccio l’indiano? e perché sono all’Isola che non c‘é se assomiglia al mondo reale? e soprattutto perché non mi presentano Campanellino?

scritto da Maurizio · 13 febbraio 2010, 20:23 ·

 

Cara Maupin,ammiro il suo coraggio a lasciarsi afferrare dai sogni,dal carnevale e dalle avventure con capitan Uncino,che non è poi così tanto cattivo,è anche lui affamato d’amore che,per citare un inguaribile ottimista,ci guida verso bassifondi di gloria.
Johnny (mi perdoni la terza persona,ma faccio fatica a contar tutti sti doppi) è una canaglia naturale senza scopo di lucro,una cialtronesca onlus non governativa dell’angelo caduto (veramente….meglio dir espropriato),non ama ma stima come la Pina fantozziana (così m’ero agghindato per le feste veneziane)e non ha bisogno di mettersi in salvo.Purtroppo o bentroppo,je ne sais pas,son le madamigelle che se ne vanno a precipizio inviperite non prima d’esserci allegramente scambiati doni in alto mare.
C‘è troppa gente affamata
d’amore sulle sponde,aspettan che sbarchi per affibbiarti un bungalow qualunque sull’isoletta,credon che questa mostarda universale possa salvar dall’orologio che corre verso il fallimento o la serenità dei puffi a ciancicar con tè e biscottini di quanto se n‘è andato da tempo immemorabile a puttane.
La solitudine del mare e cercare invano d’infilzare la balena bianca,che non è il male ma il bello d’essere canaglie perse in mezzo al mare.
Solo questo striminzito divertissement ci resta e poche amabili chiacchiere su un blog con Madmoiselle Maupin.

scritto da johnny doe · 13 febbraio 2010, 20:56 ·

 

Oh Frank, non agitarti così, non ho ancora chiesto la tua mano!

( Adoro scherzare )

scritto da Leila Mascano · 14 febbraio 2010, 07:09 ·

 

Sarebbe bellissimo ritrovare la possibilità di chiedere, come fanno i bambini, “Vuoi giocare con me?” seguendo, al di là delle convenzioni, lo spontaneo impulso del cuore. Abbiamo paura dei gesti, delle parole, non ci parliamo più, non ci tocchiamo più. In un momento di grande sconforto, ad un concerto di Bach, ho preso la mano di un amico. Le pareti della chiesa dove si teneva il concerto ondeggiavano sotto la spinta del mio dolore che era letteralmente esplosivo. Eppure la fugace occhiata dell’amico che era con me, perplessa, stupita, mi ha detto che no, certi gesti hanno un codice preciso ed ormai è inusuale chiedere conforto e calore ad una stretta di mano, anche se si è amici da una vita.

——————————————————— COMMENTO DI GLAUCO——-è verissimo: ci si bacia sulle guance pure fra semisconosciuti, ma altri gesti, anche se segnali di amicizia, possono spesso venire decodificati erroneamente…. è difficlie scambiare “The Clasp”, il vero contatto fra esseri umani.
scritto da Leila Mascano · 27 novembre 2008, 13:44 ·

 

Questo, caro Maurizio, è quello che scrivevo oltre un anno fa su questo stesso blog, ospite di Gauco. Io, come Campanellino, tendo a saltare le presentazioni. L’isola che non c‘è è una rappresentazione del mondo reale, ma c‘è spazio per giocare, per far correre la propria fantasia, per incontrarsi travestiti o senza vestiti, addirittura, se per vestiti intendiamo quei cenci che piegano sotto la seta le fragili ali di vetro, come diceva Majakovskij in Flauto di vertebre.Io sono qui per tirar fuori da un baule da guitta un tricorno, un fioretto, un paio di stivali ma anche le ali da libellula di Campanellino, le vesti da sciantosa che talvolta mi attribuisce Frank,e chissà quante altre. Scrivo le mie sciocchezze direttamente sulla tastiera, improvvisando, senza rileggere neppure e va da sè che il famoso orologio del coccodrillo mi risuona nella testa, se Madamigella fugge dalla caccia della sua inseguitrice, e vedi bene che il primo nome che mi è venuto in mente è Cercueil, e non è stato premeditato. In francese vuol dire bara, fossa. Dunque Mademoiselle vuole fuggire dalla morte, come Sheherezade, come Uncino, come Leila, e vuole sfuggire con l’aiuto delle parole, del sogno, dell’isola, di qualsiasi cosa le impedisca di vedere i relitti delle navi…il mare ha pazienza, sa aspettare, e infatti aspetta. Non sarà neppure troppo brutto lasciarsi andare nell’azzurro. Un sollievo, forse. Ma per ora giochiamo.
Monsieur Doe, sbarchi qui ogni tanto. Anche qui c‘è fame d’amore, ma non cercheremo d’affibbiarle nessun bungalow. Io nella solitudine del mare ci sto da un pezzo, per giunta nella vita giro travestita da Wendy, la veranda da cui scrivo è l’Olandese volante, e dubito che qualcuno verrà a salvarmi. Forse, la mia voglia di scrivere, finché dura.

scritto da Leila Mascano · 14 febbraio 2010, 08:50 ·

 

- Per mille acciughe che vuotano un barile! – esclamo. L’isola si affolla, che si fa? – mi rivolgo al mio compare, naturalmente. – Io prendo il largo con il rhum. – Ma sì, faremo notte fino al mattino, bottiglia in mano, cantando:
Show me the way to go home /
I’m tired and I want to go to bed /
I had a little drink about an hour ago /
And went right to my head
/ Where ever I… – Andiamo amico, e se domani ci reggeremo in piedi, inseriremo tutto il testo in un sequel! Ok? – Dannato doppio, finirà che scolerai anche la mia parte! – E’ nelle cose, di che ti meravigli? – Sei solo un fottutissimo compare, ecco chi sei.

scritto da frank spada · 14 febbraio 2010, 09:28 ·

 

Monsieur Doe, il suo amico pessimista dall’oscura Transilvania se ne andò a vivere a Parigi, la Ville lumière. Forse un’aspirazione alla luce e alla gaiezza sonnecchia nell’animo anche del più inveterato pessimista…

scritto da Leila Mascano · 14 febbraio 2010, 09:46 ·

 

al nostromo Frank

and…..Where ever I may roam
On land or sea or foam
You will always hear me singing this song
Show me the way to go home.(not too early,però)
Sì,sì prendiamo il largo con il ruhm,Dexter e la Maupin che dobbiam recuperare in mezzo al maelstrom e cantiamo ebbri di non aver rimpianti.Temo però che con tutti i doppi che s’imbarcheranno il ruhm non basti.Altro che reggersi in piedi,c‘è da soffrir la sete!

fottutissimo johnny doe

scritto da johnny doe · 14 febbraio 2010, 18:26 ·

 

Lo sapevo, nemmeno il tempo di scolar la prima quartina e la lingua: asciutta! E pensare che la bella canzoncina ubriaca il sequel di Marlowe – uscirà novembre 2010!
Per oggi vi ricordo “un delitto costituzionale” e l’andirinvieni di “una freccia rossa”, non dimenticate che ve lo avevo detto, eh, anche se forse… che questa volta la ragione sopravanzi il nulla, johnny? Magari!

scritto da frank spada · 14 febbraio 2010, 18:50 ·

 

Quale sbarcare,chére Maupin! Guardi che è già stata invitata,ad insaputa sua e di Uncino,ad imbarcarsi lei e il suo ruhm per un giro in alto mare.Chieda al nostromo.Una specie di versione irish pulp di “Guido, io vorrei che tu e Lapo ed io…
Se lei e tutti i doppi son d’accordo,la tirerem giù dalla veranda.Non si sa mai..
Non si salverà con la folie d‘écrire ,è un maelstrom,un gorgo troppo piccolo per annegarvi dentro.
L’amigo de Transilvania,in fondo,era un pessimista in pantofole alla Ville Lumière.Il n’etait pas une canaille, come l’altro mon frere,che invece di imbrattar ancora carte dopo aver detto tutto,se n‘è andato a far il mercante di schiavi.Quelle difference,madamoiselle!

scritto da johnny doe · 14 febbraio 2010, 19:05 ·

 

Scusa Frank, la sete è tanta,come siamo deboli…!

scritto da johnny doe · 14 febbraio 2010, 19:12 ·

 

Li ho scoperti poo fa (h 7.50 – a.m.), tramavano, li ho inchiodati nei loro multifiguranti ruoli e li ho messi alle strette – non temeteli, sono johnny e lady Leila, due leprotti che giocavano saltando uno sopra l’altra e viceversa, a ns insaputa.
Si riordineranno il manto e saranno qui, altrimenti… posa quel fucile tu!

scritto da frank spada · 15 febbraio 2010, 08:03 ·

 

Jazz? anche nel sequel ? letto “ Marlowe ti amo “ ,caro Frank, non vedo l’ ora di tuffare gli occhi in un suo nuovo testo musicale.
Quanto a johnny e lady leila non avevo dubbi che un detective come lei li avrebbe scoperti.

scritto da candy's50 · 15 febbraio 2010, 11:50 ·

 

Ma come vola in alto questo blog! E io sono una farfalla, Frank, e ho due ali. L’aspetto dove sa, venga pure con il suo compare.
Oggi la bora soffia forte: chiami Willie e si faccia venire a prendere con il cabinato…ma ..sarete in tre! Vorrà dire che andremo a farci “ il piatto del giorno “!

scritto da butterfly · 15 febbraio 2010, 13:04 ·

 

dear butterfly in the sky,
da qualche parte devo aver visto un quadro con un oceano viola verde marcio da fine corsa e una farfala gialla che svolazzava alta e ubriaca in un ciel di carboncocke bruciato sul deserto d’acqua che ha sommerso tutto,unica rimasta della vil razza dannata.Bastano due ali per sorvolare dal terzo cielo oceani,ma infine,dove andrà a posarsi questo coraggioso sospiro giallo? This is the problem.Fin quando avremo forza di navigar nei cieli di parole?
Ho chiesto al sonnambulo custode di rovine che impietoso ha sussurrato “Annegherà,che mai può fare?”.
Già,che mai potremo fare,e dove finiremo mai col rimanere ormai senza parole?!Di Marlowe lo sappiamo,ma i nostri incontri,i pensieri,le persone,le parole e le visioni di anni? Dove andrà a finire la nostra scatola nera?

scritto da johnny doe · 15 febbraio 2010, 17:12 ·

 

Dear lady leila,
prima di tornare ci conviene andar un po’ per funghi o al black jack di Montecarlo in tuba e frack fingendo grana.Mi sa che qui tira una brutta aria per giovani leprotti.Han già il fucile in mano,per la miseria,Marlowe ci ha già beccatri!

scritto da johnny doe · 15 febbraio 2010, 17:37 ·

 

Per voi due. Sgranello i forellini e lascio scorrere le immagini: il tizio entra in una banca, a braccio di una brunetta mezza e mezza. Fatto quel che deve, l’asciutto sotto il feltro esce correndo, apre la portiera del suo coupè di cristallo e lei si butta sul sedile tremando. Raggiungono un motel, inseguendo i fari sull’asfalto, giallastro. In una camera, intelaiata con una pompa di benzina dietro una tenda, lei si affloscia. Lui comincia a contare. Ogni 10.000, ingolla un “pollicino”, poi lei si addormenta madida di caldo, seminuda. L’aria della notte ondula la vista, va rinfrescando. Lui si sdraia – la sua donna accanto, per la vita.

scritto da frank spada · 15 febbraio 2010, 18:27 ·

 

No frank,non è andata così,perdonaci Marlowe!
E’stata solo un’escursione,un piccolo giretto in barca,non è successo nulla,mademoiselle è sempre illibata,abbiam parlato…pensa un po’...solo di te.
Ti prego,Marlowe,non sparare,non scherzare col fucile,
per la rabbia tua la bile può scoppiar.
E’ stata una follia,
l’ ho incontrata per la via,
disse “Vieni a casa mia”
cosa mai potevo far?
Perciò Frank,
ti prego,
non scherzare col fucile,
far così non è gentile, lascia andar!

scritto da johnny doe · 15 febbraio 2010, 18:53 ·

 

Ancora Hopper, my dear Friend, ma è un’ ossessione!Il motel è El Palacio (1946), acquarello su carta,Whitney Museum of American Art. Credevi di sfuggirmi? Fa un diavolo di caldo, la mia Olds scivola sull’asfalto fendendo la notte come uno squalo gli abissi. Un assolo prodigioso di Chet mi accarezza l’anima e me la strazia ,così suonerà prima di decidersi a polverizzare la sua scatola nera tuffandosi nel buio oltre i vetri del Prins Hendrik Hotel di Amsterdam, ma questo appartiene al futuro.Due leprotti mi attraversano la strada. Freno. Graziati. Per stasera ho commesso la mia buona azione quotidiana. Accendo un’altra sigaretta, esalandone lentamente il fumo.Arrivo in vista del motel. Parcheggio come una dea, manovra perfetta. Mi guardo, complice, nello specchietto. Se fossi un uomo sarei pazza di me.Scendo con una visione vertiginosa delle mie gambe che purtroppo va perduta per mancanza di spettatori, pazienza. Vista l’ora, le undici, in questo mortorio nessuno mi ferma.Manca una sola chiave, prendo nota del numero e salgo.Quando mi chiedi chi sono al mio discreto bussare rispondo “Servizio”. E’ per questo che sono qui. Per il servizio. Centro senza emozione il tuo cuore bugiardo, poi faccio fuori lei, non senza aver notato che è una finta bionda e che ha parecchia cellulite. La mia pistola piccola, di madreperla bianca, non fa affatto rumore. Lascia appena un forellino rosso. Non avranno troppo da ripulire a El Palacio domattina.Non riconto quel che tu hai già certo contato così bene. Resisto alla tentazione di un Pollicino ( a proposito, hai mai saputo che in cuor mio ti chiamavo così? ).Ti lascio sdraiato con la “tua” donna accanto, per l’eternità. Uscendo nella luce verdastra del corridoio rischiarato da un tremulo neon, mi specchio raddrizzandomi la riga di una calza.Certo che sono uno schianto!Una vera bambola, una regina! Tradendomi hai commesso un reato gravissimo: lesa Maestà.
Per la quale non c‘è che la pena capitale. Capirai, ho già graziato due leprotti, se mi mettevo a graziare pure i piccioncini sarebbe stato troppo…
Ma quanto sono bella! Non resisto, lascio sullo specchio l’impronta rosso fuoco delle mie labbra. Quindi, ancheggiando sui altissimi tacchi, mi rinfilo in macchina e riguadagno la strada.
E la mia vita.

scritto da Leila Mascano · 15 febbraio 2010, 21:20 ·

 

Insomma, permettetemi d’essere un po’ scossa: volevo dire finta bruna.

scritto da Leila Mascano · 15 febbraio 2010, 21:48 ·

 

Frank, hai colto l’ambiguità di cinema/motel?Youk youk, qualche volta sono ambigua almeno quanto te!

scritto da Leila Mascano · 16 febbraio 2010, 06:13 ·

 

Non è stata una follia, è che tu eri piccola… così! Finta copia di una coppia? Berto, la so anch’io la storia, sai.

scritto da frank spada · 16 febbraio 2010, 07:13 ·

 

A proposito di Hopper, oggi a Roma si inaugura una sua mostra curata dall’architetto Luca Cendali, friulano “d’adozione”.Uno sguardo particolare a “Nighthawks”, atmosfera che conosciamo, vero Frank? Il mondo è davvero piccolo.

scritto da anna · 16 febbraio 2010, 11:02 ·

 

A Hopper , una volta, chiesero se attraverso la pittura intendesse comunicare con il pubblico. Hopper rispose che dipingeva solo per se stesso, che sperava che le sue opere comunicassero con il pubblico ma quando dipingeva non si poneva questo problema. Secondo voi vale anche per chi scrive?

scritto da paolo · 16 febbraio 2010, 14:10 ·

 

Buona domanda, Paolo, grazie. Ora sentiamo cosa ne pensano i “lettori” del blog.

scritto da frank spada · 16 febbraio 2010, 14:32 ·

 

Memoria per il tenente Frank Sword

Homicides police district
Central 1718 South State Street
Chicago

Mi trovavo un po’ inciucchito alle dieci e trentatre,
l’altra sera mentre uscivo dal mio solito motel,
una chester tra le labbra e sei black jack ,very well
quando vedo quella pupa che par dir, johnny ray vieni da me

Stavo nel fondo del piccolo giardino messo su per qualche convention di ratti,tanto era lurido e rinsecchito,pieno di avanzi e di cartacce.Riuscivo a vedere qualche stella che brillava come una candela agonizzante.Aspettavo che tutto finisse.Niente male johnny,siamo in linea col resto della giornata.Avevoi due dollari in tasca,un paio di costole che strillavano ad ogni sospiro,l’ufficio mezzo fracassato dal chopper di un albino pazzo che sapeva troppo e Bonnie, che avevo lasciato di sopra in branda a dar di testa.
Lei sognava ville con piscina a Malibù e i casinò di Vegas, io ancora quella sciagurata che mi aveva mollato senza rimpianti come l’ultimo dei paria,minacciando sfracelli.
Le donne! vai un po’ a capirle! Alcune si capiscon solo a letto,come Bonnie,e io mi son applicato molto per comprenderla,ma forse inutilmente. Se le prendi di lato,vogliono il dritto,se vai di sopra, loro dicon sotto….ehi! un attimo please…take it easy,guys…non parlavo del movimento…,ma del nocciolo più duro,quel che non si vede mai e che ti frega,quel che i preti chiamano anima,spirito…e io the tricky card…ah!.. just a moment…ci siamo..

Lei scendeva da una Olds color lampone con tettuccio bianco mostrando fino in fondo le gambe che Cyd le avrebbe certamente invidiato.Per un attimo parve accarezzarle con lo sguardo di chi ha visto per la prima volta il mare.Sembrava stupita della sua splendida carrozzeria e che nessuno assistesse a tal miracolo in mostra.Ma io ringraziai quel lampione che l’aveva illuminato solo per me.
Poi uscì il resto. Era come scartar un regalo di Natale,ti aspetti sempre il meglio.Un Natale fortunato,non c‘è che dire:

riempiva un bel vestito di magnifico lamé,
era un cumulo di curve come al mondo non ce n‘è,
che spettacolo,e le gambe, un portento, credi a me,

Chiuse di scatto la portiera.Non pareva avere fretta,ma si avviò sicura e silenziosa verso l’entrata del motel,come un leopardo che ha fiutato la sua preda,guardandosi intorno con circospezione.Nessuno disturbava la sua caccia.Non Il vecchio Sammy, che come al solito s’era addormentato ubriaco davanti alla tv,ma nemmeno io che avrei potuto tirar fuori la vecchia e cara Smithy Jane,4 pollici di canna,38 special,confetti corazzati, che mi premeva il ventre,fredda come la morte.C’era altro sul piatto e io stavo giocando per quello.Tutto si stava concludendo.Non sentivo il caldo soffocante e il mio cuore era più freddo del metallo del revolver.Silenzio.Nemmeno il mio respiro,solo un leggero tintinnar di chiavi.
La seguii fin nell’atrio, ma lei era già salita.
D’improvviso un piccolo rumore,come un colpo di frusta,anzi due,sicuramente dalla nostra vecchia stanza.Al rumor di passi svelti che scendevano le scale,mi nascosi dietro la poltrona di Sammy che ronfava sognando cavalli vincenti.Lei si girò un attimo per controllare e se ne andò ancheggiando sugli altissimi tacchi verso la Olds.
La guardai dal vetro,aveva un’aria soddisfatta,tutto in lei era più bello.
Era uno schianto,un purosangue da gran premio,pista grande Derby, 2400 metri di verdissina erba.
S’imbarcò svelta sulla Olds lampone,ma con movimenti languidi e perfetti,le gambe favolose e tutto lo chassis di classe.

Quellle gambe e tutto il resto,io lo conoscevo bene.
Quella cinica pupa da gran sballo,era Leila Devereux,l’avevo pescata un anno fa in un night del Vieux Carrè a New Orleans.
C’eravamo dati da fare in ogni senso,viaggiavamo a tavoletta senza mai fermarci a chieder di domani,del come e del perchè d’ogni momento.
Poi cominciarono le grane.Io spargevo polline un po’ dappertutto e a lei non andava.Si credeva una specie di divinità che non si può tradire e aveva deciso di farmela pagare.Io sapevo che non minacciava invano.Già una volta mi aveva mancato con i confettini di quella sua piccola pistola da da boy scout.
Ma johnny ray sapeva correre più in fretta.Stava sempre un metro avanti a questi inghippi.La sua chiave era giusta,ma la stanza era sbagliata.Noi stavamo alla 203 da giorni.Lei aveva solo freddato due poveri pinguini ignari,avvinghiati sul nostro vecchio letto.Era il loro giorno sfortunato,quello che ognuno cerca di non segnar sul calendario.

Dovevi capirlo Leila,johnny non si è mai mischiato con la cellulite e non si sarebbe mai fatto ingannare dal servizio che non chiede.Di solito,dietro c‘è solo una 45.

Uscii all’aperto,accesi la trentaquattresima chester,mi sarei fatto un altro jack ,ma quel disgraziato di Sammy s’era scolata tutta la bottiglia.Bonnie dormiva ancora,tutto s’era rimesso a posto e io sorridevo lanciando anelli di fumo alle mie stelle, mentre chissà da dove il sax di Lester volava su On the sunny side of the street…...
Già...ero ritornato dalla parte in luce.

johnny “ray” doe
detective in Chicago
194 West Grant Ave.

(

PS – a proposito,il kill divil era a base di vecchio ruhm Zapaca,avuto dal corsaro Bartolomeo Sharp che l’aveva razziato sulle coste guatemalteche.E te credo che….

scritto da johnny doe · 16 febbraio 2010, 16:16 ·

 

x paolo – ovviamente,condivido fino alle lacrime Hopper.

scritto da johnny doe · 16 febbraio 2010, 16:20 ·

 

Il “pollicino” (bicchierino stretto, basso, colmo fino all’orlo sgocciolante di w) sostituirà il “succhiello” (gin + lime) abbandonato a un lungo addio: il titolo? Abbiate pazienza, la promozione a suo tempo, questo non è l’ufficio stampa, eh!

scritto da frank spada · 16 febbraio 2010, 17:17 ·

 

Pollicino,maraviglioso ditale per la vodka (mi raccomando, Absolute),una sorsata e via con il successivo.Se mangiate freddo,bevete vodka,scende come acqua che vi scalda la caldaia e i sogni, ma se poi esagerate, diventa fuoco,impossibile alzarsi dallo scranno.

scritto da johnny doe · 16 febbraio 2010, 19:48 ·

 

Rispondo alla domanda di Paolo che non c‘è una risposta valida per tutti. C‘è chi scrive principalmente per sè stesso e si rallegra se qualcun’altro leggendolo condivide i suoi sogni e le sue emozioni, c‘è invece chi scrive per comunicare con gli altri, e infine chi usa la scrittura come narcisistica espressione di sè.

scritto da Emily Way · 16 febbraio 2010, 20:24 ·

 

Per Paolo, sulla scrittura. Comunicare, ricevere.
Scrivere:
spesso crediamo di fare un esorcismo e facciamo un incantesimo, che è altra cosa. Crediamo che il non detto ci distrugga, e nell’attimo stesso in cui lo si dice, perda la sua fascinazione arcana, non ci appartenga più. Questo è l’esorcismo. E improvvisamente ci accorgiamo che abbiamo fissato per sempre, in un mondo “altro”, proprio quello che pensavamo di cancellare, in un certo senso l’abbiamo sottratto all’opera del tempo, allo sbiadirsi dei ricordi ( perché scrive la sconosciuta Leila,di cui non si saprà neppure che è esistita, ma scrive anche Proust e il procedimento è lo stesso, a prescindere dal risultato )Questo è l’incantesimo. Il premio è che il dolore non ci appartiene più, è uno specchio in cui tu, sconosciuto lettore, come potrebbe dire Elsa Morante o Nabokov, probabilmente in francese, rispecchi il tuo, e pur soffrendo te ne liberi.
Ma io, capitata nel blog per caso, in quanto lettrice e scrittrice, ho diritto a stare nel vostro mare? Con l’intuizione dei poeti mi ero identificata in una sirena, metà e metà, un mostro.

scritto da Leila Mascano · 16 gennaio 2008, 12:24 ·

 

Ma per Nabokov, naturalmente, il lettore è un hypocrite lecteur, e sarebbe interessante sapere perché. Forse è un lettore che si protegge dalla parola scritta perché anonimo, perché usa la pagina come un diaframma, perché si specchia ed è solo, perché finge di non riconoscersi nel dolore, perché dimentica quello che scrisse Terenzio, humani nihil a me alienum puto? Mi piacerebbe che qualcuno rispondesse a questa bella domanda.

Per Jean: Sono pazza di Hopper.

Alla memoria di Johnny “ray” doe.

Mi ricordo quando mi cantavi Layla you’ve got me on your knees, e mi riempivi il cuore di dolcezza.Ma se cercavo di dirtelo: “Ancora co’ st’ammore?“Tu e la tua tricky card…Avrei voluto farmi un biglietto per chissà dove, purché lontano da te. Invece l’ho fatto a te. One way ticket. Ma mi manchi.

scritto da Leila Mascano · 16 febbraio 2010, 21:16 ·

 

Riepilogo: Madeleine de Maupin, sotto le mentite spoglie di Teodoro, cerca di sfuggire ai suoi nemici, ma Uncino la rapisce su commissione della Cercueil, per consegnargliela. Tuttavia nella carrozza…(vd sopra )Esitazione fatale! Cedetti al desiderio di trasferire nella sua bocca adorabile una sorsata di rhum che avevo sutto dalla bottiglia ( codesta finezza del suggere al participio passato fu di D’Annunzio ed io l’ho fatta mia ) ed ella se ne impossessò rapidamente. Fu come entrare in una sala da musica, sfiorare distratto un violino e di colpo sentire scaturire dalla sala che si credeva vuota il Concerto di Capodanno della Filarmonica di Vienna. Madamigella vibrava tutta che fu impossibile resisterle, di colpo la situazione ( e la mia posizione ) si capovolsero mentre ella, destramente in sella, mi sussurrava invocazioni che piuttosto erano ordini. Il punto è che codesti ordini erano in francese, e all’inizio ebbi qualche esistazione: Sciogliete i vostri capelli o i vostri cavalli? Cheveux o chevaux? Nel dubbio sciolsi i primi, ché i secondi ormai galoppavano, e non quelli della carrozza. Il dubbio rimase quando sussurrò Balsamo!e non seppi se si riferiva a quello che uso per sciogliere i nodi dopo lo shampoo, o ad altro lenimento su cui non voglio indagare. Sempre che non m’abbia confuso col famigerato Cagliostro, che si dice l’abbia concupita invano, e sotto più d’un travestimento. Comunque precipitai in un incantesimo, mi parve di riconoscere un fiore marino dai mille petali, o piccoli tentacoli, che simile a dalia s’annida sott’acqua negli scogli, e giustamente il contatto intimo e carnale quando fanciullo ne saggiai il cuore come un dito ed esso rinchiuse di colpo i suoi petali morbidi e tenaci mi turbò profondamente. Cosa mi sussurrò ancora Mademoiselle Fleur mentre m’avvolgeva nei suoi petali? “Delibami”? O “Libami?” Escluderei “Illibami”, in quanto talvolta mi è accaduto di compiere l’operazione contraria, ma a codesto accadimento davvero non saprei come porre rimedio. ( continua )

scritto da Leila Mascano · 17 febbraio 2010, 06:11 ·

 

Ma l’“articolo” su in alto invita in luoghi “senza limiti spazio-temporali, o di genere, ovunque”. E mi chiedo se questo valga anche per il numero delle battute, che rallentano la vivacità di questo blog, dove molti come me… il quotidiano non è da poco!

scritto da paolo · 17 febbraio 2010, 08:15 ·

 

Salti il non necessario, vada all’essenziale. Mademoiselle, per esempio, non è essenziale, ma secondo il suo papà Gautier tutto quello che è bello, o scherzoso, o gaio non è necessario, quindi non essenziale, in quanto non è fatto per i bisogni umani. Questo spazio è diverso dagli altri, perché ognuno, nei limiti del buongusto, scrive a ruota libera, lasciando spazio alla fantasia, mentre altri scrivono poche battute fulminanti. Tanto o poco, come vede. Nulla è però essenziale, e lei salti tranquillamente. Non perderà nulla di fondamentale, almeno per quel che riguarda i miei interventi.

scritto da Leila Mascano · 17 febbraio 2010, 12:23 ·

 

Giustamente la tastiera è un po’ confusa. Pertanto, nelle ultime righe delle confessioni di Mademoiselle, si legga “ ne tastai il cuore con un dito, non “come un dito.” Eh!

scritto da Leila Mascano · 17 febbraio 2010, 19:36 ·

 

Lunghezza,numero di battute, vivacità.... ma di cosa parliamo? E’ uno spazio libero o lo vogliamo pesare col bilancino da famacista o ma gari con qualche strumento per il peso molecolare. Personalmente adoro Madamigella e 100 righe sue volano in un attimo mentre a volta si inciampa in cinque sei righe che sembrano interminabili? E’ troppo lungo un assolo di sax di tre minuti in un concerto jazz? dipende da chi lo fa…e i fratelli Karamazov? una sforbiciatina e via? se questo è uno spazio di libera fantasia non ha confini e se una cosa non ci prende ci annoia nessuna maestrina fa l’appello e interroga e quindi basta saltarla. A me fratelli della costa!

scritto da Maurizio · 17 febbraio 2010, 19:48 ·

 

A Leila Devereux

No,my dear,io ti cantavo:
Layla
I´ve got you under my skin
I´ve got you deep in the hearth of me
so deep in my hearth
you are really a part of me
e la dolcezza era tutta mia,perchè tu già pensavi a farmi fuori.
Facevi la gattina per la Olds color lampone,i Tiffany e i magnum di champagne.
Fino all’osso m’hai spolpato
T’ho viziata
coccolata
whisky Dior
a Miami t’ho portata
Che cretino
sono stato
anche il il sax
m’hai venduto

M’hai costretto a fare il grano
col black jack truccato,e come un fesso m’hanno pestato.
Che notte,ragazzi,quella notte!Se ci ripenso ho ancora le ossa rotte

Poi un giorno,guarda un po’,
m’hai piantato
per un tipo
svaporato
una specie di pinguino
tutto infiocchettato
T’ho cercata – t’ho scovata,
l’ho guardato – s’è squagliato
quattro schiaffi t’ho servito
tu mi hai detto:“Disgraziato”
la pistola m’hai puntato
ed un colpo m’hai sparato

E meno male che le pillole di quel tuo giocattolino son finite sul muro.Non erano confetti da 45.
Per un po’ di polline sparso in giro hai montato uno spettacolo da Broadway sulla gelosia,manco fossi un Otello in trasferta a Central Park!

In spite of everything this I rethink New Orleans,come puoi aver dimenticato quella notte quando ti chiesi “Cos‘è che non va?” e tu più languida e dolce dello chantilly : “Niente che tu non possa sistemare!”

Easy to remember (And so hard to forget)

johnny “ray” doe

scritto da johnny doe · 17 febbraio 2010, 20:28 ·


L’essenziale è non essere essenziale,che è pur sempre un essenziale, ma più divertente e in questa epoca comicamente inessenziale ,il superfluo è l’unica risposta essenziale che si merita.
Per chi poi ama ballar sugli orli
è una necessità.

scritto da johnny doe · 17 febbraio 2010, 20:48 ·

 

Frank,ho ordinato Marlowe ti amo,visto che il drug store Feltrinelli che espone in prima fila almeno duemila titoli fantasy-carneadi e vari delitti in improbabili monasteri,non ne aveva alcuna una copia (consolati però,nemmeno un Hammett e solo un paio di Chandler).Distribution,oh my distribution…!Minacciato il gestore con 38 special,ordine immediato di 3 copie,
pensa un po’ che ci tocca far per Marlowe!
Attendo d’ora in ora,un avviso per minaccia a mano armata.

scritto da johnny doe · 18 febbraio 2010, 20:47 ·

 

OK Maurice alza la bandiera,

bando ai refusi e ai correttor di bozze,se l’assolo è di Bird,Dexter or Sonny è sempre troppo corto,e Raskol’nikov…, let’s go saccheggiamo Maracaibo e poi tutti alla Tortuga a banchettar con ruhm e mademoiselle Maupin e le sue righe.

scritto da johnny doe · 18 febbraio 2010, 21:03 ·

 

Ah, se Madamigella fosse stata un vino, avrei potuto io stesso sceglierne le uve, schiacciarne i chicchi, suggerne la dolcezza, fermentarne gli ardori fino a distillarne l’essenza e prepararle per me, come feci in quella carrozza, secondo il metodo classico ma anche quello champenois, poiché ella in veste di Revaillac non era meno appetibile che in veste di Madamigella di Maupin. Insomma in quella carrozza si scatenò una tempesta quale poche volte mi trovai a fronteggiare, e naufragammo insieme. Udii allora un canto dolcissimo che più che dal bosco che stavamo attraversando sembrava venire dalla carrozza stessa, e chiesi alla mia compagna se lo udisse anche lei. “ Certamente, mi disse. E’ la mia piccola allodola, canta quando è felice.”
( continua )
Grazie, Maurice, per il meraviglioso mazzo di orchidee, perché tale è stato il vostro intervento. Merci de tout mon coeur.Merci aussi a Jean, ancora fiori, dunque, e meravigliosi!

Per Johnny “ray” doe.

Ed io che ti credevo legato a me by countless silken ties of love…Ho solo cercato di riprendermi quel che ti eri comprato con la mia carta di credito, ma questo non ha nessuna importanza visto l’effetto che mi facevi.Mi sentivo una gattina, ma ero una tigre, e cavalcare le tigri, si sa, è pericoloso.Mi dicesti perfino che volevi sposarmi…per poi tradirmi così, nel nostro letto per giunta, e con due di quelle che tu chiamavi pollastrelle! Quale insulto per me! Per sostituirmi dovevano essere almeno sette, non credo di esagerare, e ancora saremmo lontani dalle mie performances! ( sono una dea sotto tutti i punti di vista ). Beh, visto che s’era parlato di matrimonio, m‘è parso giusto tirar fuori i confetti. Ma non c‘è stato nessuno dopo di te, Johnny. It’s hard to forget. Insieme facevamo scintille.Ma tu sei stato, per dirlo alla francese, un feu follet. Ora, grazie a me, solo feu.

scritto da Leila Mascano · 18 febbraio 2010, 21:09 ·

 

Siamo in Quaresima, Frank. Rinuncio volentieri al “triplo King’s” ma non alla cioccolata con panna, dopo il giro al mercatino. Chissà cosa scovo stavolta!

scritto da butterfly · 18 febbraio 2010, 21:11 ·

 

(A Julie Leila d’Aubigny,)

Poco caro mi fu quel trasferir di sutto
e questa carrozza che tanta parte
di madamoiselle il guardo mostra.
Ma sedendo e immaginando,interminate
posizioni al di là di quella e sovrumani
sforzi per non cader di lato inutilmente
io nel pensier mi centro,ove per poco
la bottiglia non si ruppe.E come il vento
odo infastidir le piante,io quello infinito
sballottar di membra e questo sutto
vo comparando tristo: e mi sovvien Cagliostro,
era ubriaca o no la mademoiselle
o viva e consenziente.Così tra questo
delirar e il ruhm s’annega il dubbio mio
ma il naufragar a diecimila piedi è troppo.

Sèranne

do you remenber?
(qu’il demande éxcuse à monsieur Giacomo).

scritto da johnny doe · 18 febbraio 2010, 23:08 ·

 

Théodore de Sèranne, n’est-ce-pas? Je comprends, del resto il mio doppio fu un divino Ganimede.
mais je continue…questa volta, du co^té d’Uncino.
Ora è qui, nel mio letto, sulla nave dove arrivammo con la luna già alta nel cielo. Scesa in veste di prigioniera recalcitrante,” pour les yeux du monde”, mi disse, approdammo in questa cabina. Ma ella volle continuare il gioco di fanciulla ritrosa, implorandomi anzi di farle qualcosa d’efferato. “Frustami!” implorò, “avrai ben un gatto a nove code!” Ma io di gatto ho solo Camillo, che con la scusa di tenere lontani i topi ci ricatta tutti, pretende costosi manicaretti in scatola al salmone, ci dà lezioni di bonton ed essendo permalosissimo inalbera spesso l’odiosa coda dritta, a segnalarci il suo disprezzo. Non oso pensare l’effetto che mi farebbe se ne avesse nove, di code. Frugo allora disperatamente nei cassetti in cerca dei lacci di liquerizia coi quali frusto talvolta la scimmietta Isadora, che alla fine della punizione ride e se li mangia, mi restano solo le rondelle col pallino di zucchero e i pescetti che sono poco adatti alla bisogna. “Bevi lo champagne nella mia scarpa, almeno!” implora la mia bella amica, ma uno sguardo al suo stivale al ginocchio (tra l’altro la fanciulla indossa almento uno sportivo trentotto, se non un trentanove ) mi persuade che conterrebbe almeno cinque o sei litri di champagne, che a parte che non ne posseggo in tal misura ( rare le occasioni d’intimi colloqui a due, che lo richiedono, e i miei rari monologhi li trovo così imbarazzanti da non dover essere commemorati in alcun modo, se non da una bella sbronza al rhum che me li faccia dimenticare ) sarebbero più di quanto il mio stomaco potrebbe sopportare. Suggerisco quindi che sia il suo pregevole ombelico a farmi da coppa, e questo scatena di nuovo la Filarmonica. Stavolta la mia direzione d’orchesta è più virtuosa che focosa, del resto è la quarta replica. “Parlami di te…” mi sussurra Madamigella, mentre mi mette una gamba addosso, quasi a segnalare il suo territorio. “Voglio dormirti sul cuore…” Dopo cinque minuti dorme già, scivolandomi ahimé sullo stomaco. Questo è quasi un iter obbligato, speriamo che Mademoiselle, appetibile anche come Monsieur, non abbia questa caratteristica di quasi tutte le donne. “Dimmi che sei mio!” mi ha gridato poco fa. Ma io appartengo alla Filibusta, e comunque Madamigella è mia prigioniera. Taci, Julien con le tue canzoni. La consegnerò come previsto all’odiosa mandante di questo rapimento, in cambio di un baule di dobloni d’oro. La mia bella sospira, si rivolta…di tutta l’orchestra vedo solo un magnifico violino. Non c’è fretta, comunque, a consegnare la mia preda. La mia bellissima preda. Ma cos’era le Numero Cinq? Un profumo? E perché mi viene in mente proprio ora? E la Quinta Sinfonia di Beethoven opera 67? Mi sento improvvisamente allegro. Allegro con brio. Esecuzione per violino e orchestra. Von Karajan la eseguiva splendidamente…io non sarò da meno.

scritto da Leila Mascano · 19 febbraio 2010, 10:05 ·

 

Adesso basta! Tutina verde e faccio uscire Campanellino dal lampione acceso tra i vetri in coffa – l’altra sera l’ho imprigionata lì perchè scodinzolava troppo in giro il gonnellino. Lei spolvera le ali e andiamo via in un baleno, dritti in a foggy day in London town, fino all’Ammiragliato sopra un tetto. Mary Poppins chiude l’ombrello, precipitando sopra Dick Van Dyke. Frastuono nelle stanze, Mr. Banks veste i ragazzi, sua moglie fa da sola.
Una lisciatina a Nana e siamo tutti in camera di Wendy. Gianni e Michele corrono da Agenore – il buon uomo fa arrivare in Kensington almeno tre carrozze, mentre Mrs. Darling prepara fette imburrate e the. Poi tutti nella City. Ai Lloyd’s, Mr. Banks e Agenore certificano le mie generalità. La torre del Big Ben, intanto, scuote le pietre scampanando. La Camera dei Lords convocata in piena notte, arriva la Regina sventagliano i bigodini.
Un mezzobusto che ha ucciso il proprio amante è fatto uscire di prigione: sarà lui a dare le news: la P. Pan Airlines è entrata in Borsa! Il sorgere del sole vede l’Europa con il caffè in mano davanti agli schermi che intrattengono le pause con viste panoramiche di Schengen.
La Merkel chiama Sarkò che chiama chi chiama chi… Berlusconi non perde l’occasione: Bertolaso è già al lavoro per un’emergenza straordinaria! Il prossimo week-end, la terza domenica di febbraio, il G8 si riunirà in abito da sera sul Cervino – la Svizzera si scioglie in onore di Gheddafi.
Saluto chi apre il Times, o la stampa di una penisola sbiadita, e con Campanellino che sfregola le ali, l’Air Pan One, nell’intervallo di un fulmine che vi colpisce sulla testa e di un tuono che non sentirete fulminati a terra, siamo di ritorno sull’isola che non c‘è.
Tiro fiato ricordando la Quaresima, mentre butterfly rinuncia al cioccolato in tazza per baccalà e polenta, aringa a seguire e alle 11.45 a.m. ecco che batto i polpastrelli con due dita per comunicare a tutti gli amici del Blog Robin, uomini, donne, nick names, o come più vi piace e senza imbrogli, che i collegamenti da e per i luoghi della curiosità, anche letteraria e con misura, saranno ospitati a bordo dei supervettori della compagnia aerea più In del mondo – prima classe, personale femminile con chincaglieria di lusso, pilota e copilota con miliardi di ore alle spalle, tutto gratis, liquori o analcolici compresi.
W la libertà, dunque! Passate parola nella globosfera, allora, ché colonizzeremo luoghi fin… siderali, per ora vi basta?

scritto da frank spada · 19 febbraio 2010, 10:44 ·

 

Attenzione ai copyright! Certi autori vedono lungo e i legali sono all’erta!

scritto da frank spada · 19 febbraio 2010, 10:54 ·

 

Ehi,Ehi!!....fratelli della costa,Butterfly,Maupin,Julie,Maurice,Theodore e Johnny vi state trastullando troppo!
La Maupin ormai sembra preziosamente attorcigliata a furori erotici in carrozze,cabine e chssà dove,con fruste,stivali di champagne,ombelichi in coppa e amanti che s’addormentano al suono di violini.Fa capolino la Mercier,Angelica e il Sultano.
La Butterfly ha sbaraccato Pinkerton,manco fosse l’ultimo degli straccioni,e invece di suicidarsi,pensa a tazze colme di cioccolata e panna
Johnny s’attacca sempre alla 38,al ruhm e al jazz per scordar la Devereux,che salta su ogni fiore in cerca di polline.
Non è che si rischia di rimanere un po’ troppo sulla costa?

Ozi capuani a parte,siam troppo pochi a difender questo fantasma d’Hispaniola.
L’isola che non c‘è è un po’ disabitata e prima o poi sarà scoperta sulle carte dall’Ammiragliato,gli accoppiamenti sono pochi,si rischia l’estinzione.
Bene ha fatto Frank Uncino, lancia la Air Pan One con un maketing di lusso e cerca nuovi bucanieri da imbarcare.Dimentichiamo penisole,continenti e sarko vari,stiamo alla larga dalle jungle e dai giornali,stiamo sui mari poco navigati popolati di fantasmi a cercar nuovi tesori.

Jack “Johnny” Sparrow

scritto da johnny doe · 19 febbraio 2010, 16:58 ·


QUATTRO PEZZI FACILI

(...scheggia di luce che ritorna nella notte)
L.F.Cèline

Si vien qui su dal buio
già con l’amo in gola
si crede un vasto mare
di libertà e mistero
da navigare insieme

poi un brusco strappo
a caso della lenza
e sei a boccheggiare
sul bordo di una vasca
ancora verso il niente

DIONISO INVIDIOSO

siamo stati amati
dalla divina voglia
di sbranare il mondo
poi d’improvviso folle
suicida sugli scogli
di piccoli dettagli

RADICE DI DUE

Siamo quozienti impuri
mai a resto zero
ci sta sempre accanto
un decimale d’ombra
un rimasuglio oscuro
di vizio originale

LIGHT SIDE

Giorni che se ne vanno
con il fruscìo sottile
di pagine girate
da un libro molto amato

(Sebastopoli,notte)

C.P:

scritto da corrado prestianni · 19 febbraio 2010, 17:06 ·

 

“Lola, dopo tutto, non faceva che divagare… “ viaggiando inconsapevole, anche lei, in fondo alla notte.
(nota di F.S. – se questi sono i primi arrivi con la P. Pan Airlines… mi spremo di gioia!)

scritto da frank spada · 19 febbraio 2010, 18:07 ·

 

Eccomi qua! Mi leggo un po’ di cose e poi cercherò di contribuire alla discussione.
Grazie a Frank per avermi informato dell’esistenza di questo blog.

scritto da Francesco Pomponio · 19 febbraio 2010, 19:51 ·

 

Arrivato a volo di gabbiano evitando la P.Pan Airlines, queste compagnie anglofone low cost non mi convincono, mi addentro circospetto. Il percorso è disseminato di carrozze, padiglioni, grotte e alcove (Ah Madamigellla…) inciampo in un paio di scarpe che sa ancora di champagne e ci cado dentro (sono ancora gabbiano) barcollando proseguo e mi imbatto nella bottiglia di rhum di Johnny…questa roba è niente male ma dà alla testa, mi si piegano le zampe…devo trasformarmi…gabbianescamente svengo…goodbye

scritto da Maurizio · 19 febbraio 2010, 20:20 ·

 

Poesia di un amico

Un traffico intenso/un vigile boia/M’illumino d’immenso:/Una scorciatoiaaa!!!

(Lo stesso che scrisse…
Meriggiare pallido e assorto

in fila al Muro Torto…)

scritto da maurizio · 19 febbraio 2010, 20:54 ·

 

Sparrow, ma voi non sareste per caso quel Francis Dereham che da qualche secolo passeggia sui mari avendocela a morte con le donne, visto che le menzogne di Catherine Howard l’hanno condotto dritto al patibolo? Se no perché fustigare i furori erotici di Mademoiselle e perfino il modesto piacere d’una cioccolata e panna ? Pinkerton poi si doveva proprio spedire a spazzare il mare, per come si è comportato…Sapete, Sparrow, tutte le donne impazziscono per il vostro doppio, ma a me non ha mai detto molto…voi, invece, mi piacete molto di più. Madamigella è impegnata con Uncino, ma non si fermerà a lui,la Devreux non ne parliamo.
Io invece sono libera.

scritto da Leila Mascano · 19 febbraio 2010, 22:00 ·

 

Io non sono nessuno… e dunque il cannocchiale mi si rovescia già in uterum. Ma l’isola batte, l’onda batte, la bottiglia di rhum è vuota e offre solo sgoccioli di condensa, caldi sotto la palma. Io mi sventagliavo volentieri con voi, anche perché non avevo di meglio da fare. E ricordavo versi in ottava, e il viso di miei lontani cugini in Friuli, mi lasciavo passare tutto come tutto il vento passava pesante prima della pioggia su di noi sulla spiaggia, su di voi compagni di naufragio, su quei pescetti e quel vino bianco, chissà mai dove, chissà mai quando.
Ciao da una nuova naufraga.

scritto da lambertibocconi · 20 febbraio 2010, 00:15 ·

 

Di buon mattino mi muovo sulle zebre/schizzandole di sangue/all’improvviso!
Lui… nemmeno un graffio, caro maurizio.

scritto da frank spada · 20 febbraio 2010, 08:24 ·

 

Che meraviglia! La ciurma s’ingrossa, più siamo e più ci divertiremo! Benvenuti ai nuovi arrivati, benvenuti!Il gabbiano venga qui, sotto l’ala, adoro far rivenire i principi…( ma quelli in genere sono cigni…) Beh, baci e carezze svegliano tutti, credo. Spero tanto che Frank schizzi le zebre con residui di carnevalesco sanguinaccio, questa faccenda del sangue mi sembra troppo truculenta e giustamente le poverine fuggono inorridite…
Preciso che baci e carezze sono fraterni, ci mancherebbe, già abbiamo la Devreux e la de Maupin, non vorrei mettermici anch’io…nutro anche dei sospetti su Campanellino e il suo sgonnellinare. Ma non ci formalizziamo, vero?

scritto da Leila Mascano · 20 febbraio 2010, 09:32 ·

 

(du co^té du chat Camille ).
Uncino è uscito dalla cabina alle prime luci del mattino, nonostante stanotte abbia dormito poco. M’intrufolo senza far rumore nella stanza dove dorme il giovanotto, che come mi aveva ben detto il mio fiuto infallibile è in realtà una damigella. Salto sul letto disfatto con grazia leggera e atterro proprio accanto al suo collo. Annuso la sua nuca, dove è più facile cogliere il flusso dei pensieri. Mademoiselle è inquieta, una vena le batte pulsando sulla tempia con un ritmo affrettato. Ha un odore tiepido, ingenuo, infantile. Mi basta pochissimo per viaggiare dentro di lei sulla scia di quell’odore…Possibile? Possibile?...Guardo la sua mano sinistra, chiusa pur nell’abbandono del sonno. La tocco leggermente e si apre. Eccola, impercettibile ma visibilissima, la piccola deformità della falange spezzata. Rivedo la scena: la piccola Maddalena che lotta contro Chaltronchel, gran torturatore di gatti, per darmi il tempo di fuggire. Il ragazzo, un bruto quattordicenne molto più grosso e robusto di lei, l’ha malamente afferrata. Le grida insulti per aver permesso la mia fuga, e le intima di chiedere pietà torcendole un dito. Maddalena resiste. Il tac della falange che si spezza mi perseguita ancora nei sogni. Ero giovane, allora, tuttavia non so perdonarmi. Maddalena, mia adorata, saprò sdebitarmi ! Ti debbo la vita! Le bacio la mano offesa e lei apre gli occhi, che ha screziati come i miei. La sua carezza mi dà il capogiro. Mi arrivano da lei la sua dolcezza e il suo coraggio. Ma petite Madeleine, com’è che sei finita a letto con un imbecille? Uncino non è un cattivo ragazzo, ma non è in grado di capire niente di te. Uno che ha in cima ai suoi pensieri di diventare baronetto, figuriamoci, ed è la quinta volta che viene bocciato all’esame da pirata a corsaro…Non andiamo per niente d’accordo, io leggo Voltaire e lui Tex, al massimo l’Uomo Ragno, et ça fait la différence…

scritto da Leila Mascano · 20 febbraio 2010, 11:54 ·

 

No,chère madamoiselle, non son quel pinocchietto che s‘è fatto mozzar il capo da quella zoccoletta che ha cantato davanti alla procura del grasson Henry the king.Comunque mi conforta che pure lei s‘è trovata la cabeza nella cesta
.
Ma ho anch’io i miei crucci,in più stanotte lo chemin mi ha massacrato.

Purtroppo è questa Elizabeth Swan,che del cigno ha solo le palmate zampe, e che mi sta in groppa come uno zaino da campo.E’ sempre a tampinar d’amore,con questi rebus da boero sciroppato “Perché io e te siamo uguali e arriverà un momento in cui avrai modo di dimostrarlo, facendo la cosa giusta”.

Ho chiesto a Bartezzaghi di Weekly Enigmistic,cos‘è sta cosa giusta. Lui risolve.
Vuol metter su casa.Ma dove? Parigi,Rue Montaigne (e capirai…).Mi ci vedete voi al Luxembourg su una panchina a legger di Sir Francis,magari dondolando una pupattola palmata?
E poi,intanto che sto tracciando rotte giù in cabina,che fa sta disgraziata? La baldracchetta si sollaza con la ciurma.

A’ Swan Elizabeth da anular raccordo,acca nisciuno è fesso!

Io son Jack Sparrow,terron…ehmm…terror dei sette mari.Voi mademoiselle Leila invece siete libera e leggera come le piume del mio cappello e dovunque vorremo andare andremo, una nave è questo in realtà. Non è solo una chiglia, con uno scafo e un pontile, sì, la nave è fatta così, ma ciò che una nave è...ciò che la Perla Nera è in realtà...è libertà.

Lo so,lo so,non è il mio doppio,son io che piaccio alle donzelle per il mio forbito eloquio,il parlar chiaro e netto.Sentite un po:

“Basta! State a sentire: sì, ti ho mentito; no, non ti amo; ebbene sì, quello ti ingrassa; non sono mai stato a Bruxelles e si pronuncia ‘egregio’; per inciso, no, non ho mai conosciuto Pizzarro, ma adoro la sua pizza, e tutto precipita nell’insignificanza alla luce del fatto che la mia nave è scomparsa ancora una volta! Comprendi?!”

Beh!...che ne dite? Non è da premio Strega,intendo sol della bottiglia gialla,ça va sans dire,chèrie.

Ma perchè il ruhm è già finito?

jach “Johnny” Sparrow

scritto da johnny doe · 20 febbraio 2010, 16:22 ·


Lady Anna dei Lambert-Bocconi

mi fa piacer di ritrovarvi qui all’Hispaniola,rifugio di gran canaglie e fantasmi d’ogni tipo che si rincorrono sui mari.Venite a me,vi offrirò decine di barili del ruhm che preferite….sventagliatevi pure….levatevi ogni umido panno….venite giù in cabina… vi mostrerò la collezione di conchiglie….e il naufragar vi sarà dolce pur senza palme,spiaggia e bianchi vini.Benvenuta Anna…io c’ho provato….ma per favor non dite nulla a mademoiselle..

johnny doe

scritto da johnny doe · 20 febbraio 2010, 16:52 ·


Tic-toc tac-tac… – Avanti! – Capitano! Un passeggero salito a bordo tenendo un piede a terra sta strascicando parole… adotto la solita procedura? – Il tizio è in coppia con qualcuno? – Pare di sì, anche se… – Attenta, Miss Ward SteSon, forse non è quel che sembra, potrebbe essere… no. “Non è un fantasma . Egli esiste. E’ qualcuno che mi accompagna in ogni fremito della mia mente, in ogni movimento del mio cuore. E’ tutto ciò che quell’altro (o quell’altra – nota di F.S.) vive, lo fa a scapito della mia forza, del mio essere.” (K) Intanto proiettagli il film di quel tizio che a Praga faceva il sognatore e a Vienna il dandy e vediamo se… poi deciderò. – Ok.

scritto da frank spada · 20 febbraio 2010, 18:53 ·

 

Leggo su una rivista che è in uscita il nuovo film di Tim Burton “Alice nel paese delle meraviglie” e penso a questo blog, al “cannocchiale a rovescio”, e all’immagine dell’attraversamento dello specchio. La storia era quella di un mondo capovolto (forse ora piu’ comprensibile) e il ricordo di quella ragazzina ben educata, ma petulante e smorfiosa, mi infastidisce. E pensare che quel simpatico di Peter Pan è diventato sinonimo di uomo giocherellone e senza responsabilità, mentre quella odiosetta corrisponde ancora nell’ immaginario collettivo ad una innocente senza malizia.

scritto da butterfly · 21 febbraio 2010, 16:12 ·

 

Purtroppo,conosco solo un tizio che faveva il dandy a Praga e il sognatore a Vienna.Può andare?

(Scoperte)

Dietro il sipario amici
poi non c’era nulla
pile di maschere e
abiti di scena
da riciclare ancora
chissà mai per quanto

(a Maya)

scritto da corrado prestianni · 21 febbraio 2010, 17:01 ·

 

Ho sempre adorato Alice, riconoscendomi in qualche modo in lei as I was. Alice è un’anima candida, e candidamente crede alla dea Ragione e al Buonsenso. Ha un’idea del rispetto tutta inglese, tanto da rivolgersi ad un Coniglio, sia pure autorevole e vestito sontuosamente, con voce timida e bassa:Scusi, signore…Nel mondo onirico in cui si trova bruscamente immersa, non è più sicura di nulla, neppure del suo aspetto fisico che muta continuamente, né delle più elementari cognizioni: mangiano i gatti i pipistrelli? E soprattutto: I pipistrelli mangiano i gatti? Non ha l’arroganza di chi sa, ma ha una certezza commovente che il buonsenso e la buona educazione dovrebbero regolare il mondo. Crede a quello che le è stato insegnato, come quei bambini che molti anni dopo crederanno ai Pampini bugiardi di Eco.C‘è un modo giusto per fare le cose: e solo quello. Ci si rivolge al Topo come c’insegna la grammatica latina: un topo, del topo, al topo, oh topo! “Col“topo lei parla certamente il buon inglese della sua classe sociale, sicché non capisce il Topo che dice: I have not!( Per nulla! )e capisce: “A knot!” ( un nodo ).Sì, tutto è un nodo che non si scioglie, povera Alice, e sempre s’ingarbuglia di più.Il mondo sognato da Alice è irrazionale, crudele, completamente folle, e nulla o quasi può l’illusione della ragione e del buon senso contro l’assoluta gratuità degli eventi. La vita è pura follia, e non c‘è scienza o filosofia che possa dipanare nessuno dei suoi nodi. Anche Alice, che cerca a tutto di dare una risposta conciliatrice e possibilista, mentre precipita nella tana del coniglio non può che dire, con un certo senso dell’umorismo, che cadendo dal tetto di casa risposte da dare non ne avrebbe più, perché “ non direbbe nulla.” C‘è di che perdere la testa, e per poco non la perde davvero, povera Alice, perseguitata dal grido della grottesca e pazza Regina che domina quello stravagante regno: Tagliatele la testa!Solo il risveglio la salva da quel mondo inquietante, che altro non è che il riflesso del nostro. Come dice Alice ai suoi persecutori, anche noi “ non siamo che un mazzo di carte “, e la ragione, il buonsnso, un ben fragile scudo il cui sonno genera mostri. Ma non sono certa che i mostri siano la realtà sognata da Alice.

scritto da Leila Mascano · 21 febbraio 2010, 18:07 ·

 

“C‘è un modo giusto per fare le cose: e solo quello.” – e Leila afferra i comandi, pilotando un aereo che pareva lì per schiantarsi!

scritto da frank spada · 21 febbraio 2010, 18:31 ·

 

Lei, caro Spada, “qualche volta è una carogna e sa di esserlo”, come dice in una attenta introduzione il prof. Franz Haas. K? Tranelli anche qui? Certo che pilotare un aereo sorvolando anche i cieli letterari mitteleuropei, ai tempi di Juri Karasek… come vede la seguo. Auguro al suo Marlowe il successo che si merita e a questo blog di “imbarcare” nuovi amici. Mi distinguo da un’altra Anna e piu’ cognomi – sono una friulana, di fatto ormai romana.

scritto da anna · 21 febbraio 2010, 18:52 ·

 

Se il sonno della ragione genera mostri,si potrebbe anche notare che anche quando questa è sveglia,fa molta fatica a reggersi in piedi.
A very,very breakable shield!

scritto da johnny doe · 21 febbraio 2010, 18:53 ·


Corrado, che bellezza conoscere nuovi amici che amano la poesia. Ci racconti qualcosa, anche. Conosce Hugo von Hofmannstahl? Questa poesia che ha postato ci piace molto, e a me particolarmente per via di un ideale baule di scena.

Per Frank: oddio, ho sempre pensato di essere Snoopy e mi ritrovo Barone rosso.Non mi sembrava che il muso dell’aereo andasse verso il basso, forse puntava troppo in alto.

scritto da Leila Mascano · 21 febbraio 2010, 19:54 ·

 

Esserci – De sein!
E a piedi in alto mi risveglio in acque chiare, facendo glu-glu.

scritto da frank spada · 22 febbraio 2010, 09:00 ·

 

Anche a Sparrow non sembrava che l’aereo avesse un motore a fuoco,forse…
Quanto alla vezzosa Alice,dopo tali esperienze e sogni col reverendo Dogson, dagli oscuri disturbi notturni e altri vizietti fotografici,é gia abbastanza smaliziata per affidarla alla marquise Merteuil, ben nota educatrice di fanciulle.
Se non bastasse,avremmo già in panchina l’altro marchese,il sempre divino Donatien.

Valmont

scritto da johnny doe · 22 febbraio 2010, 17:53 ·

 

Alice, un libro che non sono riuscito a finire, c‘è troppo da pensare, per me… Peggio de Il piccolo principe, e ho detto tutto!
Vuoi mettere Pinocchio?

scritto da Francesco Pomponio · 22 febbraio 2010, 18:43 ·

 

x leila mascano
Grazie per aver apprezzato questi piccoli versi.
Hugo von H.è un mare magnum,(poco di moda oggi,tempi duri per esteti e decadenti),acque profonde in cui immergersi più frequentemente.Purtroppo i giorni han solo 24 ore.Per quel che conosco,è un autore che ho amato.
Per i miei scopi,mi ha particolarmente interessato la lettera a Lord Chandos,lettera della crisi,dove Hugo confessa ed analizza la propria incapacità di dominar il linguggio e il pensiero,non poter afferrare“la seconda natura delle cose” (Torless) ed arginare una frantumazione del soggetto quale principio ordinatore della realtà (principio che Nietzsche aveva già abbondantemente affossato, cosa che mi trova perfettamente d’accordo).
Siamo solo una serie di impulsi senza alcun centro che ordina,dipende da quale sia il primo a risalire ed uscir fuori.Capisco l’ostinazione di Hugo a non arrendersi,ma è una battaglia persa.Ma qui il discorso è lungo….

Problema irrisolto,si dice,in tutta la letteratura europea novecentesca,ma che non ci deve assillar troppo,mi diceva poco prima di morire Attiilio Bertolucci,ci sono molte nicchie da esplorare,pur da frantumati.
Poco e niente so sul suo teatro,salvo “L’uomo difficile”,che vidi recitare qualche anno fa in un teatro di provincia da attori dilettanti.
Per il mio piacere musicale,conosco molti lavori della colaborazione operistica Hugo-Richard Strauss.
Questo è tutto,a dopo altri racconti.

corrado

scritto da corrado prestianni · 22 febbraio 2010, 20:14 ·

 

Dasein or not dasein,questo è il non problema,caro frank,compare di bevute.

glu glu glu…che buono il ruhm…mi risveglio alle 4 del pomeriggio in piedi sulla prua,il mare è calmo,la spada al fianco,gli uomini pronti alle manovre…ci sono….moi,Sparrow,moi l’incoerente..ci sono.. solo QUI e non ORA...fuori dal mondo,dal tempo e dalla storia..ci sono e non COMUNQUE sia,alla faccia di mastro Martin,l’impiallacciatore di parole.

scritto da johnny doe · 22 febbraio 2010, 21:24 ·

 

Considerando la vasta esperienza della precoce e vezzosa Alice in fantasiosi mondi nonchè i vari e oscuri disturbi notturni e le ambizioni fotografiche particolari del suo mentore “reverendo” Dodgson,ritengo ormai la fanciullina pronta per essere affidata alla marquise Merteuil per una più sana e proficua educazione secondo ragione e buonsenso .In caso non bastasse,in panchina c‘è un altro marchese,il divino Donatien,esperto in altri mazzi di carte

Valmont

scritto da johnny doe · 22 febbraio 2010, 23:24 ·

 

Ma ecco che arriva il Cappellaio Matto a sparigliare tutto. E passando dall’altra parte dello specchio Alice ritrova l’istitutrice (facciam rima e siam più belli di prima), la scuola con la sala computer dove tutti i suoi compagni scrivono scempiaggini su facebook, il telefonino per chattare, i piercing sparsi per il viso, i blue jeans che giustamente calano fin oltre le ginocchia. La bella favola è finita, torna l’incubo della realtà...

scritto da maurizio · 23 febbraio 2010, 08:13 ·

 

x Corrado Prestianni, la decadenza è solo quella dell’età, non quella letteraria che per fortuna alterna abissi scuri ad acque chiare, non casualmente anche a Venezia, dove H.V.H approda lasciando il Vate a Settignano, anticipando il canto di Thomas Mann, vestendo i panni dell’avventuriero e la cantante, preannunciando il propagarsi del contagio, il disfacimento della morte, riflesso da uno specchio.

scritto da frank spada · 23 febbraio 2010, 08:41 ·

 

x frank
“...il disfacimento della morte, riflesso da uno specchio…”

(hotel saint loup)

Ho cercato insonne
la tua gioia in uno specchio
nell’albergo un tempo….

magari avessi anch’io
questa memoria bianca
è rimandassi il buio

invece d’un comico
sorriso senza denti
peggiore d’ogni morte

(C.P.)

Eh,sì,è proprio vero,Hugo ha anticipato istanze etiche ed estetiche del borghesuccio Von Aschenbach, e la decadenza è solo il tempo.
Quanto al Vate (prima troppo idolatrato,ora troppo calpestato),forse occorrerebbe riequilibrare i piatti,visto che lo stesso Hugo lo definì “l’artista più originale che possegga al momento l’Italia”.

scritto da corrado prestianni · 23 febbraio 2010, 18:11 ·

 

X Corrado, a proposito di H.v.H.

In questo luogo che tanto si ispira al mare, tra pirati e isole, mi viene spontaneo pensare alla “seconda navigazione”, quella di chi, “rimasto senza venti, naviga con i remi”. Questo porta Platone a scoprire il mondo delle idee, dal verbo idein, vedere: prima di Platone, “il veduto sensibile”, e poi, dopo di lui, “il vero essere delle cose.” La vista dell’anima, o la vista della mente: quanto al resto,a propositò della realtà, ciascuna faccia del diamante ne riflette una, e benché tutte diverse sono pur sempre le infinite facce dello stesso oggetto.Per continuare un discorso che ho intrapreso qualche giorno fa con un amico, mi chiedo perché Apollo e Dioniso a volte si combattano così ferocemente nello stesso individuo, invece di convivere alternandosi. Forse bisognerebbe essere come un’erma, piantati saldamente nel terreno delle nostre incertezza, sospesi tra Eros e Tanatos, Apollo e Dioniso e forse il senso della vita è proprio nel precario equilibrio che riusciamo a raggiungere, perché in caso contrario “scuro vino scorre al suolo”.Ma quale che siano i tormenti del poeta, i versi sono sublimi.

scritto da Leila Mascano · 23 febbraio 2010, 20:49 ·

 

Pinocchio… ci ho ritrovato molto di Pinocchio in David Copperfield di Dickens…
Almeno finchè David è piccolo.

scritto da nadia · 23 febbraio 2010, 21:53 ·

 

Che dire di colui, allora, che cerca strada puntando gli occhi sul filo di una lama, dove si riflette il volto di chi non vede che le proprie spalle sono ormai cieche al sorgere del sole?

scritto da frank spada · 24 febbraio 2010, 08:56 ·

 

Qui in Mauritania il pensiero va spesso a parenti e amici lontani, oggi va a Marcello Baraghini, Ettore Bianciardi e Frank Spada, va da loro grazie a una pittrice e poetessa francese, residente in Mauritania, Nicole Vignote, impegnata con noi a far decollare i bianciardini mauritani, ma ora se ne torna in Francia, é nonna, é stanca, e mentre fa i bagagli, regala per le nostre attività, io sono, sarei “cooperante”, matite, colori, quaderni, libri. Bei libri. Frammenti di Epicuro, il Discorso sul Metodo di Cartesio, due trattati di Serge Latouche sulla decrescita economica contro lo sviluppo e la cooperazione (già letti e ai quali debbo l’illuminazione d’aver capito quanto sbagliato se non nocivo sia il mio lavoro)e poi fruga, fruga, di Boris Vian “La schiuma dei giorni” (mia traduzione dal francese, chissà in italiano se e come l’hanno tradotto). Ricordo che Vian é tra i due preferiti, insieme a Luciano Bianciardi, di Marcello Baraghini. Leggo che Vian tradusse e fece conoscere Raymond Chandler ai francesi. Ora sul comodino c‘é Vian. Ho appena finito “John Barleycorn – ricordi alcolici” del mio capo Jack London, traduzione, guarda caso, di Luciano Bianciardi. Vian, Chandler, London, Bianciardi Luciano, Bianciardi Ettore, Marcello Baraghini e Frank Spada … ho la sensazione d’essere un albero e che questi cagnolini vagabondi, morti e vivi, m’abbiano scelto per fare la pipi’. Poi tornano a correre nel campo dove ho messo radici e io rimango a guardarli. I vivi rincorrono i morti, ma i morti non li piglia nessuno. Ora sono liberi e scappano.
Un saluto.

scritto da Gian-Andrea Rolla · 24 febbraio 2010, 15:01 ·

 

Nessuno sa quale sia il senso,se c‘è,di questo nostro camminare nella terra di mezzo,se il viaggio continuerà con il nostro baule pieno di cianfrusaglie amate, o che…

(CRASH)

...a forza di chiamare questa cosa la mia vita,finirò per crederci; è il
principio della pubblicità.(S.Beckett,Molloy)

Sappiamo della carne
scambiata in polvere vile
e il resto se c’era
è farfalla smarrita
in un oceano oscuro

ma gli sguardi e i profumi
i suoni i gesti i pensieri
e le parole di anni
dove andrà a finire
la mia scatola nera?

Eros e Tanatos, Apollo e Dioniso son dei troppo esclusivi,vogliono a tutti i costi le nostre spoglie,come l’angelo e il diavolo dantesco,in una quasi comica lotta per l’anima di Buonconte.Equilibrio? Quando c‘è uno,non c‘è l’altro.Tertium non datur,sembra.E sempre “scuro vino scorre al suolo”.

scritto da corrado prestianni · 24 febbraio 2010, 17:13 ·

 

Alfred Jarry, Boris Vian, Raymond Roussell…

Ah!..Boris,que grand jongleur anarchique de mots tu as été! Qu’amant de la vie,Dionysos a Saint Germain!
“Dire idiozie oggi, quando tutti riflettono profondamente, rimane il solo mezzo per provare la propria libertà ed indipendenza di pensiero” (Boris)

E poi chi ama il jazz è già un passo avanti

Uno dei miei preferiti gigs di Boris.

“Io non vorrei crepare
senza aver visto almeno i cani messicani neri
che senza sognare dormono a ciel sereno;
senza aver conosciuto ai tropici le voraci
scimmie divoratrici (le scimmie a culo nudo).
O anche i ragni argentati dai serici nidi felici
di spruzzi traforati.

No, non vorrei crepare ignorando se la presunta
monetina che spunta sotto la faccia della luna
stia a nascondere una seconda faccia a punta.
Se – dopo gran riflessioni – il sole e’ freddo.
Se le famose quattro stagioni
son proprio quattro e non tre.
Senza aver passeggiato per il corso in vestaglia
guardando fissa la marmaglia dei guardoni.
Senza aver ficcato i miei coglioni
in ogni posto vietato.

Io non vorrei finire senza sapere la lebbra
(beh, si fa per dire)
o almeno la febbre dei sette mali che
piu’ o meno certamente si acchiappano laggiu’:
resterei indifferente al bene e al male
purche’ di tutta questa vasta delizia
l’assoluta primizia
fosse riservata a me.

E poi non basta, c’e’ tutto cio’ che conosco,
che ho imparato ad amare: il fondo verde bosco
del mare dove le alghe sottili gareggiano nel
disegnare onde di walzer sugli arenili.
E ancora la terra, che a giugno crepita e sbotta
di odori, e le conifere, e un semplice pugno d’erba…

... e i baci di quella ! Si, insomma quella, signori.
Ursula.
Ursulotta. La piu’ bella orsacchiotta
fra tutte le orse maggiori.
Quella per la quale proprio non vorrei crepare
senza averla avuta tutta. Goderla la bocca nella bocca,
i bei seni nelle mie mani, poi con gli occhi il resto e…
Basta! Questi son fatti miei. Si, taccio.

Morire ? Non posso, come faccio ? ( come si fa ? )

Come vuoi crepare senza che ancora si siano inventate
le cose che contano: le rose eterne, le giornate di un’ora,
i monti marini e le spiagge, beh, le spiaggie montagnose.
La cuccagna finiti tutti i tormenti, i quotidiani
splendenti di colori, i bambini contenti e tutti i trucchi
ancora dormenti dentro i crani stipati di ingegneri ingegnosi,
socialisti associati, urbanisti urbanizzati e pensatori pensosi
Io non vorrei finire senza sapere la lebbra
Dio, quante cose da fare,
da intendere e volere
da contare e aspettare,
Mentre la fine gia’ avanza in notti sempre piu’ nere.
Striscia, con la schifosa sembianza di un rospo.
Eccola, non c’e’ piu’ scampo.
Gli occhi nei miei…
No, proprio no,
in non verrei crepare,
nossignori, nossignore,
non senza aver fatto conoscenza
del sapore tormentoso di cui sono geloso e goloso.
Il sapore piu’ delicato che si possa sentire.
Il piu’ forte.

Io non vorrei crepare.
Senza aver gustato il gusto della morte.”
(boris vian)

scritto da johnny doe · 24 febbraio 2010, 18:44 ·

 

A Gian Andrea Rolla, e Tina, due cooperanti lontani dalle ombre che lo zenit allunga su chi guarda gli altri indifferente, i bambini in un deserto di parole, a volte di matite, libri, amore.
Un abbraccio liberamente anarchico, non individualista.

scritto da frank spada · 24 febbraio 2010, 19:03 ·

 

So che Gian Andrea Rolla è anche uno scrittore e che non perderebbe tempo ( impegnato com‘è anche in faccende che per qualcuno forse sono marginali) a trascrivere il testo di un autore, anche poeta, ma farebbe di suo in maniera originale.

scritto da paolo · 24 febbraio 2010, 20:06 ·

 

Spero, un giorno, di scrivere qualcosa di bello affinchè Gian Andrea Rolla, possa pensare anche a me per associazione di idee o, meglio ancora, per avere un mio libro sul suo comodino :))
Un libro che mi porterò nel deserto da leggere dentro ad un buco di sabbia, mentre fuori la tempesta imperversa. Magari un libro di favole da leggere e far colorare ai bambini.
Vado a studiare il francese così almeno non occorrerà far la fatica di tradurlo. :)

scritto da nadia · 24 febbraio 2010, 20:47 ·

 

“Tertium non datur, sembra”.
Appunto, come sembra e puntualizza chiaro Corrado Prestianni e qui, citando da un libro che molti tra voi hanno già letto, o si apprestano a farlo, trascrivo che “ in ogni caso nulla chiarisce il mistero del fenomeno (Equilibrio?), nemmeno l’imponderabilità del caso che ci spinge a muovere i piedi lungo una fune aerea appesa tra due lembi di cielo.”

scritto da frank spada · 25 febbraio 2010, 07:00 ·

 

Mi attengo all’articolo che ha dato il via al Canocchiale a rovescio, meno di un mese fa – era il 31 gennaio.
Rabbrividivo al freddo innevato per le strade, oggi, sento quasi odor di primavera, e pensate che siamo nel nord-est… ancora una sciata prima che tutto si squagli in slavine e a ovest, invece, il Lambro imbocca il Po con la lentezza di un fiume nero di petrolio!
Meno male che a Como l’amministrazione pubblicopoliticaregionalazzurrapiù colori si fa in quattro per nascondere gli scempi e abbatte un muro!

scritto da frank spada · 25 febbraio 2010, 14:58 ·

 

x paolo

take it easy boy,voleva solo esser un piccolo omaggio a Boris,non un erudito saggio sul tempo perduto perso,che peraltro è uno dei piacer del viaggiatore.Nemmeno mi risulta che in questo Cannochial ci sian copioni,ma in qualche modo si reciti soggetto. Beato lei che mai non si perde e ha sempre sottoman qualcosa da coslare!

scritto da johnny doe · 25 febbraio 2010, 16:29 ·

 

Frank,un tempo stavo anch’io in precario equilibrio su questa fune,non sempre appesa a due lembi di cielo.

Posso uccidere un uomo
per denaro e offrire
questa vita intera
ad altra qualsiasi
splendida chimera

Così io sto nel mezzo
sospeso a questo filo
a stento come numero
da circo senza rete
e senza impedimenti

(C.P.)

Sicuro che camminar lungo la fune sia un mistero?

scritto da corrado prestianni · 25 febbraio 2010, 17:06 ·

 

Non tanto il farlo, Corrado, ma farlo perché?
Non certo per abbreviare un cammino che un’infinità di bambini nemmeno riescono a iniziare, ad esempio. Perché? L’impoderabilità del caso o la bestialià dell’uomo – propendo per quest’ultima.

scritto da frank spada · 25 febbraio 2010, 18:37 ·

 

Già,perche? Non so rispondere Frank,ma visto che la bestia che è in noi non è mai doma….

scritto da corrado prestianni · 25 febbraio 2010, 18:47 ·

 

Bestialità dell’uomo… ne parlavo giusto oggi al telefono con un amico nella mia città in una via che aveva il nome della sua città. Un bel caso.
Come è stato un caso ritrovarmi ad ammirare una vetrina di giacche imbottite di pelliccia mentre parlavo, con quest’amico, del disastro ecologico successo con il petrolio nel Lambro, che ora sarà già nel Po e che stanno cercando di ripompare fuori. Ma ormai… Ciò che impensierisce è il motivo per il quale una raffineria chiusa da vent’anni avesse containers pieni di petrolio che in questi giorni stavano provvedendo a svuotare (lasciando poi aperta per 15 ore una manopola che ha dato così il via al disastro…). Al posto della raffineria stanno costruendo un’area ecologica con pannelli solari per il riscaldamento. Mi sembra un controsenso nel controsenso.
Ma soprattutto perchè più di 150 litri di petrolio erano ancora lì? I lavori suddetti per la costruzione dell’area ecologica sono iniziati più di due anni fa… nessuno se n‘è mai accorto?
Beh, con le piogge torrenziali di questi giorni noi monzesi abbiam solo da sperare che il Lambro non esondi un’altra volta… la terza da 5 anni a questa parte.

scritto da nadia · 25 febbraio 2010, 22:05 ·

 

Caro Corrado, non sia così sicuro, neppure punteggiado.
Nadia, speriam per voi: oi-oi / oi-oi, che siete più di 15O, ma anche per noi, che siamo amici su una pen-isola con voi.

scritto da frank spada · 26 febbraio 2010, 16:26 ·

 

Mescolanze, contaminazioni globali in attesa di chi si dedicherà per tempo, o per il suo esaurirsi, alla rigenerazione del design: in India, le donne rassodano le gambe pedalando su una lavatrice ergonomica a pedali, a Roma, MAXXI-mamente, si chiacchiererà di Belle Arti in contenuti museali vuoti!

scritto da frank spada · 27 febbraio 2010, 08:44 ·

 

caro frank, eccomi per un saluto veloce. ha ragione, non sono capitato tra le sue pagine, ma lo faccio ora. bella l’idea del cannocchiale a rovescio. mi riprometto di ripassare con più calma. saluto cordiale, frank.

scritto da enrico mattioli · 27 febbraio 2010, 11:04 ·

 

Ehi, questa fune la conosco…

La spinta a spiccare
verso l’alto il volo
contrsta l’oscura forza
di attrazione del suolo.
L’aninma è tesa
come il filo d’acciaio.
Lo sforzo dei muscoli
smentisce il sorriso.
Lo sguardo, sotto, non vede
le luci della piazza,
nè sopra quelle delle stelle.
Tutta racchiusa in un sofferto equilibrio
pure si offre al pubblico
come bilanciata perfezione.
( L’equilibrista. )

Perché lo sguardo potrebbe seguire una rondine che stride in picchiata, e l’equilibrista precipitare? E’ davvero il caso, oppure nel suo desiderio di vivere si è prodotta un’incrinatura attraverso la quale lo sguardo fugge verso quel volo fatale? Non è lo sguardo forse a rendere fatale il volo?E’ da quel graffio nel cielo,gemello di quello dell’anima, che entra la morte. L’attenzione, lo sforzo che richiede vivere per un attimo è venuto meno. Quello che chiamiamo il caso, il destino, forse non basterebbe senza una nostra misteriosa corrispondenza a quel fato.

scritto da Leila Mascano · 27 febbraio 2010, 20:05 ·

 

Sì, il cannocchiale a rovescio, per allontanare anziché avvicinare…allontanare la folla, le situazioni imbarazzanti, le persone moleste, il traffico, la noia della vita di tutti i giorni…

Chi mi regala un cannocchiale a rovescio?

scritto da maurizio · 27 febbraio 2010, 23:30 ·

 

Ma maurizio, se ci sta guardando dentro dal 5 di febbraio (h 13:24), con l’apparente incoerenza di chi invece… ma via, guardi che era appena dietro Leila Mascano, la Lady che mise agli occhi il canocchiale a rovescio fin dal primo giorno, perpetuando l’eleganza di una equilibrista raffinata che muove i suoi pensieri verso fato (non certamente per scoprire un mistero che non c‘è: noi, tutti assieme, corrispondenti l’un l’altro all’amicizia che ci tiene in volo) ancora oggi che… un mese! E come no!

scritto da frank spada · 28 febbraio 2010, 08:39 ·

 

@Nadia:La superiorità del nord…puoi fare il pieno direttamente dal fiume (assolutamente gratis!) e ti lamenti; non hai alcuna gratitudine :)
@Leila: Mi piace questo legame tra noi e il fato che non è necessariamente autodistruttivo…mi piace pensare che con l’occhiata precedente alla rondine l’equilibrista abbia visto come aggrapparsi…brivido della folla e oplà di nuovo in equilibrio

scritto da Maurizio · 28 febbraio 2010, 09:41 ·

 

Ieri sera ho visto Invictus di Clint Eastwood, un regista che non sbaglia un colpo, anche quando usa la retorica per commuoverci – andate a vederlo – e ora penso ammirato a Gian Andrea Rolla, e ai bambini neri affogati appena in quà o poco oltre in acque territoriali, e a un tizio che per qualche giorno ha provato a guardare dentro un canocchiale a rovescio, annebbiandosi, e che su Riaprire il fuoco, invece, vede laghi dove non ci sono o vetrine dall’interno di individualismi appariscenti, perdendosi (si spera) secondo il fato che così sembra volere (volare).

scritto da frank spada · 28 febbraio 2010, 10:50 ·

 

Dai bambini neri al tizio,bel colpo,per gli avvocati d’ufficio.
E’ vero,la retorica non serve sol per lacrimare.
Può pure darsi che ci fosse nebbia fuori,o che il cannocchial non fosse poi così a rovescio,non è detto che fosse effetto d’alcol o d’altra individual parvenza.
Ci son pure quelli che s’annebbiano senza cannocchiali,ma solo guardandosi allo specchio d’una vetrina dall’interno d’una specie d’anarchismo…ad ore.
Tanto rumor per nulla,era tragedia o farsa? Da Riaprire il fuoco,al Cannocchiale,biglietto andata e ritorno.
Quale massiccio e divertente marketing al semplice cazzeggiar delle parole!Quale scandalo!Quale onore!
Lesa maestà all’interno del cortile! Permaloso in proprio e pur per conto terzi!

Quanto al cavillar sull’acqua, sembra più una question da idraulico che una memoria d’avvocato difensore.
Ah già,c’era pure il fato.Avvocato,non sia così sicuro di divinare tirando in ballo fati e dove poi ci perderemo.
A volte (e lei è sulla buona strada) basta il famoso e semplice bicchiere.

scritto da johnny doe · 28 febbraio 2010, 19:27 ·

 

The word of mister Sword is certainly heavest in the world.

scritto da maurizio · 28 febbraio 2010, 22:44 ·

 

Gli abbecedari-sti, lasciano casa solo quando serve, i gabbiani… non a caso dalle mie parti li chiamamo “cocai”, o “colomps di mar” (in friulano colombi di mare), ormai stanziali in pianura, a inizi inverno zampettano in collina, tra le vigne ormai spoglie, a beccarsi per beccare i resti a terra delle vendemmie buone, uve pregiate – non sarà che tre puntini in sospensione “di chi invece… “, non vorrei essere stato frainteso, caro maurizio (m minuscola), mi spieghi in italiano, la prego.

scritto da frank spada · 1 marzo 2010, 14:05 ·

 

“L’attenzione, lo sforzo che richiede vivere per un attimo è venuto meno”.

La corda si spezza, lo spettacolo è andato male.Ma perchè tanta fatica e sudore per scacciar lo spirito di gravità che ci opprime e ci costringe ad un perenne ed traballante equilibrio? Perchè non la disinvoltura,la leggerezza sul filo e l’eccesso di simular finte cadute,di guardar sorridendo una nuvola strana e in basso un palloncino che fugge? Perchè non saltellar lievemente su quella fune sottile,tesa verso non si sa cosa? Magari per il semplice applauso della folla festante.
Li rendi contenti per i brividi,emozioni che la tua arte sa dare.
Chissà, han forse pagato il biglietto .
Tu hai fatto del pericolo la tua professione,è inevitabile che prima o poi la fune si spezzi,tu perda una scarpa e il tuo corpo per sempre.
Che tu lo voglia o no.

Ma può esser che sotto non ci sian piazze,e tu sia in bilico tra due abissi,il nulla e l’eccesso.il passato e il futuro,che nel burrone ci sia tutto o nulla,addirittura che tu sia la fune e il pagliaccio il tuo doppio.
Non importa.
E’ l’amore della tua professione che conta.
Vivere sempre ogni attimo sul filo senza sforzo di muscoli e l’anima grave, senza paura di morte o cadute.

scritto da johnny doe · 1 marzo 2010, 17:10 ·

 

Al posto di maurizio, imprevedibilmente, un’altro amico si domanda se la mia vita pesi quanto un cinquantino fatto saltellare sull’acqua di uno stagno!
johnny, mi lancierai oltre?

scritto da frank spada · 1 marzo 2010, 18:04 ·

 

Era solo un modo per dire che anch’io a volte trovo difficoltà nel seguire il paesaggistico pensiero di mr. Sword… ma sono d’accordissimo con lui su Eastwood (mr. Bosco dell’est) e ricordo con viva nostalgia il mio sguardo attonito di bambino rapito da “Per un pugno di dollari” e “C’era una volta il west…”. Chissà se un giorno ci ritroveremo, noi vispissimi vecchietti, a parlare di simili vivissime antichità davanti a un bel piatto di bucatini all’amatriciana…chi vuole partecipare?

scritto da maurizio · 1 marzo 2010, 19:55 ·

 

Ma sì, passiamo agli animali!Più interessanti degli umani E’ una notizia curiosa ‘sti cocai-gabbiani tra le vigne spoglie.Magari a volte le vendemmie non saran tanto pregiate e così i resti.Altri però men fortunati si becchettan tra i rifiuti e le discariche o passano il tempo nella scia dei pescherecci verso il porto, aspettando la misericordia di un pesce da mangiare e pensan di stare in alto mare.
Sia come sia,con dentro anche quel di Cardarelli e Jonathan,lei sì che c’azzecca!,il fatto è che tutti questi uccelli son dei gran rompicoglioni.Non si scompongono nemmen quando lascian cadere in qualche testa un po’ di guano.

Io son di altre terre,dolci colline e altri animali, corvi che gracchiano ad ogni minima minchiata,la famosa volpe,specialista di leccazampismo,....e toh! c‘è pure l’uva,che par non interessi …
In più si parlano tra loro e fan discorsi gravi,l’amore universale…ma sempre educati,retoricamente animally correct..
Vede,avvocato,ogni contrada ha i suoi terreni ed usi.
A proposito,oggi s‘è portato i codici?

scritto da johnny doe · 1 marzo 2010, 20:28 ·

 

Perchè così ottimista?
Potrebbe pure essere un dime.

scritto da johnny doe · 1 marzo 2010, 20:36 ·

 

Vorrei avere un giardino, un vero grande giardino. Metterei come un tempo a casa mia l’aiuola delle farfalle, fatta di fiori adatti ad attirarle. Metterei ciotole d’acqua, così che gli uccelli potessero bere e rinfrescarsi, e mangime da becchettare. Vorrei degli acchiappasogni nascosti fra i rami, che tintinnassero al vento, e vasetti di menta, pazienza se ne sono ghiotti i gechi, il mio quest’anno non mi ha fatto visita, e mi è mancato. Quando di sera veniva a dormire dentro casa, il ricciolo della sua codina ipnotizzava le ospiti con il bicchiere a metà fra la tovaglia e la bocca, quando compariva dietro il ritratto di Carlo III, per poi sparire con un guizzo. Dov‘è la mia lucertola che scappava tra i vasi trascinandosi come una regina lo strascico della sua lunga coda? E le mie gazze? Vorrei le lucciole e la lavanda, e il gelsomino soave a inondarci di profumo con le sue stelline di latte. Venite in pace, piccole creature, venite leggere, qui non vi sono trappole o inganni. Grazie per rendere vivo il mio giardino con la vostra presenza, grazie.

scritto da Leila Mascano · 1 marzo 2010, 20:42 ·

 

x maurizio, johnny (lanci, lanci… ci penserò io ad appesantirmi in volo) e Leila, aggiungo ai giardini, alle colline e alle frontiere degli spaghetti-western: 3 automobili, 15 motorini, 32 mc di immondizie (oltre a frigoriferi, scarti di olii, materassi e ossa umane già presenti in loco), una forra (foiba) non lontano dal cimitero di Basovizza nel Carso triestino, denominata “Abisso di Plutone” e un golfo, dove lo stridio di quelli veri abbraccia una città senza “memoria”.

scritto da frank spada · 2 marzo 2010, 06:10 ·

 

Spiacente frank,nelle collin dell’Arbia,le cose stan diverse.
Se poi si pensa a ben altri immondezzai,beh son tremila anni che ce li portiamo appresso.E infin se questi e quelli sommergeran giardini,colline e spaghetti vari,che c‘è di strano,mica vorremmo schiattar da pargoletti sani o tirar carrette da malati per altri cinquemila?

Perchè è così che stan le cose,siam aggrappati solo ad una crosta asciutta che si sta staccando.Ma noi vorremmo… il tempo del voler è terminato,almen in terraferma,trattasi solo di aspirine per curar tumori.Tanto vale il ruhm..
Per il resto,my dear frank,pensando a quel tal nasuto,giunto al fin della ballata…io smetto.
Bastan solo un paio di stoccate,almen tra gentiluomini,dopo sbadiglieremmo tutti e non è questo,credo,ciò che qui si vuole,tantomeno il famoso recinto dell’O.K. Corral.

scritto da johnny doe · 2 marzo 2010, 18:59 ·

 

Grazie lady Leila verrò presto a trovarla ma dato che come gabbiano non posso becchettare ho pronto il mio abito da pettirosso… a presto

scritto da Maurizio · 2 marzo 2010, 20:17 ·

 

Chère mad,questo giardino è una ciliegina cechoviana,peccato che si dà sol a teatro.

scritto da johnny doe · 2 marzo 2010, 21:20 ·

 

Stelle malignanti ai margini dell’ombra/tace la luna/fisso l’altra faccia che non temo/navigherò nel sole.

scritto da frank spada · 3 marzo 2010, 07:23 ·

 

La sosta al mio lavoro per il pranzo e sfoglio EPolis Friuli al bar con un caffé.
Lascio il ns caro alle prese con la conta dei capelli (chi mi conosce sa che lo nomino così fin da prima di mettermi a cena con Dario il segretario) furioso per quanto avviene a Roma e Milano (non dimenticate ciò che vi avevo detto quando un “frecciarossa” si bloccò nell’intermedio di Firenze) e a pag. 7, il quotidiano presenta il FuoriRotta di una giornalista (per me fuori di testa), titolato “L’infedele non è una volpe”, dove del “fedigrafo” scrive peste e corna e chiude il pezzo, testualmente, così: “Soprattutto abbandonati alle donne che li vogliono. E che evidentemente, li meritano.”
A pag. 11, invece, la notizia: “Topicida nel puré della madre arrestato il figlio ventunenne”. E qui si scopre che la sorella del tizio dieci anni fa uccise la mamma adottiva somministrandole del veleno nel gelato.
Alla 39 l’oroscopo: “Luna struggente e straordinaria, libera sensi e pensieri. Giornata perfetta per innamorarsi, per scommettere su un nuovo amore” e qui scambio gli occhi con il mio compare, quasi a domandarci: “E ora, che si fa? E l’Avvocato come reagirà? – Vorrà dire che lo spediremo dritti da un Procuratore, vedrai che lì si metteranno d’accordo. Tu, invece – gli intimo con la rudezza che mi spetta – mettiti a poppa a traguardare il gorgoglio del mare che trapasserà veloce l’orizzonte, annotando eh, che io serro le scotte per il terzo lato del triangolo (non gli anticipo che appena conclusa la regata metteranno nero su bianco anche questo diario di bordo). Nemmeno mezzo miglio di bolina e Sclash! Allento, viro e gli lancio una gomena in corsa, e lui a poco a poco risale a bordo, fradicio per la “scuffiata” (per altri, chi sta sui terrapieni, ad esempio, è solo una botta d’amore).
In fondo, a pag. 38, oggi e domani variabile, ma venerdì... sole pieno!
E a questo punto, e per una volta sola, posso dire che ho fatto un fioretto – certo che con quel naso che ci ritroviamo, compare mio…

scritto da frank spada · 3 marzo 2010, 14:26 ·

 

... sarà meglio precisare per evitare fraintendimenti mirati a caso, che il “fedigrafo” cui si riferisce il FuoriRotta della giornalista non è il ns caro, che di lui ci importa quanto la qualità di una cucchiaiata di formaggio in busta Coop, sui maccheroni sempre Coop da euro pochi, ma bensì al “ soggetto maschio tendenzialmente portato ad un leggero squilibrio genetico verso l’infedeltà” tanto, che la giornalista fuori di testa aggiunge “ ne consegue che l’essere umano maschio fedele per sua consapevole scelta è avanti nel processo evolutivo. Quindi anche più intelligente.”
E allora: W le donne che amano i pensieri di chi sanno tenersi vicino, inconsapevolmente o tendezialmente squilibrati, stupidi, o no!

scritto da frank spada · 3 marzo 2010, 15:34 ·

 

Ma quanto scrivete????? Per rimanere al passo ho dovuto prendermi un’ora di ferie :-) Di sicuro la fantasia qui la fa da padrona, assieme alla buona musica e alla letteratura. Mi sarebbe piaciuto leggere altre opinioni sulla domanda di Paolo relativa allo scrivere. Io che scrivo non solo per piacere ma anche per necessità (professionale) a volte mi sento scissa perchè c‘è scrittura e scrittura: quella per piacere e quella per dovere. E allora mi chiedo se la scrittura informativa e giornalistica è da ritenersi vera scrittura oppure si tratta di una Cenerentola al confronto delle divagazioni in forma di parola che leggo in questo blog.

scritto da Emily Way · 3 marzo 2010, 15:46 ·

 

Gentile Emily Way, in attesa che altri amici dicano la loro, mi richiamo ad un suo commento del 16 febbraio e, circa la scrittura “narcisistica”, non mi pare appartenga a Frank Spada che, anche nei giorni scorsi e con quel tanto di criptico che basta ragionarsi su un poco e capire l’ironia, ha fatto più volte il punto, quasi giornalistico, di fatti relativi a luoghi e realtà, anche fuori da questo “cannocchiale a rovescio”. Ritengo ci si possa cimentare in entrambe le scritture che lei cita, e non penso affatto che l’ informazione sia Cenerentola, forse a volte sarà un po’ Pinocchio, e quindi necessita più talento della “divagazione”.

scritto da paolo · 3 marzo 2010, 17:31 ·

 

In realtà, caro Paolo, non mi riferivo a Frank, che sarebbe uno splendido giornalista tanto quanto è un ottimo scrittore, ma al lavoro che mi tiene incollata al pc a volte troppo a lungo. Esiste sicuramente una scrittura giornalistica “elevata”, ma è concessa a pochi la virtù di praticarla. In parte perchè le redazioni sono affollate di personaggi che credono di saper fare i giornalisti solo perchè sono in grado di mettere in fila quattro parole, in parte perchè nella quotidiana manovalanza da redattore si è messi nella condizione di produrre pezzi al ritmo della catena di montaggio. E la creatività va a farsi friggere. Ecco, questo volevo intendere. Quando finalmente ho il tempo per scrivere ciò che mi piace, gli automatismi quotidiani rischiano di creare una barriera, un muro di gomma, che respinge voli di fantasia e creatività. Diventa difficile lasciarsi andare. Fare scorrere emozioni e pensieri attraverso la penna o la tastiera. In quanto a Pinocchio e Cenerentola, mi creda, a parte la carta stampata di regime e i voyeur del dolore (ma non li definirei giornalisti quelli) di Pinocchi in questo mestiere non ce ne sono quanti si crede. Abbondano invece gli idealisti (perchè con quel che guadagna un giornalista medio l’unico motivo che spinge a fare questo mestiere è la passione e l’idealismo)che spesso, molto spesso, finiscono imbavagliati.

scritto da Emily Way · 3 marzo 2010, 18:20 ·

 

Certo che sì, Paolo e Emily, e restando a Pinocchi e Cenerentole mi piace ricordare che domani ricorre il centenario della nascita di uno scrittore-giornalista-polemista-sceneggiatore pesarese, che sol trent’anni fa scriveva “ l’Italia sarà non come l’avranno fatta i governi (e su questo nutro dubbi, ma si spera) ma come l’avrà fatta la televisione ( e qui concordo in tutto).”
Per chi dimora nella Capitale, ché il “Tempo di uccidere” è sempre disponibile in tutta Italia, ricordo “Un Flaiano a Roma” e una serie di iniziative che culmineranno nella mostra presso il Mediamuseum: taccuini, appunti, schizzi e dattiloscritti d’autore, custoditi dopo la morte dello scrittore nel Fondo Flaiano di Pavia e per la prima volta interamente esposti al pubblico.
Beati i residenti, quindi.

scritto da frank spada · 4 marzo 2010, 08:44 ·

 

Di Lui sceneggiatore ricordo “I vitelloni” ,“Otto e 1/2”, “Il bidone” di Fellini, fino a Michelangelo Antonioni e la sua notte e “Il tempo di uccidere” di Montaldo dal Suo omonimo romanzo.
Il cinema e l’Italia in prima fila, che tempi!
Al Mediamuseum, caro Spada, ci andrò pensando a lei.

scritto da anna · 4 marzo 2010, 11:07 ·

 

Barometro alle spalle e a Parigi Metéo France si prepara a lasciar posto, a prezzi scontati e senza trattative, a una chiesa russa, ortodossa – l’operazione avverrà in una piazza, quasi in vista della Torre Eiffel, appena dietro il cartello con la frase di De Gaulle: “ La Francia ha perso una battaglia, non ha perso la guerra”, ad appena qualche giorno dalla violenza dei marosi e lo sconforto di Sarko, in volo sulle coste mortificate dalle bare e urbanizzate dai cugini fuori regola tale e quale come a casa nostra! Dio non voglia che il Generale, sentita la notizia al capezzale destro dell’Olanda, dove si è recato anche Napolitano, insorga dicendo: “L’Europa ha perso una nazione, non l’esattezza delle sinistre previsioni barometriche!”

scritto da frank spada · 4 marzo 2010, 15:18 ·

 

Che condensato di notizie, non sfuggite nemmeno a me che ho sfogliato in questi giorni i quotidiani anche esteri. Ma lei, signor Frank Spada, come ha fatto a frullare insieme meteorologia, malaffari, note storiche, confessioni, ecologia, risultati elettorali ormai certi , mentre da noi…ce la faranno?
Ma come ha fatto?!
Ho riletto il suo commento con più attenzione e mi viene il dubbio che lei non sia un residente friulano

scritto da anna · 4 marzo 2010, 18:22 ·

 

Pardon monsieur…non ho capito il fatto della chiesa russa…

scritto da maurizio · 4 marzo 2010, 20:34 ·

 

L’unica differenza fra scrivere articoli per un quotidiano e scrivere libri è che con i primi il giorno dopo ci si incarta il pesce, i secondi se li mangiano i topi. Per il resto sempre aria fritta è...

scritto da Francesco Pomponio · 4 marzo 2010, 21:20 ·

 

Passo di qui tardi alla sera e vado a letto allontanando i pensieri quotidiani o portandomeli dietro per una notte intera

scritto da marta · 4 marzo 2010, 21:24 ·

 

“Tuttavia è innegabile – Un vero e proprio”. E con due lapidi laconiche, indecifrabili ed elusive di ogni gioco, Flaiano passava inosservato in società.
Tra i quotidiani gratis al bar e i libri indigesti ai topi, c‘è spazio per i periodici conservati con cura sui ripiani, con le foto scattate da un giovane avvocato pubblicate su “Il Mondo” – l’ho incontrato l’altra settimana, 83 anni compiuti, è parso più giovane di me! Auguri, auguri, auguri!

scritto da frank spada · 5 marzo 2010, 06:57 ·

 

Notizie simultanee (Il Maxxi, Flaiano a Roma, Il Mondo…) programmate o anticipate da una sfera di cristallo?
Secondo me lei è un gioielliere, Spada!

scritto da butterfly · 5 marzo 2010, 08:18 ·

 

Fra pochi giorni… un anno fa, e ringrazio Ettore Bianciardi, un amico generoso.
http://www.riaprireilfuoco.org/blog/?p=243

scritto da frank spada · 5 marzo 2010, 19:01 ·

 

Troppo intensa. Nel bene, nel male, troppo intensa. Il tempo di prendere le distanze, ed è svanita. Resta, spero, il profumo di un giardino.

scritto da Leila Mascano · 5 marzo 2010, 21:36 ·

 

Gilda!

scritto da paolo · 5 marzo 2010, 21:46 ·

 

Sì, Paolo, proprio lei! La donna che sedusse per la prima volta un bambinello in braccio alla sua mamma, al cinema – Johnny Farrel l’uomo “Lover man” in rumba lenta, in un night, Mr. Ballin il marito e lei tra loro, la rossa di fuoco con le gambe ad alta quota che infiammò un arcipelago nazione, alzando in cielo un polverone che oscurò il sol levante!
Poi si allontanò per attirare squali stesa su una tolda, a Acapulco, e finì in technicolor ballando senza i sette veli agli occhi di Laughton, in realta davanti a me. Come ci racconterà Marlowe nel sequel che uscirà a novembre!

scritto da frank spada · 6 marzo 2010, 07:34 ·

 

Amo il jazz quanto lei, Spada, e per mia fortuna ho qualche vecchio disco da collezione: un Decca, per esempio, con Billie Holiday che canta Lover man, e diversi microsolchi di Bird, dove “standard” come questo, così li definisce giustamente il suo detective, vanno anche veloci.
Per caso, suona qualche strumento? Stando al primo romanzo sembrerebbe di no. E’ un collezionista di musica jazz? Non vedo l’ora di averlo in mano, Spada, il sequel di Marlowe, naturalmente! Io suono il pianoforte fin da ragazza e possiedo anche un disco di Mary Lou Williams. Interessa? Corre voce che lei sia in là con gli anni, secondo me, invece, lei non ne ha più di quaranta. A presto.

scritto da candy's50 · 6 marzo 2010, 11:43 ·

 

Gilda Mudson a Johnny Farrel: Sai, se dovessi scegliermi un motto sarebbe: “Nessun divieto.
“ Bisognerebbe trovare un Johnny Farrel, però.

scritto da Leila Mascano · 6 marzo 2010, 12:37 ·

 

Oggi il “Canocchiale a rovescio” è a 183 commenti! Non pochi, pochissimi, rispetto a dove arriveremo tutti assieme. Non ultimi Leila e Frank.

scritto da frank spada · 6 marzo 2010, 15:03 ·

 

Posso stare un po’ qui a respirare aria buona?

scritto da Francesco Pomponio · 6 marzo 2010, 21:10 ·

 

Per il Jazz, che seguo assai poco, Il Duca, Weather Report, Pat Metheny (che però svaria in generi diversi) e gli italiani Perigeo, ingiustamente dimenticati. Francesco, sei il benvenuto, ma devi albergare in te sufficiente follia…ahahah

scritto da maurizio · 7 marzo 2010, 08:15 ·

 

Certamente sì, Francesco, visto che si vola in alto con le individualità certe di chi non bada ai carovanieri nel pantano.

scritto da frank spada · 7 marzo 2010, 08:24 ·

 

x maurizio – mi scuso per il ritardo di risposta e con poca ortodossia Embraceable You con Ella, e Ellington tra noi.
x candy’50 – Mary Lou, in trio?
x Leila – ce l’ha di fronte e non lo riconosce solo perché veste uno smoking bianco? Lo guardi dentro gli occhi, come faceva a San Francisco prima di piantarlo per sposare un falso amore di nome mister Ballin.

scritto da frank spada · 7 marzo 2010, 09:26 ·

 

Che bello qui, una lunga discussione tra amici… Posso “infilarmi” anche io in un angolino, per fare due chiacchiere? :)

scritto da Shara · 7 marzo 2010, 15:28 ·

 

Se vado fuori tema spernacchiatemi pure, se c‘è un tema, ma devo dire che ho letto il libro di un certo Frank Spada.
Molto bello, coinvolgente, d’atmosfera. A proposito di jazz…
Leggetelo :-)

f.

scritto da Francesco Pomponio · 7 marzo 2010, 16:27 ·

 

Ben arrivata Shara, più che infilarsi in un angolino, commenti quando più le pare e sparga voce che nel canocchiale a rovescio, e negli altri blog di Robin Edizioni (v. elenco: Pronto, chi blogga? su in alto a dx), troverà altri autori molto più... meno fuori di testa di noialtri tutti assieme, lieti di fare nuove amicizie.

scritto da frank spada · 7 marzo 2010, 17:22 ·

 

Gli avvocaticchi di provincia hanno smokings bianchi solo
in sogno,immaginiamoci poi
nights,poker,roulettes e Gilde!
Più adatto al ruolo è mr.Higgins,misogino e innamorato, esperto in glossolalia e vocalizzi, per la serie protezione della giovane.

scritto da johnny doe · 7 marzo 2010, 17:37 ·

 

x johnny: ha prenotato i biglietti?

scritto da frank spada · 7 marzo 2010, 18:26 ·

 

Io posso fornire l’indirizzo…

scritto da Francesco Pomponio · 7 marzo 2010, 19:12 ·

 

Lo smoking bianco è un gran banco di prova, o sei il Grande Gatsby, o Johnny Farrel o il gelataio. Come il cappello per le donne: divina o ridicola, via di mezzo non c‘è. Io, qualche anno fa, sono rimasta prigioniera del casco.In camicia da notte, all’una di notte, in preda al terrore, chiedendomi se dovessi andare al pronto soccorso o dall’elettrauto ( quest’ultimo chiuso ). Fui liberata in posizione toboga , ciè con uno che ti punta le ginocchia sulla schiena e ti garrota, un delirio, quanto di più simile ad una decapitazione a mano si possa provare. Ma la cosa più tremenda fu il non saper rispondere alla domanda: perché? Niente, il casco era lì e via. E dire che soffro di claustrofobia!

scritto da Leila Mascano · 7 marzo 2010, 20:02 ·

 

non serve,solo offerte pour les employés

scritto da johnny doe · 7 marzo 2010, 22:19 ·

 

A proposito di Flaiano,per chi fosse interessato,vedere numero speciale di Sugonews :1910-2010 un secolo di Ennio Flaiano,in edicola dal 12 marzo,a Torino, Milano, Firenze, Bologna, Genova e Roma.

scritto da johnny doe · 8 marzo 2010, 02:57 ·

 

Aver cambiato (spesso) e-mail e nickname (invece di dormire) ha rivelato (anche qui) chi ama soltanto la vanità di sé, elemosinando la certificazione di essere nessunoil signor a parte (oggi fuori tempo? – si vedrà)

scritto da frank spada · 8 marzo 2010, 08:23 ·

 

Certo che è un po’ difficile seguire tutte le discussioni sotto forma di commenti… ma non è possibile qui aprire vari post?
Ad ogni modo buongiorno a tutti :)

scritto da Shara · 8 marzo 2010, 10:38 ·

 

Se mi posso permettere vorrei segnalarvi sul mio sito un breve “Decalogo del perfetto scrittore” che mi sono divertito a scrivere. E’ una cosa semiseria, se vi piace bene, fatela circolare, altrimenti cestinatela dalla vostra mente.
ciao
Francesco

scritto da Francesco Pomponio · 8 marzo 2010, 11:25 ·

 

Non ci sono discussioni, a volte qualcuno polemizza (va da sè che si “becca” i commenti a lui rivolti). Per ora il post resta quello pubblicato in apertura, il 31/01/2010, lo rilegga, Shara, metta anche i suoi occhi in un cannocchiale a rovescio e si lanci senza rete.

scritto da frank spada · 8 marzo 2010, 11:57 ·

 

Perchè dormire?Leggevo il finto Marlowe e pur l’esilarante prefazione ,a proposito d’elemosine e certificati.La pizia friulana a forza di responsi infiocchettati s‘è gonfiata a mo’della famosa rana.Già si crede a Delphi.
Nick e mail sono ancor poche,vedrò di accontentarla per la portineria.
Per il resto sian sempre fermi al dime.

scritto da johnny doe · 8 marzo 2010, 13:34 ·

 

Rosica… rosica…
A proposito di nickname, potrebbe andar bene questo? Un suggerimento

scritto da Francesco Pomponio · 8 marzo 2010, 14:20 ·

 

doremifasòl… quel che si doveva a _una_mailnickname è dato.
Il punto: – la Cei certifica sbagliato cambiare le regole, poi si corregge per questioni tecniche (buon consiglio) – la Polverini s’impolvera d’applausi e a Formigoni formicolano le mani (non è da noi) – la Bonino intossica Pannella fumando senza filtro (ci accomuniamo) – Benedetto da Udine, nel 1931, se la rideva a Venezia, tra libri, fucili e donne che non si prestano mai (prendete pure) – il ns caro è sempre lì (noi qui – facile la rima, no?)

scritto da frank spada · 8 marzo 2010, 14:29 ·

 

Sa avvocato,altre volte di notte si cazzeggiava in due con fragoline.Avete qualche ossicino in gozzo,mio caro buon Otello?
Avete mandato Jago o guardavate voi dalla finestra? Basta un fazzolettino e subito i finti Marlowe in missione prendon fuoco come stracci e vil cartone!Se vi vedesse il vostro finto eroe…Altro che martini whisky e fatalone!Poverino,amato da un banal spadone e in più anche pigmalione!

scritto da johnny doe · 8 marzo 2010, 18:40 ·

 

Qualcuno continua a fracassarsi i denti battendoli sui tasti.

scritto da frank spada · 8 marzo 2010, 19:06 ·

 

Tralasciando ogni commento sul tizio a cui consiglio un buon dentista, direi che tra Roma e Milano si profila la solita commedia all’ italiana che terrà ferma la nazione nel pantano. Ci fosse almeno Flaiano!

scritto da paolo · 8 marzo 2010, 20:23 ·

 

Sto cercando un pensiero profondo, ma non c‘è niente da fare…
Non mi vengono frasi serie, e quelle scherzose disturbano. Stiamo in un mondo di gente che scioccamente si prende troppo sul serio. Bisognerebbe emigrare.
Snif…

scritto da Francesco Pomponio · 8 marzo 2010, 20:34 ·

 

Nonna Virginia, classe 1904, avrebbe 106 anni se fosse ancora viva anche se viva è nel mio pensiero, nei miei ricordi, nel mio immaginario.
Fu lei, piccola grande donna, nella sua simpatica ignoranza, bambina cresciuta senza mamma tra errori e orrori del suo passato, mai dimenticati, a spiegarmi, all’età di 13 anni, io spaventata per quel sangue che mi colava dalle gambe che non dovevo preoccuparmi, perché era il primo segno della mia apertura alla vita e del quale la natura mi aveva fatto dono. Fu sempre lei che raccolse le mie prime confessioni d’amore, le mie pene, soddisfatta di quella complicità fatta di sguardi furtivi e parole biascicate in qualche angolo della casa della quale l’avevo resa parte e alla quale mai contravvenne per non deludere quel patto suggellato senza testimoni. Ma tutto ciò aveva un prezzo. Nei pomeriggi assolati, nella mia stanza, io e le mie sorelle dovevamo giocare con lei a carte, a briscola, scopa, chissà cosa vedeva in quelle carte, quale elemento di riscatto in una partita vinta. Il nonno al quale lei voleva un mondo di bene, con la sua gamba di legno, rimediata in seguito ad una disgrazia, era forse la risposta inconscia al suo bisogno di protagonismo che la vedeva spesso scontrarsi sulla quotidianità con mia madre, assillata da mille problemi ma conscia di quel potere carismatico che mia nonna esercitava su di noi con il suo carattere spiritoso e allegro, fatto di battute di spirito, di buonumore, racconti e leggende di streghe e folletti, credenze popolari di origine celtica, alle quali lei si ispirava; spesso per farci stare buoni ci terrorizzava con le storie di fantasmi che si aggiravano per il paese ma la paura non durava che qualche istante sostituita dalla curiosità morbosa di sapere come finivano quelle storie, alle quali lei riservava un finale sempre diverso tanto da tenerci continuamente sulle spine e in attesa di chissà quale accadimento.
Leggerezza è l’aggettivo che meglio riflette la sua personalità e le dona spessore.
Con leggerezza accettò la condizione di figlia privata del suo bene più grande: la presenza della mamma
Con leggerezza accettò la sua mutilazione come donna che non fu inferiore a quella subita dal suo uomo
Con leggerezza accettò il suo ruolo di nonna che visse fino in fondo con la gioia di un bambino.
In punta di piedi se ne andò, senza disturbo, tanto per non recare danno.

scritto da loretta fusco · 8 marzo 2010, 20:44 ·

 

i denti si fracassano a forza di ridere alle vostre acrobazie bruscolinare, d’altronde siete voi che lo desiderate e che mi divertite,io vi avevo avvertito per la noia di all the people,caro Otello da dopolavoro,ma il vostro orgoglio e vanità di pigmalione v’ha messo fuor come un balcone.

scritto da johnny doe · 8 marzo 2010, 22:09 ·

 

... e alle donne qui “presenti” neanche una pallina di mimosa :(

scritto da nadia · 8 marzo 2010, 23:14 ·

 

Salutiamo la nuova amica Loretta Fusco, che con tanta tenerezza ha ricordato una nonna “speciale”.
Chissà se un poeta, come Corrado Prestianni, che tempo fa ci ha regalato alcune sue belle poesie, vorrà dedicare a tutte le donne del canocchiale a rovescio qualche settenario…

scritto da frank spada · 9 marzo 2010, 07:53 ·

 

Noni piace la festa della donna, non mi pisce quella del papà, ne’ quella della mamma, neanche halloween che neanche è nostra, sono tutte feste ormai diventate roba commerciale. E perché non c‘è la festa dell’uomo? Forse perché lui fa festa tutto l’anno?
Mi sa che devo farmi vedere la testa da uno bravo…

scritto da Francesco Pomponio · 9 marzo 2010, 08:01 ·

 

8 marzo: Festa delle donne. Ma cosa dobbiamo festeggiare? Ed è proprio vero che siamo noi le attrici di questa festa o ci facciamo festeggiare ad uso e consumo di chi ci guadagna addosso? E non ce ne accorgiamo o glissiamo sulla mancanza di significato che ha questo giorno per chi lo vive leggermente senza averne piena coscienza? E la mimosa è proprio un simbolo per festeggiare la donna o è un modo per rimpinguare le casse di tutti i negozi di fiori che aspettano giorni come questo, San Valentino, la festa del papà, della mamma per fare affari d’oro?
Io personalmente ho sempre evitato di farmi coinvolgere in cene, serate danzanti, galà appositamente studiati per l’occasione che mi sembrano avvilenti espedienti per affermare la propria individualità, femminilità che avrebbe senz’altro spazi, momenti e tempi più adatti per potersi esprimere.
E poi, le donne alle quali dobbiamo rivolgerci, sono i modelli impostici dalla televisione o è l’esercito silenzioso di donne che ogni mattina si alza, si consuma tra lavoro, casa e figli e la sera è così stanco da non sapere neppure di che giorno si tratta?
Basterebbe rivolgere il pensiero a donne come Rita Levi Montalcini o Alda Merini grande poetessa da poco scomparsa, per dare un senso a questo giorno e riscattarlo da tutto il vuoto che lo circonda.
Ecco, oggi 8 marzo io festeggerei Alda Merini, simbolo di tutte le donne calpestate, emarginate, abbandonate come lei, che non solo in vita ha espiato la colpa di essere donna ma che i continui ricoveri ospedalieri, oltre che a peggiorare i suoi disturbi mentali, le hanno anche devastato l’anima.
L’omaggio che le renderemmo non servirebbe solo a risarcirla di quella elemosina di consensi e riconoscimenti ricevuti in vita ma sarebbe per noi un primo passo verso quel risveglio delle coscienze magari sopito o imbarbarito da chi ci vuole ghettizzare nell’angolo delle “belle statuine.”
Leggendo le sue poesie, di una rara bellezza possiamo capire molte cose della vita e del mondo delle donne.
Ve ne propongo una, tra le tante che, per il tema trattato, dà sapore a questo giorno.

l’unica radice che ho mi fa male

Fragile, opulenta donna, matrice del paradiso
sei un granello di colpa
anche agli occhi di Dio
malgrado le tue sante guerre
per l’emancipazione.
Spaccarono la tua bellezza
e rimane uno scheletro d’amore
che però grida ancora vendetta
e soltanto tu riesci
ancora a piangere,
poi ti volgi e vedi ancora i tuoi figli,
poi ti volti e non sai ancora dire
e taci meravigliata
e allora diventi grande come la terra
e innalzi il tuo canto d’amore.

scritto da loretta fusco · 9 marzo 2010, 08:48 ·

 

Sì, sono d’accordo. Che cosa diavolo dobbiamo festeggiare, se la città ci ghettizza ancora,se percorriamo le strade deserte col cuore in gola dopo le dieci di sera, se ancora l’andare da sole al cinema suona come un invito alle molestie, se si è schiave dell’accompagnatore perché si è eterne bambine, o meglio minus habens, e senza accompagnatore si è res nullius, e il commento benevolo se ti va male è: Ma pure lei, che ci faceva da sola a quell’ora etc? Quale uomo normale accetterebbe di vivere in uno stato di limitazione e soggezione come vive normalmente una donna normale, non una che si traveste da velina, anzi che magari fa di tutto per non dare nell’occhio? Provate a correre in ospedale a mezzanotte e alle tre di notte tornate a casa: sorpresa: dall’ospedale la telefonata in genere non è presa in considerazione dai tassisti, perché da telefono pubblico. Peggio dal cellulare. Fate l’esperienza di tornarvene a piedi di sera tardi da una clinica metti su una strada come l’Aurelia,o da Monteverde vecchio dalle parti di Villa Sciarra, e poi mi dite.
Provate oggi, con tutti gli escamotage possibili per i datori di lavoro, a conservare il posto incinte: mica va bene a tutte!Del resto, quanto a difesa dei diritti di chi è malato o di chi lavora, le lancette girano vorticosamente all’indietro. E quando lo fate, il bebé, in ospedale, vi può anche capitare, come ad una mia amica formosa, ma non grassa ( certo incinta non proprio una silhouette, ma neppure Moby Dick )di sentirsi imporre un cesareo, perchè” Vuol fare passare il bambino tra quelle “ cosciazze grasse?” E’ finita con una denuncia, e mica per fortuna tutti i medici sono così, per carità...diciamo però che l’essere donna ti sottopone a qualche prepotenza in più. Meno mimose e più rispetto, perché l’altra metà del cielo sia sempre tale, e non si uniformi al modello maschile troppo spesso corrente ( non sempre, per fortuna.)

scritto da Leila Mascano · 9 marzo 2010, 09:51 ·

 

Fortuna anche tua! – dice un detective che conosco, mettendo in vista il suo musaccio sigaretta in bocca.

- Lasciamo perdere ragazzi, per oggi ce l’hanno suonate proprio per bene.

scritto da frank spada · 9 marzo 2010, 10:45 ·

 

(isole)

Ci siamo raccontati
in un caffè per caso
su languide schiune
di meringhe e poi
alla deriva ancora
come messaggi persi
dentro una bottiglia

(C.P.)

scritto da corrado prestianni · 9 marzo 2010, 12:15 ·

 

(fumo minimissimo – a Nadia)
Lascia l’impronta delle sue parole dentro un posacenere / la guardo incamminarsi, per l’ultima volta / Ordino un caffé: – Questo lo vorrei ristretto, per favore / lo allungo in un monologo finché resto senza voce / Di lei, un mozzicone rosso Valentino, del nostro amore, una data e uno scontrino sul tavolo / A terra, sulla ghiaia, le mie cicche sotto un pergolato di mimosa / La bora, oggi, soffia a cento all’ora
(F.S.)

scritto da frank spada · 9 marzo 2010, 17:10 ·

 

Grazie Frank. Fortuna che c‘è ancora un uomo che rispetta le donne e lo dimostra ANCHE regalando una mimosa (o un minimissimo al profumo di mimosa).

Ogni persona è un messaggio perso dentro una bottiglia.

scritto da nadia · 9 marzo 2010, 20:03 ·

 

Grazie per il benvenuto. Anch’io desidero dare il mio modesto contributo su temi che possiamo condividere o meno, l’importante è argomentare.

scritto da loretta fusco · 10 marzo 2010, 08:09 ·

 

Io credo che la più grande fregatura per l’uomo è l’opzione di scelta che gli si presenta immancabilmente non solo per le questioni importanti, a volte determinanti, che possono cambiare una vita, ma anche quelle quotidiane che rodono sempre un po’ perché ti chiedi: e se avessi aspettato, se avessi accettato, se …..Chi nella sua vita non si è trovato a dovere operare delle scelte, scelte difficili, scelte obbligate, scelte impensate o impensabili, e chi dopo non si è trovato a rimuginare sulle stesse o a voler tornare indietro? Io credo che quando facciamo una scelta, piccola o grande che sia, dobbiamo, nostro malgrado, crederci, e andare avanti su quella strada fino a quando non ci rendiamo conto che non è quella giusta. Quindi fiducia e coerenza iniziale ma anche coraggio quando ci accorgiamo che …dobbiamo tornare indietro.
A volte le scelte si fanno agendo d’impulso, senza ragionare troppo, facendo parlare il cuore e sono le scelte che possono fare più male perché toccano i sentimenti.
Altre scelte riguardano l’ego: la persona fa parlare solo una parte di sé, l’ego appunto, e in questo caso la scelta è indolore.
Ci sono scelte come ad esempio quella fatta da Beppino Englaro, padre di Eluana che è andata oltre la sua possibilità di scelta , ha dovuto sceglier per qualcun altro con tutte le responsabilità e le ripercussioni che ciò ha comportato.
Noi dobbiamo scegliere, ce ne è data facoltà ma non siamo meno uomini perché ci fermiamo, torniamo indietro pensiamo e ripensiamo alla nostra vita.

scritto da loretta fusco · 10 marzo 2010, 08:20 ·

 

Ogni scelta è giusta, Loretta. E’ giusta ovviamente se porta cose buone, è giusta se si rivela dannosa, perché ci fa imparare qualcosa di essenziale per la nostra vita. Per lo stesso motivo i saggi orientali dicevano che “il tuo peggior nemico è il tuo migliore maestro”. Benvenuta fra noi.

scritto da maurizio · 10 marzo 2010, 09:01 ·

 

La scelta dettata dalla testa è senza dubbio la più equilibrata , spesso la più “giusta” e per questo da molti apprezzata. Mi sono , nel tempo, adeguata e vengo ritenuta saggia per alcuni comportamenti. Rimpiango tuttavia moltissimo la scelta del cuore, a volte mi sembra di aver tradito me stessa e non mi guardo allo specchio.

scritto da butterfly · 10 marzo 2010, 09:20 ·

 

“cuore/ego” – categorie dell’Uomo, prendiamole per buone – individualità a parte, anche letterarie, come osserva C. Magris, ricordando Borges, Foucalt, Svevo, mentre il mio compare aggrotta un sopracciglio, l’altro indifferente.

scritto da frank spada · 10 marzo 2010, 09:35 ·

 

Svevo e l’ultima sigaretta, ossia l’amore per la SCELTA in sé, tale da portarla avanti all’infinito, con infinite “ultime sigarette”...

scritto da maurizio · 10 marzo 2010, 09:52 ·

 

Scegliere… è sempre difficile tra doveri più o meno imposti, libertà che in realtà non hai. Il libero arbitrio è solo una parola.

scritto da nadia · 10 marzo 2010, 09:59 ·

 

Tanti anni fa conclusi una poesia con queste parole;
“Libertà è il potere/di scegliere liberamente/la nostra schiavitù”...

scritto da maurizio · 10 marzo 2010, 12:58 ·

 

Non c‘è nessuna difficoltà a scegliere, basta essere disposti ad accettare le conseguenze della scelta.

scritto da Francesco Pomponio · 10 marzo 2010, 13:35 ·

 

Reazioni anticipate / scelte non obbligatorie / libere elezioni (anche).

scritto da frank spada · 10 marzo 2010, 16:01 ·

 

Io scelgo di non scegliere, ecco, fatta la scelta.

scritto da loretta · 10 marzo 2010, 17:30 ·

 

Ieri sera sono stato in un vagone ferroviario, doghe in legno e ruote ferme in un giardino – c’era anche il capotreno, con il cappello d’ordinanza, rosso, nero e d’oro, e tanti viaggiatori fermi in piedi, ché i posti a sedere erano occupati – ho viaggiato fino a mezzanotte tra i racconti in marilenghe, in friulano, che bellissima serata.

scritto da frank spada · 12 marzo 2010, 08:10 ·

 

Sempre sospesi, tra sogno e realtà, l’uno in funzione e supporto dell’altra, accarezziamo i nostri pensieri.

scritto da loretta fusco · 12 marzo 2010, 09:33 ·

 

Qui http://www.contecurte.splinder.com/post/22381774/CONTIS+TAL+VAGON il Friuli in viaggio verso dove.

scritto da frank spada · 12 marzo 2010, 13:34 ·

 

Ho riletto con più attenzione il romanzo “Marlowe ti amo” e ho notato che il protagonista, pur spinto da una curiosità un po’ caotica anche nel guardarsi dentro, rivela comunque una linearità di condotta davvero singolare, sia come detective che come uomo. Ma lei, Spada, scrive in modo cosi’ originale anche in friulano?

scritto da paolo · 13 marzo 2010, 11:57 ·

 

La “curiosità” a cui lei si riferisce appartiene allo scrittore, il giudizio, liberamente critico, soltanto ai lettori (meglio se bilingui, caro paolo).
Mandi (in italiano, ciao).

scritto da frank spada · 13 marzo 2010, 14:27 ·

 

Va riletto in effetti, è un libro “zippato”.
Ogni volta ci trovi qualcosa di nuovo.
L’umanità sarà punita.

scritto da Francesco Pomponio · 13 marzo 2010, 20:56 ·

 

Il desiderio di chi scrive, anche solo perché gli piace
e si diverte, è essere letto (è umano) – non credete a quelli che lo negano.
Circa un libro e una “storia”, questa non è che il mezzo per “raccontare” altro – l’autore si rallegra se qualche lettore “accorto” l’ha già letta e, per ora, non lo ha punito.

scritto da frank spada · 14 marzo 2010, 11:38 ·

 

Di tutte le cose che ho studiato, quella che maggiormente rimpiango di non avere approfondito è la matematica. Quest’avversione mi deriva dal fatto che avevo un’insegnante odiosa, che mi aveva in antipatia, e che mi rimandò molto ingiustamente. Il fatto mi causò un sacco di problemi in famiglia, poiché un abominio simile in generazioni di matematici, tra cui qualcuno illustre, non si era mai verificato. Oggi per vari motivi ho ripreso in mano alcuni scritti di Pitagora, e questo mi ha fatto venire in mente alcune cose molto acute a proposito della matematica e dei numeri in generale che aveva detto Bertrand Russel, e da lì sono approdata a Platone. Il tempo è poco, vorrei rispolverare tante cose, che oggi mi emozionano. Ma perché quando ( le poche volte )ne parlo con qualcuno vedo negli occhi degli altri l’incredulità, il sospetto che sia una posa il mio interesse? Così dunque è carente la scuola ( troppo spesso ) che la meraviglia delle materie insegnate non riesce a mostrarsi agli alunni, che le etichettano come noiose, e mai più nella vita hanno voglia di rivedere il loro giudizio?

scritto da Leila Mascano · 14 marzo 2010, 15:18 ·

 

Conoscevo uno che per addormentarsi contava ogni due sere quel che aveva fatto – gli furono attribuite solo tre cose: nascita, vita, morte – intervallate da un certo numero di giorni in cui non faceva niente.

scritto da frank spada · 14 marzo 2010, 17:11 ·

 

Io credo che se la scuola crea lacune in italiano, letteratura o altro sia poi più semplice riprenderle in età adulta anche da soli. La matematica invece va compresa e non la si può rivedere negli anni senza l’aiuto di un esperto. Io avevo professori bravi alle superiori eppure, forse per via di lacune alle elementari ed alle medie, non l’ho mai compresa e preferisco di gran lunga leggere e studiare altro perchè considero quella materia “superflua” nel mio quotidiano se non fosse che non posso aiutare mia figlia a fare i compiti.

scritto da nadia · 14 marzo 2010, 21:33 ·

 

Io la matematica la amo, però non la capisco, come tutte le cose che amo… e forse è meglio così

scritto da Francesco Pomponio · 14 marzo 2010, 21:48 ·

 

E’ fuor di dubbio che le cose insegnate da persone che ci piacciono o che stimiamo le impariamo più volentiere e senza fatica. Ho sempre amato leggere, ma ho “imparato” come si legge da poco.

scritto da marta · 15 marzo 2010, 10:26 ·

 

Io penso che nella scuola sono molte le cose che non vanno, spesso anche gli insegnanti.
Siamo passati da una scuola, la nostra, in cui rigore e severità erano la regola, a una scuola lassista dove gli “orrori”di ortografia si sprecano, in virtù di quella libertà di scrittura in cui la sintassi lascia il posto alla creatività, creatività in tutti i sensi.
Ma cè qualcosa che non va neppure in noi insegnanti. I giovani hanno bisogno di noi e siamo noi che dobbiamo dare l’imprinting, riconoscendoli, accettandoli; le nostre parole rivelano quello che noi siamo e i giovani sono troppo intelligenti per non capire quando dall’altra parte c’è motivazione, entusiasmo, voglia di trasmettere qualcosa. E non è solo questione d’età. Il feeling che a volte si riesce a creare tra studenti e insegnante è qualcosa che trascende dai dati anagrafici, è una luce che uno ha negli occhi, nei gesti, nelle parole, è quell’autorevolezza che nasce dalla stima guadagnata sui banchi. Ed è l’unico modo per rivitalizzare questa nostra sgangherata scuola già penalizzata da tagli in ogni dove che ne mortificano l’essenza stessa. Ciao Loretta

scritto da loretta fusco · 15 marzo 2010, 16:00 ·

 

Dunque, una loretta che non sceglie e una fusco che si schiera.
A difesa del “sapere”, numeri, lettere, e ruoli anarafici “distinti”, sono con lei.

scritto da frank spada · 15 marzo 2010, 16:58 ·

 

Dovrò avere il tempo per orientarmi… Grazie dell’invito ;-)

scritto da Elisa · 15 marzo 2010, 22:42 ·

 

A volte le parole non chiariscono le cose, a volte un obiettivo che non c‘è – il canocchiale a rovescio, apposta, ne ha due rivolti in ogni dove.
Il gioco vale la candela – Delete Il diritto all’oblio nell’era digitale di V.Mayer-Schonberger oFunes O della memoria di J.Luis Borges?

scritto da frank spada · 19 marzo 2010, 09:57 ·

 

Le parole hanno troppi significati e spesso se ne utilizzano altre ancora per centrare meglio ciò che si vuole dire aumentando i malintesi, a volte.
Soprattutto quando la parola è scritta e la si legge senza poter vedere il volto di chi l’ha lasciata sul foglio bianco o su una pagina web.
Un buon libro, sulle parole, è anche “Lezioni americane” di Calvino. Credo sia un corso di scrittura creativa (e non solo) valido e completo, oppure un testo che gli innumerevoli, e costosi, corsi di scrittura dovrebbero adottare.

scritto da nadia · 19 marzo 2010, 18:33 ·

 

A buon intenditor poche parole

scritto da Francesco Pomponio · 19 marzo 2010, 19:25 ·

 

Qualche volta basta una manciata di secondi per rivivere un’ora, un giorno… anni. Altre, il tempo si cristallizza dov‘è, per sempre.
Ma ora c‘è Internet, un click e la memoria collettiva…
Quella individuale, invece, per fortuna trova ancora spazio in questo blog.

scritto da marta · 19 marzo 2010, 19:29 ·

 

E’ proprio vero, Nadia, che molti malintesi vengono generati nel tentativo di spiegare con altre parole. Ma non attribuirei la ragione del non chiarimento ai molteplici significati delle parole, quanto alla non disponibilità dell’ anima .

scritto da butterfly · 19 marzo 2010, 21:36 ·

 

Basta un profumo, un angolo di strada, una voce, un soffio di vento che porta odor di mimose. Da qualche parte è già primavera. La stessa di quando avevi 11 anni e tornavi a casa camminando lungo la ferrovia alla fine della scuola, e i papaveri macchiavano l’erba dei prati. Che si piegava al vento.

scritto da Francesco Pomponio · 19 marzo 2010, 23:54 ·

 

... fresco dell’alba, gonfio di sole.
Appena un poco saremo al largo, Francesco, lascia la cima – amici, amiche, ci aspettano i ricordi.

scritto da frank spada · 20 marzo 2010, 08:52 ·

 

Persino i ricordi, in certi casi, vengono imballati e nascosti per dimenticar ciò che più, infine, fu ricordo!

... effimera sostanza… ;-)

scritto da Elisa · 20 marzo 2010, 13:26 ·

 

Qui la domanda che qualcuno ha posto altrove: “Chissà quanti saranno gli italiani che a fine mese voteranno”. Qui la risposta: “In ogni caso non cambierà nulla”.

scritto da paolo · 22 marzo 2010, 20:59 ·

 

Quei giorni spesi a parlare di niente
Sdraiati al sole inseguendo la vita
Come l’avessimo sempre capita,
come qualcosa capito per sempre

E’ l’immagine più significativa che mi viene a prestito per parlare di amicizia. E la “Canzone per Piero” di Guccini che dopo tanti anni, ascolto con la stessa emozione di allora, quando sentimenti come l’amicizia, l’amore, li si viveva in maniera del tutto totalizzante, può essere lo spunto per parlare di amicizia.
Nella semplicità delle parole della canzone, apparentemente vuote, c’è tutto il senso dell’amicizia, che non ha bisogno di parole per esprimersi; i veri amici, come due persone che si amano, si sentono a loro agio anche non parlando, solo dallo stare insieme provano una sensazione fisica e psicologica di benessere.
L’amicizia, vista come bisogno di comunicare, condividere ideali, aspirazioni, delusioni con qualcuno che sia sulla tua stessa lunghezza d’onda e possa vedere e sentire con lo stesso cuore e gli stessi occhi è la ricerca di sempre per tutti, scrittori e comuni mortali che siamo nati con questa esigenza ma che spesso nel corso della vita abbiamo dovuto rivedere, riconoscere, ridimensionare a seconda delle vicende belle o brutte che hanno contrassegnato il nostro vissuto.
Scrittori e poeti hanno scritto capolavori sull’amicizia, elevandola al più alto rango e facendo comprendere quanto sottile sia la differenza tra amicizia e amore quando questa sia un valore che nobilita l’animo umano.
Amicizia è lo scoprire che nel dolore trovi l’amico ma spesso tale scoperta si accompagna al dolore ben più grave, provato, nel riconoscere il falso amico.
L’amico vero, nel bisogno non parla, agisce, precede la tua telefonata, è più puntuale di sempre, ti ascolta, ti aiuta a tua insaputa per non umiliarti, è presente, soffre e gioisce con te, dei tuoi successi, della tua riuscita, della tua salute, del tuo benessere. E’ questo il vero amico e può essere quello che senti o vedi magari una volta all’anno e col quale non ceni o bevi da una vita. E’ la persona che comunque sa mettersi in disparte quando hai bisogno di ritrovarti, senza esprimere giudizi, è quella che non invade la tua sfera privata in virtù di un malinteso senso dell’amicizia.
E’ sempre più difficile trovare un vero amico in una società, tutta basata sul consumismo dove, parole come riuscita sociale, immagine, opportunismo, convenienza hanno preso il posto di autenticità, solidarietà, empatia.
Ma a chi crede che l’amicizia sia un valore, concludo con queste bellissime parole tratte dal libro “L’amico ritrovato” di Uhlman che ho letto molto tempo fa ma che ricordo mi colpirono molto:

“Non ricordo esattamente quando decisi che Konradin avrebbe dovuto diventare mio amico, ma non ebbi dubbi sul fatto che, prima o poi, lo sarebbe diventato.”

scritto da loretta fusco · 22 marzo 2010, 21:15 ·

 

Contavo le traversine dei binari. Alla centesima avrei dovuto girare a destra e prendere la via sempre dritto fino a casa. Dalle finestre aperte scappavano i profumi dei cibi preparati o il vociare delle famiglie riunite a tavola.
Tra poco sarò anche io a casa. Chissà cosa mi ha preparato mamma…

scritto da nadia · 22 marzo 2010, 22:17 ·

 

La mamma a mezzogiorno preparava sempre pasta al burro e fettina con insalata verde e una mela. La sera pastina, lesso o stracchino. A fine mese, a cena se la cavava con caffelatte o crema. Lei non cenava mai. Pane annerito sulla griglia, tutta sola, quando andavamo a letto , dopo carosello, ma beveva camparini e vino bianco, un’ubriacona allegra, in paese le volevano bene tutti. E c’erano tutti al suo funerale. Io avrei voluto che fossero tutti morti e lei ad accompagnarli, con me. Ero molto arrabbiato quel giorno. Ma ho sempre preferito il mondo alla rovescia. Prima che morisse e fino ad oggi e spero per sempre.

scritto da Gian-Andrea Rolla · 23 marzo 2010, 20:36 ·

 

Che bello questo blog, davvero un posto con l’aria pulita. Vi ringrazio per non scrivere scempiaggini inutili.
francesco

scritto da Francesco Pomponio · 23 marzo 2010, 20:40 ·

 

L’amicizia…qualche volta mi sembra che si parli di una nave favolosa, metti il Rex, che passa di notte spinto dai suoi potenti motori, con le sue luci che rivaleggiano con le stelle, e così forte è l’illusione della musica dell’orchestra, portata dal vento, che siamo anche noi lì a ballare nei suoi saloni splendenti, nella luce, mentre fuori non c‘è che il nero della notte e del mare: buio, solitudine, paura. Ma l’illusione dura poco. La nave fila veloce, lasciando una scia di schiuma. L’onda d’urto arriva anche alla nostra barchetta, e dopo poco la nave è già lontana. Ma tanto, nella barca da soli o soli nelle cabine lussuose,quando la musica tace, magari con qualcuno che ci dorme accanto, questa traversata la si farà da soli comunque.Per un attimo ci si scambia,magari, un saluto, un segnale d’amicizia, poi più niente, la nave è passata.

scritto da Leila Mascano · 24 marzo 2010, 06:45 ·

 

... si vive come si sogna, in perfetta solitudine. Queste le parole di un mio quasi omonimo che amo, allontanatosi tra le brume del Tamigi, riapparso “mentre il mio compare resta indifferente al lampo che ci ha trapassato l’anima, al tuono che inevitabilmente riporterà in vita il tempo che non muore”.

scritto da frank spada · 24 marzo 2010, 08:00 ·

 

... la nave è passata. Ma tu, Leila, ci sei ancora e io con te.
Oggi vi segnalo…
So’ passate l’ore, i giorni e l’anni e, ora che quella ragazzina è diventata grande… La cittìna (1€).
Ma que’ ciocchi ‘n avevano punto voglia di richiappà via e mezz’anneriti nicchiavano nicchiavano… La mì nonna (1€).
Entrambi di Luciana Bellini – per informazioni e copie info@stradebianche.stampalternativa.org

scritto da frank spada · 26 marzo 2010, 12:05 ·

 

La vita riserva sorprese, sempre. Un racconto mai nato faceva più o meno: “Siamo come navi nella notte, vaghiamo nell’oscurità, poi all’improvviso una luce fioca e lontana; si avvicina lentamente e scalda il cuore è un’altra nave! ci avviciniamo sempre più, fino a vederci da vicino…non siamo più soli…poi lentamente ci allontaniamo e siamo di nuovo nell’oscurità; prevale il piacere dell’incontro o il dolore del distacco? Siamo come navi nella notte…..
Omaggi a Lady Leila

scritto da Maurizio · 26 marzo 2010, 22:44 ·

 

O come chi, sopratutto negli ultimi mesi, fa un gran parlare dell’“evoluzione” tecnologia, tracciando rotte globosferiche per indirizzarci verso la scomparsa dei libri a stampa – senza avvertire la minaccia di un’“evoluzione” che ci porterebbe verso l’“oblio” (il principio biologico per cui dimenticare è necessario per progredire, per cambiare la propria vita, rimuovendo anche il ricordo degli errori commessi (anche nei libri)) – per collettivizzare la memoria del mondo.
Sapete già che amo i libri “veri” – che me ne farei, quindi, di Kindle di Amazon, ad esempio, che sfrutta la tecnologia del cosiddetto inchiostro elettronico, o del Ipad di Steve Jobs, il fondatore di Apple-Mackintosh (sempre più dimagrito a causa di un tumore/trapianto che ha subito di recente, peraltro), presentato qualche mese fa come novità assoluta perché con la sua “tavoletta” a schermo potrò leggere un giornale piuttosto che un ebook, guardare un film, ascoltare musica, telefonare… fantascienza, insomma (che in effetti ha anticipato spesso cose come queste), ecco perché ripenso al Rex, a Fellini o, tenuto conto che sono un uomo giovane, al massimo a Philip K. Dick e a Blade Runner.

scritto da frank spada · 27 marzo 2010, 15:39 ·

 

Totalmente d’accordo… io adoro tutto quel che è tecnologia, computer e così via ma… i libri ho bisogno di tenerli in mano, sfogliarli, portarmeli dietro in borsa, andare avanti e poi tornare indietro, leggere e rileggere… Non sono assolutamente portata per e-book né per gli audiolibri, amo leggere da sola :)
Un saluto Frank

scritto da Shara · 29 marzo 2010, 15:13 ·

 

Come ho già scritto anche in altra sede, credo che chi ama i libri, il fruscio delle pagine, l’odore che emanano, la gioia di sfogliarli appena acquistati, ecc. non li sostituirà mai con un e-book. Però vedo in questo nuovo strumento la possibilità di raggiungere alcune fasce di lettori che altrimenti non leggerebbero, oppure di alleggerire in costi e peso gli studenti. Ho un figlio all’università e molti suoi docenti invece che fargli acquistare volumi costosissimi (come dovetti fare io ai miei tempi) forniscono agli studenti dispense e materiale di studio in formato digitale. Una cosa molto apprezzabile. Credo che, come capita per ogni innovazione tecnologica, la via giusta sia quella di trarne i vantaggi senza dimenticare la nostra storia e le nostre abitudini.

scritto da Emily Way · 29 marzo 2010, 23:32 ·

 

Il manuale di Apple Final Cut Studio, un programma per il montaggio video che ho comprato, è solo in pdf e consta di 2030 (duemilatrenta) pagine.
Qui l’Ipad sarebbe perfetto.

scritto da Francesco Pomponio · 30 marzo 2010, 17:33 ·

 

Quando entro in una libreria mi accorgo subito quanti sono e dove si nascondono quelli che hanno il mio stesso vizio: annusare i libri.
Per uno che non ha questa strana abitudine può sembrare una cosa fuori dal mondo; molti ci prendono per matti e chiamano la commessa che, il più delle volte, si fa una risata quando le riferiscono che nel settore dei saggi c’è un uomo che sta odorando i libri.
Li riconosci subito.
Si appartano negli angoli più remoti, fra gli scaffali delle edizioni più costose e di conseguenza meno lette, si guardano attorno a lungo e, solo nel momento in cui si sentono totalmente soli, afferrano il libro.
La loro scelta non è mai casuale, ma è mirata ai libri e agli autori che amano di più perché, di solito, si tratta anche di grandi lettori.
Appoggiano il pollice della mano sinistra sull’ultima pagina e fanno scorrere lentamente i fogli diminuendo la pressione del dito mentre il naso, quasi immerso completamente nella carta, percepisce l’inconfondibile odore.
Quando hanno aspirato tutto il libro si voltano per osservare se qualcuno, nel lasso di tempo in cui erano concentrati ad annusare, li stesse guardando.
Ripongono il volume nell’esatto punto da dove l’avevano prelevato e se ne vanno alla ricerca di qualche altra vittima.(...)
Da Ladri… (che rubano l’odore dei libri) di Mauro Daltin
... oppure…
Mi aggirai in quel labirinto che odorava di carta vecchia, polvere e magia per una mezzora. Lasciai che la mia mano sfiorasse il dorso dei libri, disposte in lunghe file sugli scaffali, affidando la mia scelta al tatto. (...)
Carlos Ruiz Zafon – L’ombra del vento.
...
Ah… i libri!!!

scritto da Elisa · 30 marzo 2010, 21:01 ·

 

Certamente la soddisfazione che si prova nello sfogliare le pagine di un libro non sarà mai eguagliata da un e-book, senza mettere in dubbio la praticità e i costi ridotti di quest’ultimo. A ciascuno la sua scelta, dunque, anche doppia…riferimento non casuale.

scritto da butterfly · 31 marzo 2010, 14:03 ·

 

La primavera, ancora…ci coglie all’improvviso, sgomenti, la tristezza dell’ora in cui il cielo da turchino sconfina nel violetto, i rintocchi delle campane, le rondini. Forse siamo in una fera di metallo, e sulle pareti di questa squallida Metropolis ci proiettano le immagini del mondo com’era. Ma se il cielo e rondini sono vere, se davvero rintoccano le campane, forse qualche speranza c‘è. Buona Pasqua.

scritto da Leila Mascano · 2 aprile 2010, 16:55 ·

 

Speranze, delusioni… provate con uno shampoo all’uovo e datevi pace!

scritto da frank spada · 3 aprile 2010, 07:31 ·

 

Giusto. Come diceva anche Giorgio Gaber, come lo shampoo non c‘è niente.

scritto da Leila Mascano · 3 aprile 2010, 09:16 ·

 

Ciao Frank, passavo solo per augurarti una serena Pasqua :)

scritto da Shara · 4 aprile 2010, 18:50 ·

 

Lo shampoo all’uovo di pasqua

scritto da Francesco Pomponio · 6 aprile 2010, 21:05 ·

 

Possiedo un lettore ebook da Natale. Piccolo regalo che mi sono permessa grazie alla tredicesima. Leggo libri di carta e continuo ad acquistarli perchè in casa, sul mio divano o sulla mia poltrona fantozziana, mi piace sfogliarli. Porto con me il lettore per quando sono in coda in posta, sul treno, ad una vacanza ed evito così che la mia borsa continui ad essere un’arma impropria come lo era prima.
Sono una doppia quindi. Così come, per gli amanti della musica, l’mp3 non ha interrotto l’acquisto di cd, e il cd l’acquisto di vinili, credo che il mercato degli ebook non sostituirà quello dei libri in carta. Ciò che guasterà il mercato e la libera cultura sarà, molto più probabilmente, la nuova proposta di legge contro il piego di libri per gli editori a discapito, come sempre, delle piccole case editrici che spesso hanno il coraggio di pubblicare libri-denuncia.

scritto da nadia · 10 aprile 2010, 23:37 ·

 

Non demonizziamo la tecnologia: concordo sul fatto che l’ iPad, da pochissimo sul mercato, “ucciderà i giornali stampati ma, nel contempo, potrebbe anche salvarli perché allargherà il campo dei lettori in maniera sostanziale “. Sarà naturale, per chi lo possiede ed ha tempo, andare a leggere oltre, come succede con l’ e-book. Quindi si leggerà di più, cosa che comunque mi sembra positiva.

scritto da paolo · 11 aprile 2010, 09:19 ·

 

L’iPad non è adatto come lettore ebook. E’ troppo grande per essere portato in giro e pare che, se vuoi leggere un ebook, devi acquistarli apposta da loro perchè leggono solo un formato particolare. I lettori dedicati invece, leggono il pdf, il lit, l’ ePub e il doc. Ma non voglio scendere troppo nei particolari. Solo, non lasciamoci prendere dall’entusiasmo dell’ iPad quando i lettori dedicati sono molto più maneggevoli e, soprattutto, meno costosi.

scritto da nadia · 11 aprile 2010, 20:54 ·

 

Un saluto a tutti quelli che pensano, come Eliot, che aprile sia il più crudele dei mesi. Un saluto a tutti quelli che colgono della primavera una vibrazione dell’aria, specilmente quando si fa sera, nostalgica, come una nota altissima che stia per spezzarsi, o quell’attimo di sgomento quando al tramonto il sole esita un istante, e poi sprofonda improvvisamente nella linea dell’orizzonte. Il suono delle campane, verso sera, ha un rintocco da spaccare il cuore e l’aria, così bella e azzurra nelle belle giornate, ci sgomenta, come se ci rammentasse il paradiso perduto.Vorremmo allora correre a casa, stringerci tra le braccia amate, sfuggire questo senso d’effimero che la bellezza comporta, e non è disgiunto dalla percezione inconscia che se tutto rinasce è pur vero che tutto è destinato a morire, e dunque, davvero, aprile è il più crudele dei mesi,se non pensiamo con forza che noi stessi vogliamo in qualche modo rinascere, come fenici, dalle nostre ceneri e da quelle del passato.

scritto da Leila Mascano · 13 aprile 2010, 06:24 ·

 

Aprile, primavera del non fare, al passo di chi cerca i ricordi persi al sole di una sepoltura, tant‘è vero che attraversa gli incroci con il rosso.
Al primo capogiro verde compera un giornale e a casa legge che Vinitaly ha premiato il Friuli Venezia Giulia segnalato dall’attore Depardieu, non male per aver provato a uscire!

scritto da frank spada · 13 aprile 2010, 15:07 ·

 

Mon Dieu, che vitalità Depardieu! Ecco uno che se ne infischia del tempo che pass ( come direbbe Arbore ) nonostante five by-pass, il semaforo rosso non lo ferma, si occupa di donne, di vino, di cinema, di gastronomia e chissà cos’altro, e chissà in quale ordine, e di fronte a tanto appassionato amore per la vita non possiamo che ricambiare la sua franca risata, e metterci sulla scia…

scritto da Leila Mascano · 14 aprile 2010, 06:04 ·

 

Un augurio affettuoso a chi va col vento in poppa, ma si perde a guardare la tristezza del tramonto. Signori, dice il sole prima di sparire…Domani si replica!

scritto da Leila Mascano · 18 aprile 2010, 08:15 ·

 

Ho sempre adorato Depardieu, soprattutto per questo suo splendido modo di prendere la vita! Un saluto Frank.

M.

scritto da Shara · 19 aprile 2010, 17:14 ·

 

Un tappeto fresco e verde si prepara a ricevere i grilli…si torna un po’ indietro con la mente, a tempi più semplici e gioiosi, quando bastava poco a renderci felici: il prodigio dell’attesa. Se non ci si aspetta nulla, o solo cose poco felici, non si affacceranno le cose belle, perché penseranno: Non siamo attese…Sciocchezze. Qualcosa in fondo al cuore aspetta, aspetta il verde dei prati, il canto dei grilli, e la falce di luna che sempre si rinnova. Luna calante, e dopo luna crescente. Le stelle dicono sì.

scritto da Leila Mascano · 19 aprile 2010, 23:06 ·

 

Vengo ogni tanto su questo blog, così ho più cose da leggere :-)
E sono tutte belle.
Grazie

scritto da Francesco Pomponio · 28 aprile 2010, 19:01 ·

 

E’ un andirivieni questa primavera. Un continuo di caldo e freddo, nuvole e sole, boccioli e umidità. E’ attesa agognata della natura che si rinnova anche quest’anno.

scritto da nadia · 28 aprile 2010, 21:28 ·

 

Ben ritrovati cari amici!
Oggi invito tutti a iscrivervi alla news-letter di Robin Edizioni e partecipare in massa al concorso VinciRobin – www.robinedizioni.it – scrivete un raccontino, max 20 righe, che contenga tutti i 21 titoli dei libri recentemente pubblicati da Robin Edizioni (c‘è anche Marlowe ti amo, quindi… ) – il vincitore riceverà gratis, a casa sua, tutti i 21 libri di questa edizione.
Mi aspetto vinca uno di voi, eh!
Io ho vinto l’edizione del 10 giugno 2009, con “Appunti per un abbecedario minimo sul jazz”.
Un caro saluto e bentornato a Roberto Ziviani, che ora aspetto qui sul Canocchiale a rovescio.

scritto da frank spada · 30 aprile 2010, 11:54 ·

 

Grazie, Frank. Eccomi puntuale: non potevo non visitare questo blog.
Davvero affascinante, come il suo titolo.
Non ho letto tutti i commenti: sono davvero tanti.
Il cannocchiale: uno strumento utile in entrambi i sensi lo si guardi. Quel cannocchiale virtuale che sta nell’ animo di tutti noi. Quello strumento che, a nostra convenienza, usiamo da una parte o dall’ altra per avvicinare ciò che ci interessa ed allontanare ciò che ci infastidisce o che ci intimorisce.
Si vuole quasi “entrare” negli altri e nello stesso tempo allontanare la possibilità che altri entrino in noi. Oppure viceversa. Se ognuno potesse leggere nella mente degli altri questo strumento diventerebbe obsoleto: per fortuna non è così.
Giochiamo dunque con questo strumento, ma cautamente: a volte, purtroppo si sceglie la parte sbagliata per guardarvi dentro, accorgendosi troppo tardi dell’ errore. Infine lasciamolo usare liberamente dai nostri sensi e dal nostro cuore: credo che usarlo solo con il cervello sia controproducente oltre che estremamente riduttivo.
Soprattutto credo sia meglio non usarlo impropriamente per avvicinare od allontanare una nostra meta per mera e momentanea convenienza. Come dice un antico proverbio arabo: “se hai una meta e ti fermi ogni tre passi a lanciare sassi ai cani che ti abbaiano, non arriverai mai alla tua meta”.
Ed infine credo sia meglio usarlo sempre quando si è lucidi di mente: esiste sempre il rischio che il cannocchiale si trasformi in caleidoscopio.
:-)

scritto da Roberto Ziviani · 30 aprile 2010, 16:56 ·

 

Un libro? – Il canocchiale è di tutti, quindi anche tuo, caro Roberto – punta come vuoi e tienici informati.
Bentornato!

scritto da frank spada · 30 aprile 2010, 18:58 ·

 

Che bella l’idea del concorso, verrebbe quasi voglia di provare ma temo di non essere proprio portata per queste cose, meglio se mi dedico alle recensioni :)

Grazie per la segnalazione però, sarebbe stato davvero bello ricevere 21 libri a casa!!!

Un abbraccio Frank

scritto da Shara · 30 aprile 2010, 20:57 ·

 

Un libro? Ho da poco finito di scriverne uno ed ora lo sto rivedendo per le correzioni del caso. E’ un giallo/poliziesco. Un altro caso, nella mia vita, nel quale il cannocchiale a rovescio ha il suo significato.
:-)

scritto da Roberto Ziviani · 30 aprile 2010, 21:04 ·

 

Le giornate festive ci danno il tempo di leggere con più calma, anche sul web. Sono andata a sbirciare sul sito seganalato e ho letto anche il suo testo, vincitore di una precedente edizione. Ma sa che lei è un fenomeno ? L’ idea di poter vincere libri è divertente, quindi con molta leggerezza proveremo ad imitarla. Al di là di tutto, comunque, ho apprezzato molto la sua generosità nel segnalare agli amici questa opportunità.

scritto da anna · 1 maggio 2010, 08:25 ·

 

Gentile Shara, provarci non costa nulla!
In ogni caso, segnalo a tutti gli amici del Cannocchiale a rovescio che qui “link-test” http://www.robinedizioni.it/marlowe-ti-amo potranno lasciare, in assoluta libertà di critica, i loro pareri/impressioni su Marlowe ti amo – vi ringrazio anticipatamente.

scritto da frank spada · 1 maggio 2010, 08:43 ·

 

Io ci ho provato; è pur sempre un confrontarsi e mettersi alla prova.
Grazie per la segnalazione!

scritto da loretta fusco · 2 maggio 2010, 19:57 ·

 

genitori e figli

caro papà
Un padre entra nella camera della figlia e la trova vuota con una lettera sul letto.. Presagendo il peggio, apre la lettera e legge quanto segue:

Caro papà, mi dispiace molto doverti dire che me ne sono andata con il mio nuovo ragazzo. Ho trovato il vero amore e lui, dovresti vederlo, è così carino con tutti i suoi tatuaggi, il piercing e quella sua grossa moto veloce. Ma non è tutto papà: finalmente sono incinta e Abdul dice che staremo benissimo nella sua roulotte in mezzo ai boschi: lui vuole avere tanti altri bambini e questo è anche il mio sogno. E dato che ho scoperto che la marijuana non fa male, noi la coltiveremo anche per i nostri amici, quando non avranno più la cocaina e l’ecstasy di cui hanno bisogno. Nel frattempo, spero che la scienza trovi una cura per l’Aids così Abdul potrà stare un po’ meglio: se lo merita!

Papà non preoccuparti, ho già 15 anni, so badare a me stessa. Inoltre Abdul, forte dei suoi 44 anni d’età , mi segue e mi consiglia al meglio nelle scelte come quella di convertirmi all’islam. Spero di venire a trovarti presto, così potrai conoscere i tuoi nipotini. La tua adorata bambina.

P.S. Tutte palle, papà! Sono dai vicini. Volevo solo dirti che nella vita ci sono cose peggiori della pagella che ti ho lasciato sul comodino.

E tutti a questo punto dovremmo tirare un sospiro di sollievo. Questo articolo letto su un periodico di una città di provincia mi ha talmente colpito per la sua comica drammaticità che mi ha dato lo spunto per fare alcune riflessioni sul problema dei nostri giovani, soprattutto sul problema vissuto da noi genitori nei loro confronti. E’ assodato che nella stragrande maggioranza dei casi i nostri figli adolescenti sono stanchi, annoiati, ciondolano da una stanza all’altra della casa con lo sguardo perso nel vuoto al ritmo della musica proveniente dalle cuffie. Se gli parli non ti rispondono o nel migliore dei casi grugniscono un sì, un no, nuovamente persi dentro se stessi. In sostanza non hanno voglia di fare una mazza a partire dallo studio, quando c’è, limitato al minimo sindacale, per finire alla richiesta minima, tipo riordinare la camera, o sistemare i vestiti. La giornata con un adolescente è una lotta all’ultimo sangue, estenuante, sfibrante, in bilico tra compromessi continui, concessioni elargite a condizione di…..,il tutto a conclusione di estenuanti trattative quasi sempre a favore dei questuanti. L’umore poi è qualcosa che ha a che fare direttamente con la “tempesta ormonale” in atto e che li vede passare dal riso al pianto, all’imprecazione, all’esaltazione, alla disperazione almeno 50 volte al giorno. Non si contano i vaffa…., nella migliore delle ipotesi rivolti così, alla stessa stregua di complimenti, a noi tapini, che, dopo l’ennesima filippica e diffida dall’usare ancora una volta simili parole….tutto torna come prima. Il moroso o la morosa è quasi sempre un argomento tabù che se ti permetti di contestare o peggio, di mettere in discussione, cadi in disgrazia in quanto a confidenze e diventa un capitolo chiuso. Potremmo continuare all’infinito con altri esempi di “gioventù perduta”. E allora, dato che tra quelle adolescenti potrebbe esserci anche mia figlia, mi par di sentirmi: “In fondo non beve, fuma, ma non si droga, non passa da un ragazzo all’altro, a scuola vivacchia”. Lo so, sembra paradossale, ci accontentiamo di quello che abbiamo, nel timore di quello che potremmo avere. E in fin dei conti non è poi così strampalata la mia riflessione, perché a volte basta saper attendere, avere la pazienza di superare i limiti imposti dalla vanità e dall’orgoglio di volere un figlio modello a tutti i costi, il più bravo, il più sportivo, il più brillante, un figlio da esibire insomma.

Riusciamo a farcene una ragione?

scritto da loretta fusco · 2 maggio 2010, 20:14 ·

 

Mi ha molto divertita questo intervento di Loretta, il ritratto degli adolescenti nelle loro espressioni peggiori è perfetto. Vero anche che con il tempo si cambia e chi ha dato pensieri ci da le soddisfazioni più grandi. Per fare i genitori, così come gli insegnanti, ci vorrebbero nervi saldi, coerenza, capacità di ascolto etc…ma anche una buona dose di ironia, che si può affinare con il tempo. Inoltre ricordiamoci sempre che, a differenza di ciò che dice mia madre, i bisogni dei figli NON vengono prima dei nostri. Quindi cerchiamo di stare alla larga dai sensi di colpa, perchè quelli si leggono in faccia e sono il nostro tallone di Achille.

scritto da amelia · 3 maggio 2010, 08:49 ·

 

“Certo, non si può decidere niente finché tutto non è finito, ma anche allora non si può proprio essere sicuri: perché come si fa a capire quando una cosa è finita, per davvero e per sempre?”
6 maggio 1915 – Kekosha (Wisconsin – USA)
10 ottobre 1985 – Los Angeles
Orson Welles – domani, dopodomani: la vita!

scritto da frank spada · 4 maggio 2010, 11:20 ·

 

Visto come va l’Italia… http://www.riaprireilfuoco.org/blog/?m=201005

scritto da frank spada · 4 maggio 2010, 18:23 ·

 

Io sono stata una di quegli adolescenti scontenti e problematici, protetti dal “fragile scudo d’una porta” dalle invasioni dei grandi, per citare più o meno il mio libro, quei grandi a cui il mio comportamento, come quello di tanti miei coetanei, dava un sacco di preoccupazioni, laddove anche loro, come me, non chiedevano che d’essere lasciati in pace…Non è cambiato molto, anche se gli anni sono passati. L’adolescenza è una stagione terribile, si cambia pelle come i serpenti, ma si è nudi e disperati. Gli altri, gli adulti, sembrano avere acquisito le loro certezze, e come nel gioco dei quattro cantoni si scambiano i ruoli. Il figlio è il giocatore che sta in mezzo, cercando d’infilarsi e “rubare” un posto, il famoso posto al sole. Quale sole? I genitori sono presto rassegnati e scontenti, oppure cinici e aggressivi, agli occhi dei figli. Non sono più un modello, e i modelli che si offrono loro sono osceni e ridicoli. Non che le generazioni immediatamente precedenti avessero dei gran modelli, ma almeno sussisteva una piccola speranza, con le buone o con le cattive, di cambiare il mondo. E’ finita anche quella, e il mondo è sempre più un postaccio incerto, dove è bene arraffare tutto quel che si può, e in fretta.Come da panorama. Almeno fino a venti anni fa potevi ancora lavorare, andartene di casa, farti una famiglia. Questo, nella maggior parte dei casi, non è più possibile. Il lavoro è sempre più spesso un miraggio, la casa non ne parliamo ( a meno che non ci pensino i genitori )e così si resta scontenti parcheggiati a casa di mamma e papà e psicologicamente col pannolone fino a quarant’anni, zompettando da un precariato all’altro, in due parole arrangiandosi d’arrivare tutti interi ai quaranta,e cominciare con vent’anni di ritardo dove i genitori avevano cominciato a venti…nel frattempo, chi può si trastulla con i vani giocattoli che si forniscono loro invece di una vera vita. Ed ecco gli sballi, le auto, le moto, i supercellulari in un mondo dove tutto sembra a portata di mano, e davvero non lo è niente. Forse, se ci si riesce, bisognerebbe stringere i legami prima che le porte si chiudano, concedere meno cose e più rispetto, stabilire quel dialogo che almeno dica: Sinceramente il mondo è uno schifo, io a cambiarlo non ci sono riuscito, ma almeno tu provaci, e non smettere di provarci. Io sono qui.

scritto da Leila Mascano · 5 maggio 2010, 21:41 ·

 

Segnalo alle nostre amiche, signore senz’altro più “attrezzate” di me nell’arte enogastronomica, che il Concorso letterario “diVinando” 2010 è in scadenza: 31 maggio 2010.
Affrettatevi, partecipate http://divinando.blogspot.com/2010/05/fessina-letna-e-i-racconti-del-piacere.html – distraetevi un po’ dalle pesanti occupazioni casalighe, familiari etc.

scritto da frank spada · 6 maggio 2010, 16:26 ·

 

Non è neanche molto facile, quando i modelli di riferimento sono quelli sotto gli occhi di tutti: Grande Fratello, Isola dei famosi, Uomini e Donne ecc. ecc. Chi si sottrae a questa omologazione è out e senz’altro il suo futuro dovrà giocarselo su altri binari, per una strada in salita e senza jolly da giocare. Il diktat: Tutto e subito, possibilmente senza fatica dilaga tra i nostri giovani, abituati a ottenere tutto senza guadagnarsi nulla e questo è un po’ anche colpa nostra che, oberati da mille impegni, anche quelli relativi al nostro benessere personale, nel tentativo di eliminare i sensi di colpa dovuti allo scarso tempo dedicato loro li abbiamo riempiti di cose materiali non dandogli l’unica cosa importante: il senso del valore del denaro e della fatica nel guadagnarselo.

scritto da loretta fusco · 8 maggio 2010, 14:00 ·

 

Festa della mamma! Da quando molti anni fa sono riuscita a liberarmi dal suo sguardo critico e dalla sua influenza, mia madre cerca sempre di farmela pagare altalenando battutine ad alzate di voce. A volte cado nella trappola, poi penso con indulgenza che non cambierà mai, e che usava lo stesso sistema con mio padre che si difendeva raccontandole un sacco di balle. Lui è morto mandandola “a quel paese”(eufemisticamente parlando).

scritto da anna · 9 maggio 2010, 16:38 ·

Rivolgo un pensiero di simpatia a tutte le mamme, sopratutto alle vedove!

scritto da frank spada · 9 maggio 2010, 18:43 ·

 

9 maggio – festa delle mamme
Ci sarebbe un nuovo modo per dare senso a questo giorno e sarebbe quello di fare effettivamente qualcosa per tutte le madri in attesa, fresche di parto, mamme di figli piccoli, grandi, che si dibattono tra la gioia che un figlio sempre rappresenta e la difficoltà a sostenere una situazione familiare in cui il peso della gestione dei figli ricade sempre su di lei, in nessun modo supportata dalle Istituzioni che ancora nulla hanno fatto a sostegno della famiglia e della madri lavoratrici in particolare. E poi si parla di denatalità e si fanno discorsoni per incentivare le nascite dei figli in una Italia dove c’è il tasso di natalità più basso in Europa e bonus, piani famiglia, progetti per le mamme rimangono soltanto delle buone intenzioni, per essere ottimisti..
Ma il figlio chi se lo può permettere? Senz’altro non la precaria, la disoccupata, l’inoccupata, l’operaia perché, dimenticavo, non ci sono nidi a sufficienza per accogliere i bimbi delle madri lavoratrici e quelli che ci sono, si pagano a caro prezzo. Quindi beati i nonni, perché in Italia, fortunatamente ci sono e sono perlopiù disponibili ad aiutare i figli in difficoltà. Ci sono donne, anche con elevato tiolo di studio che fatti i conti della serva decidono di rimanere a casa perché è più conveniente rispetto alle spese che dovrebbero affrontare se lavorassero. E ci sono anche quelle che invece, al di là di tutto, non fanno figli perché perderebbero il lavoro, in quanto il “capo,” al momento dell’assunzione, fa loro velatamente capire che sì, insomma, sarebbe preferibile che per il momento fosse un progetto da accantonare, o come il caso di quella donna il cui desiderio di diventare madre è stato smorzato di colpo facendole firmare una carta in cui si impegnava a non fare figli per un tot. n di anni. Sono cose che succedono in Italia nel 2010 e hanno il sapore di conquiste mai raggiunte, di traguardi solo sognati, di vergogne da denunciare.

scritto da loretta fusco · 10 maggio 2010, 14:39 ·

 

Cose che succedono in Italia, dove i governanti aspettano di trovar posto in prima pagina con un avviso di garanzia e l’opposizione litiga cercando un candidato leader che non c‘è. L’Europa, intanto, se ne va a… sì, sì Loretta, ha capito bene, a zonzo tra nuvole ossidiane!

scritto da frank spada · 10 maggio 2010, 15:44 ·

 

- lieta: a pochi giorni dalla festa della mamma una signora varca la soglia del n° 10 di Downing Street con il pancione – infausta: un aereo precipita a Tripoli spargendo al suolo un carico di gente – miracolosa: un passeggero si salva, è un bambino olandese (amo l’Olanda per motivi parentali) – promozionale: se siete scrittori, esordienti o no, leggete i commenti a questo post http://www.riaprireilfuoco.org/blog/?p=345
Circostanza: un microscopico granello ruota orbitando attorno al sole, in modo stabile (secondo me approssimativamente)

scritto da frank spada · 12 maggio 2010, 15:38 ·

 

“Stare in silenzio tutto il giorno, non vedere giornali, non sentire la radio, non ascoltare chiacchere, in perfetta pigrizia, nella più completa indifferenza alle sorti del mondo, è la migliore medicina immaginabile.
Non c’era più niente da conquistare: davanti a me si stendeva un oceano di pace.”
Ho trovato questo appunto (H.Miller) inaspettatamente, in questa bella giornata di pioggia, tra vecchi libri. Adatto a tutti.

scritto da butterfly · 13 maggio 2010, 18:09 ·

 

Di Miller in Miller e sento la testa che mi ronza come avessi dentro un giradischi che suona in anteprima, e solo per me, Roslyn, il tema veloce di The Misfits, di Alex North.

scritto da frank spada · 14 maggio 2010, 18:15 ·

 

Di Miller in Voltaire (vale?), visto che in questo periodo mi calza a pennello come un paio di scarpe vecchie ed usurate: “Tutti gli eventi sono concatenati nel migliore dei mondi possibili: perché, insomma, non t’avessero cacciato da un bel castello a pedate nel sedere per amore di madamigella Cunégonde, non fossi caduto nelle mani dell’Inquisizione, non avessi percorso l’America a piedi, non avessi dato un bel colpo di spada al barone, non avessi perduto tutte le pecore del buon paese di Eldorado, non saresti qui a mangiar cedro candito e pistacchi…” (ps: non sono ancora al cedro ed ai pistacchi!) ;-)

scritto da Elisa · 14 maggio 2010, 21:08 ·

 

Scarpe risuolate, presenzieremo a noi stessi vigilando il quotidiano, ché gli eventi ci seguono anticipandoci i ricordi, Elisa, non lo dimentichi.

scritto da frank spada · 15 maggio 2010, 08:22 ·

 

Quanta strada per arrivare al cedro e ai pistacchi!Insomma, accontentiamoci della considerazione d’esser, comunque, sulla barca. Finché c‘è il vento, si va avanti, per quanto non si sa. Qualche volta governiamo al timone, qualche volta tempeste o bonacce decidono loro. Ma ogni tanto ci scalda un po’ di sole, si spera nella prima stella e perfino, pare, che naufragar sia dolce in tanto mare…sprofondare nell’azzurro, traformarsi in corallo o stella marina, o nell’azzurro sollevarsi, come un palloncino che si dondola nel cielo, e chissà dove finirà. Neppure ‘sto famoso svanire è troppo male.

scritto da Leila Mascano · 15 maggio 2010, 08:41 ·

 

Per ora piove (ancora!!!) ma pare che da lunedì... guarda guarda, il vento sta cambiando, il dito punta a nord-est… quel palloncino andrà dritto a Roma e, arrivato sopra una terrazza, scoppierà spargendo fiori, fiori, fiori… rallegrando il cuore di una cara amica.

scritto da frank spada · 15 maggio 2010, 11:31 ·

 

Per ora piove (ancora). Tuttavia, appena uscirà il sole, il ricordo piovoso svanirà in un baleno. I ricordi anticipati sono sempre parte di un evento passato. Seppure in futuro li vivremo, comunque non li abbiamo ancora. E potremmo non averli mai! Chissà... la famosa pillola che fa dimenticare potrebbe venir utile un giorno, almeno a coloro che con i ricordi si sono rovinati la vita…

scritto da Elisa · 15 maggio 2010, 11:38 ·

 

Prua rivolta ai ricordi anticipati, governo la mia vela gorgogliando via il passato, a poppa.

scritto da frank spada · 15 maggio 2010, 11:59 ·

 

Una pioggia di coloratissimi fiori mi sorprende…grazie.
Ad Elisa una riflessione di Ingrid Bergman: Il segreto della felicità è in una cattiva memoria. Per me, il segreto della felicità sarebbe in una memoria selettiva: tenere gelosamente custoditi i bei ricordi, e gli altri…“gettarli in fondo al mar!”

scritto da Leila Mascano · 15 maggio 2010, 12:38 ·

 

Cari Ettore e Frank, un tempestone di sabbia da qualche giorno rende i contatti più difficili, non riesco a entrare nei vostri blogs e mi sarebbe piaciuto rispondervi sulla proposta di Frank d’ospitare scritti di scrittori esordienti. Quindi vi allego quanto avrei voluto mettere nei “commenti” e se lo inserite voi, grazie.
A presto,
Gian Andrea Rolla

“Frank Spada propone a Ettore Bianciardi di ospitare nei blog gli scritti degli autori esordienti che faticano a farsi considerare dalle case editrici. Bianciardi dal canto suo incoraggia gli scrittori esordienti a stamparsi e distribuirsi i libri da soli. Frank, bontà sua, mi cita tra gli autori esordienti e poi mi scrive di darmi “da fare”.
Sicuramente mandero’ qualcosa ai blog, l’ho già fatto, iniziativa che fa curriculum. Ma ci tengo a precisare che non sono uno scrittore esordiente. Perché ho già esordito. Dieci anni fa, ormai. Con Stampa Alternativa, collana Eretica. E ad oggi ho pubblicato il doppio di Frank Spada. Due romanzi contro uno. Ci tengo a precisare che trattasi non di scrittore esordiente, ma di scrittore fallito. Almeno per ora. Vivo infatti facendo un altro lavoro. Mando o faccio mandare da agenti letterari e amici ben ammanigliati scritti a case editrici d’ogni tipo (grosse, medie, piccine) che dopo averli definiti “omerici”, “marqueziani”, “leopardiani”, li cestinano, perché evidentemente pubblicano soltanto scritti “baricchiani”, “tamariani”, “falettiani”. Forse uno farà eccezione e saremmo a tre pubblicazioni. Ma, viste le dimensioni dell’editore, anche se vendessi tutte le copie e facessi dieci ristampe, rimarrei un fallito, un perdente. Quindi proporrei a Ettore e a Frank di ospitare non solo gli esordienti ma anche i vinti. Perché questi non se li filano neanche gli alternativi.
Stampa Alternativa infatti siccome é alternativa, con me rimane disponibile se confesso d’essere io il mostro di Firenze. Ma ho un alibi di ferro e poi dire le bugie fa piangere Gesù bambino”.

scritto da frank spada · 15 maggio 2010, 14:39 ·

 

Permettete un’opinione (per quanto discutibile, suvvia!). Non esistono scrittori falliti. O meglio: gli scrittori falliti sono coloro che decidono di non scrivere più. Perchè scusate: se gli scrittori validi fossero coloro che vendono… mon dieu!, saremmo in balìa di una manica di illetterati e incolti, di gente che scrive senza dire nulla. Perchè chi scrive e lo fa in maniera convinta, può anche essere letto da due gatti (i miei magari! ;-)), ma scrive comunque perchè ci crede. No: uno scrittore fallito è solo colui che smette di scrivere… o aggiungerei, dopo quanto affermato, chi pubblica solamente vuote e sciocche parole!

scritto da Elisa · 15 maggio 2010, 15:32 ·

 

Caro Gian, mi mantengo lavorando, irrobustendo i nervi. Scrivere non è l’alternativa a vivere e certamente non va inteso come un alibi per chi cerca altro.

scritto da frank spada · 15 maggio 2010, 15:36 ·

 

Certamente gratifica essere ascoltati, soprattutto quando chi ci parla, scrive o commenta non lo fa per piaggeria né per inveire ma per incrociare il nostro sguardo che riflette il suo, semplicemente bilanciando gli estremi. Per me, “il cannocchiale a rovescio” è proprio questo.

scritto da marta · 15 maggio 2010, 16:52 ·

 

NOTA – Preciso, per correttezza, che la versione “aggiornata” del “commento” di G.A. Rolla la trovate su Riaprire il fuoco.

scritto da frank spada · 16 maggio 2010, 07:24 ·

 

Cribbio! Il nostrocaro ha detto: Basta! Questa non è una cricca, questo è un cricco!
Che sia una leva per una lega? Si vedrà.

scritto da frank spada · 16 maggio 2010, 08:03 ·

 

Mi tuffo in apnea, nel profondo di me stesso, ascoltandomi lo spuntare delle branchie e, sorpresa, respiro atmosfera rarefatta eppure concreta, dove é superbo (re)incontrare i vecchi compagni caymani, golosi di alckermes e fish&cips. Mi accettate, per qualche giro in giostra,che ho ancora tanta voglia di giocare?

scritto da Piero Boi · 16 maggio 2010, 19:34 ·

 

Qui si tira avanti a forza di “pollicini” (hanno sostituito i “succhielli” di uno sceneggiatore di La Jolla impegnato in lungo addio da una moglie, un’irlandese puritana, che aveva scoperto che la segretaria del marito lo ispirava in varie pose), ben arrivato Piero Boi – faccia attenzione a non sgocciolarli (bicchierini alti tre dita, pieni fino al colmo di nobili scozzesi).

scritto da frank spada · 17 maggio 2010, 07:20 ·

 

qua, si marcia a rum, quello dei filibustieri della costa, liscio o “arrangéé” al sapore dei frutti locali. Poi c‘é il TREMBU, vino di palma, dolciastro che tira alle gambe…poi, il betza-betza, similare,
infine la jamala, cugina della MariaGiovanna, più cruda e distonante,
un melange che mi tiene sempre teso sul filo, a partire dal mattino, ore 4,30/5,00 con caffé nero locale, forte e grezzo.
Sarà per questo, che mi sento in sintonia con voi…

scritto da Piero Boi · 17 maggio 2010, 14:31 ·

 

Ola Frank, vorrei andare alla Torinese di Piazza Amedeo, se esiste ancora, e comprare una scatola di boeri, metterli in frigo e poi farmene fuori almeno tre. Il boero tutt’intero (per forza!)riempie la bocca,bisogna farlo slittare col bordo inferiore leggermente pralinato verso il margine dei molari inferiori, e procedere. Si sente scricchiolare lo scrigno di zucchero che contiene il rhum, ghiaccio e fuoco, come il bacio d’Uncino, (vedi sopra, Maupin )poi la cioccolata, che si fonde deliziosamente inondandoti di delizia. L’unica volta che ho rischiato una sbronza è stato coi boeri, in una serata di grande infelicità. Pensiero affettuoso al prof di lettere al liceo, che consigliava Dante per le pene d’amore. Io risolvevo con la cioccolata, restando, prodigiosamente, una 42 ( e senza brufoli!).C‘è chi può, e come diceva Cecchi Gori, io può.

scritto da Leila Mascano · 17 maggio 2010, 15:34 ·

 

Il suo doppione, invece, dopo una serata trascorsa festeggiando il compleanno in solitudine con una bottiglia in mano, si addormentò lasciando le finestre aperte e si tirò dietro per una notte intera quel bestione nero di Earl Bostic che gli colpì le reni, ripetutamente, con i tre toni bassi del refrain di Night Train e quando si tirò su per chiuderla… scivolò sulle cartine dei cioccolatini sparse a terra e si cerchiò di nero-viola un occhio contro lo spigolo del comodino.
La cioccolata, Leila, a volte è pericolosa quanto un sax tenore.

scritto da frank spada · 17 maggio 2010, 16:46 ·

 

oh, baby!
vorrei offrirti un tour all’Isola delle Scimmie Nosy Komba) per vedere i lemuri golosastri rimpinzarsi di banane e manghi, se non fosse per l’ennesimo ciclone che squassa la costa e i tetti di lamiera…
l’ultima piroga é già rientrata, forse domani…
intanto, una boccia di vino bianco dociastro di Fianara, un po’ acidulo, ma perfetto coi pistacchi da sgranocchiare al tramonto…

scritto da Piero Boi · 17 maggio 2010, 16:51 ·

 

My dear, non c‘è niente che piaccia e che non faccia male.Perfino lo yogurth più buono che c‘è è orribilmente grasso.Ma se alla vita togli perfino la cioccolata, lo yogurth alla panna e il sax tenore, che resta?
Giusto l’occhio nero.

scritto da Leila Mascano · 17 maggio 2010, 17:29 ·

 

C’ è caso che accetti l’invito.Il ciclone mi fa un baffo. Da due anni a questa parte ci vivo, nell’occhio del ciclone.
Al mio dear Frank voglio dire: mai festeggiare i compleanni dopo il diciottesimo, sul quale fermarsi sine die. Secondo: se proprio si deve, maissimo da soli! Si potrebbero condividere i boeri,( sempre col delizioso metodo di Uncino ) e l’unica scivolata sarebbe sul sentimentale.

scritto da Leila Mascano · 18 maggio 2010, 08:19 ·

 

Ri-trovarsi a diciottanni noi tre assieme… ehi, ma saremmo in quattro! Il mistero si ri-allinea all’orizzonte. “Su il parrocchetto, affrontiamo la tempesta!” ordina il secondo, mentre il capitano, sottocoperta, assume le sembianze di un clandestino in cerca di una rotta e traccia linee d’ombra per salvarsi da se stesso, anzi dall’altro. (l’altro chi? – ma lui stresso, no!)

scritto da frank spada · 18 maggio 2010, 09:21 ·

 

oh baby,
Orfeo se ne ando’ all’inferno,
ma seppe tornare per darci
quella canzone che riassume tutto,
come l’acqua che colma la vallata,
anche altre cose sa, ma non le dice
le tiene in serbo, cauto
per quei tempi eroici da venire…
...nel frattempo sbatte i giorni
di fronte a Gibilterra, sul mare
sbracato su un’amaca da safari
i vuoti di birra ruzzolano in terrazza,
le cicche traboccano accese
e sulla pagina vuota, piena di macchie,
scaccia le mosche col ventaglio,
il cameriere non arriva col Gin-fizz
e il prossimo vaglia dall’editore,
fra un mese…
(da “blues mediterranei”)

scritto da Piero Boi · 18 maggio 2010, 14:55 ·

 

Altro che tempesta, caro Frank, qui è in arrivo un tifone! Ammaini anche il parrocchetto!

scritto da butterfly · 18 maggio 2010, 16:23 ·

 

caro Franck, racconta, se ti va, un po’ del tuo nuovo libro che uscirà a Novembre, se ho letto bene.
Son curioso come un maki(lemure)!

scritto da Piero Boi · 18 maggio 2010, 18:52 ·

 

Oggi rivolgo un pensiero a Edoardo Sanguineti che, con un ultimo guizzo irridente, provocatorio e non liberatorio di “memoria”, ha messo a disposizione la sua salma all’autorità giudiziaria!

scritto da frank spada · 19 maggio 2010, 06:41 ·

 

Dimmi chi sei Marlowe – pubblicato da Robin Edizioni – uscirà novembre 2010.
Se vi piacciono le Candy Apples preparatavi a lustrarvi gli occhi fin dalla copertina.
Di seguito – per gentile concessione della casa editrice – presento l’incipt.

Capitolo primo

1.

Testa pesante e raschiamento in gola. Occhi semiaperti vacillanti, e stordimento a capire chi sono, allungo con fatica una mano all’apparecchio sul comodino. Compongo molto lentamente un numero. Chiedo un collegamento internazionale: seguo le istruzioni. In tutto una decina di minuti, finché ascolto la mia voce che mi parla aitante all’altro capo del filo. Non mi piace quel che sento. Tono rovescio a quel che mi aspettavo e non mi rallegro. Appoggio la cornetta e mando ingrato a quel paese chi mi ha parlato a distanza di tre giorni, poi richiudo gli occhi – rimescolo in bocca l’amarezza del fiele con le fitte che ogni tanto avverto al fianco e tento di riassopirmi.
– Buenos dìas mister Marlowe, còmo està?
Riapro appena le serrande, guardo di sottecchi avvicinarsi un ombelico in moto sotto un camice giallo e qualcuno, intuendo che i miei entusiastici commenti non si farebbero aspettare, m’infila in bocca un silenziatore di vetro.
Occhi neri come braci, labbra dove un’ape troverebbe pronto il suo lavoro, solleva disinvolta il lenzuolo per controllare la medicazione di qualcosa che senz’altro ho sottotraccia sulla pancia, ma che non ho ancora visto per gli effetti della robusta anestesia – l’ho richiesta supplicando prima dell’operazione ed è ancora indaffarata a evitarmi ogni curiosità locale. Al naso l’odore del disinfettante, rimette in ordine le cose, passa a misurare l’avambraccio e dà spazio alla mia voce. Chiedo se posso bere un caffè – molto zuccherato, preciso. L’infermiera va ai piedi del letto, annota la mia storia e lascia la stanza scodinzolando un rotondo doppio pungiglione che mi coglie di sorpresa.
– Muy bien. Hasta luego, hombre vigoroso!
Dopo circa un’ora, un inserviente mi porta una tazza di the, semifreddo e senza zucchero, che mando giù a memoria della giornata.

scritto da frank spada · 19 maggio 2010, 09:18 ·

 

hai un raro pregio:entrare nel vivo con cadenza cinematografica, gusto della parola, senso dell’ironia, della citazione, del dettaglio.
Sono a due terzi di Marlowe,ti amo (che amo indiscussamente) e me lo vedo sgranare davanti agli occhi in sequenze B/N seppiato, come nel buon cinema americano di molti anni fa (non quello d’oggi, non libero e deprimente…)
a presto leggerti e…in bocca al lupo(magari, senza canini)
PS.perché mi dai del “Lei”?

scritto da Piero Boi · 19 maggio 2010, 16:35 ·

 

Uffi, non tutte le infermiere hanno un rotondo doppio pungiglione…
Ma non vedo l’ora di leggere il seguito.

scritto da nadia · 19 maggio 2010, 20:26 ·

 

Leggerò presto il primo, allora. Non vorrei trovarmi impreparata! ;-)

scritto da Elisa · 20 maggio 2010, 11:42 ·

 

Ho letto e riletto “Marlowe ti amo” con piacere.
Lei è davvero una buona penna, Frank, il suo libro mi è piaciuto molto come ho già avuto modo di dirle. Chissà che non lo troviamo, tra qualche tempo, anche in e-book, glielo auguro davvero. Adesso, che leggo l’incipit del sequel, le confesso che non vedo l’ora di vederlo pubblicato.

p.s.- non è che può pubblicare qui un altro “assaggio”?

scritto da paolo · 20 maggio 2010, 16:18 ·

 

Spero di avere presto tra le mani il secondo Marlowe (ma visto che sono due, è il terzo o il quarto? )Del primo ho già detto sul sito della Robin.
Due titoli ho amato in assoluto, anzi mi sono rosa d’invidia: uno è, come forse ho detto più d’una volta, Sono apparso alla Madonna, di Carmelo Bene, che mi sembra assolutamente geniale, l’altro è un capolavoro di laconico pessimismo, anche se rispetto ad altri bellissimi e spiritosi Testi di Fruttero e Lucentini il contenuto mi ha lasciata perplessa, ed è L’idraulico non verrà.
Come i vaglia in generale, da chiunque provengano, sempre più leggeri, che giustamente come farfalle s’involano verso luoghi più ameni che il buio sconsolato delle nostre tasche.
Apprendo con piacere che in qualche tasca di fronte a Gibilterra ci s’infilano ancora.

scritto da Leila Mascano · 21 maggio 2010, 06:04 ·

 

oh baby,
sugli scogli del Dodecanneso
ho lasciato un blocco di appunti, vuoto
che le storie del mare lo riempiano
di suoni veri e parole adeguate…
io non potetti far di meglio
che imbrattare qualche scartafaccio
che aveva solo il sapore delle cose imparate
ad una scuola misera e inadatta…
(da “blues mediterranei”)

scritto da Piero Boi · 21 maggio 2010, 10:54 ·

 

Da Riaprire il fuoco – Comment from frank spada
Time: 21 Maggio, 2010, 1:43 pm

D’accordo che in questi giorni l’economia del tempo è in mezzo a una bufera, anche in Europa, e che ieri l’altro ho smarrito la mia agenda in bar a un angolo rotondo di strada, ma ricordo bene che a novembre sarò in Messico, che a maggio del 2011 incontrerò un amico in un cimitero, che… Giobbe santo! Quel fottuto del compare me ne ha fatta un’altra delle sue!
Quanto a un giornalista del San Francisco Chronicle, H. Whitish, che certamente non vincerà il Pulitzer quest’anno, così impara, gliela farò pagare, eccome!!!

scritto da frank spada · 21 maggio 2010, 14:11 ·

 

Perché vuoi fargliela pagare? Ti nomina, e tu esisti. Finché qualcuno si ricorda di te in qualche modo sei vivo.La mia ossessione è specchiarmi e non vedere niente, ma dovrei più temere di vedere il mio riflesso balenare in una vetrina, e non esserci. Quando la gente non ti nomina ti devi preoccupare, e naturalmente anche quando ti nomina, ma Marlowe esiste quanti più sono quelli che lo conoscono. Mi sbaglio? Va’ sui muri e scrivi W Wihtish,e magari mettici sotto un I love you.
Magari lasciare un blocco di appunti sugli scogli, io ci ho lasciato l’anima,me ne sto sul mare di Posillipo come la Sirenetta di Andersen, è starmene sulla terraferma che mi uccide.

scritto da Leila Mascano · 21 maggio 2010, 20:09 ·

 

Cara Leila (Mascano), fatti po’ curiosa, ricorda che l’autoironia mi segue come un’ombra e tu che mi conosci, e sai, ne hai condiviso con sapiente e lucida accortezza, oltre che con simpatia e amicizia generosa, anche i modi meno visibili o addirittura inimmaginabili tenendo gli occhi “chiusi”.
Orsù amici, e mi rivolgo a tutti, cliccate qui e capirete http://www.riaprireilfuoco.org/blog/?p=348

scritto da frank spada · 22 maggio 2010, 07:54 ·

 

Vi agevolo la “curiosità – cliccate qui link test

scritto da frank spada · 22 maggio 2010, 08:36 ·

 

La curiosità uccise il gatto ;-)

scritto da Elisa · 22 maggio 2010, 09:21 ·

 

Ho cliccato il link: magnifico!

scritto da paolo · 22 maggio 2010, 15:49 ·

 

oh baby,
Ankara suona come àncora,
oppure anco’ra, mentre il treno
affollato di sudore e puzzo di piedi
traversa i villaggi e il deserto di pietra
come un coltello nelle ferite della terra…
...manchi da pochi giorni
e la tua sedia ti rimpiange,
sul davanzale coperto di polvere
si affaccia la lucertola affamata di albicocca,
che anche a lei si é attaccato il vizio della tua presenza…
...tornerai con l’Orient-Express
come una dama del secolo scorso
seguita da cento schiavi
e ancelle velate dall’occhio di tortora,
e un tenentino di prima nomina
agghindato a mele strette
sbatterà i tacchi ad ogni tuo sospiro…
(da “blues mediterranei”

scritto da Piero Boi · 23 maggio 2010, 08:27 ·

 

Fortissimo, Frank! Non ci mancava che l’Atomica per promuovere un evento esplosivo e la lacuna è stata colmata!
Quanto all’Orient Express, qualcuno mi ha detto che è stato soppresso, possibile? Quanto a me, viaggio su tragitti più brevi e meno fiabeschi, imbronciata, con un unico schiavo, Trolley, che però vuol essere preso in braccio se ci sono le scale. La cosa è imbarazzante, anche perché credo che lui pesi più di me.Pagherei moltissimo perché al contrario fosse lui a prendere in braccio me, ma niente. Almeno è un tipo quadrato, rettangolare anzi, con tutte le rotelle a posto, e le sue chiusure sanno trasformarsi in aperture, il che è più di quello che ti diano molti uomini.

scritto da Leila Mascano · 23 maggio 2010, 09:10 ·

 

Un istmo tra di noi / m’immergo nello spacco azzurrissimo di un cielo / volo da te, senza bagaglio.

scritto da frank spada · 23 maggio 2010, 09:19 ·

 

Ecco, anch’io vorrei volare da qualche parte senza bagaglio.Azzurro per azzurro, mi piacerebbe andare per mare, nella felice smemoratezza dell’estate, quando ancora non è esplosa, nelle prime ore del mattino, felice d’una felicità da lucertola, godendo del sole, della luce azzurra, della vita che soprattutto se hai meno di vent’anni ti sembra come l’orizzonte, irraggiungibile e a portata di mano.Guardi le onde scintillanti, sei sopraffatta da tanta bellezza, la gioia di vivere coincide con l’esistere. Poi non hai più vent’anni, e un giorno pensi che la vita è irraggiungibile e a portata di mano, la pena di vivere coincide con l’esistere, e voleresti volentieri via. Senza bagaglio.Ma da qualche parte, il ricordo di quell’azzuro, di quella felicità che dunque esiste, ti tiene legata come il filo di un pallone, e oscilli, tra cielo e terra, in attesa che la mano del destino molli lo spago, magari un colpo di vento,uno strattone improvviso, e finalmente galleggi smemorata nell’azzurro…sarà quello il paradiso?

scritto da Leila Mascano · 24 maggio 2010, 06:18 ·

 

Oggi, cara Leila, il “destino” suggerisce di tenere stretto in mano quello spago, quel palloncino che il vento sospingerà verso San Francisco, linkando anche il tuo sito, scegliendo un altro nome, se ti va… vài, anzi andiamo, ché il mio compare sta soffiando, sai?

scritto da frank spada · 24 maggio 2010, 07:48 ·

 

L’anticipazione qua mi fa pensare all’uomo che fa di tutto per poter uscire e nascere e una volta nato farà di tutto per tornarci dentro:-)
Forse anche perché da umani non abbiamo la coda che ci corre dietro ma siamo noi che corriamo dietro alla nostra coda:-)

scritto da Jaio · 24 maggio 2010, 07:58 ·

 

Nicola, un postino che non perde nulla nel suo giro quotidiano, mi ha appena consegnato…CHE FORTUNA ESSERE ORFANO! di SHOLEM ALEICHEM, un libro fresco di stampa, tradotto e curato da Ettore Bianciardi, che dovete assolutamente leggere.
Edito da Stampa Alternativa (Associazione Culturale Strade Bianche) via Zuccarelli 25 – 58017 Pitigliano (GR) – tel/fax 0564 633359 lo potete ordinare inviando una mail a info@stradebianche.stampalternativa.or (€ 9,00 + € 1,20 costo spedizione), oppure direttamente sul sito www.ilmiolibro.it, cercandolo sotto il nome dell’autore Aleichem (€ 12,00 + costo spedizione).
Aggiungo, per ora, che fra pochi giorni il libro lo troverete anche presso le Librerie Feltrinelli – affrettatevi, perché sta già andando a ruba, e non venitemi a dire che non vi ho avvertito per tempo, eh!

scritto da frank spada · 24 maggio 2010, 11:14

scritto da frank spada · 24 maggio 2010, 11:29 ·

 

Credo che stia succedendo qualcosa che ha il sapore ed il fascino del
libro “La cruna dell’ Ago”, di Ken Follett.

“Die Nadel”, il protagonista, aveva lo stesso pathos di Frank Spada
per quanto concerne il segreto sulla propria vera identità.

Die Nadel usava uno stiletto quale arma preferita.
Che abbia qualche recondito nesso con “Spada?”
Foss’ io in Dogharty indagherei anche su questa pista…

:-)

Nel frattempo sto indagando su chi potrebbe pubblicarmi il mio libro,
ma temo che queste indagini, oltre che troppo lunghe, siano inutili:
porteranno sicuramente all’ “archiviazione del caso”...

:-(

A presto! Attendo qualche tuo nuovo blog: ho visto che in quello
attuale ci sono quasi 400 interventi ed ora che li leggo tutti mi
ritrovo in pensione senza nemmeno accorgermene.

:-)

scritto da Roberto Ziviani · 24 maggio 2010, 15:57 ·

 

E’ lui o sono io? No, è quell’altro, quello finito qui link text e il mistero si infittisce oltre gli orizzonti di un giornalista del San Francisco Chronicle aperti qui link text

scritto da frank spada · 24 maggio 2010, 17:35 ·

 

Mi sta divertendo moltissimo questa iniziativa, complimentoni ed un saluto. Un abbraccio grande.

scritto da Shara · 24 maggio 2010, 21:39 ·

 

Manco da un po’ e trovo tante ghiotte novità!!!! Tra uno scoop e l’altro, trovo molto coinvolgente l’incipit del nuovo romanzo! E visto quanto mi è piaciuto il primo, fremo curiosa in attesa del secondo!!!!!

scritto da Emily Way · 24 maggio 2010, 23:08 ·

 

Si parla sempre di nuovi autori e di nuovi libri e questo , oltre ad incuriosirci, a volte ci porta a conoscere piccoli gioielli . Poco si parla
invece dei traduttori, che sono il vero veicolo di capolavori ed ai quali è
affidato l’ arduo e complesso compito di metterci in condizioni di leggere opere di autori stranieri, culture e punti di vista a noi distanti o
sconosciuti. Grazie Frank per il suggerimento.

scritto da anna · 25 maggio 2010, 09:16 ·

 

Tanto per tenervi aggiornati su quanto succede qui link test 
metto in vista l’ultimo commento, per ora.

Comment from MutoMotl
Time: 25 Maggio, 2010, 5:10 pm

Whitish, amico mio, i tuoi lettori, tutti assieme, ti hanno fottuto! Ora ti spiego passo per passo, anzi articolo dopo articolo o commento dopo commento quello che è successo, a iniziare da quando Marlowe accenna a uno scribacchino che si anticipa i ricordi gettando in strada i ritagli delle sue bozze da una finestra sopra il suo ufficio (v. M ascolta – cap. primo di un romanzo incompiuto), dopodiché Frank Spada ammette candido candido di aver perso la sua agenda, ma nel contempo, stranamente, si ricorda di alcuni impegni già presi – date e avvenimenti a farsi avanti più che certi, secondo me – e dice che te la farà pagare, e qui nadia dice di averla trovata, quell’agenda, e arriva paolo guardando un cannocchiale a rovescio e butterfly intuisce l’ironia di una sequenza coreografica – invitando a riflettere anche su altro – e qui tu fissi l’attenzione su un Welsbro al polso, e francesco pomponio si accosta alla magia e piero boi intuisce il retrostorico dei tempi con lucidità elisabettiana, matelda vorrebbe conoscerti e elogia entrambi i truffatori e entra in scena enrico mattioli assieme a altri autori, elisa dà del Lei a qualcuno soffermandosi sull’inutilità di altre parole e, sofferente per un’allergia in un viaggio nel deserto in compagnia dei soliti noti, gian-andrea rolla chiede di poter custodire un faro (glielo si dia, allora, ché se lo merita) e arriva candy’s 50, che per prima avverte certe discordanze (secondo me significative) tanto che George Welles, che più che un tuo co-worker per me è un tuo compare losco, manda un servizio da une rive-gauche in Europa, ma lo fa maldestramente, perché Piero Boi, pur intuendo qualcosa, bistratta il grande Philippe Morris, tanto che il tuo co-worker s’invola e ti manda un cablo da Acapulco trasmettendolo dall’alto di una tolda in tek attorniata dagli squali (a dire il vero fa anche significative allusioni a un clandestino a bordo). Il 23 maggio, Jaio (per me è un friulano) evoca Rex Stout e Archie Goodwin (invitando, quindi, a tralasciare i Gold Medal e affinare i ragionamenti deduttivi), shara si aspetta novità e George Welles, il tuo co-truffatore in tempo reale, per la troppa libertà concessa ai giornalisti americani d’informarsi su quanto avviene nel mondo, passa da Obama a una certa Ferguson, inframezzandoli con una belloccia, due fratellini, un padre (batiuskino) e un pappatore di mazzette in un circuito, concludendo con “la pace sia con voi” in Yiddish, mentre Roberto Ziviani ci mette in guardia e, dicendo che una faccenda come questo non può passare attraverso “La cruna dell’ago”, chiede aiuto (glielo si dia senza indugio), costringendo in questo modo frank spada a guardarsi a uno specchio e elisa a consigliarli il piano B. Poi Emily Way, facendo mumble mumble… , dice categoricamente che la soluzione del mistero potrà darla solo lui, Marlowe, insomma, anche se secondo carla lui non aprirà bocca perché ha paura del compare. Il 25 maggio ecco un nuovo articolo e un volto con pizzo e baffetti, e The Big Max M., di cui noto una B, come Baraghini e una M come Marcello, dà il Massimo mettendola alle strette, caro Whitish e, attribuendole un ruolo che le spetta di diritto, segue amelia, una ripetente che le dà anche degli ottimi consigli per non finire i suoi giorni a San Quintino, Piero Boi che si chiede “Chi è costui?”, davanti a un volto, e infine uno che ci fornisce un kit per retrodatare il tempo che non muore e che finalmente, notando che una “e” di meno non è altri che il suo doppio, un quasi omonimo che dopo aver navigato mari e fiumi narrando le proprie storie, anche tra le brume del Tamigi, gli mette sempre in luce il cuore, perché lo ama tanto da allontanarlo dalle tenebre. Quanto a uno sceneggiatore della RKO, che tentò di suicidarsi dopo che sua moglie, un’irlandese puritana aveva scoperto che l’ispiratrice del marito era la segreteria in varie pose, l’ho salvato in tempo ed è un mio amico – ora quella segretaria lavora per me.

scritto da frank spada · 25 maggio 2010, 18:29 ·

 

vuoi vedere che ne é scaturita la trama dell’ultima avventura di Marlowe? Con qualche ritocco d’atmosfera, esagerando con cerone e trucco ne verrebbe fuori una esilarante tragicommedia (elisabettiana?)

scritto da Piero Boi · 25 maggio 2010, 19:07 ·

 

Caro Frank, la fantasia non ti difetta certo :-)))

scritto da emily way · 25 maggio 2010, 20:00 ·

 

oh baby,
con regola inesorabile
ogni pensiero si fa cosa
e subito passa per lasciare solo impronte
che ci martoriano l’archivio:
ecco, le impressioni schedate e numerate
sciolgono l’ordine e si affollano urgenti
sulla soglia dello schermo-manifesto
ma fuori da questo ginepraio
che accade? ci siamo?
oppure assistiamo inerti e sopraffatti
al divenire cieco delle cose
senza poter neanche mettere una virgola?
(da “blues mediterranei”)

scritto da Piero Boi · 26 maggio 2010, 07:08 ·

 

Ieri, martedì 25 maggio 2010, alle ore 13.15, è morto Roberto Santini. Psicologo, insegnante, critico e scrittore di romanzi e racconti gialli, Santini aveva 61 anni. Ieri era il giorno del suo compleanno.
I racconti che sempre si distinguevano per le qualità di scrittura e delle psicologie, gli avevano procurato la vittoria in numerosi concorsi dedicati al giallo, al noir e al mystery. Tra questi vanno almeno citati il Grangiallo di Cattolica, il Ghostbusters, Orme Gialle e Giallocarta. Negli ultimi cinque anni si era più dedicato al romanzo, esordendo con La regola del male (2005). È stata poi la volta di A luce spenta (2007) e Notti di raso bianco (2009), entrambi pubblicato dall’Editrice Laurum; poi l’ultimo, di quest’anno, Tre farfalle d’argento (Hobby & Work), un giallo storico ambientato nel gennaio 1944 durante il processo di Verona a Galeazzo Ciano e gli altri gerarchi fascisti.
Alla moglie Isabella e a suo figlio Francesco, le mie sentite condoglianze.
All’amico Graziano Braschi un abbraccio.

scritto da frank spada · 26 maggio 2010, 07:09 ·

 

E’ molto vero ciò che dice Piero Boi, ovvero che assistiamo inerti e sopraffatti al divenire cieco delle cose . Soprattutto con l’ avanzare degli anni molte cose non ci emozionano più come prima. Anzi, non ci emozionano per nulla e questo, nel distacco da chi si è conosciuto o amato, ci fa sentire sempre in colpa.

scritto da anna · 26 maggio 2010, 19:07 ·

 

Le esperienze sono diverse, e variano da persona a persona. I fragili scudi non esistono. Il mondo dei grandi non esiste in quanto luogo sicuro. Certezze non ve ne sono, al di fuori di questa fragilità che è la stessa di quando eravamo bambini. Ma braccia protettrici non ce ne sono più.

scritto da Leila Mascano · 26 maggio 2010, 21:10 ·

 

O baby
è questa dunque la terra promessa
Itaca dolce dalla bianca sabbia
Il sole è sempre “colui che morde da lontano”
e calcifica le ossa di sirena.
O baby dove sono le stelle-
per aspera ad astra-
promesse oltre queste rocce
che tagliano i calcagni.
Invano tanto mare
ho attraversato, fratello, per non trovarti,
e questo gusto salato
la mia lingua, oh baby,
lo conosceva già dalle mie lacrime. da “blues napoletano”

scritto da Leila Mascano · 26 maggio 2010, 21:27 ·

 

Carissimo Frank, i miei complimenti per ora. Spero più tardi di avere il tempo di scrivere qualcosa di decente. Un abbraccio affettuoso. Grazie del caffè.
Bab

scritto da Doctor bab · 27 maggio 2010, 06:44 ·

 

@ Leila
é estremamente piacevole duettare in MI di 7a.!

A chi interessa, sul sito di Francesco Pomponio potete leggere il mio “Cargo di cloni”, quasi un romanzo di fantasc/fantas/esot/‘strolog ecc.

scritto da Piero Boi · 27 maggio 2010, 06:57 ·

 

baby baby, take a balloon and fly to San Francisco. I want to dance with you, my Ladytramp!

scritto da frank spada · 27 maggio 2010, 11:39 ·

 

Frank, mi ricordi un altro Frank
che cantava “the lady is a tramp”...

scritto da Piero Boi · 27 maggio 2010, 15:21 ·

 

Girovagando svogliatamente per Udine, senza una meta precisa.
Cercando qualcosa di indefinito, di astratto; inseguendo il sogno di concretizzare la mia teoria.
“Lo beccherò, questo Frank Spada”, pensai con la stessa tenacia che capitano Achab riservava a Moby Dick.
Il grigiore del cielo non prometteva nulla di buono.
Alzai il bavero dell’ impermeabile e mi guardai intorno, nella speranza che qualcuno avesse dimenticato un ombrello su qualche panchina in quel parco ormai deserto.
Fino a mezz’ ora prima quell’ area verde pullulava di mamme e di bimbi che schiamazzavano e correvano per i prati. Ora era tutto deserto, come una sala cinematografica svuotatasi dopo la fine dell’ ultimo film.
Avvertivo un senso di vuoto improvviso e l’ angoscia mi pervadeva quasi a togliermi ogni illusione di smascherare Frank Spada, la mia balena bianca.
Anni ed anni di ricerche vane.
Una carriera spesa con impegno e determinazione, coronata da molti successi nel campo investigativo, ma la preda più ambita si celava ancora nelle profondità più occulte e recondite del globo.
Ora, anche se pensionato, mi trovavo a perseverare in quella impossibile caccia all’ uomo. Se non lo avessi trovato, la mia stessa morte non mi avrebbe dato pace.

Un ombrello. Un maledetto ombrello anche malandato e rotto… Niente. La pioggia cominciava a cadere e l’ umidità pervadeva le mie stanche ossa reumatiche.
Fu un attimo: un colpo al cuore che mi tolse il fiato improvvisamente.
Cercai di respirare ma l’ aria si bloccava a mezza gola.
Quello che i miei occhi vedevano non poteva essere reale: lì, proprio davanti a me, su una panchina.
Altro che ombrello: un portasigarette d’ argento recante le iniziali C e M.
Mi avvicinai con la stessa paura di un bimbo di fronte ad una stanza buia.
Raccolsi l’ oggetto e lo esaminai: corrispondeva esattamente alla descrizione del fotografo.
L’ istinto mi suggerì immediatamente di guardarmi intorno: Frank Spada non doveva essere lontano.
Scorsi un uomo, poco lontano, che camminava verso l’ uscita del parco. Tranne lui e me non esisteva altra anima viva: anche i passerotti sembravano essersene andati.
Mi affrettai verso di lui, scivolando sull’ erba bagnata.
L’ uomo accelerò il passo, quasi a fuggire.
Era sicuramente lui: dovevo fermarlo a tutti i costi.
Mi misi a correre fin quasi a balzargli addosso.
L’ uomo si voltò improvvisamente mostrandomi il suo volto sorpreso, quasi spaventato. Carnagione chiara, occhi neri e capelli ormai bianchi celati da un cappello di feltro.
“Mi scusi, deve aver dimenticato questo sula panchina”, esordii
“Oh, che sbadato, non so come ringraziarla”, rispose l’ uomo con voce rotta dall’ emozione, “Lei non può capire quanto è importante per me questo portasigarette”
“Frank? Frank Spada?”, chiesi improvvisamente.
L’ uomo sobbalzò di fronte a quella mia domanda a bruciapelo: l’ avevo trovato. Frank Spada era tra le mie mani: finalmente avevo vinto la mia partita.
“No, signore. Mi chiamo Ugo Manzi. Sono sulle tracce di Frank Spada da anni e finora non sono riuscito a trovare altro che il suo portasigarette”
.
.
La camera dell’ ospedale era molto scarna ma pulita.
Il letto era scomodissimo, ma nulla al confronto delle flebo che mi trovavo alle braccia.
Ugo Manzi era lì, accanto al mio letto.
“Non si preoccupi, i medici dicono che è stato un lieve attacco cardiaco: sarà questione di qualche giorno di riposo”, rassicurò l’ uomo.
“Lei chi è veramente?”, gli chiesi allibito
“Sono un ex investigatore privato in pensione, credo esattamente come lei. Da anni sto inutilmente cercando Frank Spada: ora che ci conosciamo potremmo unire le forze per trovarlo insieme… Sempre che lei sia d’ accordo, naturalmente”

Ma quanti sono a cercare Frank Spada?
Il mistero si infittiva sempre di più.

scritto da Roberto Ziviani · 27 maggio 2010, 15:24 ·

 

Noto con piacere che l’idea degli interventi brevi è stata da un bel pezzo superata, ognuno si espande, com‘è giusto, negli spazi che vuole.

scritto da Leila Mascano · 28 maggio 2010, 05:54 ·

 

roberto ziviani – complimenti per le sue “credenziali” che, secondo me, la vedono diretto verso un buon editore. In bocca allo storione, allora, come direbbe MutoMotl che ha ri-appicato il fuoco – qui, invece, link test troverà due colleghi, credo di Milano.
piero boi – buona l’idea di cercare un aschenazita con il sottogiacca gonfio di denaro.
leila (mascano)... sarò brevissimo: lei mi piace da un “bel pezzo”!

scritto da frank spada · 28 maggio 2010, 08:28 ·

 

UNA aschenazita, ho avuto il piacere di conoscerla, donna splendida, pittrice immensa, moglie divorziata di un tal conte Nuvolari…
ma non aveva doppifondi colmi di sghei, purtroppo!

scritto da Piero Boi · 28 maggio 2010, 08:56 ·

 

@ Leila Mascano: chiedo desolatamente scusa. Mi piace scrivere, come quando un lampo che mi folgora l’ animo e mi fa scrivere una canzone di getto. La stessa cosa mi è successa in questo caso. Solo dopo mi sono accorto di avere iniziato un romanzo a mia stessa insaputa… Così ho piantato lì.
Qualora la stessa cosa capiti a Lei, sarò felice ed affascinato nel leggerLa.
.
@ Frank Spada: Mi chiedo se poi la brunetta convincerà l’ appassionato dello sci a cimentarsi su uno snow-board fuori pista. E come seguirà, Fred, quella nuova povera vittima della mantide religiosa…

scritto da Roberto Ziviani · 29 maggio 2010, 00:52 ·

 

No, no, lei non deve chiedermi scusa, e perchè? L’aereo, che i miei bagagli appesantivano, ha acquistato stabilità e sicurezza, come meritava, guidato da un pilota abile come Frank. I miei bagagli li ho trasferiti altrove.

scritto da Leila Mascano · 29 maggio 2010, 07:53 ·

 

Finalmente è arrivato anche da noi l’iPad, code esagerate come sempre per assicurarsi ovviamente il modello più costoso. Speriamo invogli quelli che lo hanno comperato a leggere di più.

scritto da paolo · 29 maggio 2010, 08:31 ·

 

Cara Leila i SUOI bagagli… mazzi, mazzi di rose, mises eleganti, gioielli rari in una pochette…
Guardi che l’aereo ora è un superconstellation, sa,
l’aspettiamo, allora, o faccia sapere a tutti noi, magari con un link, dove ha trasferito i bauli, per piacere.
Le allungo un bacio, ma non lo scambi per un addio, ché questo aereo non è diretto in Paradiso e un co-pilota come lei… ma che bella divisa, nuova? Sempre elegante, lei.

scritto da frank spada · 29 maggio 2010, 08:35 ·

 

Per Paolo: magari dei riassuntini.

scritto da Leila Mascano · 29 maggio 2010, 09:23 ·

 

Ma l’“articolo” su in alto invita in luoghi “senza limiti spazio-temporali, o di genere, ovunque”. E mi chiedo se questo valga anche per il numero delle battute, che rallentano la vivacità di questo blog, dove molti come me… il quotidiano non è da poco!

scritto da paolo · 17 febbraio 2010, 08:15 ·


Si riconosce, caro Paolo?

scritto da Leila Mascano · 29 maggio 2010, 09:36 ·

 

“C‘è un modo giusto per fare le cose: e solo quello.” – e Leila afferra i comandi, pilotando un aereo che pareva lì per schiantarsi

scritto da frank spada · 21 febbraio 2010, 18:31 ·


E questo ti ricorda niente, Frank? Per i gentili amici: erano i miei interventi troppo lunghi che facevano schiantare l’aereo!!!!!

scritto da Leila Mascano · 29 maggio 2010, 10:05 ·

 

Gentili amici, tutti, dal 21 febbraio a oggi l’economia modiale è cambiata, la quotidianità dei mari è di petrolio e l’aereo, grazie a TUTTI voi, vola alto con stiva capace.

scritto da frank spada · 29 maggio 2010, 11:16 ·

 

Il bisticcio di un equivoco – l’equivoco di un nome: STREGA – “ Perché la donna non è cielo, è terra carne di terra che non vuole guerra: è questa terra, che io fui seminato, vita ho vissuto…”
Edoardo Sanguineti

scritto da frank spada · 29 maggio 2010, 15:38 ·

 

se non bastasse, TUIAVII apre gli iperhangar del Suo Enterprise CARGO UNLTD,per accogliervi tutti(compresi bauli, cappelliere, mazze da golf, trollers e barbecues, per un giro un po’ diverso, interplanetario. Sotto con le prenotazioni!

scritto da Piero Boi · 29 maggio 2010, 15:43 ·

 

Sì, per fortuna le streghe si arrabbiano, ( eufemismo gentile )ma poi la rabbia passa, resta la sollecitudine.

scritto da Leila Mascano · 29 maggio 2010, 16:25 ·

 

Maurizio, Piero Boi… ma tu, chi sei? Anzi, in quanti siete?
Un Enterprise in volo e una enterprise che sta sorgendo…
Ma questo, tu o voi, già lo sapete. See you later!

scritto da frank spada · 29 maggio 2010, 16:57 ·

 

quella “enteprise che sta sorgendo” mi sconvolge le viscere di curiosità...
non dimenticate che mi sto lemurizzando!
che, forse, il caro Frank ci stia riservando una sorpresa?

scritto da Piero Boi · 29 maggio 2010, 17:33 ·

 

Run-ta-tà – run-ta-tà... e MutoMotl vi dirà, appena sarà messo in vista là, quel che vi già anticipato qua, e Leila riceverà... seguite Riaprire il fuoco!
Sholeim Aleichem (Che la pace sia con voi! in Yiddish)

scritto da frank spada · 29 maggio 2010, 19:04 ·

 

...che poi é l’equivalente di Salam Alekum, se non fosse per qualche piccola divergenza…

scritto da Piero Boi · 30 maggio 2010, 06:14 ·

 

...e poi MutoMotl riapre il fuoco!!!? Cosaa? Mata Hari! E lui sta correndo run-ta-tàn con la trombetta in bocca a Rotterdam per farlo fuori a Londra? Non ci posso credere! – Leggi qualink test – Che brutta fine, però! – Io penso invece… Ciampi! Che chiede di far luce!!! Questa poi! Ma in che Repubblica siamo? – Quella di ieri.

scritto da frank spada · 30 maggio 2010, 14:26 ·

 

Nuova edizione, nuova copertina, e la “picciré” ci manda gli occhi attorno a un lampadario di cristallo, prezioso, iridiscente di parole, ricordi, sentimenti unici nel tempo! Che Leila Mascano possedesse un bagaglio culturale risonante di tesori, lo sapevo già, che la scrittrice mi stupisse, ancora, ri-leggendo “Fammi ridere”, anche.
Che questo libro vada letto lo consiglio ora – in ritardo? No – l’attualità della scrittrice si rafforza con la curiosità che spinge un lettore in Internet!
Che il vento della rosa spinga l’autrice verso nuovi lidi, allora, meritati riconoscimenti sempre più gratificanti – questo il mio augurio profumato dall’arrivo dell’estate, a una Lady ispiratrice, generosa.
link test “Fammi ridere” di Leila Mascano – Edizioni Robin

scritto da frank spada · 31 maggio 2010, 08:28 ·

 

Lunedì e il trantran pre-annunciato: Ciampi chiede, e anche ieri e oggi il Corsera non fa il nome, Napolitano firma e la magistratura insorge, il pidì... lasciamo lì, un miliardo al mese per due anni e 60 milioni di italiani saran salvi. Ma da che, dal vento che incalza il sole e arrossa il mare – Frattini, anche lui, chiede un’inchiesta – o dalla disumanità che non si aspetta pace… povero Motl!

scritto da frank spada · 31 maggio 2010, 14:18 ·

 

Caro Frank, complimenti ancora per questo “ blog” in cui si spazia dalla letteratura alla filosofia della vita quotidiana, dalla politica alle riflessioni, anche personali, con la complicità di una grande famiglia di cui tu sei saggio ed arguto patriarca. Oggi, ad un corso di aggiornamento mi sono segnata questa frase di Gandhi dobbiamo diventare il cambiamento che vogliamo vedere e credo sia applicabile a tutto ciò che attualmente ci circonda, in tutti i campi. Grazie anche per le tue segnalazioni di libri, quello di Leila Mascano “Fammi ridere” l’ho già letto e regalato perchè è davvero molto bello. Sto leggendo con molto piacere “Che fortuna essere orfano”, tradotto da Ettore Bianciardi e sto aspettando l’uscita di “Dimmi chi sei Marlowe”....a presto.

scritto da amelia · 31 maggio 2010, 18:30 ·

 

Per ora vorremmo diventare il cambiamento che dovremmo vedere, ma sa com‘è, gentile Amelia, non tutti sono chiari come lei che dice quel che pensa senza inversioni di tendenza.
A Gerusalemme, intanto, anche ieri sera il tramonto era roseoviolaceo e la gente pregava perché la “notte” non sorgesse.

scritto da frank spada · 1 giugno 2010, 08:25 ·

 

Ma evidentemente Dio non ascolta le preghiere… per altro è sempre comodo incolpare gli altri delle azioni umane, sempre tendenti alla distruzione, nevvero?

scritto da Elisa · 1 giugno 2010, 08:52 ·

 

Scusate se mi intrometto, volevo solo dare la notizia dell’uscita del mio nuovo libro: “La macchina del tempo esiste già”. Si tratta di 23 racconti scritti in 30 anni. Molto belli dico(no).
Costa 10 euro e si può acquistare presso il sito dell’editore
www.diamondeditrice.it

ciao

Francesco

scritto da Francesco Pomponio · 1 giugno 2010, 10:22 ·

 

Intanto io ho preso l’altro. Sia per me che per la mia biblioteca. Così come per Marlowe… ;-)

scritto da Elisa · 1 giugno 2010, 11:05 ·

 

Bentornato Francé!
Elisa… tutti voi! State pronti, perché domani su Riaprire il fuoco arriverà il vero Motl – lo troverete in un libro che… bello? di più, di più! – lui, forse, farà un salto anche qui.

scritto da frank spada · 1 giugno 2010, 11:34 ·

 

Pronti, attenti e… ;-)

scritto da Elisa · 1 giugno 2010, 11:39 ·

 

Dio le preghiere le ascolta, e a volte le esaudisce, e questo è il guaio.
Francesco

scritto da Francesco Pomponio · 1 giugno 2010, 23:10 ·

 

udine – una rivista mensile da leccarsi gli occhi e giuggiolarsi le parole- Editore SOS Secrets Of Simplicity – udinemensile@gmail.com – tel. 0432/206365 – fax 0432/235481 – Caporedattore e stile Biancamaria Sacco – biancamariasacco@gmail.com – Concittadini, forestieri di provincia, udine la trovate anche in libreria, o dal tabacchino se siete fumatori come Marlowe, che innalza nuvolette in cielo per tenersi in ombra e indirizzarvi la curiosità (anche) altrove.

scritto da frank spada · 2 giugno 2010, 11:43 ·

 

Preciso a tutti che Frank Spada non è iscritto a Facebook.

scritto da frank spada · 2 giugno 2010, 17:25 ·

 

Fosse stato iscritto a Facebook, caro Spada, qualcuno avrebbe già risolto il mistero della sua vera identità e del suo vero volto…

scritto da marta · 2 giugno 2010, 18:07 ·

 

Invito gentilmente Leila Mascano a farci compagnia, ché qui la “sollecitudine” ci invecchia.

scritto da frank spada · 3 giugno 2010, 09:58 ·

 

credo che Frank, come me, abbia certi dubbi su Facebook, questo immenso hangar/dati di 600 milioni e passa persone sparse per il pianeta, che siamo daccordo siano notizie leggere, talvolta frivole, ma…per chi sa leggere fra le righe(come anonimi “ricercatori“usano fare da lungo tempo)rappresentano una fonte d’informazione ineguagliabile e insostituibile…
...e, come dicono a Napoli, capisci ammé!

scritto da Piero Boi · 3 giugno 2010, 15:53 ·

 

La vita è molto dura a Khasrilevke, in Ucraina, nel 1915, sotto gli zar: c’è la miseria, ci sono i pogrom, c’è soprattutto la fame, acuita da una tradizione religiosa che vieta di mangiare il pane durante alcune feste, e qualunque cibo per la festa più importante. E come se non bastasse c’è anche un padre lamentoso che ti porta sempre in sinagoga. Ma per fortuna il padre muore nel primo capitolo e anche se la miseria avanza e si deve scappare percorrendo tutta l’Europa e alla fine stare sette giorni in mare per arrivare in una terra dove non si picchiano i bambini, dove i treni vanno sottoterra e l’acqua, calda e fredda, sgorga magica dai muri, Motl, nove anni, vive tutto ciò non come una punizione divina ed una sofferenza, ma come una incredibile, affascinante e spettacolare esperienza: una gioia tale da farlo urlare: oh papà, o padre mio, o sempiterno D-ioooooooo!
Questo perché il vero nome del bambino non è Motl, ma PROGRESSO.

Che fortuna essere orfano! La prima traduzione italiana (a cura di Ettore Bianciardi) di Motl Peisi dem chazans, di Sholem Aleichem, ora disponibile in vendita e gratis da scaricare.

scritto da Ettore Bianciardi · 3 giugno 2010, 17:22 ·

 

Che libro!!!!
Qui la colonna sonora link test

scritto da frank spada · 3 giugno 2010, 18:04 ·

 

Assolutamente perfetta :)

scritto da Shara · 3 giugno 2010, 21:18 ·

 

Questo video è straordinario sia per la musica che per le immagini. I ballerini che danzano mentre la gente prega al Muro del Pianto sono l’essenza della filosofia della vita di questo popolo che con il “sorriso” è riuscito ad oltrepassare gli accadimenti della vita, anche i più tragici. Grazie Frank per la segnalazione e complimenti a Ettore Bianciardi.

scritto da butterfly · 4 giugno 2010, 08:41 ·

 

Immagini e musica perfette!

Mi ritorna in mente un divertente film di Deni Levy – Zucker!...come diventare ebreo in 7 giorni- in cui con sottile umorismo le antiche tradizioni religiose si scontrano con la visione della vita delle nuove generazioni.

scritto da paolo · 4 giugno 2010, 09:09 ·

 

Informo i lettori udinesi che Che fortuna essere orfano di Sholeim Aleichem, oltre aiBianciardini (almeno un cent) nn 25, 26 e 27 – Qualcuno chiuda il cancello di Mira Magen, Le ultime Crociate di Yossi Avni-Levy e Tel Aviv Estate 1993 di Uri Tzaig – sono reperibili c/o la Libreria Tarantola di Udine.
Per tutti gli altri, interessati anche solo ai Bianciardini : info@bianciardini.stradebianche.org

scritto da The Big Max M(arlowe ti amo) · 4 giugno 2010, 11:49 ·

 

Che libro!!!!
Qui la colonna sonora link test
scritto da frank spada · 3 giugno 2010, 18:04
.
————————-
.

Adoro il violino e la musica è davvero stupenda.

Mi chiedo (e so) come può l’ essere umano essere così sensibile eppure così spietato.
Mi chiedo (e so) come l’ uomo avere un animo così buono e così cattivo allo stesso tempo.
.
E’ in fondo la verità nascosta nel cannocchiale: che lo si metta dritto oppure a rovescio, la verità sta nella distanza focale. Cioè la distanza tra le due lenti. Nell’ esatto punto di mezzo tra le due lenti c‘è la verità. E’ quel punto preciso che stabilisce quanto l’ immagine può essere avvicinata o (se a rovescio)allontanata. In quel punto non esiste alcuna possibilità di avvicinamento od allontanamento. In quel punto risiede la verità asoluta.
Nella vita tutti siamo un cannocchiale: sta a noi trovare il punto di mezzo nella nostra distanza focale. Quella che ci avvicina agli altro o ci allontana da essi.
Quella che ci avvicina ad alcuni e ci allontana da altri.
Da qui l’ amore, l’ amicizia, la semplice conoscenza, l’ antipatia, il disprezzo, l’ odio.
Il nostro corpo fa il resto: bacia, accarezza, parla, litiga, ferisce, ammazza, fa stragi.

scritto da Roberto Ziviani · 4 giugno 2010, 14:30 ·

 

... ce ne fossero di Roberto Ziviani!
Quanto a te, The Big Max M(anzi), sei un imprudente, ti ho visto sai, il 27 maggio 2010 eri con il mio compare e oggi, sempre assieme a lui, che fate? Vi scambiate un abbraccio nel punto di mezzo di questo Cannocchiale? Così impudentemente che… sì, mi soffio il naso perché mi sono commosso, ma la gelosia che provo… doppione mio, te ne accorgerai quando ti obbligherò a dirmi chi sei, ti farò impazzire!

scritto da frank spada · 4 giugno 2010, 16:01 ·

 

Coincidenze. Proprio ieri ho terminato la stesura di “Cista Mystica”, un romanzo dove si narra di un viaggio verso Eleusi per l’iniziazione ai Misteri. Forse, la ricerca del punto focale dove risiede la verità...

scritto da Piero Boi · 6 giugno 2010, 18:35 ·

 

Ieri ho affittato una deriva e sono uscito in mare: cielo azzurro come il sole e brezza a cambiar lato – arrossatomi la pelle senza crema protettiva -, a una cert’ora ho manovrato cavalcando un’onda e, sollevata mezza coda dalla feritoia, ho lasciato libere le scotte arenandomi sul bagnasciuga. Mani sotto il capo e il viso al cielo, ho chiesto al mio compare steso sulla sabbia se vedeva ancora quelle facce: – No – ha risposto. Poi, accendendosi una sigaretta, è stata la sua volta: – E tu, cosa vedi? – ha domandato. – Qualche nuvoletta, qua e là – ho risposto.
Arrivati a casa l’ho aiutato a mettersi una crema doposole – poverino, magro come un’acciughina, sembrava un Corpus Domini rosso di vergogna.

scritto da frank spada · 7 giugno 2010, 10:22 ·

 

...é cosi’ attento l’attimo, cosi’ acuto.
A volte lo sento scrivere nel cavo della mano
ed é già morto,
con la dolcezza di un uccello marino,
la stessa persuasione effimera.
Come il blues.
E’ ogni sorta di viaggio inconoscibile.
Come ogni universo…
(da blues mediterranei)

scritto da Piero Boi · 7 giugno 2010, 14:59 ·

 

Il libro è arrivato. Sono indecisa… lo leggo in una settimana? Del resto la storia è in sette giorni! Ci penserò sopra… Intanto un sorriso. Sono un po’ uccel di bosco (o gatto di strada, che mi suona meglio!), ma si sa… prima o poi tutti i gatti tornano! ;-)

scritto da Elisa · 7 giugno 2010, 21:51 ·

 

Per chi ha già letto Marlowe ti amo, e volesse rileggerlo, e per chi si appresta a farlo, cara Elisa, eccovi la colonna sonora link test con Stan, Maynard, Pepper, Shorty e gli altri Kentoniani che, a volte, suonano in ordine sparso al Lighthouse Club a Hermosa Beach.
Zucchero alle orecchie e rimpianto del passato, mentre Lui vi racconta.
Buon ascolto e diffondete!

scritto da frank spada · 8 giugno 2010, 08:29 ·

 

Tu e l’acciughino andate per mare ad accalappiare Sirene,mettete su uno show di musiche, lanciate libri in acqua, cantate Torna, ma cavolo, come si fa a resistere? Poi le Sirene sono vanitose, il broncio imbruttisce, bene il sorriso, invece, che hanno bellissimo.

scritto da Leila Mascano · 8 giugno 2010, 10:06 ·

 

BIM-BUM-BAM, si serva lo champagne!

scritto da frank spada · 8 giugno 2010, 10:32 ·

 

Posso scegliere del vino rosso? Levate i calici allora! ;-)

scritto da Elisa · 8 giugno 2010, 11:16 ·

 

Vabbé che siete donne e signore giudiziose, ma ce ne fosse una che ordina uno scotch liscio affiancandomi a uno sgabello in un bar d’angolo… ehi, ma che fa quello, mi sta immortalando! Ci mancava anche Edward Hooper, adesso.
Compare mio, diventeremo famosi!

scritto da frank spada · 8 giugno 2010, 11:50 ·

 

Scotch liscio no. Non mi piace. Ma Coca e Avana (si può dire qui?), quello volentieri. Fatto bene, mi raccomando, nel modo giusto. Per quanto (ma si sa!) preferisca sempre la birra doppio malto ;-)

scritto da Elisa · 8 giugno 2010, 11:58 ·

 

La colonna sonora: una bella idea!!!!!! E anche interessante per imparare cose nuove, utile a chi come me è piuttosto digiuna di jazz :-)

scritto da Emily Way · 8 giugno 2010, 16:39 ·

 

Giorni addietro ho regalato il nome di una barca – Bagatelle – a una scrittrice alabardata link test che, non valutandolo appieno, vorrebbe navigar… burlata? Questo lo stabilirà Italo Svevo.

scritto da frank spada · 9 giugno 2010, 16:13 ·

 

Se siete giustamente preoccupati anche per gli alimenti, in genere – i prodotti industrializzati arricchiti da sofisticazioni chimiche raffinate Dio sa come – “E mangia da Ebreo”, allora, come raccomanda un vecchio detto italiano, che riconosce in fondo alla immensa cultura di questo straordinario popolo anche una superiore visione del modo di alimentarsi”.
Pane azzimo e altre Ricette – La cucina degli Ebrei – un libro di ricette che… per informazioni e copie info@stradebianche.stampaalternativa.org

scritto da frank spada · 10 giugno 2010, 09:03 ·

 

Ma chi sei Frank, il nottambulo col cappello che ti somiglia davvero, con la pupa vestita di rosso accanto, che parla col barista e che vediamo attraverso la vetrina del bar, o quello di Sole in un caffè, Frank di qualche anno fa, che punta una bionda sola soletta ad un tavolino, si potrebbero fare quattro chiacchiere, just a little talk miss, e magari fare un giro in macchina giusto per scompigliarle i capelli con il tettuccio scoperto, in attesa magari di altri scompigli?

scritto da Leila Mascano · 10 giugno 2010, 10:06 ·

 

Leila, lei è INCREDIBILE – eufemismo per dire impareggiabile, unica… insomma, una signora… radio accesa, e una corsetta a due verso la costa, l’abitacolo della mia vecchia Olds è al completo – la baby nel cassetto e il mio braccio attorno alle sue spalle, Lady, la notte e il giorno saran nostri.

scritto da frank spada · 10 giugno 2010, 10:59 ·

 

oh baby,
quell’auto traballante
pieno di bottiglie e bambine
che andava diritta al molo 5
a imbenzinarsi e fare i tuffi
nelle estati di di un millennio fa,
quando July si bevve sette pinte
di sidro gallese spunto nel’alba madida
e June si becco’ una bronchite
per le tette livide di guazza,
mentre all’imbocco dell’Arsenale
una chiatta di banane e cocomeri
per poco non dette barta
sulla spinta dei ragazzi all’abbordaggio,
affamati…
(da “blues mediterranei”)

scritto da Piero Boi · 10 giugno 2010, 14:18 ·

 

Oddio, le tette livide di guazza sono una novità, io ero rimasta alle spugnature fredde,consigliate dalle riviste di moda, per chi ne avesse bisogno.Ma per illividirsele così ‘ste pupe sono in topless?Vedete, quando io vedo certe impavide con la panzetta al vento e le scollature abissali, quello che invidio è la salute.Io ho praticamente freddo sempre, se vedete una bruna senza occhiali da sole in Via del Corso a mezzogiorno, lato-sole, fresca come una rosa il 15 agosto sono io, che alle temperature di altoforno smetto d’aver freddo. Poi penso anche allo spirito critico. Dove vanno certe poverette coi salvagenti di ciccia in bella mostra sui fianchi, altro che maniglie dell’amore, quelli sono portelloni antipanico. E poi un trionfo di sederi scesi, di trippete invereconde, di coscioni cellulitici…Poi l’uomo si scoraggia, si vedono i risultati. Sotto la foto di una radiosa attrice, la Arden vivaddio scrisse qualche anno fa per la sua pubblicità: Metà realtà, metà illusione. Allora forza, in vetrina quel che è bello, se lo si ritiene indispensabile, e ammantato di mistero quel che è meno bello…

scritto da Leila Mascano · 10 giugno 2010, 22:14 ·

 

Le “trippete” sono le trippette. Per le pari opportunità ora mi rivolgo a loro, i maschietti dei nostri sogni.Risparmiateci il piede. Solo se siete una statua greca e state nudo e appetibile in un museo potete mostrarlo, altrimenti ficcatelo in mocassino sfoderato, scarpe di tela, quel che volete, ma risparmiatecelo. Potete mostrarlo al mare o uscendo dalla doccia, o quando siete come Adamo.Altrimenti vi perdono solo se siete un frate.Le T-shirt vanno bene se avete il fisico, ma se siete un prémaman al settimo mese, piantatela di bere birra e mangiare schifezze, e poi se da Prénatal non trovate niente di adatto, buttatevi sulle camicie ampie, sulle Lacoste d’una o due taglie più grandi,e lasciate la visione delle vostre morbidezze alla fortunata che condivide con voi i fasti dell’alcova.Piantatela di mettervi completi da Immobilcasa o commessi di Armani, con le camicie coi collettoni, ci stecchiscon per il disgusto, soprattutto con le scarpe da ginnastica. Infami, vi ho visto portarle pure d’oro e d’argento, e non eravate viados, ma a lavorare in banca!Vabbè che sono comode, ‘ste scarpe, ma vi assicuro che sono agghiaccianti. Di peggio c‘è l’abbinamento sandali-calzini che non voglio neppure considerare, insieme alle catenone d’oro e gli occhiali a specchio. Qualsiasi cosa indossiate, vietatissime le gore: esistono deodoranti che sono anche antitraspiranti, e non costano nemmeno di più. Inoltre vietatissimi i cappelli, se non siete Belmondo e Delon in Borsalino. Anche Brad Pitt con cappelluccio da Qui Quo Qua è ridicolo. Pochi di voi sono Brad Pitt. Infine, se non siete un soldato inglese in India, pietà, niente bermuda. Solo alle Bermuda. Vi trasformano in bamboni ( non è un errore di battitura ) ritardati, sembrate dei deficienti.Per quelli che si profumano, lasciate da parte quelle profumazioni stordenti come un buon colpo di clava in testa. Non funziona così la faccenda. Aborrite le profumazioni intensamente maschili, quegli obbrobri che usavano i nonni e i papà,
ricordatevi che la scia la lasciano i reattori e le navi, non i gentlemen, e che la prescelta dovrà aspirare l’aroma (wow!)della vostra pelle da cui si sprigiona, come un privilegio segreto, qualcosa di raffinato e sobrio ( tipo Lacoste, per intenderci. ) Se vogliamo inaugurae una rubrichetta di bonton maschile sono qui. Pensate al protagonista di American Beauty che dice: Voglio essere bello nudo! La bellezza non è da tutti, la decenza sì.E allora camminate, nuotate, muovetevi e mangiate di meno se siete sovappeso. Fate che spacchettarvi sia una delizia per la privilegiata, e soprattutto siate amabili, simpatici ed affettuosi. Molto sarà perdonato…Ah, non restate mai nudi con calzini, o con occhiali.Mi raccomando!Infine arriviamo a due must orrorifici: il montgomery, che fa tanto compagnucci della parrocchietta, e il borsello, un oggetto disgustoso che rabbrividisco solo al nominare, insieme ai calzini corti.Vi vogliamo appetibili, carissimi. Sprechiamo tanto tempo per piacervi!

scritto da Leila Mascano · 11 giugno 2010, 08:06 ·

 

Vabbé che ci conosciamo da una vita, ma far sapere al mondo che sono tale e quale l’uomo che lei… la ringrazio, Leila, soprattutto per la precisione dei dettagli (alcuni non da poco, direi, visto che abitualmente indosso occhi azzurri).

scritto da frank spada · 11 giugno 2010, 08:16 ·

 

A volte, per chi li possiede, bastano solo quelli.

scritto da Leila Mascano · 11 giugno 2010, 20:30 ·

 

Intanto, caro Frank, lei m’invita sulla sua vecchia Olds, ma sulla deriva ci va da solo.Vorrei andarci da sola anch’io, sbarcare in un mondo incontaminato, essere per qualcuno indispensabile, qualcuno che mi guardi come un miracolo, e intanto alle mie spalle tutta la vita fin qui affonda, come una perduta Atlantide di cui smarrire la mappa.

scritto da Leila Mascano · 11 giugno 2010, 21:33 ·

 

oh baby,
dal terrazzo pieno di piante grasse e colombi
ti vedo salire di corsa l’ultima rampa
che nella roccia dalla cala s’inerpica,
respiri in un vestito bianco
e un buffo cappello di paglia
ti fa l’aria d’attrice anni ’50
occhiali neri e lombi grassocci,
ti ho preparato una cena fredda
con olive piccanti, cetrioli e yogurth
insalata di pesce e ouzo ghiacciato,
dobbiamo festeggiare qualcosa
non ricordo bene
quale delle nostre giornate assolute…
ma già domani il vapore se ne va,
il prossimo fra un mese
e non pretendo che tu resti cosi’ a lungo…
(oh baby, non chiederei di più!)

scritto da Piero Boi · 12 giugno 2010, 07:09 ·

 

Domani è lunedì! E più in là? Il tempo che non muore avanza, lentamente, ma “A meno che non sia un cieco, cui puoi far percepire sotto un dito il mistero senza fine di una Madonna fiorentina riflessa nel suo sguardo, immobile, rivolto a immaginarsi in braccio alla sua mamma, oppure non si tratti di barometri, quando la lancetta nera scende verso i meteorologici contorni sotterranei di una nevosa notte di Natale, molto nevosa in una città come Dublino, per esempio, che lascia filtrare dal bianco spessore dei selciati il canto de “I morti”...” (“Doppio Marlowe” – Capitolo quarto – punto 7.) ce lo ritroveremo agli occhi, cara Leila, a maggio 2011!

scritto da frank spada · 13 giugno 2010, 08:52 ·

 

Un personale apprezzamento a Pietro Boi,uomo magnifico che prepara cene dietetiche ( preoccupato da quei lombi grassocci? , averne di uomini così, la maggior parte agita scatole di couscous come maracas chiedendoti pensoso: Ma tu questo lo sai preparare?
Poiché mi sono molto divertita a dare consigli, questa volta vi guardo nel cassetto della biancheria.
Il vero Brummel è moderato in tutto. Sia la biancheria, come da definizione, bianca e meno fantasiosa possibile. Impeccabili e di ottima qualità gli slip,lo stesso dicasi per le mutande classiche, corte o lunghe. Per tutte, evitate l’effetto bubù-zèttete, alquanto sconcertante. La canottiere sono una nota dolente, se proprio dovete tenetele nascoste come il fatto che leggete Tex alla vostra età.Solo se siete Burt Lancaster nella Rosa tatuata, e solo sul set. Per l’amor dei santi,l’effetto bubù zèttiti non vale solo per i gioielli di famiglia, ma anche per la T shirt che spunta da impeccabili camicie, addirittura in tinta a contrasto! Ma siamo impazziti?!? Infine i calzini.Bianchi se fate l’infermiere, siete travestito da Pulcinella o siete il Grande Gatsby, in più con la faccia di Robert Redford. Tutti gli altri si inceneriscano la mano che li sceglierebbe.Pure Muzio Scevola lo fece, anche se si dette altre motivazioni. Un gentleman NON contempla calzini corti. Niente giarrettiere, non siete Ninì Titabusciò. Le vostre caviglie non sono un faro nella nebbia: via i gialli, i rossi, i verdi, i turchesi, che come abbiamo visto fanno dubitare della vostra sanità mentale. Bene i blu, gli antracite, i neri (tollerati, con moderazione ). Benissimo anche i bordeaux, in varie tonalità. Siano i calzini sottili, di filo di Scozia d’estate e nelle mezze stagioni (le estinte )meglio a coste che lisci, questi per le occasioni eleganti e lo smoking. Orrido però l’effetto velato, non siete una maliarda. Ispezionateli con cura prima di infilarveli: vietato l’effetto bubù zèttete anche per l’allucione.Per quelli invernali, di lana irrestringibile, tenetevi sulle tinte unite, lasciate a Berto Wooster le sue trame inglesi, a meno che non siate sicuri del vostro fascino e del vostro impeccabile stile da gentleman-farmer. Però ci vuole il fisico. Non ho menzionato il marrone, tinta esecranda, ma se proprio volete calzini di questo colore scegliete il testa-di-moro.Per oggi ho finito.
scritto da Leila Mascano • 13 giugno 2010, 08:44

scritto da Leila Mascano · 13 giugno 2010, 09:01 ·

 

Un cannocchiale vero, costantemente rivolto da una donna curiosa, molto raffinata, indaga un personaggio che non invidia nulla al prossimo, e Marlowe, che non solo è un gentleman, come lo è il suo pseudonimo autore/creatore, sembrerebbe messo a nudo – ma l’intimità di quest’uomo, la sua essenza, non è che la sua anima, dunque… un segreto.

scritto da frank spada · 13 giugno 2010, 10:25 ·

 

Marlowe a parte, essere elegante, per un uomo, non vuol dire essere anche un gentleman, e viceversa. Ho apprezzato le pungenti osservazioni su certi abbigliamenti maschili di Leila Mascano.
Mi piacerebbe leggerne anche a beneficio delle donne, altrettanto pungenti eh! Ci accontenterà?

scritto da anna · 13 giugno 2010, 16:11 ·

 

Certamente. Però abbiamo lasciato i nostri cari amici in mutande e calzini. Prima tocca rivestirli. Concordo sui gentlemen, naturalmente.

scritto da Leila Mascano · 13 giugno 2010, 23:39 ·

 

Camicie. Rigorosamente classiche, colletto tre cm e mezzo, potete sbandare di pochissimo. Polsi normali. Bottoncini di madreperla, ammessi i gemelli, ma raffinati. Non necessariamente preziosi, ce ne sono piccoli, rotondi, di madreperla con cerchio d’oro anni 30 molto belli, per esempio, abbordabili. Staffe e fantasie varie per l’amor di Dio! Ricordatevi che i colli all’americana, con bottoncini, sono per le camicie sportive. L’optimum è farsele fare su misura, se no scegliete con cura maniacale. Le pinces servono per mettere in risalto il torace. Se avete la pancia da orso Baloo glissate. Ma non la finiremo qui, sulle camicie!

scritto da Leila Mascano · 14 giugno 2010, 06:23 ·

 

Alla fine di un famoso film noir, Bogey faceva ascoltare via telefono al malavitoso di turno il rumore delle rotative con la prima pagina del giornale che lo incriminava. E commentava “ E’ la stampa, e non ci puoi fare niente”.
E’ passato più di mezzo secolo e in Italia…

scritto da frank spada · 14 giugno 2010, 09:40 ·

 

L’Italia…un tempo paese di grande prestigio, ora di grandi prestigiatori.Come si chiedeva Bertrand Russel, siete poi sicuri che il progresso sia una cosa positiva?

scritto da Leila Mascano · 14 giugno 2010, 18:10 ·

 

Forse no, ma intanto i Mondiali imbavagliano la stampa – per ora.

scritto da frank spada · 14 giugno 2010, 18:40 ·

 

Ve l’ho detto che non la finivamo…ma voi fatevi vivi. Vi piace? Vi diverte? Continuo?Per ora ecco qui:
Scegliete colli comodi, se vi stringono vi sale la pressione e vi mettono di malumore. Il materiale dev’essere naturale, altrimenti se il deodorante vi pianta in asso la camicia la butterete, in barba a tutti i detersivi per le fibre sintetiche. Che poi sono brutte. Privilegiate tessuti tipo Oxford o nido d’ape, tra tutti meglio il cotone. Sì alle stoffe leggere, ma tassativamente proibite le trasparenze. I colletti a contrasto e altre fantasie lasciatele ad Al Johnson e simili nei film tipo Rag-time. I colletti alti stanno male a tutti, non siete von Stroheim in Viale del tramonto. E poi non siete tutti dei cigni. Della tinta unita non si dirà mai abbastanza bene, fantasie tipo righine e quadrettini sceglietele solo se siete molto sicuri di voi. Possono essere il top se indossate nel contesto giusto, altrimenti squalificanti. Le camicie dovrebbero essere bianche o azzurre. Le gradazioni di questi colori sono infinite. Vi sfido a trovare due bianchi uguali. Evitate il grigio, per non essere scambiati per un prete, idem per il nero (con qualche eccezione, se siete biondi, abbronzati e bellissimi e l’occasione è informale.) L’azzurro dona a tutti, il bianco no. Specchiatevi senza bontà, approfittate dell’estate per camminare al sole senza occhiali neri. Un po’ di colore fa miracoli. Se siete in vacanza potete usare le camicie tipo jeans ( calde però ) o quelle colorate ( azzurre, blu, crema, anche a righe. Il rosa, pietà, mai, in città qualcuno di voi se le mette con le cravatte rosse, quaranta frustate su pelle bagnata. Non siate fantasiosi, stupitela a letto o al ristorante, non sbalorditela con i vostri travestimenti. )

scritto da Leila Mascano · 15 giugno 2010, 06:32 ·

 

Al 39° accendo il fumo – lui si serve da bere. Parole zero e al 62° ne scola un altro sogghignando. Al 90° + 3 mi guarda e scuote il capo, incamminandosi. Raggiungo i suoi piedi in fondo al letto – di lato, due profili agganciano un naso – Italia/Paraguay: 1 a 1

scritto da frank spada · 15 giugno 2010, 08:25 ·

 

... evviva la t-shirt con Topolino indossata da Einstain, che uomo scientificamente scorretto!

scritto da Dame mit Fächer · 15 giugno 2010, 08:56 ·

 

Certo,d’accordo.Ecco infatti un piccolo brano d’un pezzo che seguirà: “ Non vedo male, in occasioni informali,come una cena tra amici, per esempio, un sorprendente orologio Walt Disney anni 50, con Topolino sul quadrante che agita la pistola Dopotutto, anche i Lord Brummel amano giocare.”
Ciò detto, va da sé che i geni non seguono le regole, ma le affermano, o le rivoluzionano. Questi sono consigli molto scherzosi, non rivolti agli happy few, ma ai nostri papà, boy friend, fidanzati, mariti o compagni,che qualche volta pescano a casaccio nell’armadio, e che pensando d’essere informali, finiscono per essere un po’ trasandati.( Sfido qualsiasi signora a non provare una stizza sacrosanta quando è divinamente elegante, e “lui” sembra un albanese ai semafori ( che poveretto ha altro per la testa, e si veste come può. ) Noi li amiamo lo stesso, ma ci sia almeno concesso prenderli un po’ in giro, con quella spocchia scherzosa che hanno talvolta i guru della moda. Miei cari, stiamo giocando!Mica mi prenderete sul serio, vero? Non troppo, almeno!

scritto da Leila Mascano · 15 giugno 2010, 09:53 ·

 

Dame mit Facher – “Nessun uomo è. Egli diventa!” – parafrasando Altemberg, aggiungo che ci sono donne che non possono diventare, quelle sono, anche se dietro a un ventaglio – in fin dei conti tra sei giorni è estate.

scritto da frank spada · 15 giugno 2010, 10:18 ·

 

L’importante è che Voi siate Sebastian di Valmont.

scritto da Dame mit Fächer · 15 giugno 2010, 13:46 ·

 

Verissimo, Frank, alcune donne sono talmente carismatiche e uniche che si perdona loro anche qualche debolezza. Altre sono cosi’ intelligenti che imparano osservando, raffinando uno stile innato.

scritto da butterfly · 15 giugno 2010, 14:24 ·

 

Gentile Dame mit Facher, in questo caso conquisterò Annette!
Quanto alle altre, noto la loro naturale propensione, in genere, nell’evitare l’invidia verso uno che scrive, benché pericolosamente pseudonimo, mentre i maschietti…

scritto da frank spada · 15 giugno 2010, 15:02 ·

 

Sebastien,
leggendo il Vostro profilo mi date l’impressione di essere più un santo che un peccatore.
Avete forse posato per il San Sebastiano del Mantegna?

scritto da Dame mit Fächer · 15 giugno 2010, 15:51 ·

 

E’ passato tanto tempo che… però ricordo che un certo Michelangelo Merisi, un giorno mi chiese il permesso di fissarmi in una tela, vestito così come mi trovavo, abito nero-violaceo e colletto bianco candido – I bari.

scritto da frank spada · 15 giugno 2010, 16:09 ·

 

Sebastien, vestirò la parte di maestra di dialettica eristica, con l’unico scopo di far prevalere le mie argomentazioni su quelle Vostre, senza dare importanza alla verità in sé.
A domani.

scritto da Dame mit Fächer · 15 giugno 2010, 16:37 ·

 

Attento a fissar se stessi in una tela. La vita potrebbe cambiar sapore ;-)

scritto da Elisa · 15 giugno 2010, 17:26 ·

 

La verità è solo un’illusione, a volte cinematografica, a volte letteraria – a volte, un lettore accorto la fa sua, altre, uno spettatore si limita a guardarla.

scritto da frank spada · 15 giugno 2010, 17:42 ·

 

Attenzione, Frank; e se non non foste voi l’obiettivo della dama?

scritto da Leila Mascano · 15 giugno 2010, 18:57 ·

 

Mi riserverò di farle causa!

scritto da frank spada · 15 giugno 2010, 19:13 ·

 

La verità è sempre solo un’illusione… e per il resto non posso che farmia la stessa domanda della Signora Mascano! ;-)

scritto da Elisa · 15 giugno 2010, 20:02 ·

 

Mai quei pasticci multicolori stile turista fuori di testa, mai. Ricordate che scarpe e camicia parlano di voi anche più del vestito. Diffidate dalle novità. Sobri e classici anche nelle camicie da smoking. Vi vogliamo, ricordate? Se non belli almeno eleganti.

Ancora sulle camicie e le loro sostitute: se acquistate una Lacoste, che si originale. Costano tanto perché la lavorazione del tessuto permette di restare abbastanza freschi. Non mettetela sotto un abito classico, ma coi jeans e al massimo la giacca blu, un ragionevole compromesso per le occasioni informali. D’estate, in città, cravatta o no? Secondo me meglio di un colletto sbottonato sotto una cravatta allentata, un’impeccabile camicia col primo bottone aperto. E’ pure sexy. La cravatta portatevela dietro, non si sa mai. E’ l’unico capo su cui potete sbizzarrirvi moderatamente. Evitate i colori smorti, e le esagerazioni. Troppo larghe o troppo strette, per carità. Misure classiche e disegni classici, per quanto anche Marinella produca ora cravatte che da questi sobri canoni si discostano parecchio. Personalmente non amo le cravatte di seta e i colorini, tipo grigio perla, azzurrino e così via. Il papillon è molto amato dagli architetti, ma su uno che lo porta bene, cento sono ridicoli. Tralasciare. Bene i pullover di cotone, blu o bianchi di preferenza, ma anche neri. Perfetto lo stile Positano, maglioni di cotone da pescatori. Blu, naturalmente. Solo i privilegiati col fisico adolescenziale scelgano, estate e inverno, le trecce, coste ecc. che ingrossano tutti gli altri.

scritto da Leila Mascano · 16 giugno 2010, 06:59 ·

 

Di certo, Sebastien, non sono stata io ad ordinarVi di conquistare Annette e nemmeno Vi ho mai offerto la mia schiena per vergarle lettere d’amore.

scritto da Dame mit Fächer · 16 giugno 2010, 08:04 ·

 

L’abbigliamento di un ragazzo – volto nobile e pulito -, messo in risalto dall’abito che indossa, la dice lunga – contrastando – sulla specie umana raffigurata con abiti sgargianti e variopinti degli altri (due) giocatori (segnalazioni e apprestamenti di mano a parte) – I bari – Caravaggio (olio su tela: 91,5 × 128,2) Fort Worth, Texas, Kimbell Art Museum.
Quanto a Annette, sono così giovane da prendermi il tempo che vorrò per farla mia – lungi da me legarmi al Bene, per ora, e perdere la libertà di essere me stesso o di scrivere su qualsivoglia piano mi si offra.

scritto da frank spada · 16 giugno 2010, 08:55 ·

 

Per me, Sebastien, potreste eseguire Beethoven, la Sonate Nº 23 op 57 “Appassionata”, cullandoVi nell’immaginazione di vedere i brividi che percorrono la mia schiena.

scritto da Dame mit Fächer · 16 giugno 2010, 10:26 ·

 

“Nulla di nuovo, ma ormai conosco i miei gusti e alcune situazioni solleticano pericolosamente il mio palato; soprattutto quelle dove il cliente cerca di conquistarsi la mia simpatia piuttosto che parlar chiaro.” Marlowe ti amo – Cap. I – punto 2.

scritto da frank spada · 16 giugno 2010, 10:58 ·

 

Siete adorabile ad apprezzare la mia verve.
Temevo la Vostra vulnerabilità, dato che nel profilo riferite solo i Vostri pregi.
Avevo inteso questa parzialità come dinamica di persuasione.
Voi non sapete, ma succede sempre così al mercato. Il venditore di Taleggio elenca solo le buone qualità del suo formaggio.
Siete la mia schiavitù, siete la mia libertà, siete il mio Taleggio che si squaglia nelle notti d’estate … come scrisse il grande Nazim …

scritto da Dame mit Fächer · 16 giugno 2010, 11:29 ·

 

Ma come! Vivete senza un frigorifero?

scritto da frank spada · 16 giugno 2010, 11:45 ·

 

Letta ieri quella parte! Anzi no… forse l’altro ieri? ;-)

scritto da Elisa · 16 giugno 2010, 11:53 ·

 

Ho visto la mostra di Caravaggio alle Scuderie del Quirinale. Ne “I bari”, non c‘è dubbio che il giocatore onesto ben incarna, con la sobrietà del suo vestire, anche le qualità morali che lo distinguono -“cripticità” di uno scrittore a parte, sempre originali. Mostra magnifica, dove, nella folla, molte donne avrebbero meritato i consigli della Mascano , che qui tardano ad arrivare

scritto da anna · 16 giugno 2010, 12:03 ·

 

Come resistere a tanto garbo? Voilà!
Signore, uno dei piaceri dell’esser donne è poter usare i tacchi alti, potente e incontrastato strumento di seduzione. Quando vi mettete un bel paio di scarpe con tacco 8, o 9 cm, acquistate slancio e grazia, la gambe svettano nervose, i lombi grassocci per dirla con Boi si riposizionano: una meraviglia visto che si sa che il bacino mediteranneo lato b, come si dice ora, è un po’ il lato debole di molte signore. Purtroppo come la zucca di Cenerentola, si è carrozze fino a mezzanotte ( o a mezzogiorno). Metteteli con giudizio, e per un numero limitato di ore. Niente è più ridicolo di vedervi caracollare tutte sbilanciate, col sedere all’indietro, curve come la Befana, arroccate su quelli che palesemente sono ormai, dopo cinque o sei ore, uno strumento di tortura. Non ci andate in gita, quando dovete camminare per chilometri ( soprattutto al centro di Roma, coi sampietrini! ), quando uscite con l’amica venere tascabile, con infanti da inseguire per parchi e giardini.Ricordate che se i lui mini godono nel portarsi appresso le stangone, i giganti si inteneriscono per le donne piccoline. Quasi sempre. Non guidate coi super tacchi, o quando prevedete di dovervela dare a gambe ( strade isolate, metro di sera tardi etc. ) I tacchi debbono essere proporzionati, e purtroppo alle piccolissime sono vietati quelli molto alti, effetto Anita su piedistallo. La vera eleganza consiste nella scioltezza dei movimenti. Se nella vita di tutti i giorni scendete di qualche gradino, nessuno se ne accorgerà, ma i vostri piedi e il vostro umore sì

scritto da Leila Mascano · 16 giugno 2010, 20:01 ·

 

Frank, lei non faccia l’ingenuo. Tiene in casa una lavatrice del genere che non vorrei definire, e con la scusa di non voler separare gli amanti, ha sistemato in cucina il mio frigo, molto più bello del suo. Ora, a quel che vedo, di frigoriferi ne ha alloggiati due. Fortuna che almeno a me non si squaglia il Taleggio:cinque minuti in bocca, due ore nello stomaco, tutta la vita sui fianchi. Non all’inizio dell’estate, please, col costume in agguato a denunciare i peccati di gola.

scritto da Leila Mascano · 16 giugno 2010, 20:10 ·

 

Se il Taleggio è sui fianchi, lo è di solito PER TUTTA LA VITA...ma io non faccio mai auguri di “lunga vita” in questi casi, bado alla mia che è talmente disastrata che giorni fa, alla prova lago (non la prova mare, ero su una spiaggetta a Trevignano) sono scoppiato a piangere. Nel mio caso, si trattava non di Taleggio ma di amatriciane e pecorino sardo…per cui…auguri a me stesso di CORTA VITA!

scritto da maurizio · 17 giugno 2010, 15:52 ·

 

Anche per me il formaggio, taleggio o pecorino, è una attrazione fatale. Siamo tutti sulla stessa barca, e appesantiti come mozzarelle, piangiamo alla prova costume…quest’anno tutti in montagna, è più trendy!

scritto da butterfly · 17 giugno 2010, 16:30 ·

 

Bentornato *m*aurizio!
E lunga vita a tutti noi – lacrime a parte – ché qui le quote rose son diventate maggioranza!

scritto da frank spada · 17 giugno 2010, 16:49 ·

 

Adorabile Sebastien
E così Voi avete numerato le Vostre femmes come Variazioni Sinfoniche.
Ma allora mi dovete raccontare di loro, di tutte quante.
Come libertino mi fate pensare all’opera del drammaturgo francese Eric-Emmanuel Schmitt, scritta nel 1997 e dedicata a Diderot “Le libertin”.
Lo spunto è per riferirmi a un lavoro precedente, le “Variations énigmatiques”dove lo scrittore sembra concepire il rapporto tra gli esseri umani come qualcosa che possiamo solo intuire.
Il titolo prende origine da “Enigma variations”, la composizione di Edward Elgar, variazioni su una melodia nota che non si riesce ad individuare, come una donna che non viene mai conosciuta fino in fondo e un uomo passa il tempo componendo lettere per lei, forse un’immagine della sua mente. La nona variazione “Nimrod” è la chiave della pièce che, tuttavia, non ammette una soluzione certa, definitiva, razionale.

scritto da Dame mit Fächer · 17 giugno 2010, 20:40 ·

 

Ancora sull’eleganza maschile:
D’inverno potendo investire nel cachemire, leggero e caldo, e qui sì ai colorini inglesi, gli azzurri, i verdini, i crema etc., altrimenti non uscire dagli antracite, bordeaux, verde bottiglia blu e talvolta nero. Resistete alla tentazione dei calzini in tinta col pullover. Too much. L’eleganza è casuale.

Gli uomini si specchiano da fermi. Sbagliato. L’eleganza non è statica. L’abito ideale è quello con cui potete far manovra a marcia indietro o tirare giù una valigia in treno. L’abito ideale è quello in cui siete voi al meglio di voi. Potendo, bei tessuti e naturali. Meglio le tinte unite, Al Capone è in agguato. Giacche di giusta misura. Se avete un sedere notevole, niente spacchetti. Sembrereste Paperino. Occhio alle maniche corte, Cugino di campagna, o lunghe, Orfanello freddoloso. La giacca non dev’essere un cappottino, che vi accorcia le gambe, e nemmeno dovete risultare cresciuti rispetto all’anno scorso. Non vi infilate di tutto nelle tasche. Purtroppo non sevono a contenere niente, se non la vostra ineleganza. No a tutto quello che è eccessivo: giacche troppo avvitate, pantaloni troppo stretti o troppo larghi, rivolti sbagliati. Se optate per loro , devono essere di 3 cm e mezzo, né di più né di meno. Le giacche blu possono andare con i pantaloni antracite, o grigi. Perfino col blu avion. Mai coi neri. Non fate gli avventurosi, giacca marrone e pantaloni crema, o viceversa, stile cono gelato, sono abbinamenti che riescono a pochissimi, i più ci stanno male e basta. Aborrite il marrone, e temete il beige, ingoffa e dona a pochi, in genere biondi. La cintura, diversamente dal binomio pullover-calzini, dovrebbe accordarsi con le scarpe.
Occhio, le quote rosa sono implacabili.

scritto da Leila Mascano · 18 giugno 2010, 06:43 ·

 

Amiche – “Doppiezza o unicità reale?” – Marlowe Vi domanda – “E’ troppo presto per vederci chiaro!” – si risponde assordandovi le orecchie, riflettendo ancora sulla personificazione di se stesso, doppia come l’anima, copia esatta del suo corpo: anima-ombra-specchio (la morte è donna – comunque ci si veda).
E veniamo al “rosa”, quasi vi credeste le pink ladies – accoglieteci così link test allora, e noi maschietti, forse vorremmo coricarci accanto a voi, tralasciando certamente ogni “costume” o abbigliamento “razionale”, una notte soltanto.

scritto da frank spada · 18 giugno 2010, 08:56 ·

 

Nei suoi dipinti Magritte fa un uso ricorrente degli specchi, che egli usa per scuotere profondamente, ma senza alcun commento personale, le convenzioni più consolidate: lo sguardo nello specchio non viene riflesso.
Ciò che è importante è proprio questo momento di panico, non la sua spiegazione.
Il pittore è dotato del potere magico di copiare la realtà con la possibilità allo stesso tempo, di esserle infedele, di dipingere il giorno quando è notte o lo specchio che riflette la schiena del personaggio che gli sta di fronte.

“Le relazioni pericolose” del 1936
Le relazioni pericolose rappresenta una donna nuda che tiene di fronte a sè uno specchio rivolto verso lo spettatore. Lo specchio nasconde una parte del suo corpo, dalle spalle alle cosce, ma riflette, in più piccolo e da un’angolazione diversa, il frammento del corpo che maschera. Magritte ha dunque dipinto due visioni diverse del corpo femminile: una di apparenza, l’altra, quella riflessa nello specchio, immaginaria.
In pittura le relazioni sono pericolose perchè il pittore aggiunge sempre al corpo del modello il suo sguardo di pittore, il suo sguardo di desiderio, grazie al quale il corpo della donna viene dipinto come tensione tra due apparenze inconciliabili.

scritto da Dame mit Fächer · 18 giugno 2010, 11:09 ·

 

Indulgente con il “doppio”, non assumo responsabilità – “relazioni” a seguire, non immaginarie, un’ombra allo specchio mi guarda a occhi chiusi. E torno alle pink ladies.

scritto da frank spada · 18 giugno 2010, 12:02 ·

 

Chi teme gli altri teme se stesso – non certamente Marlowe, che alla sua morte – arriverà, arriverà, ma non so dire quando – non vedrà certo il suo doppione seduto sulla tomba, con a fianco un uccellaccio nero che – visto che lui non ci sarà e che un’ombra al buio non ha ragione d’esistere – non potrà dirgli: “Dovunque tu andrai, sarò con te,/Sempre, fino alla fine dei tuoi giorni./E allor mi poserò sulla tua tomba“ – A. De Musset

scritto da frank spada · 18 giugno 2010, 15:46 ·

 

Si parlava di eleganza maschile? Io vesto “casual”, nel senso che indosso quello che “casualmente” trovo in armadio, con attimi di sbandamento nel momento in cui mi accorgo che non ho a disposizione neanche un paio di mutande pulite…Riemergo con una maglietta a strisce stile anni ’60 e un paio di blue jeans dal cavallo basso, ma non perché è di moda…
(Per la serie: ARMANI, chi era costui?)

scritto da maurizio · 18 giugno 2010, 18:29 ·

 

“Casualità” serale e le pink ladies sono quattro, maurizio, e non sembran tanto rosa, e noi… che nottata!

scritto da frank spada · 18 giugno 2010, 19:02 ·

 

“(...) un giorno verrete a sapere che cos‘è la Morte con la lettera maiuscola, e in quel momento, se lei, improbabilmente, ve ne desse il tempo, capireste la differenza reale che c‘è fra il relativo e l’assoluto, fra il pieno e il vuoto, fra l’essere e il non essere più (...)”

(J. Saramago)

Se n‘è andato un grande. Concedetemi un saluto…

scritto da Elisa · 18 giugno 2010, 19:42 ·

 

Viva le pink ladies, e i pink floyd, e la pink panther…non ti sembrano rosa le signore, Frank? Saranno allora DARK LADIES, in linea ed accostamento cromatico coi libri gialli che scrivi…un caro saluto!

scritto da maurizio · 18 giugno 2010, 21:33 ·

 

Quoto l’ ultimo messaggio di Maurizio, circa l’ eleganza maschile.
Quando vedo qualcuno che si lamenta perché non può comprarsi un capo firmato mi viene in mente un aforisma di Jim Morrison: “Piangevo perché volevo le scarpe, poi ho visto un uomo senza piedi”.

scritto da Roberto Ziviani · 19 giugno 2010, 00:51 ·

 

io passo le giornate in lambawani(sorta di pareo)senza mutande, e una canotta a striscie, secondo il colore del suddetto. Ogni tanto, quando scendo in paese, metto bermuda con tasche e una ti-shirt. Non ho tempo né voglia di “studiare” la mise…

scritto da Piero Boi · 19 giugno 2010, 07:15 ·

 

Continuo con i consigli:
Anche per le scarpe, temete il ridicolo. Niente punte, frangette, medaglie. Mocassini classici, sfoderati d’estate, scarpe chiuse coi lacci, qualcuna di genere inglese se siete il tipo. Nere, marroni o color cuoio. Al massimo, blu scurissimo per i mocassivi estivi, perfette coi jeans.. Niente bordeau. Pulite sempre, non scintillanti, si tenderebbe a diffidare della vostra pignoleria. Controllate spesso lo stato dei tacchi. Bianche solo per giocare a tennis, o se siete Gatsby ( con la faccia di Robert Redford. ) Non vi mettete gli stivaletti tipo Beatle, se non siete uno dei superstiti. Non andate neppure il 15 agosto con gli infradito dal giornalaio, lasciate al segreto della vostra casa il possesso di Birkin, Sholl’s o similari. Non fate come tanti, coi completi classici e sotto le scarpe da basket, da jogging o da chissà che altro diavolo. Permesso solo dopo essesi tolti un gesso dal piede, se no lasciatele per la domenica al parco coi ragazzini Non andate in tuta neppure a fare passeggiare il cane. Riservate i giacconi di pelle alla moto, e le giacche da yachtman in barca. Eliminate, ripeto, l’eccessivo. Nella scelta dell’impermeabile come del costume o del berretto da sci, siate moderati pratici e provvisti di senso critico. Non è detto che quel che vi stava l’anno scorso vi vada quest’anno.

Ehi, noto un po’ di assenti! Si faccia vivo mr.Boi, ci mancano i blues mediterranei, ci mancano gli altri nostri amici, Maurizio con la maiuscola e gli altri.

scritto da Leila Mascano · 19 giugno 2010, 07:40 ·

 

Semplicemente, “lo stile è l’uomo”. E l’eleganza fa parte dello stile. Un mandriano abbigliato secondo antiche tradizioni è elegantissimo…

scritto da maurizio · 19 giugno 2010, 08:26 ·

 

Anche questa volta ce l’avete, maschietti! Le quote rose, mai deluse e amorevoli senz’altro, costrette a alleggerirsi per l’equinozio estivo, ridanno equilibrio al Cannocchiale (“Nell’esatto punto di mezzo tra le le due lenti c‘è la verità” (v. Roberto Ziviani – 4 giugno – h 14.30)).
Certo che quel link sulle pink ladies… – zucchero agli occhi e un invitante look musicale – che toccasana maschietti!

scritto da The Big Max M. · 19 giugno 2010, 08:28 ·

 

Il lambawani è perfetto laggiù. Invidia pura.

scritto da Leila Mascano · 19 giugno 2010, 08:36 ·

 

Questo sabato sera
mi sbanco, mi sbarbo, mi agghindo
quante bambine da imbroccare
nelle strade che scendono al porto,
ce n‘é una che fa dei lavoretti!...
oh baby, come ti riduco, stasera…
e poi si va allo snack coreano
a farci una zuppa di cavallucci marini
in salsa cocente senza majonnaise
con grande scroscio di spumantino dry!

scritto da Piero Boi · 19 giugno 2010, 09:00 ·

 

cara Dame mit Fächer

Voi siete adorabile
sono nudo
dopo la corsetta e la bella doccia fredda …
ascoltavo uno splendido concerto per pianoforte ed orchestra
con coro virile
di Ferruccio Busoni …
musica bellissima e complessa
come Voi

mi piace il Taleggio
mi piacciono i formaggi
ma mia cara
il formaggio non è molto da decantare
gli intenditori
semplicemente … assaggiano …

... una curatrice di un’antologia
stà parlando della Achmatova
e trovo che c‘è un bellissimo filo sottile
con Nazim
che è vissuto in Russia

divagavo …
Voi mi rapite
i profumi forti, intensi dell’estate
del formaggio squagliato

mi rapiscono
mi ha rapito la Vostra poesia

“Siete la mia schiavitù, siete la mia libertà ...”
bellissimo
Vi adoro!

a presto
mille baci rapinosi
Vostro Siegfried

scritto da Siegfried · 19 giugno 2010, 10:15 ·

 

Nazim Hikmet – un turco naturalizzatosi polacco per sfuggire ai russi – giace e ed è pur vivo e una polacca ancora resistente “... Se si cerca, è ciò che è già lì accanto. Se si chiede, è ciò per cui c‘è una risposta… Ammetti che nulla di peggio può capitare al poeta. E poi nulla di meglio che svegliarsi in fretta.” – L’orribile sogno del poeta (W. Szymborska)

scritto da frank spada · 19 giugno 2010, 11:14 ·

 

Diletta Lady Brummel, alias Leila Petronia “arbiter elegantiarum”, le sue note spassosissime io credo dovrebbero essere raccolte ed ampliate(magari inserendo un capitolo su come abbigliare la nostra prole, senza farne delle miniBarbie o dei Ken, un altro su come ci si addobba nelle occasioni “ufficiali“della vita, ecc.)il tutto poi presentarlo come un pamphlet dal titolo “Come evitare figure cacine”, oppure “L’arte del bon-ton” o chesso’ altro,
all’impareggiabile editore Felice Scipioni (visitare il sito leggendo.godendo.com)
Sto dicendo sul serio.
Nel frattempo, attendiamo fiduciosi il seguito!

scritto da Piero Boi · 19 giugno 2010, 14:51 ·

 

Cacine da cacio, o cacine da… ma Piero Boi! Certamente l’eleganza non trasuda e qui sottende ad altro – dalle mie parti piove e oggi fa fresco – ma FS poi! Chiarisca, prego, attendiamo fiduciosi di leggere godendo.

scritto da frank spada · 19 giugno 2010, 15:39 ·

 

Credevo che sull’abbronzatura l’accappatoio bianco e nothing else fosse il top,chiaramente su spiagge deserte, ora il lambawani mi apre nuovi orizzonti come li aprì il mio pareo, and few else,(slip e collana di fiori ) ad un ballo in maschera dato per l’ultimo dell’anno in un celebre albergo. Purtroppo un lembo rimase impigliato nella porta dell’ascensore, e voila. Rimasi per una settimana chiusa in camera, avevo lo splendore, ma anche la timidezza dei quindici anni.

scritto da Leila Mascano · 19 giugno 2010, 16:11 ·

 

Lasciate che la fantasia corra sui lavoretti. Cestini di vimini intrecciati? Farfalle di piume?Sottobicchieri di corteccia? Scatolette di madreperla? Un saluto alla cara amica,traduttrice alle prime armi, che nel suo inglese da collaudo seguì il consiglio di amici burloni, e si offrì durante uno stage americano per lavoretti accuratissimi.La poveretta, sempre su consiglio degli amici si definì affidabile e discreta . Dovette cambiare numero di telefono (accipicchia, non credevo che ci fosse una tale richiesta di cestini di vimini, farfalle di piume e così via.)

scritto da Leila Mascano · 19 giugno 2010, 16:34 ·

 

A tutti – blogger o non blogger – fate attenzione, ché il comma 29 dell’art. 1 del ddl sulle intercettazioni “prescrive” obblighi che attentano alla libertà in Rete – anche con multe fino a 12.500,00 euro – nothing else sotto o la “giovinezza” audace in mostra in un hotel!
Amici, poi non mi si dica che non vi avevo avvertito (questo, a suo tempo, l’avevo già detto circa un’inchiesta partita da Firenze!).

scritto da frank spada · 19 giugno 2010, 16:47 ·

 

Ho cancellato senza volere un pezzo di frase, che va letta così: showing few things and something else, altrimenti non ha senso. Man mano che correggo la tastiera mangia, dov‘è il magico tasto “ins”? Eccolo, sollievo!!!!!!!!!

scritto da Leila Mascano · 19 giugno 2010, 16:54 ·

 

Potesse così mangiare tutte le proposte di legge surreali, grazie Frank, questa non la sapevo, sono andata a vedere su Internet, fammelo dire in napoletano, chiste so’ cos’e pazz!

scritto da Leila Mascano · 19 giugno 2010, 17:03 ·

 

Tradotto dal fiorentino popolaresco, una figura cacina corrisponde a “meschina”, ma non rende il bene il senso, forse andrebbe meglio “debacle di stile”, le piace cosi’?
Fs, il più scalcinato degli editori, come lui stesso si definisce, mi é estremamente simpatico. Pensavo, in un prossimo futuro, di inviargli qualcosa come “usi e costumi malgasci”, oppure la storia della Flotta Imperiale Russa del Baltico, che fece scalo a Nosy Be, (1905), prima di salpare alla volta del Giappone,dove fu annientata nella battaglia di Tsushima.(ne verrebbe fuori un gran romanzo…)
Piccola pausa pubblicitaria: scaricate il mio “Cargo di cloni”, gentilmente ospitato sul sito di Francesco POMPONIO, con preghiera di commento, anche il più salace. Merci.

scritto da Piero Boi · 19 giugno 2010, 17:18 ·

 

500 commenti! Vuoi vedere che il ns caro Silvio lo verrà a sapere, compera baracca e burattini, blog e catalogo compreso, e noi… mio Dio!

scritto da frank spada · 19 giugno 2010, 17:58 ·

 

Non posso parlare a vostro nome, ma per quanto concerne il sottoscritto, né il caro Silvio né i suoi compari da destra a sinistra mi compreranno mai. Mi ribellerò sino allo stremo: non saranno loro a passare sul mio cadavere, bensì io sul loro.

scritto da Roberto Ziviani · 19 giugno 2010, 19:21 ·

 

Una tradizione unica, che si può trovare solo nelle strade della Repubblica Ceca nel periodo di Pasqua, è quella della “pomlázka”, una frusta fatta di vimini e nastri colorati. Il Lunedì di Pasqua, i ragazzi, hanno l’abitudine di frustare simbolicamente le ragazzine, perchè si pensa che l’essere toccati con i rami freschi del vimini porti salute e gioventù. La “pomlázka” ha origini pagane. Il fine originario era quello di allontanare le malattie e il malumore e portare salute per il resto dell’anno a tutti quelli che erano stati frustati. In tempi lontani non l’adoperavano soli i giovani, ma anche le donne dei fattori frustavano gli animali e tutta la famiglia, fossero uomini che bambini. I giovani frustavano gentilmente le ragazze sulle gambe e le bagnavano d’acqua, che aveva lo stesso significato simbolico. Io, in verità, ho visto tre ragazzi che correvano dietro a due giovani fanciulle e le frustatine le davano sul sederino. Un tempo i ragazzi preparano ognuno la propria “pomlázka”, ma questa tradizione e questa abilità si sono ormai perdute e al giorno d’oggi ci si limita a comprarle nei negozi o al mercato. In caso, se qualcuno avesse voglia di fabbricarsene una, può trovare tutto le indicazioni – previa lettura in friulano e ceco – nel seguente link text

scritto da Dame mit Fächer · 19 giugno 2010, 19:47 ·

 

@ Leila Mascano – spumeggiante come sempre, soprattutto con “ Fammi ridere” (v.link test)un romanzo da non perdere, a cui auguro il perpetuarsi del successo.
@ Piero Boi – accettate il suo invito, ne vale la pena, credetemi.
500 commenti! – niente da aggiungere, ché il tempo sopravanza le intenzioni.
@ Robero Ziviani – questo è un blog libero, lasci da parte i cadaveri, l’unione fa la forza e l’ironia il resto.
@ Dame mit Facher – una letterata friulana, e non solo, che fa emigrare la lingua friulana perché ritorni indietro a far crescere il Friuli: la terra che il Nievo definì il compendio di un piccolo paradiso – andateci in vacanza, è aperta tutto l’anno!

scritto da frank spada · 20 giugno 2010, 08:59 ·

 

Il Friuli! La terra che ho lasciato per la Capitale – che nostalgia!
Complimenti al blog – iniziato il 1 febbraio 2010…500 commenti non sono pochi!

scritto da anna · 20 giugno 2010, 09:51 ·

 

Miei adorati, vado avanti:
A voi due chili sembrano pochi, ma provate a rubare due chili di roast-beef a fette da una festa sistemandovelo addosso. Voi dite che non si nota? ( a parte l’unto. ) Evitate gli sfoggi inutili, le cappe, che ho visto, se non abitate in un castello in Transilvania, le sciarpone da regista, i guanti da omino di neve d’inverno, i cappelli alla Fellini e i copricapi in genere. Fate poco uso di quel che brilla, se non la vostra intelligenza e il vostro gusto. Prediligete oggetti personali e sobri, che tanto più sono costosi tanto meno debbono apparire tali. Chiaro che l’orologio dell’avo 15-18 se funzionante è meglio del Rolex, ma non vedo male, in occasioni informali, una cena tra amici, per esempio, un sorprendente oggetto Walt Disney anni 50, con Topolino sul quadrante che agita la pistola. Dopotutto, anche i Lord Brummel amano giocare. E sorridete, guardate la gente negli occhi, è quello che ricorderà, un tizio con un bel sorriso, bello nelle intenzioni se non altro, e vi perdonerà anche i pantaloni effetto pony ( con cavallo basso ) visto che due o tre chili dall’anno scorso li avete persi, peccato che il vostro guardaroba non oscilli insieme col vostro peso.

scritto da Leila Mascano · 20 giugno 2010, 09:56 ·

 

Mi complimento anch’io, caro Frank, approfittando per ringrazizrla del link test con la colonna sonora di Marlowe ti amo (suo commento 8 giugno 2010) che accompagnerà senz’altro anche la lettura dei sequel.

scritto da candy's50 · 20 giugno 2010, 10:10 ·

 

Per evitare malintesi in bilico su un filo, ai 500 aggiungo i complimenti del Redattore a tutti voi, cari amici, visto che è anche merito vostro, se un limite, mai immaginato, non avrà limiti.

scritto da frank spada · 20 giugno 2010, 10:28 ·

 

Leila, è più facile che un elefante si metta alla guida di una Smart che io perda quei due chiletti che sarebbero già meglio di niente. Ho fatto la prova lago, come dicevo, e mi sono convinto che l’unico modo sarebbe quello di costringermi a restrizioni tali da dover chiedere consiglio a Marco Pannella…(colgo a modo mio l’accenno ai due chili, ma la lingua batte dove il dente duole e gli occhi leggono ciò che glieli fa diventar rossi)...

scritto da maurizio · 20 giugno 2010, 21:27 ·

 

A voi, signore:
Se non siete Dita von Teese rinunciate alle scarpe fetish, voi lavorate all’ufficio delle Imposte e il mercoledì fate catechismo ai bambini in parrocchia, che ve le mettete a fare ‘ste cose da club privé, che costano un occhio, sono scomodissime e attirano i maniaci e basta? Al lato opposto ci sono le cosiddete suore laiche, ma per carità i sandali francescani metteteveli solo se obbligate dall’Ordine di appartenenza, e avrete delle scuse. Nessuna scusa per tutto il genere penitenziale, o stile turista tedesca senza inibizioni. Di bruttezza, in nome della Santa Comodità. Non dovete aver l’aria di aver frugato nel guardaroba di un teatro, no ai sandali col serpente che vi s’avvita alla caviglia , neppure a quelli “da schiava”, rifuggite orpelli e campanelli, il calcagno nudo va velato dalle calze nelle primaverili Chanel, altrimenti scarpe e sandali senza il pezzo dietro sono solo volgari, se non siete la Hayworth e solo lei. Niente zoccoli in città, niente calze coi sandali, i piedi se non belli se si mostrano che siano curatissimi. Sappiate che quando calzate gli stivali da amazzone d’estate tutti si chiederanno se potreste sfilarveli con disinvoltura anche con le finestre chiuse.( Gianna Nannini, Camera a gas ) . Se i piedi lasciano a desiderare mettetevi i mocassini sfoderati, o le espadrillas, o perfino certe scarpette sportive in versione estiva che invece sono orribili portate da lui. Se avete statura e snellezza ricordate che le ballerine sono un grande classico.Le scarpe bianche solo per la comunione e con l’abito da sposa, poi dimenticatevi che esistano. Se avete una forte personalità osate le scarpe rosse, una tantum ( Paloma Picasso, per intenderci ) sempre abbinate al total black con un solo accessorio di richiamo ( non la borsa, too much. ) Usate con moderazione oro e argento.
Portate biancheria bella, meglio se bellissima. Evitate se potete il genere Bella del saloon, ma siate raffinate nella scelta dell’intimo. Aborrite i push up, a voi non importa nulla della Sagra del Melone. Se non avete niente da espiare, evitate i tanga, perfino se avete il sedere brasiliano, ma quasi nessuna ce l’ha. Nelle occasioni spleciali, sì a calze e giarrettiere. “Voi” vi sentirete sexy. Funziona.

scritto da Leila Mascano · 21 giugno 2010, 05:40 ·

 

A proposito della Sagra del melone, mi fece molto ridere vedere che a Bonea, un ridente e bel paesetto della costiera sorrentina, poco dopo Sorrento, erano stati affissi dei manifesti dove si ringraziava il vescovo per la sua visita pastorale in occasione, credo, della Madonna di Ferragosto. Questo il testo ( più o meno ). Grazie, Vescovo, per la visita che ci ha onorati in occasione etc.
Si noti lo stile deferente, asciutto, sobrio.
Poco più avanti, decine e decine di manifestini vivacemente colorati, che gridavano:
BONEA IN DELIRIO PER LA SAGA DEL MELONE!!!!!!!!!!!!!!
Ecco, forse l’occhio dell’umorista è quello che della realtà coglie gli aspetti buffi.
Del resto, il Vescovo mica era Gigi D’Alessio che scatena laggiù deliri che anche il melone può andare a farsi friggere.
A proposito, le banane fritte ci sono, anche se se ne frigge una qualità che qui non si trova. Ma il melone fritto non credo ci sia…

scritto da Leila Mascano · 21 giugno 2010, 06:53 ·

 

A maurizio: Consolati con quello che disse un’adorabile bambina alla sua mamma, mia amica, che si rammaricava dei chili di troppo: Più ce n‘è di mamma, meglio è.

scritto da Leila Mascano · 21 giugno 2010, 07:58 ·

 

oh baby,
il treno corre ansioso verso Marrakesh
ho imbarcato i fagotti nell’ultimo vagone
fra pecore e meloni gialli,
ma ho perso gli appunti nella fretta,
cosa ti spediro’?
forse una busta piena di kif
tanto per farmi vivo…
(da “blues mediterranei”)

scritto da Piero Boi · 21 giugno 2010, 09:17 ·

 

Sepe promette, il Vaticano conferma: stima, fiducia e assistenza a una spedizione Cargo/Enterprise della UNLTD.net ci saranno! Bene, buon volo, allora!
Frank Fenner, pertanto, il microbiologo dell’Australian National University che prevede l’estinzione della razza umana, e di gran parte delle specie animali entro cento anni, sarà smentito!

scritto da frank spada · 21 giugno 2010, 09:58 ·

 

Chi teme gli altri teme se stesso si adatta anche al PD, che delude gli internauti cercandochi non c‘è. Eppure Internet c‘è, eccome se c‘è, mentre – mezzo toscano in bocca – B dice: “Ma siamo pazzi! – intanto sono… e l’altro B, voga che ti voga… perdinci, ma sono tutti B!
E noi a urlare: C‘è anche la C, ragazzi!

scritto da frank spada · 21 giugno 2010, 16:47 ·

 

Fatevi un guardaroba di base, privilegiando i tessuti naturali e le tinte uniche, spendete qualcosa in più per il capo jolly, la giacca di ottima linea che benedirete sempre, il pullover di cachemire oversize che risolve tante situazioni, i pantalono grigi di seta cruda che con la cinturetta d’argento brunito faranno pensare a tutti a un capo d’alta moda. Le borse siano belle, bellissime anzi, un piccolo investimento come le valigie, destinato a durare nel tempo. Siate una fresca ragazza fino a trent’anni, una radiosa giovane donna fino ai cinquanta, una donna affascinante dai cinquanta in su. Ovvio che dimostrare qualche anno in meno aiuta. I vestiti da ragazza invecchiano almeno quanto quelli da signora matura se ad indossarli non è una ragazza. Ricordate, “fieramente voi, possibilmente al meglio di voi”. Non vi esibite troppo, no alle gonne troppo corte, troppo strette, alle taglie mini su dei corpi che non lo sono, all’eccesso di scollature e spacchi se non in occasioni speciali, e anche lì usate il buon senso, e l’autocritica. Feroce.

scritto da Leila Mascano · 22 giugno 2010, 06:43 ·

 

A giorni la ricorrenza di un disatro – Viareggio! – e il 7 luglio 2009 le bare si misero in fila – furono 32 per l’esattezza – e oggi mi/vi chiedo che fine avrà fatto quel bambino che in quei giorni aspettava che suo padre vivesse anche per lui.
Ibtissam Ayad, intanto, una marocchina ventunenne che
nel disastro ferroviario perse tutta la famiglia, riceverà quest’anno (!), a giorni, lo status di cittadina italiana decretato dal Capo dello Stato.
Quanti gli indagati? Ci vorrà tempo, tanto tempo per saperlo, siamo in Italia eh!

scritto da frank spada · 22 giugno 2010, 09:40 ·

 

Il “vuoto assoluto” di Perlefter, il romanzo incompiuto di Joseph Roth ( Fragole ), la grandiosità del “nulla” a paradigma dell’Austria felix: il Café Museum, dove E. Canetti rivolgeva l’attenzione a un viso che appariva e subito scompariva di nuovo, qualcuno a cui “... bastavano pochi attimi, non si soffermava, e forse – così speravo – quel che vedeva non era per lui così importante: erano le cose essenziali a tenerlo occupato, lo si poteva intuire dal disgusto che il giornale gli procurava. Gli errori di stampa gli erano diventati indifferenti.” ( Il gioco degli occhi ).
Quotidiani, certo, ma c’era K. Kraus.

scritto da frank spada · 22 giugno 2010, 19:23 ·

 

Agli appunti lievi, scherzosi, su quel futile argomento che è il costume e la moda, si contrappongono le riflessioni dolenti o che toccano argomenti più seri come la letteratura e le riflessioni che ci ispira.Ma la vita “vera” è proprio così, fatta di cose che sono diversissime e accadono insieme:per fortuna i piani si intersecano, si mischiano, altrimenti il mondo non sarebbe quel gigantesco contenitore di bene e di male, di risate e di lacrime che è.

scritto da Leila Mascano · 22 giugno 2010, 20:55 ·

 

Niente prendisole in città, top col reggiseno effetto bubù zettete, no a qualsiasi genere di travestimento: gonnellone da Sopravvissute del 68, bajadere da Mille e una notte, marinarette, similpunk e fantasie del genere. Guardate appassionatamente come si vestono dive, divette e conduttrici televisive, e memorizzate: quello è proprio il modo in cui NON dovete vestirvi. Voi non siete una merce da sponsorizzare, il vestito potendo vi deve rappresentare. Quando vi specchiate e dite: Quella sono io, il vestito è ok.
Per ovvi motivi potrei dilungarmi, ma non lo farò. Mi permetto una preghiera: Non travestitevi “mai” da matrimonio. Quando vedete certi gruppi capite subito che sono gli invitati. A voi non deve succedere. L’eleganza è fluidità, naturalezza. Aborrisce lo sfoggio, il travestimento, l’eccesso. Usate con giudizio lustrini, panneggi, fantasie, e che il Signore vi perdoni, cappelli. Una su mille sa portare il cappello, le altre incitano allo sghignazzo.

scritto da Leila Mascano · 23 giugno 2010, 06:35 ·

 

Riapparsi come d’incanto 4 giorni di commenti spariti da questa sede…

Oh baby,
un pianoforte scordato, giù nella Hall
rincorre i tasti persi in gioventù
dietro a fanciulle capricciose,
mentre ti fai l’ennesima doccia
nel pomeriggio torrido di Cadice
stretta fra i continenti
bianca come i lenzuli delle lavandaie
a culo in aria sulla foce del Guadalquivir
...e già smanio di partire,
per dove non si sa, ma andare
in direzione del vento bruciato
che spinge i cespugli secchi
sulla sabbia opale, accecante…

scritto da Piero Boi · 23 giugno 2010, 08:37 ·

 

Letture frettolose o indifferenze incidentali?
Per appendere un’immagine in cornice mi sono martellato un dito – guardando la parete, mi accorgo che non c‘è.

scritto da frank spada · 23 giugno 2010, 09:01 ·

 

La vita, in fondo, come disse una volta Pirandello nell’introduzione alla seconda edizione del Fu Mattia Pascal, è assurda.
Fa e disfa, ben lungi dall’essere lineare come noi la pensiamo; soprattutto molto lontana da come vorremmo che fosse!

scritto da Elisa · 23 giugno 2010, 11:45 ·

 

@ Elisa – intanto le soffio quel bacio che se fosse scoppiato il mondo non avrei potuto darle, poi lascio che il compare accenda il fumo, offuscandosi la vista, e le lancio un occhiolino.

scritto da The Big Max M. · 23 giugno 2010, 15:37 ·

 

Quel tizio appena sopra che interviene dal passato e crede… “Ma c’è il futuro. Quello vero e di cui sono a conoscenza senza averne mai fatto tesoro, quello che t’impone gratis le sue scelte ed è ricco di sorprese da accettare tuo malgrado e proprio quando pensi che ti basterebbe quel che hai. Proprio come quella volta che mi beccai un colpo d’aria alle reni per aver lasciato la finestra aperta. Sbronzo, per la ricorrenza del mio compleanno festeggiato con la solita dieta in una bottiglia, trascinai in un sogno quel bestione di Earl Bostic – un orso nero, con un sax in mano, che dondolando un incubo al ritmo di Night Train mi colpiva sulla schiena con i tre toni bassi del refrain – e quando feci per tirarmi su per chiuderla il mio compare scivolò sopra le cartine dei cioccolatini sparse a terra e io finii contro il comodino, dove mi cerchiai di viola un occhio per ricordo.”... certo, la vita fa e disfa, ma per quel tizio è sempre lineare.
Dimmi chi sei Marlowe (sottotitilo “Cinque sensi e un’anima) – Capitolo primo – punto 1.1 (novembre 2010).

scritto da frank spada · 24 giugno 2010, 11:55 ·

 

Come sempre arrossisco, signore! Tuttavia… chissà... se fosse scoppiato il mondo sarebbe nata una nuova era, forse.
Caro Sig. Spada. Secondo me il futuro non esiste, come non esiste il passato, nonstante abbiano su molti estrema influenza! Esiste però il presente nell’assurdità della vita. Ed è un bene che la vita sia assurda… altrimenti non sarebbe estremamente noiosa? ;-)

scritto da Elisa · 24 giugno 2010, 12:44 ·

 

Al momento, l’Italia è fuori dalla recessione – così l’Istat.

scritto da frank spada · 24 giugno 2010, 18:00 ·

 

Speriamo lo abbiano letto anche gli “euri”, guadagnando potere d’acquisto! ;-)

scritto da Elisa · 24 giugno 2010, 20:15 ·

 

Non credo proprio – le vuvuzelas erano assordanti, e l’eurocentrismo è in calo.

scritto da frank spada · 25 giugno 2010, 07:55 ·

 

Mi chiedo perché mi piaccia tanto rileggere i libri che ho amato. Qui, su Poche chiacchiere, la rubrica Rileggere o non rileggere è stata quasi tutta scritta da me. Beh, la risposta per me è che so già tutto. Emma si avvelenerà, Alice si sveglierà dal suo sogno, Kurt morirà. Nulla mi sorprenderà con il suo ondeggiare, mutare forma, sottrarsi ai confini conosciuti. In questo ho un lato Linneo, tutto intendo a codificare la realtà, quasi che fissarla entro i confini sia pure d’una catalogazione o descrizione m’illude di possederla, fissarla, che è un po’ anche il motivo per cui mi piaccioo le fotografie. In questo diversa dai più,che si entusiasmano per la varietà e le sorprese. Anche io lo dico e lo scrivo: per fortuna la vita cambia. Però il Paradiso è immutabile.

scritto da Leila Mascano · 25 giugno 2010, 08:21 ·

 

Tutto “intento”...ed ora, torno alla leggerezza. Le mie note di moda presto si concluderanno. Per ora qualche altra osservazione:
Siate sempre fresche, truccate bene, se vi truccate; usate pochi perfetti gioielli, non necessariamente preziosi, ma indovinati e adatti all’occasione, e un profumo che vi somigli. Abituatevi al sorriso, ad un atteggiamento positivo verso gli altri. Come per loro, i signori uomini: molto sarà perdonato…Femminili, vestite in modo appropriato, gentili e con un tono di voce gradevole, la vostra eleganza non sarà solo formale.
Un capitolo a parte sono i gioielli. Purtroppo, coi tempi che corrono, meglio se stupendi lasciarli in cassaforte, salvo specialissime occasioni. Se ve li “chiedono”, dateli, rapidamente e senza commenti. La vostra vita e quella del vostro cavaliere valgono di più; purtroppo non ci sono più i rapinatori professionisti d’una volta, con le idee chiare, c’è una degenerazione anche in questo campo, si è in mano a dilettanti fuori di testa o nevrastenci che come niente ti fanno fuori. Fatta questa malinconica premessa, tenete presente che il modello di riferimento non è la Madonna dell’Arco. Poca roba, quindi, e bella.

scritto da Leila Mascano · 25 giugno 2010, 08:46 ·

 

Riprendendo dalla sig.ra Mascano, anche io adoro rileggere libri amati. Soprattutto Kafka e il suo processo: spero sempre finisca diversamente… In ogni caso riesco a trovare alcune cose sfuggite alle letture precedenti! ;-)

scritto da Elisa · 25 giugno 2010, 10:10 ·

 

@Leila Mascano – passi per le sue stupende estensioni letterarie in Rileggere e non (io consiglieri gli ospiti di sì) rileggere, passi per Linneo, anche se ai suoi tre Regni e alla natura che non procede a salti preferisco quella, anche spirituale, al trotto dimenante i fianchi (anche in fotografia), ma la “mia” Emma vivrà finché Lui ha stabilito, magari come Alice che sognerà in eterno, e Kurt(z)… il suo posto non resterà vacante, anzi, accertato che l’Uomo è connaturato al Male (per via dei geni) ci sarà Lui, il regista più grande che ci sia, a mettere in ordine le cose sorprendendo chi lo verrà a sapere – per gli altri, naturalmente, l’oblio del Paradiso. Quanto al sorriso… certo che mi piace, in tutti e in viso, animaletti o delinquenti a parte, a cui non mostro il mio, anche a rischio della vita pur di difender la mia bella, chiunque sia e nell’andar del tempo fissato nel passato.
@ Elisa – chi spera, appassionando sè e gli altri, a volte è in grado di mutare il corso delle cose, sopratutto se le rielabora nel cuore, e lei… secondo me gode della presenza in vita di un suo doppio e vivrà due volte, diciamo molte, per non smentire Kafka, i suoi contemporanei e chi verrà.

scritto da frank spada · 25 giugno 2010, 17:29 ·

 

Oops, un cannocchiale a rovescio! Dovrei vedermici dentro poiché il guardone é guardato, ma non mi vedo. Rivolto l’aggeggio e tutto quello che vedo é la punta dei miei piedi che di soppiatto escono dal cuadro.Chissà se torneranno?
Ciao

scritto da Jaio · 25 giugno 2010, 19:03 ·

 

Ricevuto il benestare, segnalo con piacere il sito di un “emigrante” friulano di valore, pittore, scultore e molto di più, come potrete vedere qui link test – Sommartis’ Studio – Boulevard Lambermont 127 – Brussels.
Dalle nostre parti lo conosciamo anche come “Jaio il Furlanar” – questo il suo blog link test
Quando si dice che l’emigrazione, in questo caso quella friulana, storicamente numerosa in tutto il mondo, arricchisce ancora la madre patria terra di confine e la sua gente, rinnovando all’estero idee, tradizioni, e l’amore per la “mari lenghe” (tradotta anche in italiano, inglese, francese etc.)

scritto da frank spada · 26 giugno 2010, 08:47 ·

 

Potrebbe, come Alice, caro Jajo spedir loro una lettera:
Al nobile signor piede destro di Jajo
sullo stuoio del focolare accanto al paracenere
con i saluti di Jajo.
Vi tocca, vedete, come pensò Alice, d’esser cortese con i vostri piedi, o non vi porteranno dove vorrete,il che risulta scomodo e inopportuno, ma solo in apparenza insensato, giacché se dirigiamo i piedi, saranno le strade a portarci lontano dai nostri intenti, verso mete impreviste e punti d’arrivo mai pensati, ammesso che ve ne siano, nel gran labirinto del mondo.

scritto da Leila Mascano · 26 giugno 2010, 13:10 ·

 

La forza non è mai data da un eccesso di fiducia nelle proprie capacità, ma dall’accettazione serena delle nostre debolezze.I veri nemici sono dentro di noi, e qualche volta, specchiandomi, chiedo alla mia immagine riflessa: Ma tu, mi vuoi bene?
Tutti vorremmo ritrovare la metà da cui fummo scissi nella notte dei tempi, ma soprattutto credo che vorremmo andare d’accordo col nostro doppio, quello che dubita, che ci avvelena ogni gioia…eppure, quando vedo un cretino tronfio, ho la certezza che quello il suo doppio di sicuro non ce l’ha…e poi, diciamolo, che pace quando i due vanno d’accordo, uno s’infila nelle scarpe dell’altro, ci restano comunque un paio di piedi nudi, che magari festosi si dirigono verso un cannocchiale…

scritto da Leila Mascano · 26 giugno 2010, 22:52 ·

 

Ed ora, la frivolezza: D’estate, coralli e turchesi splendono sull’abbronzatura, idem le mai abbastanza lodate perle che danno luce a tutte. Occhio però alle creme e al sudore, che le rovinano. Qui le potete mettere d’imitazione, solo un esperto se ne accorgerà, ma se ha gli strumenti appresso.Personalmente non amo i gioielli moderni, d’acciaio, che lascerei alle pentole inox, né quelli falsi, a meno che non lo siano in modo smaccato e spiritoso. Bellissimi tutti quelli falsi d’epoca, o quasi, fino a quelli americani anni ’40. A me piacciono degli anni 40 anche quelli veri, così smaccati da sembrare falsi, e qualche volta li indosso con disinvoltura, proprio perché sembrano d’imitazione. Bene l’argento, soprattutto d’estate; se vi piace, e l’oro, con moderazione. Non mischiate stili, non vi mettete il brillantone con l’abituccio di tela né la collana di semi brasiliani con la mise elegante. Niente anelloni sulle manine, né gioielli da bimba se avete la stazza della Nike di Samotracia e sembrate uscite dal Louvre per prendervi un caffé.

scritto da Leila Mascano · 27 giugno 2010, 09:04 ·

 

Ieri sera ho sostituito l’acciaio con un gioellino… – Il Welsbro al polso corre bruciando il tempo dell’incontro. Vorrei rallentare il cuore in subbuglio sperando in qualcosa che avverto dentro l’anima. Mi servirebbe… appena tanto da riportarmi indietro nel passato, incorniciarlo dentro il filetto blu sotto il vetro plasticato del mio orologio quadro e rivedere un volto mentre mi guarda con gli occhi iridescenti di (nascondo un nome per lasciarvi nella curiosità), che ora rimescola la voce incalzandomi lo sguardo.
(”Dimmi chi sei Marlowe – Cinque sensi e un’anima – Cap. secondo – punto 2.)
... cionostante la notte non mi ha dato pace.

scritto da frank spada · 27 giugno 2010, 11:01 ·

 

Qualche volta ci aspettiamo belle giornate che poi ci deludono con gli avvenimenti, o solo col nostro stato d’animo all’improvviso rannuvolato e triste. Altre che si prospettano noiose e lunghe da passare,e invece, ugualmente all’improvviso, ci folgora la certezza d’esistere, e magari dal tetto d’un palazzo siamo visitati dalla gioia, perché il cielo è azzurro e il futuro ancora nostro.

scritto da Leila Mascano · 28 giugno 2010, 06:38 ·

 

Sceso a terra appena in tempo – oltre 31° in alto – segnalo, a chi è di Roma, che dal Ninfeo di Villa Giulia, stasera, in coincidenza con la vigilia dello Strega, sullo schermo dell’Azzurro di Scipioni andrà in vista un doc/film sulla “letterarietà” italiana in mano ai commercianti dell’Editoria: i soliti noti?
@ Leila Mascano – folgorati su un selciato? Scenderemo dalle scale, picciré, a braccetto dell’amicizia.

scritto da frank spada · 28 giugno 2010, 19:00 ·

 

Saremo bellissimi, Frank, tu col cappello e io col vento che leggermente mi solleva il vestito, e sotto la folla ooooooohhh che applaude.

scritto da Leila Mascano · 29 giugno 2010, 09:26 ·

 

La sequenza del semi-noir in bianco e nero mostrerà due figure in volo in una giornata torrida di sole, verso mezzogiorno, così le ombre proiettate sul selciato si accorcierannno tanto da scambiarsi la fisicità dei ruoli – la folla inizierà a ondeggiare, a discutere, poi si dividerà in due gruppi: chi vedrà in lui lei e viceversa – i presenti finiranno per eliminarsi a vicenda, tutti – le ombre sempre lì: un grumo senza identità che svanirà nei titoli di coda.
La colonna sonora… ci devo pensar su.

scritto da frank spada · 29 giugno 2010, 18:18 ·

 

Ma no, le ombre tenendosi per mano si trasformeranno in un uccello,che volerà verso l’orizzonte, la folla se ne tornerà a casa sorridendo, alcuni si prenderanno per mano, altri s’innamoreranno, tutti avranno un ricordo felice della serata, e si addormenteranno sereni.
Bene Strangers in the night.

scritto da Leila Mascano · 30 giugno 2010, 08:17 ·

 

Questo film non è una sit-comedy – la “sequenza” che precede il finale è in piena luce! – gli spettatori usciranno dalla sala (spettacolo diurno o notturno ininfluente) soddisfatti per quanto hanno avuto in cambio di un biglietto.
Forse Stan Kenton, lo incontrerò a una “audition”, sentirò cosa ne pensa di un tema che ho già in mente, con lui non ho problemi.
Quanto ai due protagonisti sono già sotto contratto.

scritto da frank spada · 30 giugno 2010, 09:04 ·

 

Non faccia misteri, Mr. Frank, fonti attendibili mi riferiscono che Lei ha in mente “Intermission Riff”, sigla della rubrica televisiva TV7 … ma allora non è un film!

scritto da Dame mit Fächer · 30 giugno 2010, 10:43 ·

 

Dame mit Facher!!!
Sono sbalordito, ma chi la informa?
In ogni caso il titolo del film è già deciso: Capitol 206
La storia è incentrata su… pochi riuscivano a sottrarsi al suo fascino. “Pensa di essere un secondo Cristo”, così dirà di lui la prima moglie a cena con un altro. La terza, che si separerà da lui come le precedenti due, dovrà comunque ammettere davanti a un giudice che: “In lui c‘è qualcosa che lo fa somigliare a un Dio. Se vi dicesse – rivolgendosi alla corte – di camminare sull’acqua, voi ci provereste.”
Inutile dire che il protagonista è un uomo sdoppiato in un’ombra sola.
Mantengo il riserbo su quanto accadrà dall’inizio della storia a una sequenza che precederà il finale sotto il Capitol – un grattacielo di duecentosei piani.

link test

scritto da frank spada · 30 giugno 2010, 12:14 ·

 

Capitol 206 è solo il titolo provvisorio.
La produzione ha già pensato a “La Spada della penitenza”, “Zange no yaiba” , tanto per dirla in giapponese.

scritto da Dame mit Fächer · 30 giugno 2010, 13:53 ·

 

Gentile Dame mit Facher, mi chiedo se abbia, o no, letto Marlowe ti amo, dove, da quanto ho saputo, produttore, regista, sceneggiatore etc. sono una persona sola che, tra l’altro, scrive anche i copioni e muove le sequenze modificando il canovaccio secondo il farsi delle azioni – gli attori, protagonista compreso, secondo me si adattano ai voleri del regista, peraltro assai mutevoli, per timore che lui li mandi in scena “senza colore”, “ in the bleak mood”, insomma.
Faccia attenzione, ché il tizio è scaltro e secondo lui, forse, la parola “black” (nero inglese) e la parola “bianco”, come le consorelle francese, spagnola, portoghese, ecc. (“blanc” par furlan), delle lingue romanze, hanno la stessa radice. Ora, che la parola “bianco” lui la intenda “nero”, “black”, o viceversa, prendendo un significato opposto, è come dire che “senza colore” significa “senza regista”, ma non è questo il ns caso.
Da ultimo, circa una spada e una lingua assai orientale, mi riservo l’occasione di dire la mia – non ho l’abitudine di prolungare le parole – tenuto conto che non è affar mio interessarmi di qualcosa che riguarda un altro. Cordialità in ogni caso.
ps – un cablogramma appena giunto in redazione ha confermato il titolo di quel film: Capitol 206

scritto da The Big Max M. · 30 giugno 2010, 16:07 ·

 

... in quanto alla terza moglie, Gerridae, apparentemente facile da catturare, in realtà, al minimo cenno di pericolo, abile a sfuggire rapidamente scivolando sull’acqua con bruschi cambiamenti di direzione. Sembra dunque che la regina dei Gerridi, nota pattinatrice sull’acqua, sia il soggetto che ha ispirato il film.

scritto da Dame mit Fächer · 30 giugno 2010, 17:30 ·

 

The Big Max M.,
mi sventolo,
“nostro” in ns … per dianime …
l’etimologia di “diamine”? Semplicemente, uno incomincia a imprecare “diavolo”, poi subentra il complesso di colpa cristiano e l’imprecazione si muta in “domine”.

... il diavolo, quello che fa le pentole ma non i coperchi: è come dire che “senza colore” significa “senza regista”, ma non è questo il ns caso. / A maurizio (m minuscola) il riconoscimento di una segnalazione contagiosa, a Maurizio (M maiusola) il ns grazie / due leprotti che giocavano saltando uno sopra l’altra e viceversa, a ns insaputa.

scritto da Dame mit Fächer · 30 giugno 2010, 18:11 ·

 

Complimenti, Dame con o senza ventaglio, non ci voleva molto a capire che il diavolo non esiste, il Maligno invece sì e fra un po’ potrà appurarlo da sola link test
Nel frattempo le consiglio di acquistare e leggere fino in fondo Marlowe ti amo, per non trovarsi spiazzata, o impreparata, quando lui comincierà a far sul serio. – Lui chi?, sento che mi chiede sventolando. – Ma il Maligno, diamine!
ps – non badi a The Big Max M. è un credulone.

scritto da frank spada · 30 giugno 2010, 18:54 ·

 

Mentre voi vi sventagliate e parlate del Maligno ( cosa pericolosisissima, poiché come si nomina il diavolo ecco che appare )io continuo con i miei appunti di moda:Createvi potendo uno stile anche nei gioielli , perdete tempo a cercarli nei mercatini d’antiquariato o dagli artigiani, aborrite quelli fatti in serie, meglio voi e basta, del resto il vero gioiello siete voi, e come tale originale e unica.
Signori, un’implorazione. Se ci disgusta che ci schiaffiate in mano una medusa con una stretta molle e umidiccia, evitate le prove di virilità stritolandoci la mano in una maschia stretta. Niente morsa d’acciaio, gli anelli penetrandoci nelle dita ci fanno venire le lacrime agli occhi, e mentre vi sorridiamo se poteste leggere l’invisibile fumetto sulla nostra testa vi stupireste del linguaggio da carrettiere che usiamo in cuor nostro per mandarvi a quel paese, voi e le vostre superstrette. That’s all.

scritto da Leila Mascano · 30 giugno 2010, 20:05 ·

 

Questo angolo di mondo mi stupisce ogni volta che ci passo (purtroppo non così spesso quanto vorrei): ora si progettano sceneggiature! Ma mi pare che si diano anche preziosi indizi per iniziare a seguire le tracce di un nuovo prezioso scrigno di emozioni che racchiude Marlowe e… chissà che altro?

scritto da Emily Way · 1 luglio 2010, 07:16 ·

 

Signore, Signori. Permettetemi un commento sul Maligno. Ormai persino Belzebù s’è scocciato di restare all’inferno e, probabilmente, si è rintanato in qualche luogo più consono alla sua intelligenza. Eh sì, Signori. Perchè, secondo il mio modesto parere, persino il Diavolo si è stancato del male e, non prevedendo a quale ignominie potesse arrivare il genere umano, ha pensato bene di passare la mano, spaventato dalla stupidità del più “intelligente” tra gli animali! E per quanto riguarda noi, esseri umani appunto, è ben comodo demandare le colpe ad un Diavolo in pensione…

scritto da Elisa · 1 luglio 2010, 09:37 ·

 

... non certamente a Mitchum, però, con la sua camminata ondeggiante, o a Bogart con la sigaretta appesa tra le labbra – uomini che non rifutarono di essere se stessi nemmeno con un liquore doppio in mano, con, o senza, la faccia degli attori – né a un regista come Welles che raccontava con fair play di aver visto la Monroe – quand’era solo una starlet – in compagnia di un tizio che le abbassò le spalline del vestito e le accarezzò il seno davanti a tutti, aggiungendo: “... praticamente tutta Los Angeles è stata a letto con lei”!
E che dire di Bogey, sì sempre lui, che parlava con l’angolo della bocca e baciava Laureen ogni sera per augurarle la buona notte, e in punto di morte si limitò invece a posarle una mano sul braccio mormorandole: “Addio, baby” (come un perfetto finale per un suo film)?
La faccio breve: non temo smentite affermando che la lotta tra due volti è sempre impari – per entrambi – e che avremo modo di parlarne, visto che ora è ufficiale link test 
E non pensate che basterà sua nuora a dargli il cambio eh – ammesso che lui sia veramente un pensionato – perché fareste un grosso errore.

scritto da frank spada · 1 luglio 2010, 15:36 ·

 

semore più caldo, torrido per giunta. Tempo di andare al mare, per chi può, e dunque l’inizio di un untimo paragrafetto… Mettetevi il due pezzi solo se ve lo potete permettere. Guardatevi allo specchio come la vostra peggiore nemica e decidete di conseguenza. Se lo specchio va in deliquio e vi sussurra indecenze osate. (Ce n’è anche di quelli antichi, bon ton, che si limitano a dirti che sei la più bella del reame). Non è importante che siate belle secondo canoni classici, ma che abbiate un fisico piacevole alla vista. Voi sapete che lui piange di gioia tuffandosi nei vostri centotrenta chili di burro; deliziate lui, ma sappiate che per gli altri siete una cicciona e basta. Idem se la vostra eterea eleganza consideratemiunsogno invidiatissima da vestita, rivela il vostro segreto: gli abiti sono perfetti solo sulle stampelle. Appunto. Le poche fortunate si sbizzarriscano, i costumi a due pezzi sono tutti carini, in genere, difficile sbagliare.

scritto da Leila Mascano · 2 luglio 2010, 06:22 ·

 

Tutti in vacanza, allora, le ragazze al sole e i maschietti ad allungare gli occhi per non restare a mani vuote.
Ricordatevi che la cronologia dei fatti ha una certa rilevanza link test , se non volete perdere di vista le sequenze.

scritto da frank spada · 2 luglio 2010, 12:08 ·

 

PIU’ SEXI DI UNA BIBLIOTECARIA

Sexier than a librarian. Più sexy di una bibliotecaria (o di un bibliotecario, l’inglese è molto meno maschilista dell’italiano), questa è la prima scritta pubblicitaria che ci accoglie a New York, ancora prima del controllo passaporti e si riferisce, sembra incredibile, ad un ebook reader, quello della Sony.

Capisco che da queste parti gli ebook devono avere una maggior fortuna che in Italia. E non solo hanno maggior diffusione, ma le previsioni di vendita devono essere sicuramente incoraggianti, se non un editore, non un fabbricante di aggeggi elettronici, ma un libraio, il più grande del mondo, Barnes and Noble, ha deciso di produrre e vendere un suo lettore di ebook, il NOOK, che si va così a contrapporre al KINDLE di Amazon. A proposito si pronuncia kindl e non kaindl come ho sentito dire da parte di qualche erudito nostrano.

Ma la notizia più bella è che ho visto la gente leggere gli ebook per la strada, in metropolitana, o alla fila per i traghetti, e questo è un sicuro indice di successo.

Sono poi stato alla Brooklyn Public Library, la più grande d’America, sostengono loro, più grande di quella molto più famosa a Manhattan, sulla Fifth Avenue, e lì hanno anche i libri digitali, e li prestano, anzi li regalano, ecco un’altra differenza, sostanziale, tra libro di carta e libro digitale, a favore del secondo.

Lo so, molti diranno che preferiscono il libro di carta (ma mi date una motivazione, una sola, che non sia che a voi piace di più?), altri diranno che l’America è una cosa e l’Italia un’altra. Ai secondi rispondo che non c‘è una cosa di successo in America che non ci siamo poi beccati anche noi, nel bene e nel male. Ai primi non so cosa rispondere.

Ettore Bianciardi

scritto da Ettore Bianciardi · 2 luglio 2010, 15:42 ·

 

Una motivazione? Una soltanto. Sig. Bianciardi: come altrove di motivazioni ne posso trovare centomila, sempre a prescindere dal fatto che ho anche libri elettronici e prenderò presto un lettore (la classica scusa per avere un ipad, ad esempio!!!).
Tuttavia i libri diventano “vissuti”, gli ebook no.
I libri profumano. Gli ebook no.
La carta al tatto è sensuale. Gli ebook no.
Tutto questo è scritto da una persona che vive sul computer e che guai se non ci fosse.
Ma i libri… i libri no. Quelli li preferisco di carta. Fermo restando che nel momento in cui non potrò più permettermeli, pur di leggere andranno benissimo anche gli ebook. No problema! Un sorriso

scritto da Elisa · 3 luglio 2010, 08:45 ·

 

Un commento very high-tech e una discussione, high-profile, appena dopo: copio e incollo, così vi risparmio tempo, tenuto conto che qui siamo diversi fusi prima.
Riaprire il fuoco -Comment from frank spada
Time: 3 Luglio, 2010, 8:24 am

Retrodatando per il fuso orario di un post very high-tech, come definireste un autore che incarna anche un editor e un correttore di bozze? Questa la domanda OT che pongo anche a Giulias83 (v. post precedente).
Ipotizzo la risposta: un intelligentone? – no-one, soltanto un omino che andando indietro guarda avanti.

Thanks for your comment! It has been placed in the moderation queue, and if it is approved it will be published here soon!

Ora, Ettore, sta a te darci il buongiorno quando qui saranno… diciamo fra sei ore sgranocchiando una Big Apple?

scritto da frank spada · 3 luglio 2010, 08:59 ·

 

Coraggio, ho quasi finito: Molto spesso le signore oversize se li mettono col pezzo di sotto che arriva al punto vita, no, il mutandone ascellare non risolve, sì allora al pezzo intero, magari con scollatura profonda che mette in risalto il vostro bel seno, pezzo forte delle signore mediterranee. Non sceglieteli sgambatissimi, poche hanno il fianco in linea con la coscia, lo stacco denuncia la gambotta corta e il tentativo d’inganno, no! Sì ai femminilissimi parei, quando camminate sulla spiaggia o sul bordo piscina, tanto per le divine che per le altre.
Inoltre depilatevi, controllate lo smalto, aborrite le creme da sole che sanno di crema da sole, (sono disgustose), non vi ungete proteggendovi, non vi mettete la crema nivea sul naso ( ce ne sono di invisibili, anche schermo-totale ), se abitualmente vi truccate mettetevi almeno il rimmel, quello impermeabile, altrimenti non vi arrabbiate se il vostro vicino di tavolo in albergo tanto interessato a voi manco vi saluta, poveraccio non ha riconosciuto nel gambero la dea.

scritto da Leila Mascano · 3 luglio 2010, 10:07 ·

 

Frittura mista – che meraviglia – pescetti e gamberetti! me la ricordo ancora, retrodatando il tempo fino a allora – mezzo limone, e via!
Sì, mangiavo in fretta anche da bambino, ma trovavo il pranzo pronto, come pure la cena!

scritto da frank spada · 3 luglio 2010, 10:30 ·

 

Allestire un pranzo è una faccenda che ha a che fare con l’amore, ma anche con l’arte, che con l’amore ha sempre a che fare. Non a caso la cucina di donna Flor si chiamava Sabor y arte, o viceversa, questo non me lo ricordo.Ma l’arte è anche preparare con solennità una padella per farci sciogliere lo zucchero, e versarlo color ambra sul tavolo di marmo oliato, per tagliarlo a quadrotti da succhiare piano e solo alla fine fare scricchiolare sotto i denti. Questa massima consolazione, questo rito profumato e arcano me lo ricordo ancora,attraverso la galleria del tempo, insieme alla solennità della consegna, in un cestino col tovagliolo di carta disposto come un fiore e il piccolo bacio che accompagnava il dono: amor, sabor, y arte.

scritto da Leila Mascano · 3 luglio 2010, 11:46 ·

 

“... la solennità della consegna, in un cestino” e Leila mi richiama la Pivano, la sua infanzia, le scuole elementari in un istituto altolocato per cultura, i suoi pensieri… riporto i miei a un’influenza da bambino, sfebbrato, il giorno scoprii che ero cresciuto – l’amore!

scritto da frank spada · 3 luglio 2010, 17:34 ·

 

E qui bisognerebbe aggiungere un pensiero affettuoso per colei che condivise con te la felice scoperta!

scritto da Leila Mascano · 4 luglio 2010, 08:59 ·

 

Resistete alla tentazione degli zoccoli altissimi che vi slanciano, a meno che non sfliate in costume per Miss Rapallo, ma anche a quelli orrendi, bassi, stile Suor Melanzia in corsia, soprattutto se bianchi. Infine muovetevi come se sapeste che una candid camera vi esporrà ad ora di cena al ludibrio di tutta Italia. Al mare molte di voi fanno cose orrende; si sistemano la tetta manco fosse una mozzarella, si pinzano il costume sul popò per rimetterlo a posto, prendono il sole come se fossero dal ginecologo, ma siamo impazzite? Non vi slacciate in spiaggia il reggiseno, non vi abbronzate l’interno coscia, riservate la total vision del vostro seno al fortunato, il topless è inelegante e per molti imbarazzante, senza contare che sono qualche volta imbarazzanti i seni esposti in sé. Diverso è il discorso se siete in barca sole o con collaudati amici, e tutte le signore prendono il sole in topless. Ma ricordate che l’esposizione è contraria all’immaginazione, e traete le conseguenze…
Qui si concludono i consigli a volte buffi a volte sensati che vi ho ammannito in veste di qualcuno di quegli strambi personaggi che ci suggeriscono il come o il dove. Sorridetene, ho scherzato ( ma non troppo.)

scritto da Leila Mascano · 4 luglio 2010, 09:56 ·

 

Oooooops! A Frank ragazzino, ho dato del tu!Non me ne voglia, Frank, pensi al poeta!

scritto da Leila Mascano · 5 luglio 2010, 06:07 ·

 

Dimmi chi sei Marlowe. Cinque sensi e un’anima

Sarà nelle librerie ad ottobre Dimmi chi sei Marlowe. Cinque sensi e un’anima, il secondo romanzo di Frank Spada pubblicato dalla Robin Edizioni – Biblioteca del Vascello (Roma) link test
Visto il buon successo di critica e pubblico di Marlowe ti amo – romanzo d’esordio dell’autore – il sequel Dimmi chi sei Marlowe esce ad appena nove mesi dal precedente lavoro, di cui costituisce un continuum cronologico e narrativo.
Protagonista della vicenda è ancora Marlowe, sgualcito detective che si arrovella testa e cuore in compagnia del whisky e di troppe sigarette, alle prese con un nuovo caso e, soprattutto, col proprio doppio che gli dà del filo da torcere.
Tra le atmosfere della California anni Cinquanta che rendono omaggio a Raymond Chandler e hanno come colonna sonora il jazz della West Coast, si ritrova la scrittura elegante e senza sbavature di Frank Spada, che attraverso citazioni letterarie, cinematografiche e acrobatiche metafore, ancora una volta mette in scena ben più di una semplice “storia” poliziesca, tessendo un mondo che si svela leggendo e rileggendo tra le righe.
Gli estimatori che già si sono innamorati dello stile ruvido e coinvolgente di Frank Spada, devono quindi attendere pochi mesi per tuffarsi nuovamente nelle avventure di Marlowe, mentre chi ancora non ha fatto conoscenza con questo detective solitario e intrigante, potrà approfittare dell’estate per prepararsi leggendo Marlowe ti amo.

scritto da The Big Max M. · 7 luglio 2010, 18:38 ·

 

Ed è quello che farò, sig. Max!
Per altro dalla mia edizione speciale ;-)

scritto da Elisa · 8 luglio 2010, 10:37 ·

 

Ho scoperto con divertimento che esiste una chiesa dedicata alla Conversione dei Cattivi. Ma esistono ancora i Cattivi? O come i non vedenti, i diversamente abili, sono diventati i deficientemente buoni? Magari poi l’esemplificazione popolare finirebbe per classificarli come i Deficienti, e sarebbe giustissimo, essendo la scelta tra il bene e il male per così dire obbligata, e chi potrebbe scegliere il male? Appunto…

scritto da Leila Mascano · 9 luglio 2010, 07:02 ·

 

Ciao Leilo, “cugino” di Trieste, fascinoso jazzman sospinto dalla Bora – le campane di San Giusto, le “mule” sulle Rive, il mare è sempre lì, ma tu non ci sei più!

scritto da frank spada · 9 luglio 2010, 07:28 ·

 

Una volta feci un’osservazione du un piccolo cimitero che si affacciava sull’autostrada, chiedendo a un’amica quanti mandavano un pensiero a coloro che riposavano lì. L’amica mi rispose sorridendo che sono loro a mandare un saluto e un pensiero affettuoso a noi. Speriamo che sia così, lui è altrove, vivo nella memoria quaggiù, che saluta le campane di S.Giusto, le “mule” sulle rive, il mare sempre lì e i cari amici che ancora tanta strada debbono percorrere.

scritto da Leila Mascano · 9 luglio 2010, 08:14 ·

 

Non credo esistano i cattivi o i buoni… a meno che, come nel Visconte Dimezzato, vengano totalmente separati…

scritto da Elisa · 9 luglio 2010, 08:40 ·

 

Salvo riunirsi in un pentolone, dove Gurdulù: “ Tutta zuppa, tutta zuppa… “ grida felice di tuffarcisi dentro.

scritto da frank spada · 9 luglio 2010, 16:59 ·

 

Certo, premesso che tutti noi siamo una commistione di bene o di male, una piccola differenza tra S.Francesco e Hitler io ce la vedo.

scritto da Leila Mascano · 9 luglio 2010, 21:02 ·

 

Beh… tra S. Francesco e Hitler probabilmente. Tuttavia il mondo ha visto solo un S. Francesco e (fortunatamente) solo un Hitler.
Ritengo il discorso un tantinello complesso. Per cui evito di addentrarmi. ;-)

scritto da Elisa · 10 luglio 2010, 10:56 ·

 

Aspettiamo ottobre, dunque! Sono certa che Frank sarà all’altezza delle nostre aspettative e intanto gli auguriamo il gran successo che merita.

scritto da candy's50 · 11 luglio 2010, 08:57 ·

 

Vi ringrazio care amiche, ma fate attenzione a non confondermi la guida di una Olds tra le frontiere – il mio viaggio non prevede un giretto di piacere: sarò in compagnia di uno che pretenderà di dirmi chi sono – sapete di chi parlo, vero?
Intanto mi rallegro augurando buon lavoro a chi è alle prese con un nuovo romanzo: Elisa Lodigiani – qui il link test del suo romanzo d’esordio (2008), accompagnato dagli apprezzamenti motivati dei lettori – l’ho scoperto spinto dalla curiosità di sapere di più su un’assidua frequentatrice del Cannocchiale, dotata certamente non solo di modestia.

scritto da frank spada · 11 luglio 2010, 10:26 ·

 

Buona la sua segnalazione, mister The Big Max M.!
I lettori appassionati di “questo” Marlowe avranno nuovamente di che pensare e riflettere .

scritto da marta · 11 luglio 2010, 17:07 ·

 

Lungo è l’elenco dei santi e dei benefattori, ma anche quello dei dittatori torturatori assassini è infinito ma convengo che il discorso è complesso e neppure questa la sede per affrontarlo.

scritto da Leila Mascano · 11 luglio 2010, 18:43 ·

 

Mi commuove la felicità che alcuni animali manifestano solo vedendoci. Questo slancio affettuoso, senza perché, senza merito da parte nostra, è di per sé commovente. Oggi un piccolo cane di amici, che è stato quasi fatto a pezzi da due grossi cani, salvandosi per miracolo, ancora convalescente si è alzato dalla cuccia per salutarmi con slancio, guardandomi coi suoi occhi teneri e buoni, solo perché esisto. Grazie, piccolo Ettore,di tutto cuore grazie.

scritto da Leila Mascano · 11 luglio 2010, 20:41 ·

 

Mi limiterò ai santi, a Ermacora e Fortunato, patroni del FVG (il primo – clamàt Macòr, par furlan – è il santo protettore della mia città natale). Oggi la loro ricorrenza: uffici chiusi, negozi… i bottegai mezza giornata.

scritto da frank spada · 12 luglio 2010, 07:42 ·

 

Lana di fata
Due barbieri di Nashville nel Tennessee, William Morrison e John C. Wharton, nel 1897, inventarono la macchina per produrre lo zucchero filato.
La novità trovò un enorme successo solo nel 1904, alla Fiera di Saint Louis nel Missouri, la volta che i due la presentarono con il nome di “fairy floss”, vale a dire lana di fata.
Il prezzo del dolcetto era di 25 centesimi di dollaro, molto caro se si pensa che il biglietto d’ingresso per visitare l’intera mostra costava 50 centesimi.
In Italia lo zucchero filato arrivò per la prima volta nel 1906 in occasione del passaggio a Udine del Circo di Buffalo Bill.
Gloria De Antoni – autrice televisiva e regista, spilimberghese di nascita – in un suo articolo, riferendosi a Tina Modotti, così racconta: “E poi la polvere, quanta polvere quel maggio 1906, quando l’America, l’America del mito, si manifesta nella persona di Buffalo Bill, proprio lui, a Udine per uno spettacolo eccezionale. Tina corre infervorata verso Porta Pracchiuso: passa il corteo di carri e cavalli che dalla stazione attraversa viale Trieste per insediarsi là fuori nei campi.”
Mia nonna a quel tempo aveva 22 anni e, dato che lavora a Udine, era andata a vedere quel grande spettacolo, chissà quanto pubblicizzato e, dunque, atteso.
Ricordo che mia nonna era stata operaia in filanda. Anche Tina Modotti, in quello stesso periodo a dodici anni, per aiutare la famiglia e i cinque fratelli, aveva lavorato nella stessa fabbrica.
Quando da bambina la nonna mi raccontava di Buffalo Bill io stentavo a crederle, perchè pensavo fosse stato solo un personaggio del cinema.
link text in friulano

scritto da Dame mit Fächer · 12 luglio 2010, 10:59 ·

 

Beh… che posso dire? Ovviamente arrossisco! ;-)

scritto da Elisa · 12 luglio 2010, 11:18 ·

 

@ Dame mit Facher – vado pazzo per le Candy Apples – come le ho fatto già sapere – soprattutto quando sono in coppia: zucchero agli occhi, insomma, ma di questo ne riparleremo a Ottobre, quando uscirà Dimmi chi sei Marlowe.
Circa la De Antoni, qualche anno fa le avevo segnalato un racconto/memoria scritto in onore e in ricordo di Antonio Centa, l’affascinante attore di Spilimbergo che ho personalmente conosciuto da bambino – Punti di vista è qui link test e la giornalista regionale Rai/Tv… bello, bello ed è finita lì.
@ Elisa – sorrida, per arrossire c‘è tempo (non mi confonda pure lei, per piacere).

scritto da frank spada · 12 luglio 2010, 12:02 ·

 

“Non mi confonda” nel senso lei con altri, o “non mi confonda” nella testa, nei pensieri, nell’anima?
Nella prima ipotesi, penso che ognuno sia inconfondibile, in quanto unico e raro!
Nella seconda: beh… ogni tanto la confusione aiuta a ritrovar se stessi.
Chè, se vogliamo, è poi il bello della vita cercar di perder e ritrovar, rinnovati, se stessi, non fosse che il più delle volte ci si perde completamente in un oblio che nessuno riesce più a districare.
Ed ecco che, nel qual caso, cerchiamo altro, seguendo il motto socratico: una vita senza ricerca non è degna di essere vissuta!
;-)

scritto da Elisa · 12 luglio 2010, 15:14 ·

 

Dunque Frank Spada ha conosciuto Antonio Centa! E questo suo bel ricordo in
“Punti di vista” mi ha intenerito la memoria, suscitando il rimpianto per
una città e un castello, e un angelo sopra il campanile che ho lasciato in
gioventù.
Qualche anno fa ho visto “Il perdente gentiluomo… “ il documentario
realizzato da Gloria De Antoni assieme a Oreste De Fornari per rendere
omaggio all’ attore nato a Maniago che mise sottosopra il cuore delle donne
italiane, quando il cinema non era bello solo perchè la pellicola era in
bianco/nero. Mi chiedo come mai il “provincialisno” di certi giornalisti,
anche della Rai, non indaghi il Friuli e Udine con la dovuta attenzione – peccato! perchè questo raccontino di Frank Spada avrebbe potuto fornire
qualche spunto, forse anche qualche sequenza per quel documentario.
Grazie Frank, per avercelo fatto conoscere.

scritto da anna · 12 luglio 2010, 15:53 ·

 

@ Elisa – “Mi spezzo ma non mi piego” – m’inchino comunque ai suoi pensieri, confuso nel capire chi sono: un visionario o un uomo positivo? Parafrasando come sopra Ennio Flaiano lavoro senza impiego: guardo indietro, poi avanti e resto fermo nei due ruoli.
@ anna – ringrazio un’ex concittadina, una persona certamente non “provinciale” – infatti è una capitolina, sempre gentile e ben informata.

scritto da frank spada · 12 luglio 2010, 19:06 ·

 

Sono pronta a scommettere che nessuno ha ben chiaro chi sia.
Solo un’idea forse.
Ma in fondo non si è sempre in cambiamento?
E non è questo il bello della vita?
Detto ciò: io vorrei impiegarmi senza lavoro… ;-)

scritto da Elisa · 12 luglio 2010, 20:02 ·

 

Ecco Elisa, l’“idea” che già mi vede martellare contro un muro per aprire un varco – altrove l’ho definito il “passaggio” tra il punto di partenza di un qualsivoglia scrittore e il punto d’arrivo di un lettore accorto.
Condivido che il lavoro a volte pesa, ma la libertà val più di uno stipendio. Se poi uno sta fermo, soprattutto controvoglia stando steso a piedi uniti in una cassa… un bravuomo? forse, comunque amen e com‘è giusto sia nient’altro.

scritto da frank spada · 13 luglio 2010, 09:04 ·

 

Dame mit facher mi ricorda i beati tempi dello zucchero filato, la soffice, impalpabile e gustosissima nuvoletta che mi incantò da piccolo in qualche piccolo luna park della capitale…
Uno dei pochi lussi a volte permessi dai miei genitori in quei tempi di dignitosa povertà...

scritto da maurizio · 13 luglio 2010, 21:09 ·

 

... ma allora, Maurizio, abbiamo trovato la soluzione alla “prova lago” sulla spiaggetta di Trevignano! Il pecorino sardo filato. Occorre trovare due barbieri che brevettino la macchina per produrlo …

scritto da Dame mit Fächer · 14 luglio 2010, 09:54 ·

 

Scelgo il cavallo di Frank Spada (pubblicato sul sito letterario Dadamag il 24/04/09)

Scelgo il cavallo: è dorato, ha la criniera bianca, il pennacchio rosso e blu e parto svolazzante al trotto. Seguo una carrozza, una bambina bionda, una principessa con i codini all’aria dei dolciumi che invadono le strade, uno sguardo azzurro-cielo implorante aiuto. La insegue un manipolo d’armati; galoppo via, su e giù sull’asta, fendendo l’aria zuccherina con una spada che non vedo, in sua difesa. Il fondale ruota di volti, di richiami inascoltati tra la musica di organetti che si allarga sopra un prato senza nascondigli, che si affievolisce tra ombre tenebrose sulle pendici di un castello, che tace innalzando un campanile culminante un angelo, un dito al vento della rosa. L’avventura mi allontana. Valico montagne, insanguino pianure, brucio plichi nella notte. Mi imbarco all’alba su una nave diretta in capo al mondo. Lascio il continente natio per le foreste astrali. La felicità notturna delle stelle ci accompagna tra le vele: lei, al mio fianco, ora porta i capelli lunghi, sciolti. Burrasche, tempeste zodiacali e fatichiamo a lungo a manovrare, a raggiungere la sponda. Sabbie infinite sulle spiagge e impariamo linguaggi persi nel tempo. Un veliero all’orizzonte, il richiamo del ritorno…

Mia madre questa volta non apre il borsellino e devo scendere. Diventerò più grande un’altra volta, per davvero. Imparerò il mestiere di vivere sempre su una giostra, ma senza fantasia; rimpiangendo la mia infanzia volata dentro un palloncino, appena trattenuta da una carezza lasciatami sul viso a Santa Caterina, il giorno della festa, quando la bambina bionda se ne andò mano nella mano, con suo padre.

scritto da frank spada · 14 luglio 2010, 09:56 ·

 

Caro Frank, anche tu rimembri ancora i tempi belli ancorché segnati dalla guerra (punica) che lasciava i suoi strascichi nei cuori e nei borsellini…
Un altro giro di giostra, mentre seguo affascinato e un po’ spaventato il rapido volteggiare di altri ragazzini sopra i calci in cu… dei quali ho paura. Ma come faranno, Dio, come faranno? Ed ecco si riaffaccia il mio eterno senso di inferiorità...

scritto da maurizio · 14 luglio 2010, 13:18 ·

 

Come faranno? Un salto in qua ed è presto detto, purché ci si accomuni tutti nell’inferiorità numerica dell’impotenza irosa di una nazione intera, che dovrebbe imbracciare uno Stalking ultimo modello (parole a raffica, proiettili pesanti e mira a sterminare) per puntarlo contro chi finge il governo della cosa, o vi si oppone fingendo di far opposizione mentre volteggia nella giostra e l’organetto quotidiano intona: bacinella, camorrista, contrasto, giovane d’onore, mastro di giornata, padrino (o quintino), picciotto d’onore, santista… il Vangelo in fondo, per giurar fin dall’inizio che la corsa non si ferma e il glossario invece resta – ecco come fanno, caro maurizio!

scritto da frank spada · 14 luglio 2010, 16:39 ·

 

Levate i calici… (mio… vecchio e stravecchio, ma un brindisi è sempre di buon augurio no? E oggi un buon augurio ci starebbe bene!)

Levate i calici e brindate, brindate Signori.
Brindate a chi piange, a chi ride; brindate a chi crede che il mondo sia un luogo di patimenti, quando invece basta un buon bicchiere di vino per renderlo amabile.
Come una vendemmia, raccoglieremo i frutti di questa vita, non soltanto alla fine, ma ad ogni annata… ed ognuna la migliore.
Lasciatevi incantare da un profumo soave, dai sorrisi della gente, dall’allegria di chi brinda e, cantando, sorseggia e degusta.

Levate i calici e brindate, brindate Signori!
Ho finalmente baciato le sue labbra fruttate, e gustato il sapore della sua bocca.
Ho atteso a lungo, respirando l’aroma del nettare d’uva nelle botti ad invecchiare.
Non ho avuto fretta, non ho avuto paura dei suoi no!
Ho assaporato il profumo della sua pelle; ho visto la brillantezza dei suoi capelli; ho ascoltato il dolce suono della sua voce.
Era vivace mentre danzava, a piedi scalzi senza freni, per ricordare l’attimo, l’istante, per ricordare che tutto è ora…

Levate i calici e brindate con il mio vino, Signori,
mentre fuori tutto scorre
e nulla rimane immobile.
Si alternano i giorni e noi, con i calici alzati brindiamo, per non piangere sul passato perduto…
...sorridendo al ricordo dei suoi baci ed alla sua dolce voce mentre diceva “Addio”!

Levate i calici e brindate.
Non fate scorrere lacrime.
Ricordate soltanto la dolcezza
della donna che ho amato
e di cui mi resta
il ricordo
riflesso
in un bicchiere di vino!

Alla salute!

scritto da Elisa · 14 luglio 2010, 18:07 ·

 

Il bambino, finito lo zucchero, mordicchia il bastoncino, mentre il suo palloncino sfuggito di mano vola in cielo…
“Dove andranno a finire i palloncini/quando sfuggono di mano ai bambini…” (cantava un tempo Renato Rascel…ciao piccoletto, se mi ascolti dalla tua nuvola personale…).

scritto da maurizio · 14 luglio 2010, 18:19 ·

 

Sante parole Frank, sante parole….

scritto da Emily Way · 14 luglio 2010, 21:19 ·

 

Davvero“crediamo” che il mondo sia un luogo di patimenti, e basta un buon bicchiere di vino a renderlo amabile? Chi proporrebbe un brindisi a quella madre che ha perso due bambini per un colpo di sonno,o alla madre di un altro ragazzo morto qualche giorno fa in moto senza un perché? A un passo da casa nostra c‘è stata fino a ieri una guerra efferata, una delle tante, ma che fa? Vogliamoci bene e invece di fare i piagnoni famose n’bicchiere, na fojetta, n’altro litro? Mi dispiace, non sono assolutamente d’accordo. Il mondo è un posto difficile e crudele, quello che lo rende così meraviglioso è che nonostante tutto ci nascano i fiori e ci s’innamori ancora, o si provi pietà e solidarietà, Ma poichè l’andazzo generale è il “nun ce penzà”, cui fa seguito l’atteggiamento tira a campà e fatti gli affari tuoi, mi permetto di dissentire da questa visione semplicistica delle cose.

scritto da Leila Mascano · 14 luglio 2010, 22:19 ·

 

Elisa, attenta alla prova del palloncino…

scritto da maurizio · 14 luglio 2010, 22:30 ·

 

E allora che ne dite delle guerre tra hutu e tutsi? E che ne dite dei malati terminali? E di me, che ho avuto una vita piena di patimenti e che voi non conoscete, ovviamente e che io non racconterò?
Allora dovremmo ogni giorno piangere.
Ogni giorno.
Ed pensate che sia questo il bello della vita?
O non sarà che la vita è comunque un cammino verso la morte per tutti? Lo avete dimenticato? Siamo solo in prestito.
Che facciamo in questo “prestito”: continuiamo a piangere?
E allora niente alla salute (per altro scritto in un giorno in cui mi sarebbe servito! Era un “alla salute, ce la puoi fare”). Continuiamo a piangere. Continua a piangere Elisa. Il mondo fa schifo, tutti stanno male e nulla sarà meglio, sicuramente non con un bicchiere di vino!

scritto da Elisa · 15 luglio 2010, 08:54 ·

 

Vorrei aggiungere che “il bicchiere di vino” è solo una metafora.
Tuttavia… farò attenzione alla prova del palloncino! ;-)

scritto da Elisa · 15 luglio 2010, 09:40 ·

 

Ci fu un tempo in cui il bambino deluso, divenuto falsamente uomo, si rifugiò all’osteria, ogni sera, da solo, per trovare ricovero ai suoi mali, annegare i problemi (ma i problemi impararono a nuotare…). Oggi come oggi, la sera, un buon bicchiere di Primitivo o di Nero d’Avola accompagnano le mie serate, quando non c‘è mogliema che osserva…
Cara Elisa, nessuno ti capisce meglio di me, all’epoca mi salvai dall’alcolismo solo perché sapevo che la mia dose era mezzo litro per stare meglio, dopo mi sarei sentito male…
Sono certo che Leila non voleva dire alcunché di offensivo, così come sono certo che tu non vivi questo tipo di problema. E sono d’accordo con te, un bicchiere di quello buono, pur non risolvendo nulla, aiuta un pochino e per dire una grossa banalità...fa buon sangue!
(Per il resto, riguardo le osservazioni su vita e morte, il discorso diverrebbe troooppo lungo…).

scritto da maurizio · 15 luglio 2010, 10:06 ·

 

No, se lei ha voluto scrivere qualcosa che suonasse come un inno alla gioia “nonostante” tutto quello che accade, il messaggio non era chiaro. Mi pare di avere scritto nel mio intervento che il mondo è un posto meraviglioso se “nonostante” tutto quel che accade avviene che ci nascano i fiori, ci si innamori, si provino sentimenti di solidarietà, qualcuno muoia perfino per esprimerli ( vedi medici senza frontiere. )E’ il principio che basti un bicchiere di vino a rendere amabile il mondo quello che contesto, ed è un principio pericoloso. Tutt’al più è la nostra visione del mondo che si offusca, ed è quello che vogliono quelli che da sempre ci governano, col pane e circo, è questa la funzione delle trasmissioni “per famiglie” che ci ammannisce la televisione in tutte le salse, è questa la funzione dei grandi eventi mediatici etc. E’ il nostro ciuccio. Anzi il loro, perché io non ci sto.L’invito ad essere positivi è sempre benvenuto, e comprendo la sua solitudine e la sua amarezza, come neppure immagina, eppure, le ripeto, non condivido l’invito a berci sopra. Tutto qui, e concludo. Con molta simpatia, mi creda, e nessuna polemica, perché sull’argomento mi sono espressa già prima con chiarezza e ,spero, nel rispetto delle opinioni altrui.

scritto da Leila Mascano · 15 luglio 2010, 10:12 ·

 

La mia invece non è per niente una metafora…tanto non guido! ^_ ^

scritto da maurizio · 15 luglio 2010, 10:14 ·

 

Elisa,
i tuoi versi mi hanno fatto ricordare le quartine del poeta Omar Khayyam, che visse in Persia nella seconda metà dell’anno Mille
Un uomo m’inviò questa:

Non t’affliggere così vanamente, vivi contento,
e nell’ingiusta via della tua sorte, vivi con giustizia.
Giacchè in conclusione questo mondo è il nulla,
pensa di essere il nulla, e libero vivi.

“Omar ci ha lasciato un grande apparato di riflessioni. Sono in quantità imprecisata (200, o 464, forse 516) ma ad esse egli ha affidato il suo pensiero e la sua visione del mondo, le meditazioni sull’uomo e le esortazioni accorate a vivere intensamente il quotidiano e ad amare, a coltivare l’amicizia e a non affannarsi nel voler indagare il senso della vita sotto la volta celeste.”
link text

scritto da Dame mit Fächer · 15 luglio 2010, 10:15 ·

 

Grazie. Un vero onore questo. Andrò a recuperare sicuramente le quartine del poeta Omar Khayyam.
Un sorriso MaDame! ;-)

scritto da Elisa · 15 luglio 2010, 10:39 ·

 

No… mai polemiche. Ripeto: alla salute, il berci sopra, è per me una metafora.
Non entro su chi ci governa… altrimenti direi parolacce… non vorrete farmi dire parolacce, vero? ;-)
Io intendo semplicemente che, nonostante tutto, la vita vale sempre. Sempre! E parafrasando Hesse: “Anche nelle vite più scure c‘è sempre una giornata di sole”! Un sorriso ;-)

scritto da Elisa · 15 luglio 2010, 10:52 ·

 

“Days of Wine and Roses” – con J. Lemmon e L. Remick, di B. Edwards (colonna sonora di Mancini – il tema vinse l’Oscar) – “Fammi il pieno!/E’bella la vita!”
E rivedo un tizio appeso al banco, che fissa i cerchietti sovrapposti, che insegue il suo “The last weekend” – R. Milland, diretto da B. Wilder.
Dee capolavori “scomodi”, in bianco e nero – irripetibili!

scritto da frank spada · 15 luglio 2010, 10:56 ·

 

Mmmm…secondo me Khayyam era una precedente incarnazione del nostro buon Guccini, che ebbi modo all’epoca di vedere cantare dal vivo, fiasco di Lambrusco a fianco…consumava un litro a canzone in media, peggio di un Ferrari…che forza!!!!

scritto da maurizio · 15 luglio 2010, 11:00 ·

 

Sappi che dall’anima devi separarti, e che andrai dietro i veli del segreto di Dio. Bevi vino, ché non sai donde sei venuto: sii lieto, perché non sai dove anderai.
(Omar Khayyam)
Prosit!

scritto da maurizio · 15 luglio 2010, 11:22 ·

 

Ve lo vedete Marlowe che ciuccia da una baby del Lambrusco? Noi no!
Diamo in ogni caso, e molto volentieri, il bentornato al sole, che in questo blog ad alta gradazione non condiziona le parole – blackout Enel permettendo, s’intende, perché da queste parti… povera Italia!

scritto da The Big Max M. · 15 luglio 2010, 11:28 ·

 

Io adoro Guccini!!! “E poi, e poi… quel vizio che ti ucciderà non sarà fumare o bere, ma un qualcosa che ti porti dentro… cioè vivere!”

scritto da Elisa · 15 luglio 2010, 11:33 ·

 

Alla faccia der sole, me sta a fonne la capa, bentornato un corno!
E co’ quelle schifezze che se beve Marlowe, ditejelo tutti che un goccio de Lambrusco è assai più mejo!

scritto da maurizio · 15 luglio 2010, 11:37 ·

 

Notte fonda – qualcuno vede un tizio assiso a uno sgabello, e riflette su un bambino e sul testimone di un storia, ipotizza… link test – ma la rossa al banco… che sia… per me è Dame mit Facher all’età giusta! – Donald, stasera fanne due! – e guardo il barman che inizia a shakerare.
ps – grazie maDame!

scritto da frank spada · 16 luglio 2010, 19:04 ·

 

Fantastica la foto del link (oltre al testo). Ma la foto l’ho rubata e messa sul mio sito, accanto al comunicato stampa del libro di Spada. Ci sta proprio bene :) E speriamo arrivi presto ottobre.

scritto da nadia · 17 luglio 2010, 10:27 ·

 

Non sarà che quella rossa è Rita Hayworth? In ogni caso se è Dame mit Facher all’età giusta, come penso anch’io, le faccio i complimenti!

scritto da marta · 17 luglio 2010, 17:25 ·

 

La domenica cittadina in questa metà di luglio è una specie di day-after che anticipa l’agosto, e nella sterminata solitudine della propria vita tutti i rari passanti parlano al cellulare chiedendo surrogati di presenza, d’amicizia, d’amore. Nel nulla, un messaggio, una voce, dicono esisti esisti esisti, e quando hai smesso di esistere nel cuore di quei tre o quattro per cui sei una realtà, svanisci, la città ingoia pure te, sei un’ombra, sei niente.

scritto da Leila Mascano · 18 luglio 2010, 19:25 ·

 

Se ci son delle rosse di mezzo il rischio è sempre a mille… anche la nostra curiosità, però, è a mille in attesa del nuovo libro!!!

scritto da Emily Way · 19 luglio 2010, 06:20 ·

 

Ecco i nuovi poveri, fenomeno già conosciutissimo in America. Nella città deserta li vedi vagare smarriti, con i loro ex vestiti di buon taglio che gli pendono addosso, tutti con la stessa aria di cani bastonati,capelli e barba troppo lunghi, non chiedono niente, dormono in macchina fin che possono, a un certo punto non li vedi più, hanno fatto il salto. Sono diventati cioè barboni a tutti gli effetti, dormono sui cartoni, mangiano alle mense dei poveri, che per inciso d’estate chiudono quasi tutte. La sera, d’inverno, andando spesso a cena da un’amica,sotto casa sua, sulle grate che portano calore del bel palazzo in una strada decorosa ha dormito un ragazzo, credo. Io non ne vedevo che i capelli, puliti, lucidi alla luce dei lampioni, il resto era sotto una coperta sdrucita, e mi struggevo pensando quando sua madre glieli pettinava da piccolo quanti sogni avrà fatto…Quanto è sottile il parapetto che ci assicura la normalità, è “normalità” quella di un mondo sempre più feroce, precario, competitivo, in cui se perdi il lavoro rischi di finire per strada, come il personaggio benestante che perde il lavoro in Hotel Paura,di o con Castellitto, agghiacciante e indimenticabile, che consiglio a tutti. Ognuno poi si ripete come un mantra che queste sono cose che succedono agli altri, ma gli altri siamo noi.Questa è l’America che si sta preparando per molti di noi, mentre tutti si esaltano ai Mondiali, perché no? E ci si invita a spendere, anzi, così l’economia degli stracci si rimette in moto.

scritto da Leila Mascano · 20 luglio 2010, 10:24 ·

 

Nei loro sguardi l’umano terrore per l’ignoto e fuggiamo come replicanti in preda alla memoria – la normalità ci abbaglia i ruoli, l’identità griffata e due lenti a specchio rifletteranno il sole in moto, e un cono in mano rimuoverà il rimorso camuffando la malinconia di sapere consapevoli chi siamo, e così via, dissimulando.

scritto da frank spada · 20 luglio 2010, 16:44 ·

 

come si riflette la crisi nel 3° (o 4°)mondo, ve lo lascio immaginare…
con salari dai 25 ai 50 euro, se uno si ammala, o mangia(poco) o si cura…
per fortuna, l’ISTAT dichiara che siamo UFFICIALMENTE fuori dalla crisi!

scritto da Piero Boi · 21 luglio 2010, 06:45 ·

 

Riportiamo il discorso su toni più lievi. Mi copisce la nouvelle élégance maschile. In genere a luglio-agosto gli uomini in blu sono quelli delle immobiliari, i commessi dei negozi eleganti, gli sposi. Il colpo d’occhio ci rivela spesso dei manichini grotteschi, ed ecco le giacchette striminzite e corte, dopo anni di rugbisti con le spallone, i pantaloni a sigaretta, che un dì eran detti “ a zompafosso”, le camicie improbabili, coi colli caricaturali, per non dire delle scarpe, a punta come quelle delle streghe, e comunque in fogge orripilanti. La nouvelle élégance non ha eleganza, ma la scimmiotta, con piccoli aggiustamenti che la rendono caricaturale, e mi sembra giusto. La vera eleganza, che è soprattutto un fatto interiore che si riflette sull’esterno, è quella della rara farfalla trasportata in una via del centro dal furgone d’un fioraio. Vola incerta tra i passanti accaldati, si poggia sui sampietrini roventi, sbatte contro le vetrine. Destinata a morire, certo: ma poiché vive un giorno, che malinconica giornata in un ambiente dove non c‘è più posto per lei!

scritto da Leila Mascano · 21 luglio 2010, 07:19 ·

 

La vera eleganza per me è quella dell’essere che ha il coraggio, che poi non è coraggio, di essere fino in fondo se stesso, senza presunzioni o autosottovalutazioni.
Allora, elegante era pure l’operaio anni 60 in famiglia, d’estate, canottierona che copriva pure i mutandoni ascellari fantozziani sopra i quali poteva sovrastare uno stinto e slabbrato par de pantaloni de pigggiama…mentre urlava: “Cesira, ndo ca… hai messo li pedalini miii????”
(Io devo sempre spoetizzare…) ^_ ^

scritto da maurizio · 22 luglio 2010, 00:01 ·

 

No, sorry, l’operaio non era elegante, era coerente e genuino,popolaresco insomma, laddove la vera volgarità consiste nel volere scimmiottae usi e costumi di una classe sociale che non è la propria. Probabilmente il Fanciullo Azzurro beveva tenendo la tazza con un delicato sfarfallio di dita. He could do that, mentre lo stesso gesto fatto dalla sora Lella che magistralmente interpretava se stessa con molta autorinoia, incita allo sghignazzo. Però, per favore, l’eleganza è tutt’altra cosa!

scritto da Leila Mascano · 22 luglio 2010, 07:27 ·

 

Lo stile è l’uomo, diceva qualcuno…per me comunque l’eleganza esiste solo quando esiste (e la si percepisce) una bella coerenza tra l’abito e la persona. Altrimenti ci può essere sfoggio di eleganza senza sostanza, quindi niente eleganza.
Da bambino leggevo (anzi, divoravo) il mio adorato “Gian Burrasca”. Verso la fine della storia, quando Giannino si trova in collegio, parla di un personaggio curiosissimo suo compagno, un ragazzino evidentemente di famiglia ricca, vestito in modo elegantissimo alla “principe di Galles”. Sì, ma il problema è che non si lava, si notano orecchie e collo sporchi, qualche mefitico effluvio…detto fatto, Giannino gli appioppa il meritato soprannome. E lo sventurato diviene il… MI LORDO!!!

scritto da maurizio · 22 luglio 2010, 09:49 ·

 

La forma è un riflesso dello Spirito…forse, andando al di là del concetto di eleganza, potremmo dire che ognuno di noi esprime se stesso nel profondo tramite il modo in cui si veste. Dicendo questo forse mi contrappongo alla ben nota tesi “l’abito non fa il monaco”, anche perché colui che si veste in modo elegantissimo ma lo fa solo per insicurezza (è un esempio) sarà tradito sicuramente da alcuni particolari. E proprio questi particolari sveleranno comunque il suo vero essere, al di là di tutto…

scritto da maurizio · 22 luglio 2010, 10:05 ·

 

Per Leila,

un estratto da un racconto scritto in friulano nel mio blog
link text

Il ritratto della maestra

Aveva studiato a Roma, in pieno ventennio, e dava grande importanza all’educazione fisica.

Per fare ginnastica ordinava di portare a scuola un quotidiano per appoggiarlo, come tappeto, sulle assi di legno in corridoio tra le aule.

La maestra era una donna molto attiva, volontaria della Croce Rossa, referente per la “Dante Alighieri” e nelle ricorrenze, come il 4 novembre, sfilava con cappelli che, come moda, erano di almeno venti anni addietro con il tempo.

Suo marito era disperso in Russia. Si erano sposati dopo che lui era stato suo allievo alle scuole serali e, dunque, aveva molti anni in meno di lei.

Mia nonna, che non la conosceva, aveva detto: “mi piacerebbe vedere la tua maestra, dato che mi racconti sempre tante cose di lei”.

Allora io, sopra un foglietto di carta, disegnai la maestra con grande quantità di particolari: la gonna che aveva preso la forma delle natiche, le scarpe basse e comode, la maglia infeltrita, i capelli tagliati senza tante preziosità, le gambe pelose e i punti neri sul naso.

Le sorelle maggiori dovettero riconoscere che il ritratto era conforme all’originale.

scritto da Dame mit Fächer · 22 luglio 2010, 10:08 ·

 

@ Dame mit Facher – la sua maestra è stata certamente una brava maestra.
Quanto all’eleganza come tema, oggi penso a quella di un angelo tramutatosi in un Cristo che non vola, un uomo a volte vestito di colore verde-rame, altre azzurro cielo e invisibile – di giorno non vedo alternative, di notte, invece – benché lui sia confinato in un perno senza fine – un faro sorprende le sue ali al limite del vento, quasi volesse fuggir via.

scritto da frank spada · 22 luglio 2010, 10:31 ·

 

dice Lorenzo Strisciullo link text “... nel momento in cui vi apprestate a leggere Marlowe ti amo abituatevi all’odore del tabacco e del whisky di cui le pagine sono intrise.”
Un enunciato che può essere interpretato in due modi diversi? Parrebbe amphibolìa, “ambiguità” ...
Il libro in questione, ancora nuovo, odora di buono, di “maestra”, un odore che ricorda il grande vaso di colla “Coccoina” che solo la maestra possedeva.
Il libro della maestra, invece, alla quale ho tradotto in friulano un racconto link text, odorava davvero del fumo delle sue sigarette e lei è la nonna di tutti i bloggers avendo compiuto da poco 89 anni … ma non è la mia maestra …

scritto da Dame mit Fächer · 22 luglio 2010, 15:58 ·

 

Ecco! Me lo aspettavo, ci mancava anche un mancino con un cono in mano (CSM – come sopra martedì), per farci capire che l’estate sarà calda, rovente, condizionata o in ombra a scelta loro (dissimulanti la verità dopo le ferie, finché il burattinaio… secondo me a ottobre).

scritto da frank spada · 22 luglio 2010, 19:15 ·

 

Il sole entra nel Leone, dardeggia in tutta la sua potenza, brucia il grande falò dell’estate, magari il vento fresco d’ottobre spazzasse via un po’ di sterpaglie inutili!Tanto, la speranza è gratis, almeno quella. O metteranno anche un ticket sulla speranza?

scritto da Leila Mascano · 23 luglio 2010, 07:34 ·

 

Certamente Frank Spada e il suo Marlowe attraggono il “lettore accorto” che non esita a promuovere questo autore pseudonimo intenzionato a starsene al coperto.
Sarà così anche per un detective a cui molti chiederanno “Dimmi chi sei… “? Chissà se a ottobre lo sapremo, in ogni caso auguro in bocca al lupo a Frank, un italo-americano che si finge friulano.

scritto da anna · 23 luglio 2010, 09:25 ·

 

E ci risiamo! Tra dubbi e speranze temporali in vista, tempesta… anche grandinate? Meno male che sorseggio sempre liscio e che domani notte… buon viaggio “hollanders”, ci si vede sulla costa. Ok?

scritto da frank spada · 23 luglio 2010, 11:13 ·

 

Der Fliegende Holländer … l’Olandese volante (non si sa se l’appellativo si riferisca alla nave o al suo capitano) è un’immagine profondamente radicata nella tradizione folclorico-popolare, nel clima della saga nordica – forse friulana – e della leggenda di uno spirito errabondo che vaga per terra e per mare, in mezzo alla tempesta, in cerca dell’ultima quiete e dell’oblio e in cui il mare cupo e nero, è simbolo del mistero e dell’immenso. link text

scritto da Dame mit Fächer · 23 luglio 2010, 14:49 ·

 

Un semicerchio rosa e un golfo, e il vento allenta le manovre: il sipario si alza…

scritto da frank spada · 23 luglio 2010, 17:02 ·

 

La leggenda è sospesa tra realtà e fantasia…

“Di tutte le leggende del mare nessuna è più inquietante di quella dell’ Olandese Volante. Essa si basa su una nave realmente esistita, capitanata da un uomo abile, ma fanfarone, di nome Hendrik Vanderdecker che nel 1680 fece vela da Amsterdam diretto a Batavia, nelle Indie Olandesi. Per contratto avrebbe dovuto riportare in Olanda un carico di merci per conto della compagnia proprietaria della nave, ma Vanderdecker era certo che avrebbe caricato abbastanza anche per conto suo tanto da potersi arricchire. La nave, secondo la leggenda, fu investita da un tremendo uragano tropicale, e il capitano tentò ogni manovra possibile per farla procedere. La cosa meno rischiosa da fare sarebbe stata quella di aspettare il placarsi della tempesta, ma egli, pungolato da una sfida che una notte, in sogno, gli era stata fatta dal diavolo, decise di ignorare l’ammonimento divino e di doppiare il Capo di Buona Speranza. Poco dopo la nave fu spazzata via dai marosi, e l’equipaggio morì. Per punizione, Vanderdecker fu condannato a governare la sua nave fino al giorno del Giudizio. La leggenda è suggestiva e romantica, ma molti testimoni giurano che non è una semplice leggenda. Nel 1835 il comandante e l’equipaggio di una nave inglese videro un fascello fantasma avvicinarsi attraverso una furiosa tempesta con tutte le vele spiegate e scomparire improvvisamente dopo essere giunto fino a una distanza pericolosamente breve. Nel 1881, dei marinai della nave britannica Bacchante dissero che un membro dell’equipaggio era caduto in mare, annegando, dopo che il suo collega aveva visto la spettrale apparizione. Un più recente e dibattuto avvistamento dell’ Olandese Volante avvenne, a quanto si dice, nel marzo del 1939 sulla spiaggia di Glencairn, in Sudafrica. Il giorno dopo un giornale riportò la notizia che dozzine di bagnanti avevano osservato la nave, si soffermò sui particolari della visione e notò che il vascello aveva tutte le vele spiegate e procedeva rapidamente nonostante la completa assenza di venti. Alcuni scienziati spiegarono gli avvistamenti di gruppo come un miraggio. Ma i testimoni obiettarono che sarebbe stato difficile per loro immaginarsi un veliero del diciassettesimo secolo in un modo così particolareggiato, dal momento che la maggior parte di loro non ne aveva mai visto uno”.

scritto da maurizio · 23 luglio 2010, 18:46 ·

 

@ maurizio – “tra realtà e fantasia” – il non luogo dove l’uomo ha dimostrato a Dio che è capace di concepire un mondo immortale.

scritto da frank spada · 24 luglio 2010, 08:52 ·

 

Per Dame…
Anche io, come lei, avevo e ho il dono di descrivere le cose con un tratto di penna, o di matita. Solo dopo ho imparato a raccontarle scrivendole. Il suo ritratto della maestra, quello scritto intendo, è delizioso, un vero cammeo.Io ricordo all’asilo una maestra bionda è bella, che mi disse che era tutto già lì, toccandomi la fronte, e dovevo solo farlo uscire fuori, mettendomi in mano una matita e una penna. Che fosse così lo sapevo già, ma che un adulto lo condividesse mi parve splendido. Mio padre, ingegnere, mi imprigionava la fantasia con discorsi di rapporti e prospettive, la maestra mi diceva: crea ( che è un atto divino.)

scritto da Leila Mascano · 24 luglio 2010, 08:52 ·

 

Maurizio,
naturalmente è così, come Lei scrive. Ma il mio “Der Fliegende Holländer”, “leggenda friulana”, era solo uno scherzo rivolto a Frank. Il link è quello della scenografia dell’opera di Wagner rappresentata al Teatro Verdi di Trieste nel gennaio del 2007, alla quale ho assistito … da spettatrice, non da naufraga …

scritto da Dame mit Fächer · 24 luglio 2010, 09:36 ·

 

@ Dame mit Facher
Sta forse confermando che quanto ho visto scritto perentorio in bianco e nero – Il Fumo uccide – è dunque vero?
Se è così, e le credo, cercherò conforto nell’ironia possibilista che sta scritta dietro: Il tuo medico o il tuo farmacista possono aiutarti a smettere.
Mi resta un dubbio. E se i due specialisti sono anch’essi fumatori?

scritto da frank spada · 24 luglio 2010, 10:15 ·

 

Leila,
nel mio blog friulano ho lasciato intendere a Frank che, oltre alla rossa, nel quadro di Hopper, ci potrebbero stare tutte le “donne e signore giudiziose” che qui ho trovato: Leila, Nadia, Marta, Amelia, Elisa, Anna … tutte a bere gratis al Phillies bar … dove anche il medico e il farmacista di Frank trascorrono le loro nottate a fumare …

scritto da Dame mit Fächer · 24 luglio 2010, 10:39 ·

 

Il fumo uccide, ci ammoniscono ipocriti i pacchetti di sigarette. E il fumo che avvolge le promesse non mantenute, i rapporti mai certi, il non detto sospeso? Almeno, se hai fumato tabacco ti sei tolto uno sfizio.

scritto da Leila Mascano · 24 luglio 2010, 11:01 ·

 

Allora forza, tutte al Phillies…

scritto da Leila Mascano · 24 luglio 2010, 11:50 ·

 

– Sei un tipo proprio strano Marlowe, ma non sei
male! – dice a un tratto. Non ho tempo per approfondire
in quale senso e mi appoggia disinvolta un braccio
sulla spalla chiedendo di fumare ancora; le passo
il morbido pacchetto e mi imbocca. Accende anche la
mia allargandosi in un sorriso che rivolge con un pensiero
alla nottata e continuo a non capire; qualcosa mi
punzecchia l’anima vedendo riflessa nei suoi occhi la
realtà di una notte vissuta senza fiabe e mi sento intenerito.
Una profonda boccata dalla Lucky e senza rendermene
conto stringo per un attimo la sua mano, mascherandomi
il volto dietro a una nuvola di fumo.
Marlowe ti amo – Cap. VI – punto 1.

Fate attentzione però, gentili Signore, perché scoprire chi veramente incarna l’ambiguità per eccellenza può costarvi la vita, soprattutto chiedendo Dimmi chi sei Marlowe – lo sfizio vale € 13,00 al lordo dello sconto, ma al netto delle spese funebri.

scritto da frank spada · 24 luglio 2010, 12:23 ·

 

Fumo, alcool… e Marlowe sta benissimo anche se a volte si sdoppia e fumano e bevono entrambi oppure uno fuma e l’altro beve per compensarsi. La rossa è una sola però...

scritto da nadia · 24 luglio 2010, 13:54 ·

 

“La città nel caos – cra-cra – bande di giovani donne si affrontano ai banconi!”

- Dannazione, resterò senza liquori! – impreca l’altro sogghignando in una nuvola di fumo.

scritto da frank spada · 24 luglio 2010, 17:55 ·

 

A rischio di suscitare disapprovazione, dirò che gialli e storie di detective non mi hanno mai affascinato. Con due sole eccezioni: il classicissimo Conan Doyle e le storie di Ed mc Bain col suo 87° distretto…

scritto da maurizio · 24 luglio 2010, 21:03 ·

 

Caro Maurizio, preferisco Evan Hunter come sceneggiatore – Marlowe ti amo, mica l’avrà letto? Spero di no.

scritto da frank spada · 25 luglio 2010, 08:02 ·

 

Ci sono gialli e storie di detective che catturano l’attenzione del lettore ben oltre la trama. Non liquiderei Simenon come “giallista”, perché per Simenon il racconto del fatto è solo un pretesto per raccontare i luoghi, le psicologie, gli ambienti, i personaggi.Ogni volta che un autore si serve di un genere per esplorare la realtà e soprattutto l’animo umano, da quel genere esce per entrare in quello più ampio del romanzo, e basta, in cui il genere è solo un pretesto. Perché se generalizziamo, rischiamo di mettere Cime tempestose accanto a Liala, tanto son d’amore e quindi rosa tutt’e due e…sorpresa! C‘è un bel po’ di Shakespeare nello scaffale dei gialli, a cominciare da Amleto!

scritto da Leila Mascano · 25 luglio 2010, 08:28 ·

 

La puntualizzazione di Leila Mascano – mai totalizzante e sempre pronta a illuminarci con “saggia” modestia – ci invita a ricordare che gli archetipi sono Greci (lascio alla cara amica, se lo ritiene necessario, aggiungere il superfluo).

scritto da frank spada · 25 luglio 2010, 09:09 ·

 

Anche l’ormai classico Montalbano possiede notazioni sottili e affascinanti su ambienti, situazioni, movimenti mentali…almeno per quel pochissimo che ho visto in TV, quindi immagino ancor più in Camilleri. Solo che in genere non riesco proprio a seguire le trame dei gialli, dimentico un personaggio un minuto dopo che è apparso, dimentico i particolari che poi invece ritornano e diventano “illuminanti”, non faccio caso a eventi determinanti…
Insomma, quando leggo un giallo (o vi assisto al cinema) mi sento ancor più cretino di quanto sia, per questo di solito evito ^_ ^... Ho da vari anni “Dalia nera” di Ellroy fra i libri che dovrei leggere prima della mia dipartita, me lo consigliate?

scritto da maurizio · 25 luglio 2010, 09:20 ·

 

Caro maurizio, non mi resta che augurarle lunga vita!
(- Pure botanico? Beato lui – dico tra me e me)

scritto da frank spada · 25 luglio 2010, 10:08 ·

 

Caro maurizio, i libri ci debbono rendere felici. Avevo un amico al liceo che non amava le donne coi capelli rossi, e ne ha sposata una, con gran soddisfazione, pare.Forse sarà un giallo letto magari perché l’ha scritto un amico a farti esclamare Marlowe ti amo!
E se proprio non ti riuscisse,pazienza: i libri sono un piacere, mica un castigo, se non ti va di leggere la Dalia, non ti sforzare, sono già tante le cose nella vita che siamo costretti a fare!

scritto da Leila Mascano · 25 luglio 2010, 12:25 ·

 

A proposito di Sherlock Holmes, da qualche parte ho letto che la figura del Dottor House, il medico diventato icona della professione medica (chissà poi perchè) è stata ispirata dal più noto personaggio di Sir Arthur Conan Doyle, il papà di Sherlock Holmes appunto.
Ci ho pensato a lungo e, mentre alcuni aspetti dei due personaggi sono altamente dissimili, molte sono le somiglianze sia nel metodo di lavoro che negli atteggiamenti.
Holmes coglie le sfumature degli abiti, delle voci, degli atteggiamenti e da un senso originale alle parole dei propri clienti, così come il Dottor House riesce a guarire i propri pazienti partendo da un particolare, o da un sintomo meno importante, che sfugge agli altri. Entrambi quindi applicano quello che viene definito “il metodo deduttivo” o metodo scientifico.
Ad entrambi vengono affidati casi apparentemente insolvibili e di difficile comprensione.
Come Holmes, anche House è drogato, è un solitario e non ama le donne nè i sentimenti che lo distraggono dal suo lavoro e dalla logica.
Come Holmes, anche House è attratto da una sola donna o meglio, una sola donna è riuscita ad affascinarlo.
Entrambi hanno come amico un medico con il quale convivono.

Sono molti quindi i punti in comune e chissà se lo scrittore del serial del Dottor House è o meno consapevole di tutte queste coincidenze che, a mio parere, non sono plagio bensì una bella trovata per rispolverare, seppure sotto altre vesti, una fetta importante della letteratura inglese.

Spero, con questa curiosità, di non aver rovinato la migliore lettura di Maurizio :)

scritto da Nadia · 26 luglio 2010, 08:09 ·

 

Anzi, Nadia, hai aggiunto una curiosità in più, anche se non ho mai assistito ai telefilm del dr. House…però, adesso che ci penso, vorrei spezzare un’arancia (come diceva un amico) per la serie gialla “Lie to me” col grande Tim Roth. La conoscete? Grande trovata quella basata sul riconoscimento dei microsegnali del volto e di tutto il corpo per ricostruire una verità al di là della famosa “macchina” che troppo spesso sbaglia…

scritto da maurizio · 26 luglio 2010, 10:26 ·

 

Io adoro Holmes… nonostante in me di logica non ce ne sia nemmeno un briciolo! __

scritto da Elisa · 26 luglio 2010, 17:08 ·

 

Che mondo è mai questo, da dove perfino gli angeli vorrebbero fuggire via? E quanti di noi si sentono uguali a quell’angelo, che ruota a seconda del vento su un perno che scricchiola, sospeso tra cielo e terra, immagine di bellezza e di grazia che la ruggine corrode dal profondo, lentamente ; che castigo questo girare nel vento, che pena.Il Paradiso non si sa se c‘è, ma l’
Inferno di sicuro sì, quanto al Purgatorio l’abbiamo sperimentato tutti, credo.

scritto da Leila Mascano · 27 luglio 2010, 06:16 ·

 

L’attualità sembra lontana da ogni tipo di amore e, cosa strana, sembra che provandolo lo si debba giustificare – mentre a nessuno viene in mente di giustificare il mare o il sorgere del sole o una montagna (sono cose che non hanno bisogno di giustificazione o siamo noi, tutti riflessi a vivere in noi stessi che continuamo a non capire?)
Altri hanno provveduto a mantenere un angelo in funzione e lui ruota con l’andar del tempo, a volte cigolando per segnalare a chi non guarda che tutto e tutti serviamo a un fine.

scritto da frank spada · 27 luglio 2010, 08:39 ·

 

Per trovare la verità, quella descritta nei gialli, gli scrittori si servono di intuizione e tracce da seguire sia che si utilizzi la logica, la “zona d’ombra” come in King (ripreso da numerosi telefilm), o il metodo scientifico come in Holmes, è sempre comunque l’emblema della ricerca della Verità per ogni cosa che ogni essere vivente porta dentro di sè da quando Prometeo (o Lucifero?) ci diede il sacro fuoco (o la luce) della conoscenza.

scritto da Nadia · 27 luglio 2010, 09:30 ·

 

Nadia,
ho letto che una giovane autrice, Alessia Martalò, ha scritto un saggio a riguardo di quanto tu stessa riferisci su Holmes-House.
“... ci sono tanti altri aspetti che rendono House e Holmes più simili di quanto pensiamo. A cominciare proprio dal nome dei due personaggi e dalla catena di concetti che genera: House – Home – Homes – Holmes.David Shore si è chiaramente ispirato al personaggio di Holmes, a partire dal nome del personaggio stesso e dal suo civico di residenza.”
link text

scritto da Dame mit Fächer · 27 luglio 2010, 10:46 ·

 

Approfondendo, ho letto che l’autore di House, è un appassionato di Holmes…

scritto da Nadia · 27 luglio 2010, 11:21 ·

 

E non dimentichiamo Pirandello. Chi più della Signora Frola e del Signor Ponza ricercano la verità? Del resto “Io sono colei che mi si crede!”

scritto da Elisa · 27 luglio 2010, 11:28 ·

 

E poi, se la storia umana nasce con un omicidio, sarà importante l’analisi di quella che Fromm chiamò “distruttività umana”, saranno importanti quei “gialli” che non restano in superficie ma ci guidano in questa analisi esponendo una storia…

scritto da maurizio · 27 luglio 2010, 11:52 ·

 

Già... quei gialli fanno una bella introspezione anche del “cattivo”... ;-)

scritto da Elisa · 27 luglio 2010, 12:06 ·

 

Osservo che qualsiasi storia non è che il mezzo per raccontare altro – purché non manchi la curiosità verso se stessi. Una meta irraggiungibile – ma val la pena di provarci.

scritto da frank spada · 27 luglio 2010, 12:20 ·

 

... e dall’introspezione arriviamo a Goethe ne “i dolori del giovane Werther”. Immagino Holmes che non crede nel suicidio e inizia ad indagare e House che riesce a salvarlo con un trapianto della testa… :)

scritto da nadia · 27 luglio 2010, 19:16 ·

 

... e sempre nell’introspezione, non dimenticherei il Vitangelo Moscarda di pirandelliana memoria… ;-)

scritto da Elisa · 28 luglio 2010, 07:33 ·

 

...“Le teste scambiate”, di T.Mann, esemplare tipico di traslazione interpersonale…

scritto da Piero Boi · 28 luglio 2010, 07:37 ·

 

... e dunque Hoffman, Chamisso, Andersen, Lenau, Goethe, Jaen Paul, Heine, de Musset, Raimund, Maupassant, Wilde, Kipling… per non dire di “William Wilson” di Poe e “Goliàdkin” di Dostoevskij – “Der Doppelganger”, insomma, lo studio di Otto Rank apparso per la prima volta nel 1914 sulla rivista della Società Psicoanalitica di Vienna “Imago.
E’ noto che le storie incentrate sul “doppio” hanno tutte alcune caratteristiche strutturali comuni (benché possono approdare a esiti diversi). Il soggetto – badate bene – è sempremaschile e si confronta col suo doppio, l’immagine di se stesso. Da qui, tralasciando altri aspetti dell’“itinere” letterario (lunghissimo e ricco di testimoni noti, o da scoprire), fisso l’attenzione solo su due effetti generati dal doppio, apparentemente contraddittori e iconici, definitivi insomma. Da un lato il doppio opera ai danni del soggetto, gli appare nei momenti meno opportuni, lo condanna al fallimento; dall’altro realizza i suoi desideri più reconditi o rimossi, agisce come il soggetto non oserebbe mai, o come la sua coscienza non gli permetterebbe mai di agire. Capita che a volte il soggetto uccide, o tenti di uccidere il proprio doppio, ma uccidendolo, uccide o ucciderebbe se stesso: “Tu hai vinto e io soccombo” dice il doppio di Wilson nel racconto di Poe (v. sopra), “ma da questo momento anche tu sei morto, morto per il mondo, per il cielo e per la speranza! Tu vivevi in me, e ora che io muoio, puoi vedere in me la tua immagine: uccidendomi ti sei ucciso”.
A questo punto, anticipando di molto un programma seriale (fortuna permettendo), dove intravedo Marlowe, un detective “sgualcito” – com‘è stato definito in questi giorni con ironica professionalità in un comunicato stampa – che guardandosi allo specchio esclamerà: “Non sono più me stesso, sono uno qualunque!”, sarei curisoso di sapere perché, secondo voi, il “doppio” è sempre maschile – anche se chi lo affronta può essere una donna (a volte una scrittrice).

scritto da frank spada · 28 luglio 2010, 09:17 ·

 

C‘è il doppio di Dorian Gray e il doppio del Dottor Jekil e mister Hide (scritto come si legge…. Tutti uomini è vero. In genere l’introspezione è femminile, è la donna che si fa un sacco di paranoie e non certo gli uomini proprio per una questione di utilizzo differente di parti del cervello (è uno studio scentifico non una mia deduzione da femminista, quale non sono mai stata). Forse gli autori vogliono dimostrare che anche gli uomini non sono solo tutto istinto e muscoli?

scritto da Nadia · 28 luglio 2010, 09:25 ·

 

Dal mio punto di vista è solo una questione culturale. Essendo l’uomo, un tempo, il fulcro della società, la donna non veniva gran che considerata, oltre a non avere probabilmente il tempo di pensare al proprio doppio, alla sua parte “ombra” come la chiamerebbe Jung.
E forse chissà: le donne scrivono della loro parte ombra riferendosi al maschile per tradizione.
Seppure, sempre dal mio punto di vista, ritengo le donne più disposte a far emergere e ad accettare queste zone, senza contrastarle o remare loro contro. Accettandole come parte integrante della propria personalità.
L’uomo, in alcuni casi, cerca di nasconderle o evita di farle emergere. Evidentemente ci sono troppe cose in gioco nell’accettazione di un se’ completo, a volte ritenuto non conforme ai vissuti considerati “normali” (che anche su questo si potrebbe aprire un dibattito senza fine!).
Insomma: Mister Hyde era tenuto ben nascosto dal Dottor Jekill!

scritto da Elisa · 28 luglio 2010, 09:44 ·

 

Un libro che ho solo iniziato e mai portato a termine: La pianista di Elfriede Jelinek.
Erika Kohut è un’insegnante di pianoforte al Conservatorio di Vienna che abita ancora insieme alla madre e vive con lei un tormentato rapporto di odio-amore, al quale sopravvive grazie a una doppia vita: in apparenza è una donna rigida e irreprensibile, ma di notte si aggira fra peep-show e locali a luci rosse.
... nel repertorio di Schubert “Der Mond zeigt mir meine eigne Gestalt” , “La luna mi mostra la mia stessa figura” (Der Doppelgänger)

scritto da Dame mit Fächer · 28 luglio 2010, 12:07 ·

 

Non ho ritrovato (aiutatemi) quell’aforisma (di S. Lec?) che suona più o meno così:
“Lo schizofrenico è quel poveretto che si ritrova a possedere soltanto due personalità”.

scritto da maurizio · 28 luglio 2010, 12:57 ·

 

E allora, suvvia, permettetemi un commento. E se fosse che, scrivendo “dell’altro”, non si volesse semplicemente far uscire un doppio nascosto (ben sapendo che, prima o poi, farà il diavolo a quattro per uscir allo scoperto pure lui!), bensì vivere appieno e di più?
Mi spiego, Signori.
E se fosse che una vita in questa vita non fosse sufficiente a dissetar la voglia d’essere, di provare, di diventare, di sapere?
E allora ecco il doppio (o triplo, quadruplo…) per provar a ricercar nell’animo umano (e in un’altra pseudo-esistenza) ciò che non si è o ciò che non si ha (cosa, secondo Platone, estremamente ambita da ogni uomo!). Non perché la “reale” (che pure sul concetto di realtà si potrebbero aprire fiumi di parole!), non sia voluta, ma perché non sufficiente a placare la sete di vita!

scritto da TheBlackDalhia · 28 luglio 2010, 15:14 ·

 

... o la sete di conoscenza.

scritto da nadia · 28 luglio 2010, 17:39 ·

 

A mio avviso le donne sono più ambigue che “doppie”. Gli uomini invece convivono con il loro alter ego, spesso anche per una vita intera, senza rendersene conto o senza sofferenze. Non è questione di sensibilità, credo sia proprio genetico. La doppia vita, poi, è un’altra storia…per entrambi.

scritto da butterfly · 28 luglio 2010, 19:06 ·

 

io faccio fatica a sopportarmi da una, figuriamoci da doppia hehehhe

scritto da Nadia · 29 luglio 2010, 07:41 ·

 

Sono convinto che in noi ci sono e ci sono stati infiniti modi di essere, infiniti IO vissuti, perché l’essere è eterno. Naturalmente non ce ne ricordiamo, però fin da ragazzo riflettevo sul fatto che gli altri mi vedevano in un certo modo, mi definivano con certi aggettivi (timido, indeciso, pauroso ecc.), però in me…c’erano sopite mille altre caratteristiche dimenticate ma non morte, pronte (chissà) a venir fuori in circostanze particolari…

scritto da maurizio · 29 luglio 2010, 08:01 ·

 

Non confondiamo il doppio di Stevenson o Spada con i modi di essere.Questi ultimi variano per relazione, età, circostanza e possono essere volontari. Il “doppio” non lo è mai, purtroppo o per fortuna.

scritto da anna · 29 luglio 2010, 08:42 ·

 

Comunque sia, se io oggi vengo chiamato “Jekyll” sono certo che prima o poi sarò, o sono stato anche “Hyde”...

scritto da maurizio · 29 luglio 2010, 09:02 ·

 

Sono convinta che ci siano tanti vissuti in ognuno di noi… oggi siamo ciò che non saremo domani e non eravamo ieri!
Il che, per me, tutto sommato va pure meglio: da giovane ero proprio una schiappa!

scritto da Elisa · 29 luglio 2010, 10:55 ·

 

E’ quando ricompare il “quel che eravamo” rispetto a “ciò che siamo” che si intravede il doppio. Per fortuna non compare anche il “chi saremo” o il “chi vorremmo essere” sennò diventiamo una folla…

scritto da Nadia · 29 luglio 2010, 11:25 ·

 

“Sono in mare… “ infine “Sono in una foresta… “ – per chi ha letto Marlowe ti amo , e rileggesse all’incontrario “un deliquio delirante… “ ( Cap.VI, punto 5., pagg.148/147 ) vedrebbe, come è capitato a me, la molteplicità della vita e il suo ciclico, perpetuo rinnovarsi.
Resta la densità del testo, con cui questo pseudonimo autore cerca di comunicare “altro” – un impegno non da poco, certamente “maschile”.

scritto da paolo · 29 luglio 2010, 12:01 ·

 

Madre, madonna, creatura angelicata, moglie, amante, sorella, strumento di perdizione e Dio sa cos’altro, una donna qualsiasi ogni giorno ha almeno una decina di doppi, e come Fregoli saltella dall’uno all’altro, sicché essere appena in due le provoca una crisi d’identità, e poi si sente sola.

scritto da Leila Mascano · 29 luglio 2010, 13:19 ·

 

“L’io diviso”, di Laing. L’eterna, superabile distanza che intercorre fra l’Ego razionale e il Sé trascendentale. E’ un balzo in aria, pressoché un’esplosione, come se da ciechi nati, si pervenisse d’un tratto alla vista…

scritto da Piero Boi · 29 luglio 2010, 14:57 ·

 

Eccola Leila, finalmente il suo commento al quale mi unisco con le parole di Virginia Wolf, “Se la donna non avesse altra esistenza che quella assegnatale nella letteratura maschile, la si potrebbe supporre una persona di estrema importanza; molto varia; eroica e meschina, splendida e sordida, infinitamente bella e estremamente odiosa; grande come l’uomo. E certuni dicono persino più grande.” (Una stanza tutta per sè)

scritto da Dame mit Fächer · 29 luglio 2010, 15:05 ·

 

Quisquiglie e pinzillacchere insomma, e come Mina che di lui diceva “Se lo ami sei un essere umano di una qualche rilevanza, se no, no.”, na “piccirié” partenopea e parte napoletana vi riporta con i piedi a terra – “... Scettica, ‘stu core nun è scettico sulo vicino a mammena ca nun mme po’ inganna” – Totò! – “Femmena, tu si na malafemmena… “ – sempre Totò, parole e musica.

scritto da The Big Max M. · 29 luglio 2010, 15:15 ·

 

Qui si potrebbe iniziare un’altra e ancor più appassionante discussione…titolo: Una, nessuna e centomila Non vi fa riflettere che alcuni prototipi femminili, La Bovary, la Karenina, siano una creazione maschile?Come sarebbero le donne senza i condizionamenti sociali e culturali che hanno così pesantemente agito su di loro?Notate che è stata addirittura creata una malattia da condizionamento, quale l’isterismo, che non esiste, e che è scomparsa insieme con le condizioni che ne avevano determinato il fenomeno.Osservate che the dark side of a woman è la strega, e non a caso molte poetesse muoiono suicide.Le donne delle ultime generaziono sono spesso intraprendenti, irritanti, sconcertano il maschio, lo esautorano, lo mettono in fuga. Io credo che stiamo tutte cercando una immagine di noi nello specchio, che sia la nostra proiezione e non quella che ci si aspetta da noi. Abbiamo già qualche problema con l’originale, figuriamoci col doppio.

scritto da Leila Mascano · 29 luglio 2010, 19:06 ·

 

Da “Humana Justitia” di Elisa Lodigiani:
“..Riteneva anche che, per il fatto che di frequentare locali poco raccomandabili, avessi una doppia vita. Che sciocchezze! Ma qual’era poi la mia vera vita? Non pensava che vi sono innumerevoli vite che possono essere vissute in una?... “

scritto da nadia · 29 luglio 2010, 21:27 ·

 

Caspita! Non ricordavo che quel libro parlasse di doppi! Dovrò rileggerlo, prima o poi!;-) In fondo, parafrasando Pirandello, siamo centomila. Un ruolo per ogni persona che incontriamo. Ma alla fine, chi siamo per noi?

scritto da TheBlackDalhia · 30 luglio 2010, 08:11 ·

 

Tutti noi abbiamo un “io” nascosto, diverso da ciò che siamo e diamo a vedere quotidianamente. C‘è chi riesce a controllarlo meglio e chi perde il controllo cosìcchè questa sua personalità sotteranea viene alla luce. Quindi nulla di strano. Doppi femminili nella storia della letteratura non ve ne sono molti perchè nei secoli passati, come per il resto delle cose, anche in letteratura il predominio è stato maschile e gli uomini potevano raccontare la propria ambivalenza, non quella dell’altro sesso di cui non conoscevano le sfumature.
Ma già più di recente qualche cosa è stato scritto: Orlando di Virginia Wolf ad esempio.
Leila, interessanti le tue domande, sarebbe un discorso troppo lungo. Ma riguardo alla tua ultima osservazione non sono completamente d’accordo: c‘è una buona fetta di donne della mia generazione (quarantenni) che sa benissimo chi è e cosa vuole: vuole potere esprimere sè stessa e le proprie capacità senza sottostare a categorizzazioni in cui vale più la misura di reggiseno che il cervello. Vuole potere esprimere la propria femminilità senza dover temere di essere molestata o peggio. Vuole avere dei figli ma averli insieme ad un padre presente e complementare, non un inseminatore che appare e scompare. Vuole avere gli stessi diritti di legge degli uomini, gli stessi stipendi e lo stesso rispetto. Ma c‘è tanto altro da dire e noi stavamo in realtà parlando del doppio di Marlowe…

scritto da Emily Way · 30 luglio 2010, 08:53 ·

 

Concordo pienamente con Emily!

scritto da Elisa · 30 luglio 2010, 09:26 ·

 

E’vero che alcune poetesse sono morte suicide e, come Sylvia Plath, non perchè avessero anima da strega, ma perchè esasperate dal tradimento di uomini molto ambigui.

scritto da marta · 30 luglio 2010, 09:29 ·

 

Tuttavia, suicidarsi (e non apro parentesi sul suicidio) per esasperazione di uomini (quindi di altri) è ricercare in altri il proprio essere. E questo, alla fine, logora e distrugge. Poichè prima bisogna trovare in se’ l’equilibrio.

scritto da Elisa · 30 luglio 2010, 10:36 ·

 

Un saluto

scritto da Nedda · 30 luglio 2010, 15:17 ·

 

Purtroppo è stato pubblicato per un problema tecnico il mio intervento “prima maniera”, che avevo modificato per renderlo più chiaro. Il potere della donna,colei che crea per eccellenza, è un potere divino. Ogni potere che sfugge al controllo è spesso demonizzato, e in un mondo fatto ad immagine e somiglianza dell’uomo, quello che propone la donna,cioè la creatività e l’emotività o è impersonato dalla Potnia Meter, oppure è Lilith o Medea: esemplificando, strega o pazza. Nessuno e men che meno io ho affermato che una Silvia Plath avesse animo da strega, e mi pare azzardato anche dire che abbia posto fine alla sua vita per l’incomprensione degli uomini, cui tra l’altro sotto certi aspetti era pochissimo interessata.Tutte le donne delle nuove generazioni sanno quello che vogliono e chi sono, o quasi: il problema è che dietro una apparente apertura verso i loro problemi e quelli dei giovani, il mondo invece galoppa all’indietro, vanificando molte faticate conquiste e riportando la situazione indietro di parecchi decenni.Il problema è di capire come uscirne indenni, portando avanti le nostre convinzioni e cercando di adattare il mondo a noi modificandolo in meglio piuttosto che solo e sempre adattarci,magari su modelli maschli, e facendone un luogo migliore per entrambe le metà del cielo. Chiudo anch’io qui la discussione, né replicherò perché non è questa la sede, ma volevo chiarire semplicemente il mio pensiero.

scritto da Leila Mascano · 30 luglio 2010, 19:47 ·

 

Anche l’annullarsi, l’assoggettarsi ad un uomo è un po’ come suicidarsi. Si uccide la propria personalità per amore o paura o perchè troppo insicuri di se’. E’ così che si vive una vita esteriore ed una interiore. Quando quest’ultima esplode (se esplode) allora ci si libera e si riesce a riconciliare le due personalità attraversando un breve periodo in cui ci si chiede “ma chi sono io? Quella di prima o quella di ora?”.

scritto da nadia · 30 luglio 2010, 21:48 ·

 

Certo Elisa, ed è un’impresa terribile. Quando Battiato canta “Come è difficile restare calmi e indifferenti quando intorno tutti fanno rumore” ha certamente ragione, dimostrando anche lui di non aver trovato l’“atarassia”.
Ma si diceva del doppio. Argomento complesso, per me sarebbe bello saper indossare qualsiasi “io” all’occorrenza, perché si è VUOTI, e il vuoto buddista contiene ogni possibilità...

scritto da maurizio · 30 luglio 2010, 23:15 ·

 

Ho conosciuto (e conosco) uomini e donne che basano la loro vita all’esterno, su altre persone.
E la trovo una cosa davver triste, quando li vedi mutare a seconda di chi frequentano (altro che doppio!) pur di accontentare l’attuale compagno/a, convinti che la loro attuale infelicità sia nel fatto di non avere accanto qualcuno.
Capisco benissimo questi problemi. E capisco benissimo le difficoltà per arrivare all’integrità interiore per trovare l’unica certezza possibile: se stessi.
Tutto ciò che è fuori passa e va. Per questo adoro il motto eracliteo: panta rei.
Persino noi cambiamo ogni giorno (come già detto!). Come possiamo basare la nostra felicità sugli altri?
Maurizio: penso che il vuoto buddista – cosa per altro difficilissima da applicare – sarebbe un’aspirazione notevole. Per quel poco che sono riuscita a capire, mi è servito moltissimo nel mio passato. ;-)

scritto da Elisa · 31 luglio 2010, 07:32 ·

 

Io credo che in realtà noi tutti indossiamo un “io” differente a seconda dell’occorrenza. Uno per il capo, uno per il sottoposto, uno per il proprio compagno/a, uno per i figli, uno per noi stessi (che non sempre è quello reale)...e via dicendo…
Il buddismo insegna a tirare fuori il proprio io vero (che chiamano “buddità”) e a essere, dare e desiderare felicità per se stessi e ‘umanità.

scritto da nadia · 31 luglio 2010, 08:23 ·

 

Credo che alla fine ci si abitui a tutto, ma che cosa sconcertante quando mentre sto affacciato alla finestra getto uno sguardo distratto al vetro dell’anta aperta alla mia destra, e non incontro il mio sguardo nell’immagine riflessa, ma il profilo del mio doppio, che fuma distratto,lo sguardo perso verso l’orizzonte, e allora penso che il dannato-amato compare talvolta m’inquieta.
Ma poi lui sentendosi osservato di gira, “Scusa Marlowe non mi funziona il sinc”, e l’immagine riflessa si ricompone nello sguardo sempre più dubitativo che lancio alla mia figura riflessa sovrapposta ora perfettamente alla sua.
(dal diario segreto dell’autore del Doppio Marlowe, sbirciato dalla Mascano curiosa, non paga di frugargli tra gli armadi!)

scritto da Leila Mascano · 31 luglio 2010, 11:59 ·

 

Sei grande Leila :)

scritto da nadia · 1 agosto 2010, 07:34 ·

 

Ah, Nadia, grazie! Mi affasciva quest’attimo in cui Marlowe “butta l’occhio” sul vetro, spostandosi leggermente, e il suo doppio, distratto no, e resta pensoso appunto, a fissare l’orizzonte. Ho visto mentalmente la scena e mi è piaciuta molto, tanto da volerla fermare sulla carta.

scritto da Leila Mascano · 1 agosto 2010, 09:04 ·

 

Spada, Spada… ma ti rendi conto di cosa hai combinato con circa venticinque lettere dell’alfabeto medio, sette note e qualche numero?
Ora, però, se fossi in te farei attenzione, ché qui le donne sono maggioranza, quasi la totalità commentatrice e tu, sarai pure un ballerino, ma se loro sincronizzanno le azioni e iniziano a prendere a calci sugli stinchi Marlowe, al ritmo giusto e senza dargli il tempo di mettere il piede a terra per obbligarlo a dire chi è, certo, certo che tu volerai in alto, ma lui, e il suo compare, riusciranno ancora a farsi amare da lassù?
Il mio consiglio? “Se ti muovi non ti prendono” – poi a ottobre si vedrà!

scritto da The Big Max M. · 1 agosto 2010, 09:20 ·

 

Povere donne povere, ancora a questo? A illudersi di farsi dire da un uomo chi è? Lo chiese una mia conoscente al marito che dalla terrazza d’una ricamatrice sulla costiera sorrentina, dove si era recata con amiche per caso (ah, la coda del diavolo è perfida davvero!)vide nella terrazza sottostante non pilotare un aereo verso il Mexico (ved.Mexico e nuvole, il volto triste dell’America)ma palleggiare con gusto un infante che era il suo ritratto.A domanda Chi sei?il pilota rispose: Uno che t’ama. Però scelse il bebé, a lei rimasero le lenzuola ricamate.
A quel Chi sei? ci si potrebbe al massimo sentire rispondere, come il non dimenticato Pazzaglia: Ah, saperlo, saperlo! Noi, les femmes savantes, in questa trappola non cadiamo nemmeno. Come? Evitando di chiederglielo. E a lui di mentire…

scritto da Leila Mascano · 1 agosto 2010, 11:42 ·

 

“Un cannocchiale vero, costantemente rivolto da una donna curiosa, molto raffinata, indaga un personaggio che non invidia nulla al prossimo, e Marlowe, che non solo è un gentleman, come lo è il suo pseudonimo autore/creatore, sembrerebbe messo a nudo – ma l’intimità di quest’uomo, la sua essenza, non è che la sua anima, dunque… un segreto.”
Occorre dunque scoprire la complessità delle “variazioni sul tema”, perchè ciò che non è costante non può essere conosciuto appieno.
C’è un mistero intrinseco a ciò che è cangiante, così nella musica, così nella vita, così nei rapporti umani. Prendiamo “le variazioni Goldberg” – questo signore insonne – di Bach, interpretate da Glenn Gould, sono una sorpresa e una scoperta continua.
L’interprete non è più tale perché le reinventa, le rimodella ogni volta, e chi le ascolta non può dire di averle fatte proprie una volta per sempre, e non le conoscerà mai nella loro giusta e definita dimensione.
Possiamo conoscerne il tema, possiamo intuirne la forma momentanea, ma non lo sviluppo completo nel tempo e nello spazio.

scritto da Dame mit Fächer · 1 agosto 2010, 12:55 ·

 

Sono patita del settimo concerto di Bach, per clavicembalo, che Glenn Gould suona divinamente al pianoforte.Condivido i motivi, così ben espressi.

scritto da Leila Mascano · 1 agosto 2010, 18:31 ·

 

Non so perchè, ma quello che state dicendo mi ricorda questo racconto: http://scrignoletterario.it/node/666

scritto da nadia · 1 agosto 2010, 20:19 ·

 

Sabato sera ero ad un incontro di ragazzi “problematici” che leggevano poesie di Alda Merini.
Pensavo che “essere tanti, diversi, a seconda della situazione” vale anche per la poesia. Il vero significato può essere dato solo da chi l’ha scritta, in seguito è inutile. Ognuno la interpreta come crede. Anche le posie, come gli esseri umani, cambiano e si modificano a seconda dell’umore e dell’emozione.

scritto da Elisa · 2 agosto 2010, 09:23 ·

 

Nadia,
è davvero incredibile! Il racconto di Frank “A quattro mani”, io non l’avevo letto e ora vi ritrovo l’argomento sul quale ho scritto il mio ultimo commento!
Avevo scritto a suo tempo di “Enigma variations”, la composizione di Edward Elgar, variazioni su una melodia nota che non si riesce ad individuare … (il mio commento del 17 giugno 2010). Il tema delle “variazioni Goldberg” voleva essere uno sviluppo a quanto scritto in precedenza.

scritto da Dame mit Fächer · 2 agosto 2010, 10:50 ·

 

Frank li chiamerebbe “ricordi anticipati” :) Per me sono coincidenze o comunque che ci stiamo avvicinando a ciò che il nostro amico vuole raccontarci di sè, di Marlowe e/o del suo doppio. E alla melodia che fa da sottofondo al suo libro

scritto da nadia · 2 agosto 2010, 14:09 ·

 

Ancora troppo presto per dare ragione a Borges, secondo il quale l’unica scienza esatta è quella delle coincidenze … scrive Frank … “Cito da Borges un paradosso: ” la soluzione di un mistero è sempre inferiore al mistero”, tranne quando eviti di tessere un mistero privo di una vera soluzione, e che in conclusione non è meno deludente di un mistero banalizzato dalla soluzione, anche a distanza.”

scritto da Dame mit Fächer · 2 agosto 2010, 15:49 ·

 

Talvolta il mistero ci sfiora nella banalità del quotidiano. Oggi lavoravo su un portatile non mio e ad un certo punto lo schermo è diventato nero con centinaia di puntini luminosi,e mi sono ricordata di essere stata in quel buio pieno di stelle, e quando.

scritto da Leila Mascano · 2 agosto 2010, 20:40 ·

 

Pensare che il mondo sia governato dal caso equivale ad affermare che Dio gioca a dadi con l’Universo, oppure semplicemente che non esiste un Dio. Che poi non sarebbe un vecchio con la barba bianca e neanche un’Entità separata da noi…

scritto da maurizio · 3 agosto 2010, 08:00 ·

 

bensì... lo scoprirete a ottobre – le coincidenze non si accomunano al caso, ma alle interferenze incidentali volutamente casuali per tessere un mistero, a volte proiettato su uno sfondo dove il cielo non è che un “trasparente” (lo usò anche A. Hitchcock, e in più di un film) per tramutare lo scorrere del tempo in un inganno – una carta stellare dove il divenire muta di continuo, dove Marlowe “... con i ghirigori sulla salviettina incrociatisi a formare un ammasso così scuro che sembra una costellazione ancora innominata… “ appena fuori del locale (il Minnie’s Bar) getterà i suoi calcoli appallottolati nel rigagnolo di fogna che scorre a lato del marciapiede.
NdR – Dimmi chi sei Marlowe – Cap. VII – punto 3. (per gentile concessione dell’autore)

scritto da The Big Max M. · 3 agosto 2010, 10:30 ·

 

Rilevo l’ ironia di quel “per gentile concessione dell’autore” e ,apprezzandone la continuità che ci è ormai abituale, osservo che anche le citazioni originali e molto personali di Frank Spada ci invitano a riflettere anche su altri sfondi dove letteratura e cinema, oltre alla musica, sembrano riunirsi.

scritto da anna · 3 agosto 2010, 15:38 ·

 

... retroproiezioni alla Hitchcock, dunque, personaggi che sembrano guidare un’automobile ma in realtà sono seduti in uno schermo.
Paure agorofobiche?
Si acquistino lampade al sodio, allora, e si illumini un fondale giallo … anche Walt Disney usò il medoto per tramutare lo scorrere del tempo in un inganno …

scritto da Dame mit Fächer · 3 agosto 2010, 18:15 ·

 

... scusandomi per quelle tautologiche “Paure agorofobiche”

scritto da Dame mit Fächer · 3 agosto 2010, 18:43 ·

 

Cinema e letteratura: giusto oggi pensavo a quanto le Cronache di Narnia portino, in modo neppure troppo velato, il messaggio cristiano. E Il signore degli anelli prima delle cronache essendo i due autori molto amici. Beh, la scoperta che ho fatto è che i film di Star Wars sono impregnati della filosofia buddista solo che in pochi se ne accorgono perchè in pochi conoscono quel tipo di filosofia. Quindi, alla fine, letteratura, cinema, religione/filosofia e musica perchè non c‘è film o lettura che non ci ispiri una musica particolare.

scritto da nadia · 3 agosto 2010, 20:46 ·

 

Retrodatazioni senza “trasparenti” – fine anni cinquanta – e il giovedì sera suonavano al Club degli ufficiali U.S. Air-Force a… tromba, sax tenore, Ferguson al contrabbasso e alla batteria… già allora qualcuno si perdeva in capogiri alcolici. Al pianoforte, Paolo B. – lasciato senza aiuto quando il drummer ballava con la figlia del capitano della base – s’ingegnava per fare anche la sua parte irrobustendosi sui tasti. Un giovedì mattina, una decina d’anni dopo, un quartetto accompagnò il pianista senza strumenti in un assolo. Ricordi tintinnanti gli esotici John Collins con le ciliegine gratis in lingua inglese e un batterista sbarcò in tempo per unirsi agli altri. “Dài, facci ancora Horace Silver”, chiese qualcuno senza voce lungo il viale. E Paolo B. spinse un’altra volta l’altalena avanti e indietro, ondeggiando il suo sorriso dalla bara. Di quell’amico al batterista restò Serenade to a Soul Sister , il brivido di un Blue-Note con lo squadrone nero al gran completo, un long-playing frusciato tanto da far smettere a qualcuno di mangiare ciliegine, agli inizi degli ’80.

scritto da frank spada · 4 agosto 2010, 11:41 ·

 

Ciao Frank, magari sei in ferie ma… passavo per una lettura delle ultime novità e un saluto :)
A presto.

scritto da Shara · 4 agosto 2010, 14:26 ·

 

Di sister in sister, la fugace irruzione di una bambina in uno studio su un giardino, dove un signore in poltrona ad sente musica ad occhi chiusi, li apre e per per un attimo la guarda e con un sorriso le tende la mano sulle note struggenti di un assolo di tromba. Per anni lei si chiederà che musica fosse, prima di scoprire che si trattava di Sister Kate.Tattaratatà, tatatà, tatatata…

scritto da Leila Mascano · 4 agosto 2010, 21:57 ·

 

Frank, lavoratore indefesso, non va mai in ferie. Mi ha confidato in gran segreto la trama del suo prossimo romanzo, nel quale Marlowe, partecipando al Grande Fratello, viene a scoprire che la morte per disgrazia di Pietro Taricone fu in realtà un omicidio bene organizzato. Il romanzo si muove sapientemente in un mondo legato alla droga, ad escort e transessuali, cercando quel filo di verità che collega fatti e situazioni apparentemente senza nessi logici. A poco a poco si fa strada la realtà, assaissimo superiore alla fantasia, lasciando un sapore acre di sorpresa e angoscia, come il cocktail preferito dal Nostro…

scritto da maurizio · 4 agosto 2010, 22:37 ·

 

Proprio carina, non l’avevo mai sentita, ti fa piombare in piena atmosfera anni ’20 con i primi filmati di Charlot… http://www.youtube.com/watch?v=XxZRtiMbouw
Sarebbe bello ballarla tutti insieme a ritmo vorticoso, con Frank che dirige le danze mentre un sornione Marlowe ammicca da lontano…

scritto da maurizio · 5 agosto 2010, 07:34 ·

 

@cara Leila – non Kate, ma Sister Sadie trattenendole la mano link test 
@maurizio – vale anche per lei, naturalmente senza tenderle la mano, “assaissimo” sornione!

scritto da frank spada · 5 agosto 2010, 09:11 ·

 

In un anno che non si sa, una giovane donna vede un film del ‘ 72 e rimane totalmente affascinata dalla trasandata bellezza del protagonista. Il titolo è un verso di Goethe, “La prima notte di quiete”, che designa la morte “perché si dorme senza sogni”.

“... una vera e propria sinfonia della dissonanza tra cinepresa e vicende raccontate: pur senza contrapporsi radicalmente, sguardo ed eventi messi in scena seguono tracciati divergenti, stabilendo un dialogo che si nutre di allontanamenti improvvisi, scarti laterali, svuotamenti del fotogramma. La parziale scissione tra concezione dell’inquadratura e movimento interno al quadro è ravvisabile già nei titoli di testa: un carrello obliquo accompagna inizialmente la traiettoria di Daniele Dominici (Alain Delon) che cammina sul molo per poi arrestarsi e lasciarlo allontanare verso l’orizzonte, mentre l’assolo di tromba di Maynard Ferguson acuisce la solitudine del personaggio.”

Il film di Zurlini uscì in USA come “Indian Summer”.

scritto da Dame mit Fächer · 5 agosto 2010, 12:10 ·

 

@Dame mit Facher – un occhiolino per il suo commento: un assolo per un film bellissimo!
Basso e Valdambrini li ho applauditi in un concerto – molti anni fa che preferisco non ricordare quanti – M.F. non c’era, altrimenti sul palco ci sarebbe stato un sestetto!

scritto da frank spada · 5 agosto 2010, 15:45 ·

 

23 luglio 1997, Gianni Basso, Angelo Comisso, Gianluca Renzi e Gabriele Centis a “Marinaretto Jazzy”, Casa del Marinaretto link text, Palazzolo dello Stella. Artefice della serata Gino Comisso. Una cassetta “At Big Band – Jazz a Casa Brina” lato B “Summertime”. Il dopo concerto fu bellissimo, un piccolo gruppo di persone riunite attorno al grande Maestro.

scritto da Dame mit Fächer · 5 agosto 2010, 16:40 ·

 

Uhé bella gente, ma a voi vi funziona il link, come fate? ^_ ^
Marlowe indaga, ma non ci ha ancora capito niente…

scritto da maurizio · 5 agosto 2010, 16:46 ·

 

Ecco, così alcuni di noi sanno come chiamare la loro estate: indian summer. Specchiandosi prima d’uscire, diranno ai se stessi visi-pallidi che lo specchio riflette, nell’abito sgualcito di lino messo mezza volta ( sette euro in lavanderia, ma chi ha detto che il lino è elegante, accidenti a lui?)“trasandata bellezza!”

scritto da Leila Mascano · 5 agosto 2010, 22:47 ·

 

Non parlatemi degli abiti di lino, soldi buttati dalla finestra, lo so per esperienza! In quanto alla “Indian summer…”
http://www.youtube.com/watch?v=O-9zHBiwbMU

scritto da maurizio · 6 agosto 2010, 08:56 ·

 

Leo Benvenuti ebbe a scrivere che il cappotto di cammello indossato da Delon era l’autentico protagonista del film. Nessun passaggio in lavanderia, altrimenti addio “trasandata bellezza”. E poi c‘è chi in un doppio petto di lino bianco pedala su una bicicletta nera, con eleganza. Reclama l’attenzione di una città deserta, a ferragosto. Poi verrà ottobre e l’estate indiana. Difficile, se non impossibile, prevedere la data dell’arrivo improvviso del tempo mite, soprattutto perché il fenomeno non si ripete necessariamente tutti gli anni e chi ancora non ha fatto conoscenza con un detective solitario e intrigante, potrà approfittare dell’estate boreale, tra solstizio e equinozio, per prepararsi leggendo di lui …

scritto da Dame mit Fächer · 6 agosto 2010, 10:53 ·

 

“The other is the 1972 soundtrack from the Italian motion picture La Prima Notte di Quiete, released in USA as “Indian Summer.” This recording is the RARE, out-of-print Japanese pressing of the Italian movie soundtrack! MF solos beautifully on a number of tracks, and these are very hard to find. Note to Maynard fans-this is not traditional-sounding Maynard, but a very nice, lyrical portrayal of the movie theme.”

scritto da Dame mit Fächer · 6 agosto 2010, 11:14 ·

 

L’intermezzo di una news e mi rifaccio a un commento/invito pubblicato il 30 aprile 2010 (h 11.54), per complimentarmi con Lorena Biasioli, la vincitrice del concorso VinciRobin (newsletter 6 agosto 2010) che riceverà in regalo tutti i libri in palio, tra cui Marlowe ti amo.
Qui link test il suo racconto breve – buona lettura a tutti.
ps – tenetevi aggiornati iscrivendovi alla news letter della RobinEdizioni.

scritto da frank spada · 6 agosto 2010, 15:44 ·

 

Una donna bruna osserva allo specchio la sua immagine di trasandata bellezza, fa una doccia, si mette un velo di crema profumata, si trucca con cura, si spazzola i capelli.Infila un abito nero di lino, scarpe estive eleganti, mette una collana onice argento e avorio, che dona alla sua carnagione chiara, il rossetto. Manca l’accessorio più importante, il sorriso. L’idraulico la incrocia sotto casa, le dice Signora, è sempre bella.
Ci provo, risponde lei. Con sempre minore convinzione. Come farsi la piega ai pantaloni nella jungla.Ma questo non lo dice.

scritto da Leila Mascano · 6 agosto 2010, 19:47 ·

 

La contessa di Castiglione, inconsolabile per il perduto fascino, coprì tutti gli specchi della sua casa. Una rossa friulana, munica di cordicella, chiodi e martello, ha appeso il quadro rinvenuto in soffitta e … link text

scritto da Dame mit Fächer · 7 agosto 2010, 08:59 ·

 

A Maurizio che chiede:
Uhé bella gente, ma a voi vi funziona il link, come fate? ^_ ^
Risposta: il link si incolla dopo i due punti, senza lasciare spazio, della formuletta
“link text”:

scritto da Dame mit Fächer · 7 agosto 2010, 09:13 ·

 

Il 9 luglio scrissi su questo stesso blog che avevo scoperto con divertimento che a Napoli c’era una chiesa dedicata alla Redenzione dei cattivi, e mi era tanto piaciuta questa cosa…ma, si sa, io sono come quei segugi che non smettono di cercare le tracce, perché questi cattivi, nel senso di malvagi…troppo bello! E infatti, sono arrivata alla soluzione paventata: l’antica chiesa, della metà del XVI sec.,fu edificata da una compagnia che si proponeva di riscattare gli schiavi con le elemosine.Qui si convertì Alfonso de’ Liguori. Trovo queste notizie sul libretto Chiese Palazzi e Castelli di Napoli, di L.Catalano e F.S. di Cangiano, 1994, Torre editrice.

scritto da Leila Mascano · 8 agosto 2010, 08:17 ·

 

Attacco di pignoleria: non si convertì, ma decise di prendere i voti

scritto da Leila Mascano · 8 agosto 2010, 12:55 ·

 

Ho letto il racconto di Lorena Biasioli.
Il tipo di esperimento un pò mi ricorda il gioco “Frankestein”, proposto nella trasmissione TV “Per un pugno di libri”, dove il conduttore legge un testo in cui compaiono sei brani tratti da opere letterarie molto note e gli studenti partecipanti devono individuare i titoli delle opere citate.
Per parte mia ho pensato a un gioco alla maniera de “Gli Esercizi di stile” di Raymond Queneau, dove la stessa trama viene raccontata in novantanove maniere differenti (Frank dovrà cercarsi un mio commento su “Contercurte”, al primo racconto pubblicato, scritto in italiano e poi tradotto in friulano da tre autori diversi, ospiti del blog!). Queneau parte da un episodio di ordinaria quotidianità per poi ri-dire la stessa storia ma sempre in maniera nuova e facendo ricorso a diverse figure retoriche: litoti, metaforicamente, ignoranza, canzone, onomatopee, sogno, precisazioni, lettera ufficiale, passato remoto, interrogatorio … si potrebbe provare a raccontare per novantanove volte la “Redenzione dei cattivi”.

scritto da Dame mit Fächer · 8 agosto 2010, 16:06 ·

 

Intanto provo a redimermi con L’altra link test, e invito tutti – in particolare gli habitué di questo mese: anna, Dame mit Facher, elisa, Leila Mascano, maurizio, Nadia, shara… – a chiosare un testo breve a ferragosto anticipandovi il perdono.

scritto da frank spada · 8 agosto 2010, 19:18 ·

 

Meno male che mi anticipi il perdono… ormai ho appeso la penna al chiodo. Faccio la lettrice a tempo pieno. Ci vuole anche chi legge no?

scritto da nadia · 8 agosto 2010, 21:36 ·

 

Il cannocchiale a rovescio, e ancora per associazione di idee mi torna alla mente quel me stesso bambino che, facendo caso per la prima volta agli spioncini delle porte di casa, pensò che servissero a chi passava per le scale per curiosare all’interno della casa…(insomma, che funzionassero al contrario!).
Ancora adesso mi piacerebbe assistere a un VERO Grande Fratello, poter osservare da quegli spioncini…

scritto da maurizio · 8 agosto 2010, 23:08 ·

 

Sabato 17 nov 2001 h. 18.30

Erano rientrate da Lignano verso le 15.30. Nella prima mattinata, per incombenze dell’amica, erano state nella segreteria della scuola, poi avevano camminato lungo la spiaggia per più di due ore, incontrando gente con i cani e altri a fare equitazione. Al ristorante un tris di gnocchi, calamari fritti, patatine fritte e coca cola.
Una bella giornata che lei avrebbe raccontato a qualcuno …

Nella posta internet una mail … frasi di Cioran … Ti amo

... “Emile Cioran. Concordo ogni sua frase” – gli rispose – ... “Vivo solo perché è in mio potere morire quando meglio mi sembrerà: senza l’idea del suicidio mi sarei ucciso subito”.
Aggiunse che lei aveva tentato di sostenere questa idea ricordando un giovane collega, suicida a 20 anni. Ma le persone, in generale -continuò -, vogliono a tutti i costi entrare con i piedi sporchi nella testa altrui e trovare motivazioni ridicole a una scelta così nobile.
Scrisse che serbava sempre a memoria Pavese … “Perdono a tutti e a tutti chiedo perdono. Va bene? Non fate troppi pettegolezzi.”.

L’indomani – lo informò – sarebbe andata a Villa Manin a visitare una mostra di incisioni di Goya, una rassegna completa comprendente i quattro grandi cicli calcografici dei “Capricci”, “I disastri della guerra”, “La Tauromachia” e “Follie”.

Concluse citando George Sand … “Questa grande dolcezza che si prova per generosità per le persone che si amano e per rispetto verso se stessi, ma anche per le persone che non si amano affatto”.

scritto da Dame mit Fächer · 9 agosto 2010, 13:27 ·

 

“I suicidi sono omicidi timidi. Masochismo anziché sadismo” (Pavese).
Non sono d’accordo. I suicidi sono persone già morte dentro. Non c‘è masochismo né sadismo, perché entrambe sono passioni che, in quanto tali, mantengono in vita.

scritto da maurizio · 9 agosto 2010, 23:36 ·

 

Pensate che se Socrate non fosse riuscito nel suo intento, oggi sarebbe stato ricoverato in un’unità psichiatrica. Ho detto tutto.

scritto da Leila Mascano · 10 agosto 2010, 08:15 ·

 

Roma nei giorni che precedono Ferragosto sembra tirata fuori da un film anni 50. Circolano poche macchine, la gente per strada accenna un mezzo sorriso incrociando qualche altro umano che è rimasto in città.Graziata da un tempo abbastanza mite, più da giugno che da agosto, la città riacquista un volto umano. Grande desolazione per alcuni, motivo di allegria per altri…ma non illudiamoci, durerà poco.

scritto da Leila Mascano · 10 agosto 2010, 13:33 ·

 

I suicidi (e sarà la prima e l’ultima volta che me ne sentirete parlare), sono persone di cui non possiamo sapere nulla. Assolutamente nulla, poiché nessuno può comprendere il motivo di tale gesto. Proprio nessuno!

scritto da Elisa · 10 agosto 2010, 16:03 ·

 

Un robot automatizzato legge ad un padrone che non c‘è più...la sveglia automaticamente ti dà il buongiorno con un suono leggero, lo scaldabagno in automatico si riaccende e si spegne,la polvere copre con un velo sottile le cose, le piante senz’acqua agonizzano e muoiono, la segreteria dice che i proprietari della casa sono momentaneamente assenti…in due sole settimane le scalette sulla terrazza scompaiono sotto una leggera e bellissima vegetazione di erbette e minuscoli fiori, i gerani esplodono con rossa magnificenza da fuochi d’artificio senza che nessuno li abbia innaffiati, l’edera si infila negli stipiti della porta finestra,e poco ci mancherebbe per trasformare una terrazza giardino in una giungla. Ci vorrebbe un robot a raccontare…che triste sarebbe se fosse un umano che ridotto a un robot si aggirasse in una casa desolata,raccontando favole che nessuno ascolta più.

scritto da Leila Mascano · 4 maggio 2008, 08:20

scritto da Leila Mascano · 10 agosto 2010, 19:36 ·

 

Nel deserto cittadino si aggirano fantasmi: vagabomdi, mendicanti, barboni, gente con vario grado di disagio mentale. Ricordo una frase di un film, con Gene Hackman, forse La conversazione, dove il protagonista osservando un barbone su una panchina diceva: “Eppure è stato un bambino…sua madre l’avrà amato, avrà avuto delle speranze per lui…”. Ecco, mi ricordo la frase perché è quello che penso anch’io in simili circostanze. Qualche anno fa un giornale propose a un gruppo di homeless di presentarsi all’obiettivo com’erano stati, raccontando un tempo cosa facevano. Irriconoscibili, freschi di doccia, pettinati vestiti come io e voi,gli stessi barboni dalle foto ci guardavano con le facce dei commercialisti, avvocati, segretarie, dottoresse o sarte ch’erano stati. Allora la percezione che un passo piccolissimo ci divida dalla cosiddetta normalità,solo un piccolo passo, ci dà un brivido. Davvero i percorsi della mente e del destino sono imprevedibili. La seconda osservazione riguarda la barbarie, che è la cattiveria senza perché. Nel vuoto la si nota di più. Perché il cassonetto o la moto bruciati, il calcio dato al gatto che passa,la sassata all’uccello ( ce ne sono ormai di piccoli e rari, venuti da chissà dove, anche in città, sembrano usciti dall’eden dove dovrebbero tornare ), e ci si chiede perché
Infine nel parco, deserto, due bambini, bambini benvestiti,con una tata che li sorveglia da lontano, hanno allestito su un foulard una mostra di giornaletti in vendita. Nel parco deserto mi avvicino e compro per un euro tre giornaletti di cui non ho bisogno. I bambini sembrano felici. Si avvicina un signore, guarda, si sente magari ridicolo a comprare da bambini per due lire un giornaletto che desidera…e mi trovo a incoraggiarlo sorridendo: Su, compri qualcosa anche lei…Magari i bambini sono due pesti insopportabili, ma qualcosa a sorpresa nel loro sguardo mi ha convinta…e il mio sorriso è un gesto d’amicizia.
E l’amicizia è come gli uccelli…e dire che basta una sassata…

scritto da Leila Mascano · 11 agosto 2010, 06:31 ·

 

Un desiderio: vorrei che qualche quotidiano, anche un settimanale, purché di grande tiratura, incaricasse Leila Mascano di tenere una rubrica – sarò esaudito?

scritto da frank spada · 11 agosto 2010, 09:23 ·

 

TRAGARA di Leila Mascano
Da qualche parte del tempo
in una strada chiamata Tragara
-sera d’estate piena di profumi – portavi una bambina,
addormentata, in braccio.
Ti fermasti un momento – il tempo di togliere la penna dalla giacca – perché la guancia non le si segnasse.
Chissà se lei aprì gli occhi
o forse sentì solo il gesto.
Sai qualche volta mi chiedo
se quella bambina ti manca
-il tenero peso, i suoi riccioli,
la gamba piena di graffi
che dondola al tuo passo
le palpebre chiuse
dietro le quali scorrono i sogni.
Sai qualche volta mi chiedo
se il tempo ce lo siamo inventato noi.
La tua giacca di tela,
l’odore di tabacco,
la cullante certezza del tuo passo
-noi tornavamo a casa.
Nel sogno la strada
si srotolava infinita…
e noi per sempre insieme…
Noi. Quel tempo che venne poi.
Noi così avari di tenerezza
troppo spesso nemici
noi terribili giudici …
dimmi,ti manca quella bambina?
Dimmi, ora che tu lo sai,
se il tempo ce lo siamo inventato noi.
Trent’anni di passi perduti
per ritrovare il suono
di altri passi
la sera profumata, la strada di Tragara,
le nostre ombre
che in qualche sera d’estate
tu e io, avari di tenerezza,
dai lati opposti del tempo
contempliamo ancora.
Dimmi, ti manca quella bambina?

NdR – Sì, Leila, come ti avevo già detto.

scritto da frank spada · 11 agosto 2010, 10:59 ·

 

E’ una sorpresa, Frank. Mi piacerebbe che il tuo desiderio si avverasse…grazie.

scritto da Leila Mascano · 11 agosto 2010, 18:54 ·

 

Questa è carina anche se non c’entra un tubero…
Braccio di ferro tra Berlusconi e Fini? Di certo è il migliore fra i tre!

scritto da maurizio · 12 agosto 2010, 09:25 ·

 

Un concerto lirico sotto le stelle delle notti di San Lorenzo. La bravissima soprano intona O mio babbino caro, la celebre aria tratta dal Gianni Schicchi di Puccini, e io che vi assisto scorgo la sua maestra, la grande Cecilia, che una sera di tanti anni fa aveva intonato la stessa aria.
Oggi la poesia di Leila e poi dalla televisione lasciata accesa senza nessun spettatore ascolto ancora O mio babbino caro … ricerche nel web per rintracciare una meravigliosa voce prestata a un film … la trovo, è quella di Simone Kermes.

scritto da Dame mit Fächer · 12 agosto 2010, 17:55 ·

 

Stamattina all’alba sono andata a spegnere la lampada verde all’ingresso. E’ una lampada Churchill, il che dirà poco ai più, ma che tutti conoscono essendo una di quelle lampade d’ottone e vetro verde scuro,il cui tenue chiarore illumina il lungo corridoio di casa mia di notte. Altra luce viene dal giardino interno illuminato, e dai lampioni della strada, all’altezza delle finestre con le persiane lasciate aperte.Nello specchio ho visto un fantasma, la figura di una ragazza, molto più giovane di me che sono una donna,con un’espressione chiusa, raccolta come i capelli legati come uso anch’io per andare a dormire, una bruna pallida che mi somigliava moltissimo e non ero io.Poi, essendomi girata verso lo specchio, il mio doppio, come quello di Marlowe, si è affrettato a mettere il sincr, ricomponendosi nell’immagine consueta. Così la mia immagine mentale si deve riadeguare a quella di una persona giovanissima,un’adolescente quasi, che ho colto specchiandomi senza saperlo, e che contrasta con quella che ho mentalmente di me, perché penso che recenti vicende abbiano aggiunto anni e ombre al mio aspetto. Mi chiedo se questa percezione di uno sconosciuto/a colga tutti quelli che si specchiano casualmente, senza la volontà di farlo, e se quel che vediamo sia il nostro vero io, o la nostra immagine quale la percepiscono gli altri.

scritto da Leila Mascano · 13 agosto 2010, 06:17 ·

 

Circa ventimila volte e mi chiedo quanto peso ho perso negli anni – so che cresce anche dopo che si è morti, per due o tre giorni ancora – domani comprerò un bilancino e calcolerò se la mia vita è valsa la vanità di un viso.

scritto da frank spada · 13 agosto 2010, 07:27 ·

 

Vanina, in tenera età, aveva scoperto sulla fronte un segno particolare. Un neo, lo chiamavano le sorelle; il segno che lei era una principessa indiana, sostenevano le amiche delle sorelle. Per immortalare il giorno della prima comunione fu portata in uno studio fotografico e lì decisero che quel segno, per la magia di un ritocco, sarebbe sparito. Vanina, in verità, vide una semplice graffiatura e pensò che la fotografa dello studio non era una grande artista.
Vanina aveva diciott’anni quando l’insegnante di lettere le propose di recarsi dal cognato dermatologo e le indicò anche la cifra da pagare per sottoporsi a quella piccola operazione. L’insegnante le mostrò dove lei stessa era ricorsa alla chirurgia, poco sopra il labbro, verso la guancia.
A Vanina, ormai quarantenne, il piccolo Melaku chiese cos’era quel segno. Lei non dovette nemmeno rispondergli, perchè il padre disse al bimbo che quello era il segno della dea.
Da sempre i bambini si erano concentrati su quel segno e Vanina ebbe a chiedersi se anche i grandi avessero percezione di lei solo per quella caratteristica del suo volto.
Ancora un bambino l’abbordò chiedendole spiegazioni. Vanina gli raccontò che si trattava di un piercing – vista la moda -, ma lui non le volle credere e così Vanina gli raccontò la storia della principessa indiana, quale lei era.

scritto da Dame mit Fächer · 13 agosto 2010, 10:55 ·

 

Un vortice di affinità intellettuali innalza spirali letterarie non casuali tra Leila Mascano e Dame mit Facher – complimenti a entrambe.

scritto da The Big Max M. · 13 agosto 2010, 11:59 ·

 

Io invece mi chiedo quanti pensieri abbiano corroso il mio cervello negli anni. ;-) E se sarà valsa la pena tale corrosione nell’inutile ricerca di risposte.

scritto da Elisa · 13 agosto 2010, 16:02 ·

 

Come si fa a misurare col bilancino un mistero…Bisogna proprio credere che siamo dalla parte dei fili, e il disegno è dall’altra parte. altrimenti non resta che il vuoto, o la disperazione.
Grazie Big Max. grazie per esserci e leggere i messaggi nella bottiglia che due donne molto lontane, eppure in qualche modo vicine,affidano alle onde.

scritto da Leila Mascano · 13 agosto 2010, 19:15 ·

 

Da qualche tempo mi sono accorta di avere un piccolo punto rosso proprio nel centro della fronte. Basta un velo di trucco e non si vede più, ma non avevo dubbi circa il fatto che fosse il segno distintivo di una principessa indiana. Scelgo Sheherazade, naturalmente.Ma ahimé, le favole cominciano a velarsi di malinconia, gli amori raccontati non sono a lieto fine, e sempre più spesso taccio…

scritto da Leila Mascano · 14 agosto 2010, 06:28 ·

 

Dall’India al Marocco, una storiella per sorridere …

Betta aveva una quarantina d’anni ed era zitella.
Una domenica si ferma davanti casa sua un’auto e da questa scende un marocchino che le voleva vendere un corredo da sposa.
Betta, dalla terrazza del primo piano, gridava a gran voce che non le serviva il corredo, perchè non aveva nemmeno il fidanzato.
Fatto stà che il marocchino le risponde: “allora sposa mè, marocchino”.
Betta, per fare la brava donna che si conviene, se ne esce dicendogli “ma tu sei troppo giovane per me, che ho quarant’anni”.
Infatti il marocchino poteva averne venticinque.
Alora lui comincia a dirle: “no vero, tu no quaranta anni, donna a Marocco tutti capelli bianchi a quaranta anni”.
E Betta: “vuol dire che a Marocco no scoperto tinta”.
link text

scritto da Dame mit Fächer · 14 agosto 2010, 11:17 ·

 

Ma quella giovane al bar, era rossa o no? Mah!
Intanto, da quel giorno di febbraio del duemilaotto, ecco qui link test che sono arrivati anche i Mann, e lei, Dame mit Facher, o Vanina se preferisce, cosa aspetta a “dissacrare” una data che tanto il 27 agosto resterà sempre quello e l’hotel Roma vicino a una stazione?
Con un doppio mah!, intanto, auguro a buon ferragosto a TUTTI – a Leila Mascano e, in questo caso a Vanina, un abbraccio.

scritto da frank spada · 14 agosto 2010, 12:25 ·

 

La rossa nel quadro, a quei tempi, si tingeva così ... forse che Rita Hayworth era una rossa naturale?

scritto da Dame mit Fächer · 14 agosto 2010, 13:03 ·

 

Mi aggiungo all’augurio di Buon Ferragosto a tutti voi e anche ai vostri doppi.

scritto da nadia · 15 agosto 2010, 08:19 ·

 

Auguri che affettuosamente ricambiamo. Il tempo è bislacco,in quest’estate tra il caldo torrido di luglio e il fresco settembrino d’agosto il ferragosto è quasi un’incongruenza, sfilano nella memoria processioni sulla costiera, il rosso splendore del cocomero, l’esplosione gioiosa dei fuochi a mare,e tutto l’insopportabile repertorio, compreso lo strombazzare dei pullman dei gitanti, ma che scherzi che fa la nostalgia.

scritto da Leila Mascano · 15 agosto 2010, 09:44 ·

 

Un uomo gentile scrive un commento nel post di una donna e si firma Chevalier de Pas. Lei, in quanto a eteronimi, è maestra d’invenzione. Sì, perchè l’eteronimo coesiste con lei, tanto da dar forma a una sorta di estensione del suo carattere. Personaggi diversi, con vita propria, forse anche stili diversi di scrittura.

L’uomo gentile, “Chevalier de Pas”, il “conoscente inesistente”, al quale Fernando Pessoa, all’età di sei anni, scrive lettere a se stesso.

scritto da Dame mit Fächer · 15 agosto 2010, 12:04 ·

 

@Dame mit Facher – rossa naturale certamente no, ma i “colori” in bianco e nero uniti alla battuta “Non so aprire la chiusura lampo. Nessuno è disposto ad aiutarmi?” ai miei tempi sono valsi più di un sogno! Ciononstante quando Rita allungò le gambe ad alta quota per infiammare un’isola con la chincaglieria pesante – Dio perdoni chi ci liberò da Hitler commettendo quella strage – beh! se anche poi si fece bionda per amore la dice lunga su una donna che amerò per sempre!

scritto da frank spada · 15 agosto 2010, 12:15 ·

 

Orson Welles, Alì Khan, Dick Haymes, James Hill e … Frank Spada, che l’amò per fotogrammi … così quando raccontò di amarla, e mostrò la sua foto, qualcuno osservò “Quindi la vostra amata è alta cinque centimetri, bidimensionale e senza colori tranne sfumature di grigio?».

scritto da Dame mit Fächer · 15 agosto 2010, 13:10 ·

 

@Dame mit Facher. Guardi bene, è solo un baule di stracci, sono i miei travestimenti,ho cominciato a quattro cinque anni, rubavo qualsiasi cosa in casa e la ficcavo in un baule, poi quando ero sola tiravo fuori i miei tesori e mi trasformavo, l’ho fatto una volta o due anche per amore, una decina e più di donne,il brivido dell’harem e la speranza tra sorprese e sorrisi d’essere l’Unica.

scritto da Leila Mascano · 15 agosto 2010, 22:14 ·

 

... l’uomo gentile continuò narrando di quel libro di Tabucchi … “Eteronimia intesa non tanto come metaforico camerino di teatro in cui l’attore Pessoa si nasconde per assumere i suoi travestimenti letterario-stilistici; ma proprio come zona franca, come “terrain vague”, come linea magica varcando la quale Pessoa diventò un ‘altro da sé’ senza cessare di essere se stesso. L’eteronimia di Pessoa rimanda semmai alla capacità di vivere l’essenza di un gioco; non ad una finzione, pertanto, ma ad una metafisica della finzione, o ad un occultismo della finzione; forse ad una teosofia della finzione.”

Vorrei che ascoltaste per me – scrisse ancora l’uomo gentile – una canzone di Roberto Vecchioni, Le Lettere D’Amore (Chevalier De Pas): l’ascolto sempre quando ho voglia di emozionarmi.

Voi, Gentile Chevalier de Pas, portate nel cuore l’istinto di un ragazzo, gli rispose la donna.

scritto da Dame mit Fächer · 16 agosto 2010, 14:03 ·

 

L’eteronimia rappresenta certamente una distinzione, anche tra più ruoli, ma cliccare un nome e… “l’indirizzo che hai digitato non è corretto”, incasellato in rosso su uno sfondo azzurro (colore, quest’ultimo, che amo particolarmente perché lo porto agli occhi), beh!, sarò stato giovane anch’io – una volta sola, almeno – ma portarmi ancora addosso il ricordo di un incontro andato a vuoto, un amore suscitato a mia (in)saputa, la nostalgia che reclama il mio passato, il futuro il mio presente… che farò domani? Mi vestirò di bianco, batista come un fazzoletto da taschino per asciugarmi una lacrima sul… no, Bobby Solo non mi è mai piaciuto, Vecchioni? Chi, noi due, ma dài, ma se siamo un bambino!

scritto da frank spada · 16 agosto 2010, 15:17 ·

 

Per un vero sensitivo gli oggetti sono uno strumento, così come gli stracci sono un pretesto per diventare, non recitare, qualcun altro.Tutti gli innumerevoli altri che siamo stati e che saremo, forse, se questo non è il ballo finale.Stiamo dicendo la stessa cosa, sono io che dando per scontate le mie cose, e per gli altri non lo sono,non le spiego come dovrei.

scritto da Leila Mascano · 16 agosto 2010, 18:00 ·

 

Oops! E mi scuso con qualcuno – il motivo? L’apparenza confonde la sazietà di chi aspetta il pranzo, o la cena, inconsapevole di aver appena terminato di poppare la sua parte, immemore che l’altra se l‘è già bevuta il suo compare.

scritto da frank spada · 17 agosto 2010, 07:06 ·

 

“Ol’Blue Eyes”, l’uomo che confuse l’Hypertext Transfer Protocol dell’HyperText Markup Language con l’High Temperature Short Time … aveva letto il manuale per pastorizzare il latte e scoperto che la stassanizzazione avrebbe provocato un moto turbolento del liquido …

scritto da Dame mit Fächer · 17 agosto 2010, 08:03 ·

 

Meno male! Perché “pare che la madre, una con la sete da non accettare compromessi, avesse fatto ciucciare al piccolo i primi drinks cantandogli dei blues”.
Poi un abbecedario, benché minimo, fece crescere quel bimbo.

scritto da frank spada · 17 agosto 2010, 11:52 ·

 

Il che conferma la mia idea che gli abbecedari siano pericolosi, come i libri di lettura. A me raccontarono un sacco di balle ( vedi Pampini bugiardi per esempio ) e tutti i miei problemi successivi son derivati da lì, da quel mucchio di frottole che t’insegnano quando sei piccolo e credi a tutto, e non puoi difenderti con un po’ di sano cinismo.Poi cresci, pensi di saperti difendere, ma dentro di te l’imprinting continua a far danni.

scritto da Leila Mascano · 18 agosto 2010, 06:02 ·

 

“C’era un falegname che lavorava dalla mattina alla sera. Piallava il legno e cantava. C’era…”un pensatore, anzi, erano in tre, che resero padre quell’uomo a sua insaputa. Il fatto, di per sé banale, indirizzò il mondo a credere ai miracoli.
NdR – La citazione in corsivo è tratta da “I Pampini bugiardi” – un manualetto che costava £ 2500 (scontato: £ 2350, nel 1972)

scritto da frank spada · 18 agosto 2010, 07:15 ·

 

L’abecedario, che doveva aiutare Pinocchio a rigare dritto, ma oggi i Lucignoli sono mille volte più insidiosi, e gli abecedari non esistono più da secoli…

scritto da maurizio · 18 agosto 2010, 22:58 ·

 

@maurizio – tralascio di informarla che un abbecedario (inizia con la A) esiste e non mi dilungherò per dirle quello che ormai si sa per certo – ce lo fece capire anche Collodi! – Pinocchi(o) e Lucignolo(i) sono i comprimari di se stessi, ingenui e vicendevoli nei ruoli – il gatto e la volpe, invece, sono i veri protagonisti, quelli più insidiosi, certamente affiancati da un fatina: la moglie di quel falegname che piallava, piallava… – questo lo sapeva? Guardi che non è più un mistero.

scritto da frank spada · 19 agosto 2010, 10:45 ·

 

A proposito di Pinocchio e Geppetto, c‘è una barza di quelle veramente carine…

GESU’ O PINOCCHIO
C’e’ sciopero in Paradiso e Gesu` sostituisce Pietro all’ingresso. Ad un certo punto Gesu` vede avvicinarsi un vecchiettino.
“Benvenuto buon uomo, qual’e’ il tuo nome ?”
E il vecchietto: “Mi chiamo Giuseppe.”
“E che lavoro facevi Giuseppe?”
“Il falegname”
“E dimmi: hai avuto prole ?”
“Ho avuto un figlio ma per miracolo, non so neanch’io come potuto accadere.”
“Ah si ?!?” (Gesu` diventa pensieroso) “E… cosa faceva questo figlio ?”
“Eeeeh! Mi dava un sacco di grattacapi. Era sempre via insieme a persone sconosciute. Ma io lo sapevo che un giorno o l’altro lo avrebbero tradito !”
Gesu` sussulta un attimo, poi gli fa ancora una domanda:
“E… ehm, senti, com’era il suo rapporto con… la gente ?”
“Mah, qualcuno gli voleva bene, altri no. Ha avuto problemi con le forze dell’ordine… eppoi, tutta quella gente che lo metteva sempre in croce !”
Gli occhi di Gesu` ebbero un guizzo: levo` le braccia al cielo e grido`: “Papa` !”
E il vecchietto: “Pinocchio !!!”

scritto da maurizio · 19 agosto 2010, 12:19 ·

 

La fatina … mah … con quei capelli turchini … si sarà fatta lo sciampo nella lisciva!
Neanche da mettere con lo charme di Medoro, il vanitosissimo cane. Lui, ormai in età, accusò gli specchi di non essere più quelli di una volta …

scritto da Dame mit Fächer · 19 agosto 2010, 13:53 ·

 

Albicocche, liberty e ragni … leggere racconti di Frank Spada e divagare … “un fondo schiena come un’albicocca matura di colore e… Vi sarà capitato, almeno una volta nella vita, di avere quel delizioso frutto in mano, rigirarlo, osservarlo tra le dita, finché su un lato prima o poi appare una piegolina che lo separa di tenerezza in due?”
Ricordare un viaggio in Ungheria, una bottiglietta mignon di barackpálinka, la grappa di albicocca, ricevuta in regalo nel municipio di Kecskemét, il capolugo della Puszta. Piccola quantità di liquido aggiunto alla salsa di fichi raccolti dall’antico albero di casa.
Altro racconto e altra storia, una “palazzina liberty progettata dal famoso architetto Sommaruga — considerata un bel esempio dell’architettura nuova, o “art nuveau” all’italiana.”
Pensare così al particolare Liberty ungherese, fusione tra folclore e arte orientale. Kecskemet e il Municipio liberty, con il tetto di ceramica cotta, decorazioni a fiori e affreschi.
E poi un ragno … “mostrava il bavero impreziosito da un ragno d’oro luccicante piccoli brillanti …”, e ritrovare una foto scattata in una luminosa giornata di ottobre …
link: il ragno e la sua tela

scritto da Dame mit Fächer · 20 agosto 2010, 08:34 ·

 

@Dame mit Facher – Letterata, viaggiatrice, musicomane, cinefila e non solo… stupefacente in ogni caso insomma, anche in veste di scrittrice, anche in “marilenghe”! (in friulano: madrelingua) – la sua curiosità mi mette spalle al muro.
E pensare che i racconti da cui ha lei ha gentilmente estratto i “virgolettati” li considero tuttora solo prove di scrittura!
Quanto all’istantanea… casualità retrodatata o un invito a scrivere un “pezzo” assieme?
La “promozione”, anche da parte sua, di uno pseudonimo autore mi rallegra e mi fa ben sperare.
Grazie
@maurizio – E fu così che il padre di Pinocchio fu mandato all’Inferno per alimentare la secolarità del fuoco e per innalzare il “credo” fino… i tanks lasciano il Medio Oriente, sollevando polvere.

scritto da frank spada · 20 agosto 2010, 10:07 ·

 

@Leila – “... sussulti dell’amore”!? Giammai, ché l’amicizia è ben di più dell’Eros!

scritto da frank spada · 20 agosto 2010, 10:21 ·

 

Magnifiche parole, Frank … io e la Hundertwasser Haus ci assomigliamo … non lineare, non razionale – ma anche sì – colorata e multiforme …

scritto da Dame mit Fächer · 20 agosto 2010, 11:48 ·

 

... ma allora, se io sono la Hundertwasserhaus e mi trovo a Vienna, Frank Spada, “un bravissimo ballerino”, si trova a Praga … lui, Tančící dům, la casa danzante o Ginger e Fred … Vlado Milunić e Frank Gehry furono preveggenti …

scritto da Dame mit Fächer · 20 agosto 2010, 13:43 ·

 

@Frank: il motto originale riguarda non la rosa, ma Roma. E comunque la rosa o Roma non sarebbero meno profumata l’una o grande l’altra con un nome diverso. Ma se chiamiamo l’amicizia ( in qualche caso ) col suo vero nome di amore, come dice il gladiatore: Scatenate l’inferno! A volte la passione di dare un nome alle cose rovina tutto, ma è pur vero che le cose senza un nome non scaturiscono dal caos. Ma forse il caos è meglio del vuoto.

scritto da Leila Mascano · 20 agosto 2010, 15:36 ·

 

Kaos fu tra l’altro un bellissimo film dei fratelli Taviani tratto dai racconti di Pirandello…il tapino non immaginava che la sua terra, Agrigento, sarebbe divenuta ahimé la terra del CAOS edilizio…

scritto da maurizio · 20 agosto 2010, 19:36 ·

 

Certamente il caos è una costante, ma tra l’eco di una rosa, e un visconte dimezzato, per ora preferisco aggrapparmi a una palla di cannone per sorvolare il campo di battaglia, devastato dagli orrori illustrati a volte dai giornali o raccontati in un libro in attesa di un diluvio universale per non morire annegato – visto che cadrò a terra da seduto, forse nell’oblio di un incubo, ma salvo.

scritto da frank spada · 21 agosto 2010, 11:53 ·

 

Frank, i’ vorrei che tu e Leila ed io
fossimo presi per incantamento,
e posti a un’osteria ch’a ogni bevuta
ispirerebbe ogni componimento,
sì che fortuna od altro incantamento

non ci potesse dare impedimento,
anzi, vivendo sempre in un talento,
di stare insieme crescesse ‘l disio.
E monna Facher e monna Elisa poi
con tutti quei che si dilettan quivi
con noi ponesse il buono incantatore:
e quindi ragionar sempre di Marlowe,
e della Robin,
sempre contenti come saremmo noi.

scritto da maurizio · 21 agosto 2010, 23:52 ·

 

Se del rimar mi piace il destro e che il sinistro sguardo resti desto, vorrei che l’ora tarda pungolasse l’anima italiana, addormentata per deviar la posta in gioco verso il ponente levantino, che l’imbrunire estivo non calasse la speranza sol perché ognun riprenderà il suo moto e la rinascita a quando, che il calar dell’astro è l’avvenire?

scritto da frank spada · 22 agosto 2010, 07:39 ·

 

Maurizio,
un’azienda della Bassa Friulana ha presentato sul mercato un vino bianco e uno rosso, a bassa gradazione (10,5 gradi), con lo slogan “bevo Guido”, “per chi non vuole rinunciare a un calice di qualità senza mettere a repentaglio sicurezza e punti della patente”. In un blog, che ne riportava la notizia, ho così commentato “Un vino che si chiama “Guido” – verbo presente – no mi piace per niente. Facciamo finta che sia un riferimento a un sonetto di Dante dedicato a Guido Cavalcanti e al bel stare in compagnia.”

scritto da Dame mit Fächer · 22 agosto 2010, 08:56 ·

 

Dov‘è la virgola? La virgola dopo Guido? Lo slogan è questo: Bevo, Guido. Bevo un bicchiere o due di questo vino (immagino) fresco e leggero, un novello probabilmente, perché a me basta anche un bicchiere “leggero” a farmi venire il sonno…dopo a casa mi riporti tu, caro, che stai bevendo Coca Cola.
Immagino, sono certa anzi, che il vino reclamizzato sia buonissimo, ma in generale capisco poco i dolci senza zucchero, i succedanei di caviale, il formaggio senza grassi, il gelato di soia, le sigarette senza tabacco e così via.

scritto da Leila Mascano · 22 agosto 2010, 10:26 ·

 

Provo a risponderle, Signora Leila, del perchè di uno slogan senza virgola “bevo Guido”: forse l’interpolazione con l’immagine di un giovanotto di nome Guido e l’uso del suo corpo. Se novello non saprei dirle.

scritto da Dame mit Fächer · 22 agosto 2010, 12:54 ·

 

Il Cannocchiale incrocia sguardi intellettuali non da poco – cliccate il nome di una Dama, fate un salto su Riaprire il fuoco e capirete – applausi a entrambe!

scritto da The Big Max M. · 22 agosto 2010, 18:26 ·

 

Breve scintilla scocca
E improvvisa divampa
Voglio sì la tua bocca
Ora,qui sulla rampa.
Guarda che la salita è
Un poco ripidetta
Indi un poco sostiamo
Dandoci molti baci
O piuttosto una stretta)

Bada Guido adorato
Esser devi amoroso
Voglio a me dedicato
Ogni gesto gioioso
Giuro, per ogni gradino
un bacio avrai e un sorriso)
Io sarò rose e vino
Dolce e tua per stasera
O ragazzo divino!

Si può ipotizzare che il divino Guido, giovane di inusitata bellezza, riaccompagni nella quiete notturna d’agosto una bella signora al suo albergo a Positano. Il ragazzo è molto giovane (novello)e non osa prendere iniziative, ma la signora mentre fanno le scalette interminabili sotto le stelle decide che…(ella ha abbondato di fresco novello, e quindi…poiché barcolla, anche quello che dice zoppica,come lei, che si è tolta anche un sandalo. Ma il messaggio, a Guido, arriva forte e chiaro.
Sforzarevi di leggere a sinistra Bevo Guido, Bevo Guido, a proposito: ma Guido dov‘è?

scritto da Leila Mascano · 22 agosto 2010, 18:32 ·

 

Gentile Signora Leila, in quanto alla gradazione del vino novello ho trovato chi la potrebbe misurare … “Alzando il fondo del bicchiere, lui si ricorda che Gigi qualche anno prima, un pomeriggio di novembre, lo prelevò dalla redazione con la sua Topolino Giardinetta verde chiaro e legno a strisce, diretti alla cantina di un certo Bachèt, vicino a Cormòns. Si rammenta l’impazienza che Gigi aveva di partire, il cofanetto sul sedile, le spiegazioni circa lo strumento per misurare il grado alcolico del vino, le teorie sull’arte del trattare;”
Ma qui trattiam di una signora che aveva modellato una statua, della quale si era innamorata, considerandola, come tutti gli innamorati, il proprio ideale maschile, tanto da dormire accanto ad essa sperando che un giorno si animasse. Nel periodo delle feste rituali in onore di Afrodite, la signora si recò nel tempio della dea, pregandola di rendere umano l’essere uscito dalle sue mani. Vide la statua animarsi lentamente, respirare e aprire gli occhi. Avvenne così la metamorfosi … voglio Guido, “voglio il suo corpo giovane e bello, al diavolo la sua anima, ne ho abbastanza della mia …” esclamò la signora …
Ma che miscuglio d’uve in quella Cantina della Bassa Friulana … avran mica comprato vinacce da Cipro, da quel tal Pigmalione con la sua uva Galatea … e ci mancava pure il tedesco, quel certo Heine di Düsseldorf …

scritto da Dame mit Fächer · 22 agosto 2010, 20:52 ·

 

Ogni tanto per fortuna ci si imbatte in qualche film di Totò: ma questo Bevoguido non vi ricorda Votantonio votantonio?

scritto da Leila Mascano · 23 agosto 2010, 06:08 ·

 

“bevete più latte, il latte fa bene, il latte conviene a tutte le età” è il motivetto conduttore di un episodio di Boccaccio 70, diretto da Fellini:
“Antonio Mazzuolo (Peppino De Filippo) è un moralista intransigente e si dà un gran da fare per far togliere un grosso cartellone pubblicitario, posto proprio dinnanzi alle finestre di casa sua, sul quale campeggia l’immagine gigante di Anita Ekberg sdraiata su un divano e vestita con un provocante abito, che reclamizza le qualità nutrizionali del latte. Ossessionatone, Antonio vive negli incubi, attratto sessualmente dalla stessa immagine che vorrebbe censurare.”
Bevete più Guido, Guido fa bene, Guido conviene a tutte le età, e Guido straiato sul divano con un calice di vino in mano.

scritto da Dame mit Fächer · 23 agosto 2010, 08:55 ·

 

Ormai è pericoloso anche il latte… Tra quello inquinato di blu o rosso, ora ho paura ad acquistare anche quello marrone che in genere lo prendo a mio figlio perchè è al cioccolato…

scritto da Nadia · 23 agosto 2010, 11:41 ·

 

L’Antonio di “votantonio però” era proprio Totò, ma non ricordo il nome del film.Ma lo slogan di Guido è perfetto, va bene anche se il bicchiere è di latte ( non adulterato, possibilmente.)

scritto da Leila Mascano · 24 agosto 2010, 06:18 ·

 

In verità, Signora Leila, non avevo tenuto conto di quel Votantonio, perchè mi riferivo all’interpolazione del nome Guido con l’uso del suo corpo e dunque un maschio provocante, come la Ekberg di Fellini, per reclamizzare un qualsiasi prodotto.
Il film di “Votantonio è “Gli onorevoli”: “Un pò facendo il verso al Duce, un pò prendendo in giro il conformismo democristiano, un pò deridendo il grigiore comunista, Totò (”e poi dici che ti butti a sinistra” ripeteva, ma lui era monarchico) fa tabula rasa di ogni credibilità della scena politica italiana.” Sempre nello stesso film Totò che urla “dormite, borghesi pantofolai!”.

scritto da Dame mit Fächer · 24 agosto 2010, 08:31 ·

 

Care amiche che mi tenete il destro pronto a premere il grilletto, non temete per l’assenza: ho sventagliato in giro qualche ta-ta-tà anche in nome vostro, o almeno così spero, altrimenti farò mia quella battuta di Duvall – il luogotenente Kilgore in A.N. (marlow, marlow, sinistro braccio mio, assistimi tu) – e, dicendo come lui: “Mi piace l’odore del Napalm al mattino”, passerò a filmare in technicolor!

scritto da frank spada. · 24 agosto 2010, 15:26 ·

 

@Dame…Grazie per la preziosa precisazione. E Frank, col destro pronto a premere il grilletto,mi fa venire in in mente la battuta di Mae West a George Raft: Di’ George, è una pistola che hai in tasca….

scritto da Leila Mascano · 24 agosto 2010, 18:59 ·

 

siete veramente spassosissimi. complimenti a tutti. a frank un po’ di più. ovvio.

scritto da kara · 25 agosto 2010, 00:06 ·

 

Colpo di coda dell’estate. Gran ritorno del caldo umido, a Roma almeno, ad accogliere il rientro dei vacanzieri,e dicono ci terrà compagnia tutta la prima settimana di settembre.Per fortuna che ci rinfrescherà la solita doccia fredda dei prezzi che salgono…

scritto da Leila Mascano · 25 agosto 2010, 06:38 ·

 

Benvenuta kara – non si sbilanci troppo, ché poi… donne, donne, e tutte armate… attento amico, chè qui si rischia grosso!

scritto da frank spada. · 25 agosto 2010, 06:43 ·

 

io vengo in pace (non sono armata);)

scritto da kara · 25 agosto 2010, 07:54 ·

 

Frank,
“Assenza più acuta presenza”.
Ma chissà cosa avrebbe detto Mae West a Francesco Giuseppe, cacciatore incallito!?
Quando si entra nel Castello di Konopiště, a 35 km a sud di Praga, tocca vedere uno spoposito di trofei di caccia che a me hanno fatto venire i brividi. Sono 300.000 fra teste di cervo e cinghiali, gufi, uccelli rapaci e chissà quante code di galli cedrone incorniciate e con tanto di data del giorno in cui erano stati ammazzati. Se si calcola che la sua mania era cominciata a 10 anni, significa che, arrivando fino a 51, deve aver ucciso almeno 20 animali al giorno. Io, per lo sconcerto, mi sono trovata a fantasticare che l’attentato a Sarajevo forse lo avevano organizzato le bestioline.
link versione friulana

scritto da Dame mit Fächer · 25 agosto 2010, 08:05 ·

 

kara,
per dirla come Totò, questo nome non mi è nuovo.
Forse parente di quei Karamazov passati da queste parti, in febbraio, assieme a Maurizio? O forse di Karajan, che arrivò qui con Leila Mascano? “Certo che pilotare un aereo sorvolando anche i cieli letterari mitteleuropei, ai tempi di Juri Karasek…” ebbe a dire Anna. E Piero Boi continuò con “oh baby, Ankara suona come àncora”.

scritto da Dame mit Fächer · 25 agosto 2010, 08:36 ·

 

correzione al mio commento precedente:
“Ma chissà cosa avrebbe detto Mae West a Francesco Ferdinando, cacciatore incallito!?”
... e sì che non ho nemmeno brindato con Guido, ieri sera!

scritto da Dame mit Fächer · 25 agosto 2010, 09:10 ·

 

no no, questo nome ti è nuovissimo. (l’ho inventato ieri!). kara come … vedi cara di G., come … cara di D…. come … la nave sovietica, solo … con la k, suona un po’ più misterioso, un po’ più stronzo. ma questa è un’altra storia. ciao Dame.

scritto da kara · 25 agosto 2010, 12:22 ·

 

Già, la nave russa … non faccio nomi, ma qualcuno mi raccontò di una fidanzata di Odessa (c’era ancora la gloriosa Urss – CCCP – aggiunse -).
Lei, sebbene divorziata, abitava ancora con l’ex marito per un problema di alloggi. L’unico posto dove appartarsi un poco era il giardinetto al lato della scalinata Potemkin.
Mi disse che ogni tanto buttava l’occhio per vedere quando arrivavano i cosacchi e la carrozzina finiva giù. Così io gli chiesi: “ma lì, al giardinetto di Odessa, al lato della scalinata Potemkin, chi c’era a suonare il feroce allegro fugale di Shostakovich? Vi dotavate di mangianastri?”
“Ma quale mangianastri”... – mi rispose – “No, non avevamo neppure un mastodontico giradischi sovietico con il regolamentare disco di marca Armonija… Fischiavo io. La cosa non era priva di complicazioni”.

scritto da Dame mit Fächer · 25 agosto 2010, 15:25 ·

 

stupendo dialogo, ma mai stata ad odessa, mai visto Boulevard a gradini, mai divorziata, mai fischiato, nè sentito fischiare, anche se la cosa in effetti non è priva di complicazioni.

scritto da kara · 25 agosto 2010, 17:09 ·

 

Ma cosa aspetti Marlowe, fischiale tu allora!
Quattro dita contrapposte (due indici e due medi) e… ke schianto!
Già lo sapevo ke, ke… Marlowe ma ke hai fatto?
Capisco l’emozione, ma trattieni il balbettio, ké ormai lo sanno ke hai rinnovato la patente!

scritto da The Big Max M. · 25 agosto 2010, 18:54 ·

 

Marlowe lascia perdere, non fischiare e offrimi da bere piuttosto.

scritto da kara · 26 agosto 2010, 07:38 ·

 

@kara – “Camicia bianca e cravatta con il dragone, poi lascio casa e vado… “ – Marlowe ti amo (Cap. VII, punto 3.) – c’incontreremo in fondo al libro, allora! Buona lettura!

scritto da frank spada · 26 agosto 2010, 09:00 ·

 

Un uomo gentile mi scrive un commento in un post: “Volevo aggiungere che ti apprezzo perchè non usi mai i toni della sufficienza, inteso come “sufficiere”, che basta alla bisogna … si tratti di vino, latte, Totò, Orazio e le metamorfosi … Io interpreto questa precisione della memoria e questa cura del particolare come un grande amore che nutri nei confronti della vita. Io gli replico: sei gentile a dirmi quello che hai scritto senza nemmeno averti ingaggiato come “truppa cammellata”. Perchè è noto che l’appartenenza a un gruppo, sia di partito, come religioso, o di amicizia, comporta che si può essere invitati a partecipare a qualcosa.
link per leggere il seguito

scritto da Dame mit Fächer · 26 agosto 2010, 13:49 ·

 

...in fondo al libro allora.

scritto da kara · 26 agosto 2010, 15:59 ·

 

@Kara – mi raccomando, lo sorseggi piano eh!
Vale lo stesso anche per Dame mit Facher, che forse lo ri-beve ogni sera per addormentarsi meglio!

scritto da frank spada · 26 agosto 2010, 17:00 ·

 

Appuntamento in fondo al libro allora, in tempo per ricominciarne un altro ad ottobre.

scritto da nadia · 26 agosto 2010, 23:39 ·

 

Cesare Pavese (Santo Stefano Balbo – 9 settembre 1908 – Torino 27 agosto 1950)

scritto da frank spada · 27 agosto 2010, 09:16 ·

 

Secondo Giansenio il peccato è tutto quello che accade nel mondo quando non vi è la Grazia. Secondo voi cos‘è?

scritto da Leila Mascano · 27 agosto 2010, 17:56 ·

 

Grazia è il nome di una mia amica. Esco sempre con lei. Così non commetto mai peccato :)))

Scherzo. Credo che il peccato sia una parola inventata dalla Chiesa per farci venire i sensi di colpa e indurci a comportarci bene per avere poi la Grazia e andare in Paradiso. Ma se, ad esempio, rubo un po’ di pane perchè ho famiglia da sfamare e sono senza lavoro, commetto più peccato io che rubo o il panettiere che mi denuncia senza avere un po’ di pietà?

scritto da nadia · 28 agosto 2010, 09:10 ·

 

- Buongiorno. Vorrei una copia di Marlowe ti amo, per piacere.

- Mi spiace, l’abbiamo esaurito.

- Che peccato!

NdR – Peccato? Ma stiamo scherzando? Che Grazia, vorrà dire!

scritto da The Big Max M. · 28 agosto 2010, 09:34 ·

 

“Re di tremendo potere,
tu che salvi per grazia chi è da salvare,
salva me, fonte di pietà.”
è una sequenza del Dies irae, ho ripensato all’esecuzione di quest’inno nel dramma musicale di Ildebrando Pizzetti, “Assassinio nella cattedrale”, ispirato a Eliot.

scritto da Dame mit Fächer · 28 agosto 2010, 10:47 ·

 

Mah, cari amici, secondo Marlowe “l’uomo è connaturato al male dei suoi geni” e in ogni caso “resta da capire se questi pidocchiosi esseri stanno sotto i suoi (nostri) piedi, ed è da lì che si trasferiscono in testa o è da quest’ultima che si trasmettono a terra”.
Ma secondo voi, Leila, Nadia, Dame mit Facher…cos‘è davvero il peccato?
Quanto alla Grazia, letto Marlowe ti amo, ho trovato il mio manuale vita!!!

scritto da paolo · 28 agosto 2010, 11:12 ·

 

Le leggi dell’armonia sono scritte dentro l’uomo. Ogni qualvolta si infrangono queste leggi quello è un peccato.

scritto da Leila Mascano · 28 agosto 2010, 15:48 ·

 

Il peccato…spesso è un peccato non commetterne, di peccati. Comunque, non esistono “peccati”, bensì “esperimenti sbagliati”.

scritto da maurizio · 29 agosto 2010, 08:31 ·

 

Quindi, Leila, retrocedendo fino all’uomo primordiale – lo scimpanzè scimmione che iniziò a spulciarsi unendo l’appetito alla socialità – convengo con maurizio e, parafrasandolo a mio modo, aggiungo che mangiare olive sputando l’osso in faccia ai governanti non cambierà lo Stato, che peccare è un illecito invariabile e che ogni altro esperimento non cambierà lo stato delle cose – vabbé, direte voi, questo lo sappiamo!

Allora, perché non cominciamo a chiedere che costruiscano più ossari per deporre in loco immeritati garofani rossi, o inceneritori per profumare l’aria lanciando in aria fiori?

scritto da frank spada · 29 agosto 2010, 11:20 ·

 

Bah…esperimenti sbagliati…raccontarlo a chi ne è stato vittima richiede una certa fiducia nella tolleranza umana.

scritto da Leila Mascano · 29 agosto 2010, 15:12 ·

 

Meglio di Umberto Saba, che nel 1946 si aggiudicò il premio Viareggio con il Canzoniere, ex aequo con Silvio Micheli. Meglio di Pier Paolo Pasolini, in lizza nel 1957 con Le ceneri di Gramsci, un altro ex aequo con Sandro Penna e Alberto Mondadori. Pierluigi Cappello, il terzo poeta del Friuli Venezia Giulia in campo al Viareggio, oltre mezzo secolo dopo Pasolini, ha fatto un en plein. A lui, infatti, è andato l’81º premio Viareggio-Rèpaci per la poesia con Mandate a dire all’imperatore.

Messaggero Veneto—27 agosto 2010
Il friulano Pierluigi Cappello trionfa al Premio Viareggio
Mario Turello
link Messaggero Veneto

scritto da Dame mit Fächer · 29 agosto 2010, 15:20 ·

 

Certo, anch’io sono stato vittima di “esperimenti sbagliati” e anch’io ho fatto personalmente del male a qualcuno. Come capita a tutti. Eppure, sarò un grande ingenuo ma…penso che di solito non si faccia il male per il male, ma ci sia di mezzo parecchia ignoranza, confusione, rabbia, egoismo, emotività...per cui alla fine, comunque, questo male agli altri si fa, e se ne riceve.
E la strada per arrivare alla “cognizione del dolore”, al meccanismo per cui si riesce a rendere fruttifera l’esperienza stessa del dolore, è lunga e difficile. Ma ci si deve arrivare, per salvarsi ed evolvere, purtroppo altre vie non ne vedo…

scritto da maurizio · 29 agosto 2010, 23:34 ·

 

E quindi?
“Conosci te stesso”! per tollerare gli altri, anche guardando l’ombelico del mondo quando si nasconde sotto un camice giallo come l’oro, fuorviante per la vanità di un rubino rosso incastonato al centro!
A Delfi l’oracolo tentò di vagheggiare fumi in aria per ingannarmi, ma per fortuna tenevo tra le labbra la mia Lucky e mi salvai lasciandolo confuso, dicendogli chi ero, anzi chi sono, come leggerete presto.

scritto da frank spada · 30 agosto 2010, 10:55 ·

 

Sono arrivata qui perchè conosco Frank. Mi presento con questa poesia:

TI LASSI

Ti lassi cumò prin
che nus scjafoi
la glagn lizere
des peraulis,
prin
che il ben
nus impresoni l’anime.
Ti lassi cumò
prin
che masse flocs
nus lein,
prin
che e cressi la voie
di cjaminâ insiemit
prin
che nus mancj
la musiche dai nestris
respîrs.
O ai dûl di te e di me,
mi sint
o sei
une ponte di bore
che si distude, biel planc.

TI LASCIO

Ti lascio adesso prima
che ci soffochi
la gugliata leggera
delle parole,
prima
che il bene
ci imprigioni l’anima.
Ti lascio adesso
prima
che troppi fiocchi
ci leghino,
prima
che cresca la voglia
di camminare assieme
prima
che ci manchi
la musica dei nostri respiri.
Ho pena di te e di me,
mi sento
sono
una punta di brace
che si spegne, piano.

scritto da giuliana pellegrini · 30 agosto 2010, 17:19 ·

 

Do il benvenuto a Giuliana Pellegrini, una “nonna” che cerca di tener viva la “marilenghe” – il friulano – e lo fa così bene, e con tanta passione, da aver vinto nel recente passato molti premi, anche fuori regione, con racconti brevi e poesie.
Con la poesia “Ti lassi” (“Ti lascio”) nel 2008 ha vinto il terzo premio al concorso “Gjiso Fior” di Verzegnis (UD), uno tra i più importanti concorsi in madre lingua friulana.
Ieri, nel Castello di Gemona del Friuli (UD), è stato presentato il sua ultimo libro: “Tornant dal forest” – una raccolta di poesie, tra cui “Ti lassi”, intervallata da racconti, pubblicata dall’editrice Olmis di Osoppo (UD) www.olmis.it – neanche dire che la presentazione è stata superaffollata e che le copie in vendita… ho fatto appena in tempo ad acquistarne una.

scritto da frank spada · 30 agosto 2010, 18:39 ·

 

Il cannocchiale a rovescio allontana gli oggetti rendendoli meno incombenti, meno minacciosi. Il cannocchiale a rovescio potrà servirci per sentirci più distaccati e concentrati su noi stessi. Ma non più egoisti. Mercoledì torno al lavoro e mi ritroverò di fronte le solite tre arpie di colleghe. Non mancherò di portare il cannocchiale; a rovescio, naturally…

scritto da maurizio · 30 agosto 2010, 22:36 ·

 

@maurizio – se bastasse un cannocchiale, in questo caso a rovescio, per allontanare le incombenze quotidiane, ivi comprese quelle che ci obbligano a far finta di niente – pur di non angustiarci le giornate -, avremmo disponibile l’elisir vitale per soffiare bolle iridiscenti di sapone e poi con uno sclic bagnare il naso degli astanti, anziché soffiarcelo rumorososamente per reagire al primo infreddamento stagionale, mostrandoci generosamente attenti a non spargere in giro il virus che li terrebbe a letto e quindi lontani dai nostri sguardi.
Cordialissimi saluti stringendole la mano.

scritto da frank spada · 31 agosto 2010, 10:05 ·

 

Mio caro Frank, la Spada tagliente che stende ogni avversario è un’arma invisibile che non offende mai fisicamente ma annulla psicologicamente chi attenta ai santissimi. Quanto vorrei apprendere quest’arte antica che sa di zen…E invece basta poco per atterrarmi (ed atterrirmi)...

scritto da maurizio · 31 agosto 2010, 17:44 ·

 

per me? un Bacardi. Ah bella cravatta Marlowe.

non seguo mai i consigli io ;).

scritto da kara · 31 agosto 2010, 23:00 ·

 

@ kara – se l’integrità è solo degli Dei, basterà l’iridiscenza dentro un cristallo sfaccettato a costole: Bacardi e granatina! allora, e che l’ebbrezza allontani il risveglio!
@ Leila – si vive come si sogna, soli, a volte in compagnia di Dodo Marmarosa e di un assolo di be-bop a Little Tokio, al Finale.

scritto da frank spada · 1 settembre 2010, 08:22 ·

 

Oggi ho utilizzato il cannocchiale a rovescio per allontanare la visione del quotidiano e avere il tempo di analizzarla prima di affrontarla. Ma mi è venuta addosso prima ancora di capirci qualcosa.
Un Bacardi con ghiaccio anche a me che stanotte sostituirà Morfeo :)

scritto da nadia · 1 settembre 2010, 20:23 ·

 

“Signore dammi la castità e la costanza, ma non darmele adesso!!” da the saint.
...e che l’ebbrezza allontani il risveglio allora!

scritto da kara · 2 settembre 2010, 12:02 ·

 

Si sa per certo che in Italia gli scrittori superano, anzi, stanno azzerando i lettori per numero e doppioni, e ora scopro che molte persone stanno davanti a un computer, acceso, tenendo un libro in mano e fingendosi di leggerlo, talché vi chiedo: trattasi di persone che stanno imparando a scrivere o a leggere?
Cambiando tema, ma restando al punto di domanda: se un fumatore tiene tra le dita una sigaretta spenta e un bevitore un bicchiere pieno in mano, vuol dire che sono intenzionati a smettere?
Non chiedetemi le risposte, eh!

scritto da frank spada · 2 settembre 2010, 15:36 ·

 

no, stanno aspettando il via. ... per bere e fumare intendo.

scritto da kara · 2 settembre 2010, 16:16 ·

 

@ kara – complimenti per l’ironica trovata che, a sua saputa, risponde a entrambe le domande!

scritto da frank spada · 2 settembre 2010, 16:36 ·

 

a mia insaputa?
tu mi sottovaluti caro Frank

scritto da kara · 2 settembre 2010, 16:53 ·

 

@ kara – a dire il vero ho scritto “ a sua saputa”, comunque faccia attenzione, ché rischia di farsi sottovalutare :)

scritto da frank spada · 2 settembre 2010, 17:02 ·

 

l’universo femminile gira al rovescio caro Frank, (il mio in particolare). e farsi sottovalutare fa parte del piano :)
ma poi: chi dice al mondo a sua saputa? beh, la capirò domani.

scritto da kara · 2 settembre 2010, 17:29 ·

 

E’ come dire di uno “mente sapendo di mentire” (frase che si sente sempre nei telefilm di serie B). Ma secondo voi può esistere qualcuno che mente NON SAPENDO di mentire? (Quiz semantico-filosofico poco adatto alla calura ancora agostana) ^_ ^

scritto da maurizio · 2 settembre 2010, 17:49 ·

 

Sì, qualcuno c‘è. Ho sentito molti tremendi egoisti affermare in assoluta buona fede di essersi sacrificati per gli altri e così via. In verità l’animo umano è così complicato che inganna anche se stesso.

scritto da Leila Mascano · 2 settembre 2010, 18:45 ·

 

@ maurizio – certamente sì, se qualcun’altro/a le, o gli, sorregge il gioco destinato in ogni caso a finire in poco… il tempo si rinfresca e qualcuno/a, a forza di cambiare vesti, rischia d’infreddolirsi tanto da infiammare il colon e poi soffrire di coliche mentali (sic!) per la velleità di stare in scena.

scritto da frank spada · 2 settembre 2010, 19:00 ·

 

Io ho spesso sentito dire “menti sapendo di mentolo” :))))

scritto da nadia · 2 settembre 2010, 22:17 ·

 

E se uno mente non sapendo di mentire sarebbe comunque giusto accusarlo? In un certo senso, ripensandoci bene, lo facciamo tutti, perché le lenti del nostro cannocchiale deformano il Reale, ma noi siamo convinti di vederci benissimo…

scritto da maurizio · 2 settembre 2010, 22:46 ·

 

Conoscere se stessi – “... voglia di sapere e paura di conoscere. Ci vuol coraggio amico mio, perché saltarsi dentro l’anima è come sprofondarsi nella melma nauseabonda della vita a cercare l’origine del male…” – Marlowe ti amo (Cap. V – punto 5.) – certo che il mentolo… Nadia, una volta le ho provate, poi ho capito che quelle vere mi appagano di più!

scritto da frank spada · 3 settembre 2010, 07:23 ·

 

mentolo o colpo fortunato … ho bisogno di ben altro per ritrovare la mia strada …

scritto da kara · 3 settembre 2010, 10:48 ·

 

Ieri qui link test e oggi sul Corsera in un articolo di Giorgio De Rienzo in Terza Pagina. Ma anche sul Chronicle locale – Il Messaggero Veneto di Udine – la sapida notizia occupa tutta la pagina III (penso la troverete online domani sul sito del quotidiano) con i primi commenti/interviste rilasciate dall’intellighenzia politicalculturale&Company di Udine (sopresa, ma non troppo), cui si affianca lo scrittore Alberto Garlini, una delle anime di Pordenonelegge, la rinomata manifestazione regionale associata alla grande Editoria che a Pordenone… ma perché l’Amm.ne Com.le di Udine non controbatte subito mettendo in cantiere Udinecopia, per riaffermare che questa città, e solo questa, è la Capitale del Friuli?

scritto da frank spada · 3 settembre 2010, 11:11 ·

 

Bellissimo Udinecopia :-)))))))
Certo che ci vuole una bella faccia tosta a copiare pari pari lavori altrui, è anche offensivo nei confronti dei lettori, oltre che disonesto. Almeno fare lo sforzo di manipolare la storia un pochetto! Bah! Che gente!

scritto da Emily Way · 3 settembre 2010, 17:24 ·

 

C‘è chi copiò molte pagine di Via col vento e, nell’ambientazione lombarda del romanzo, non cambiò nemmeno il colore alle divise degli ufficiali austriaci. Red Butler, intervistato dal San Francisco Chronicle, dichiarò: “ non ho letto il romanzo di Margaret Mitchell, quindi non mi sento di esprimere alcun giudizio.”
Appropriandomi e usurpando la paternità (o maternità) dell’opera dell’ingegno di Emily Way, copio e incollo:
Bellissimo Udinecopia :-)))))))

scritto da Dame mit Fächer · 3 settembre 2010, 18:39 ·

 

Pordenonelegge-Udinecopia!
Certo che voi friulani ne avete di iniziativa! Vabbè che vivete nell’operoso nord-est, ma arrivare a tanto come questo “copione” disinvolto è davvero incredibile.
Frank, se fossi in lei chiederei il copyright di Udinecopia. Grazie per la segnalazione, amaramente diventente.

scritto da paolo · 3 settembre 2010, 18:44 ·

 

Dal sito di anobii (che è un sito di lettori appassionati con libreria, commenti e note correlate) molti copiano le recensioni altrui per pubblicarle su altri siti (ibs, liberia universitaria ecc) in cambio di buoni sconti… Siamo a questo livello.

scritto da nadia · 4 settembre 2010, 00:02 ·

 

@ paolo – la ringrazio per il suggerimento !!!

scritto da frank spada · 4 settembre 2010, 08:52 ·

 

Che notizia incredibile! ormai è un “caso” nazionale, pubblicità gratuita ad un falsario. Chissà a quanti altri scrittori cominceranno a tremare i polsi!
Forse, finalmente, qualcuno farà luce sui legami truffaldini tra case editrici, critici letterari compiacenti e…
Frank, non temo per lei, la sua “scrittura” è così personale da renderla unica, ma di “copioni”...ce ne sono tanti, sa?
Ma noi, lettori non scrittori, aspettiamo l’ uscita del suo nuovo romanzo per entusiasmarci ancora.

scritto da marta · 4 settembre 2010, 09:02 ·

 

Torniamo ai friulani…sono gente rude e sincera, scolpiti nella roccia delle loro montagne come Mauro Corona, ma a volte un po’ solitari, eh sì, soffrono un po’ di solitudine…quante volte ho sentito sospirare alcuni di loro (cittadini) “Ah, la solit’Udine!”
Ma il capoluogo del Friuli, alla fine, è Udine o Trieste?
http://it.wikipedia.org/wiki/Friuli-Venezia_Giulia

scritto da maurizio · 4 settembre 2010, 13:33 ·

 

mi copiano le idee?
peggio per loro, io ne ho altre, loro no.
E se li scopro ho pure la figlia avvocato esperta in diritto d’autore :-)

scritto da Francesco Pomponio · 4 settembre 2010, 17:50 ·

 

Maurizio,
“È una campagna piatta e monotona e sotto la pioggia è ancora più piana. Verso il mare vi sono pianure salate e pochissime strade”. Descriverà così, Hemingway, nel romanzo “Di là dal fiume e tra gli alberi”, la pianura friulana.
« “Questa è la Florida d’ Italia, mi piacerebbe avere una casa qui”. Il conte Kechler, padrone di quelle terre, che lo accompagnava a caccia di anatre e pernici lungo il fiume Tagliamento, gli sorrise: «Vuoi questa terra? Prendila, è tua». Ernest Hemingway annuì, mise la sua firma sulla mappa proprio nel punto scelto per la casa. Ma non tornò mai per costruirla. Erano i primi di maggio del 1954, l’ anno che vinse il Nobel. Fu l’ ultima volta che venne in Italia. In quel posto, adesso, c’ è un parco, che gli hanno intitolato. [...] Hemingway aveva scoperto Lignano per caso, di là dal fiume e tra gli alberi, girando fra canneti e barene, tra Venezia e Torcello, tra Caorle e Fossalta di Piave, dove fu ferito in guerra, nel 1918, tra San Martino di Codroipo, dove abitavano i Kechler, e San Michele al Tagliamento, ... » (Roberto Bianchin, La Repubblica 23/6/10)

scritto da Dame mit Fächer · 4 settembre 2010, 18:22 ·

 

Dalle mie parti, invece, gira una storiella che se fosse vera, forse anche lo è, ma certamente un “miec e miec” (mezzo e mezzo, in friulano), come sono io, è il meno adatto per scoprirlo, che… insomma, diversi anni fa, quanti non lo so ma valutate voi, Vittorio Sgarbi andò da Mauro Corona per comperare una scultura e quando chiese il prezzo… caspita, disse, pensavo la metà! Al che l’artista, benché fosse diventato uno scrittore rinomato che vendeva migliaia di libri, imbracciò una sega elettrica e tagliò in due l’opera (lignea, eh) dicendo a Sgarbi: Mi paghi e si porti via la metà che le piace di più!

scritto da frank spada · 4 settembre 2010, 18:43 ·

 

Se non è vera è proprio ben trovata! Tale da lasciare senza parole perfino un cagnaccio come Sgarbi…

scritto da maurizio · 4 settembre 2010, 23:32 ·

 

Oggi (è dopo ieri, eh) sarò talmente chiaro che mi capirà anche chi non c’è: andar per funghi, ciascun per conto suo e che il migliore sia per tutti!
NdR – Si sa per certo che molti curiosi passano di qui senza fermarsi.

scritto da frank spada · 5 settembre 2010, 06:49 ·

 

Mio padre li chiamava “codin di paglia” e, se qualcuno sa distinguerli da altri funghi simili, velenosi, sono i migliori per un risotto da… Frank, la sua ironia meriterebbe un invito a cena!

scritto da butterfly · 5 settembre 2010, 09:38 ·

 

Il mio primo maestro, un professore universitario d iBologna, durante un esame, così si rivolse al malcapitato studente:“Lei è un cretino!” Alle timide rimostranze di costui, aggiunse: “E dovrebbe ringraziarmi per la mia sincerità: tutti gli altri pensano di lei la stessa cosa, ma si vergognano a dirglielo così apertamente come ho fatto io. Adesso lo sa e può regolarsi di conseguenza”.
Altre generazioni, altre tempre di galantuomini, dovrei prendere esempio da loro: il mondo è pieno di cretini e non basta mettere reti di sbarramento anticretini.Se poi credono di essere scrittori, oh mamma, si salvi chi può!

scritto da Ettore Bianciardi · 5 settembre 2010, 11:14 ·

 

Ettore, concordo con te!
Per mia fortuna, alle scuole elementari, ho avuto una maestra – Italia Franceschinis – una donna esemplare che mi voleva così bene da tenermi in braccio durante le lezioni e a cui rivolgo un pensiero affettuoso, mentre passeggia a braccetto di mio padre lungo lo steccato di un ippodromo.

scritto da frank spada · 5 settembre 2010, 11:40 ·

 

Ciao Frank, sono rientrata oggi pomeriggio, stancaaaa, ma volevo farti un saluto :)
Un abbraccio.

scritto da Shara · 5 settembre 2010, 17:55 ·

 

Mi collego al commento di Ettore Bianciardi e all’incredibile segnalazione di Frank sul “copione” finito in prima pagina e osservo che l’ultimissima classifica dei libri più venduti vede balzare al primo posto Accabadora – il romanzo di Michela Murgia, vincitore del Campiello 2010 – e fin qui nulla di strano; contestualmente, un tizio in “volo”, di nome Fabio, sale in su con due suoi libri! Che fenomeno curioso questa concatenazione nell’editoria italiana.

scritto da anna · 5 settembre 2010, 18:20 ·

 

Ironicamente parlando Fabio ha un cognome che, nel contesto del messaggio di Anna, ci sta benissimo e fa chiarezza su molte cose.

Per collegarmi con il signor Bianciardi, è vero, di cretini ce n‘è molti e anche di ipocrisia nel non essere in grado (per cultura? carattere? convinzione religiosa? ) di dire chiaramente in faccia le cose che si pensa di una data persona, in particolare quando sono negative. E’ anche vero che nel caso da Lei descritto il fatto che lo studente fosse un cretino era un pensiero di molti e non solo di uno. Quindi, forse occorre anche essere in grado di capire quando il cretino di turno è tale davvero o solo per la persona che così lo considera. E discernere le proprie impressioni per metterle a confronto con quelle degli altri è cosa altrettanto difficile come scovare un cretino reale, uno che lo è per tutti.

scritto da nadia · 5 settembre 2010, 21:19 ·

 

Le volte che in casa arrivavano lettere di qualche fidanzato, non mio, ma delle mie sorelle, mio padre soleva nominare il libro del “Segretario galante”, ossia un modo di scrivere lettere amorose sopra ogni sorta di argomento. Ora mi viene il sospetto che un certo Eolo, anche se eravamo negli anni sessanta, e il libretto in questione della fine dell’ottocento, abbia fatto man bassa di quelle lettere preconfezionate.
Perciò, mentre sulla stampa si vagheggia dell’impulso irrefrenabile del Filipuzzi che, preso da sindrome di Stendhal, si sarebbe messo a “citare” intere pagine tratte dai libri plagiati, io sostengo che il movente è un’altro: quello di copiare libri per amore, per ben figurare agli occhi della persona amata, per affascinarla. E chi può escludere che il Filipuzzi non sia lui la vittima della persona amata, abile suggeritrice occulta, che ha plagiato il plagiatore?
Per scagionare il Filipuzzi, da un giudizio già scritto, i principi del Foro di Udine, a mio avviso, dovrebbero concentrare i propri sforzi su chi ha agito dietro le quinte.
(Devo confessare che la mia difesa del Filipuzzi è vagamente ispirata a “Il caso Paradine” di Hitchcock)

scritto da Dame mit Fächer · 6 settembre 2010, 10:54 ·

 

Senza scomodare Maddalena Paradine (l’italiana Alida Valli), né il romanziere Robert Hitchens (soggettista del film di A. Hitchcok), a parere di Marlowe il C. Laugthon scelto dal caso dovrebbe indagare in casa, dove, a volte, una madre potrebbe amare, riamata, un figlio.

scritto da frank spada · 6 settembre 2010, 11:40 ·

 

Sembra un giallo. E’ bello leggervi. Continuate pure…

scritto da nadia · 6 settembre 2010, 22:15 ·

 

... la storia, beh, prende avvio a metà strada, fa un salto indietro e arriva alla fine che sconterà l’inizio, inevitabilmente.
Il titolo? Ci sto pensando.

scritto da frank spada · 7 settembre 2010, 09:15 ·

 

Il caso Paradine – non Paradain, si badi bene – scopro di averlo visto a metà. Quel pomeriggio mi apparve Gregory Peck in parrucca bianca di crine di cavallo. Quant‘è bello Gregory Peck! Allora eccomi lì a guardare quel film che forse vedevo per la prima volta. Ecco, appunto, di Charles Laughton – il giudice Lord Thomas Horfield – io non sapevo ciò che ora mi è noto. Il viscido magistrato è ostile all’avvocato perchè la moglie di lui ha respinto le sue avances. E sempre a riguardo del giudice vorrei ricordarmi la scena finale in cui lui è a tavola con la moglie e tra di loro c‘è una discussione.
C‘è da aggiungere che, durante la visione del film, a intermittenza come le luci di Natale, pensavo ad altre immagini, a una Marlene Dietrich che con una memorabile testimonianza falsa e un travestimento scagiona il marito in tribunale. Ma il film era un altro e ora lo so che si trattava di “Testimone d’accusa” e, in questo caso, Charles Laughton è l’avvocato della difesa.
Occhio, allora, occhio alle testimonianze, lì al Foro di Udine!

scritto da Dame mit Fächer · 7 settembre 2010, 09:34 ·

 

@ Dame mit Facher – mi sta forse suggerendo il titolo?
Mi meraviglio lei non sappia che i copioni me li scrivo da solo, titoli compresi, e non intendo rivelare altro, per ora, visto che promuovere un qualsiasi libro richiede sempre tempi programmati, se si vuole creare curiosità e lasciare i distributori senza scorte!
ps – a quanto pare lei Marlowe ti amo non l’ha letto – l’eccezionalità non le fa merito.

scritto da frank spada · 7 settembre 2010, 10:01 ·

 

Mr. Frank, vuole che non mi ricordi di quel tale, The Big Max M. che, proprio qui, nel blog, ebbe a dirmi:
“Gentile Dame mit Facher, mi chiedo se abbia, o no, letto Marlowe ti amo, dove, da quanto ho saputo, produttore, regista, sceneggiatore etc. sono una persona sola che, tra l’altro, scrive anche i copioni e muove le sequenze modificando il canovaccio secondo il farsi delle azioni – gli attori, protagonista compreso, secondo me si adattano ai voleri del regista, peraltro assai mutevoli, per timore che lui li mandi in scena “senza colore”, “ in the bleak mood”, insomma.”
Era il 30 giugno 2010, esattamente alle ore 16:07.


Promuovere libri? Qui nel suo blog. Mr. Frank? No, non è così ... mi deve perdonare ma sono in viaggio con i cammelli e di promozioni non mi posso occupare …

scritto da Dame mit Fächer · 7 settembre 2010, 10:42 ·

 

Gentile Dame mit Facher, quel libro è ancora da venire, talché lei non l’ha letto, l’altro, viceversa, si è autopromosso con il passa parola dei lettori.
Buon viaggio e faccia attenzione ai miraggi!

scritto da The Big Max M. · 7 settembre 2010, 11:13 ·

 

E il giallo si trasforma (o trasporta?) in un viaggio nel deserto, con i cammelli, alla ricerca di qualcosa (un libro?, un autore? un copione?). La storia diventa avvincente.
Attendo il seguito…
Il titolo? Un giallo nel deserto. Che sembrerebbe che c‘è un cinese nel deserto. Così il lettore si incuriosisce ed acquista. Ho già in mente la copertina hehehehe

scritto da nadia · 7 settembre 2010, 21:16 ·

 

Nadia, finché si fuma si respira e, poco a poco, un pensiero si coagula formando il canovaccio di una storia, dove un doppler ascolta l’eco colorato del compare che mi anticipa il finale: sss…

scritto da frank spada · 8 settembre 2010, 08:46 ·

 

Quindi, inizio e finale ci sono. Manca il resto. Il filo conduttore. Non dovrebbe essere difficile. O sbaglio?
Come nasce un romanzo?
Dall’inizio, dalla fine, da un titolo, da un pensiero coagulato nel fumo di una sigaretta o, per chi non fuma, nell’appannatura di un vetro, di uno specchio?...

scritto da nadia · 8 settembre 2010, 21:05 ·

 

Inizio, finale, il resto che sta in mezzo?
In questo “caso” dipende da chi fin dall’inizio chiede al fato di morire in piedi e asseconda il resto della vita davanti a uno specchio per poi esclamare sbigottito: Ahimé! Chi dunque sono stato, che non mi vedo più?

Non si pensi che gli risponderà l’immagine allo specchio, eh!

scritto da frank spada · 9 settembre 2010, 12:05 ·

 

Cosa avrà fatto un cretino, un cretino di buona volontà, arrivato all’università e additato al ludibrio generale dal professore “sincero” che lo indica al branco? Forse quel professore era di una generazione che metteva il cappellino con le orecchie d’asino al bambino meno sveglio o più svogliato e invitava la classe a dileggiarlo…Premesso che al mondo d’oggi la patente di cretino è un passi per il successo,non posso che stupirmi che una persona intelligente e di buon gusto come credo sia Bianciardi faccia un esempio del genere.Un educatore, maestro elementare o professore d’università, rinnega se stesso con un atteggiamento del genere, che definirei esecrando. Egli può dire che lo studente è impreparato, oppure che è scorretto, o sleale, poiché son cose che in casi gravi si possono e anzi si debbono dire, ma non coram populi, non da una cattedra, e comunque si possono dare giudizi su comportamenti che si possono emendare, mai sulla persona.C‘è qui un abuso del ruolo, disprezzo per la persona chiamata in causa, un atteggiamento prepotente e prevaricatore che sinceramente m’ispira uno sdegno sincero.Il cretino resta, senza colpa, cretino: ma il professore, dotato d’intelligenza, da un punto di vista etico e morale, n’esce peggio.

scritto da Leila Mascano · 9 settembre 2010, 21:02 ·

 

Non amo molto gli specchi. A casa mia ce n‘è giusto uno in bagno perchè i bagni son fatti così. Te li vendono con gli specchi. In genere, quando, per sbaglio, mi vedo riflessa, mi spavento hehehehhe

scritto da nadia · 9 settembre 2010, 22:35 ·

 

Osservo che la “sensibilità” equidistante dagli estremi, di Leila Mascano, che spesso, e per fortuna, riporta il giusto mezzo d’equilibrio del Canocchiale, è un esempio non da poco.
Riflettete, anche quando uscite per le strade, in mezzo al panorama desolante dell’italianità allo sbando, anche morale.

scritto da frank spada · 10 settembre 2010, 11:47 ·

 

Signora Mascano,
ma così lei fa come gli altri, quelli cioè che pensavano che il tipo fosse un cretino e non glielo dicevano. Infatti anche lei ammette:“Un cretino rimane sempre un cretino”.
Vede solitamente si tende a prendere posizioni preconcette e già acclamate dalle masse: non si deve mai dare del cretino ad una persona, specialmente da parte di un educatore.
Ma io non le ho detto la ragione dell’epiteto cretino: non ho detto che il ragazzo non aveva studiato, non sapeva rispondere alle domande.
Ho solo detto che era un cretino, e posso aggiungere che ne aveva dato ampia prova. Forse voleva prendere in giro il professore, forse voleva contestare l’ambiente universitario, forse voleva affermare il proprio io o la propria meagalomania di fronte a professori e studenti.
Eravamo negli anni del ’68; c’era chi rispondeva alle domande dell’esame voltando le spalle alla commissione, perché non ne riconosceva l’autorità.
Forse faceva così da tempo ed era sopportato da molti perché criticarlo era considerato reazionario.
Però tutti concordavano che fosse un cretino.
Ci voleva uno che trovassse il coraggio ed avesse l’autorità morale di farlo.
E lo fece quel professore.
E fece un servizio alla società ed all’individuo.
A volte la realtà è superiore alla nostra immaginazione.

scritto da Ettore Bianciardi · 10 settembre 2010, 12:13 ·

 

Mi perdoni, caro Bianciardi,ma chiunque ha una qualche forma di autorità o di potere è investito nello stesso tempo da obblighi morali, e il primo di questi obblighi è di non usare questo potere indebitamente, per umiliare chicchessia, esattamente come si considererebbe moralmente indegno approfittare in qualsiasi modo di chi è in una posizione di inferiorità fisica, legale o psicologica rispetto a noi. Questo è il motivo per cui viene considerato scorretto che un medico abbia, metta caso, una relazione con una paziente o un’ insegnante con un alunno.Quello che il movimento del 68 voleva contestare, lasciamo perdere se a torto o a ragione, era proprio quest’autorità che pioveva dall’alto. Il professore doveva dare del cretino all’alunno, se lo riteneva giusto, a costo di farsi gambizzare. Ma non glielo doveva dare dalla cattedra e in veste di professore.Ci pensi, perché è il principio che non va messo in discussione: se così non fosse si potrebbe dare dell’idiota dalla cattedra a chi non condivide le nostre idee politiche, a chi è di un’altra religione,o razza, o magari ha solo gusti e abitudini diversi dai nostri. Enrico II disse poi che non aveva intenzione di far uccidere Becket, ma certo espresse la sua condanna da una situazione di potere, e perdoni se porto l’esempio alle estreme conseguenze.Dunque il professore dando dalla cattedra del cretino all’alunno dava implicitamente ragione a chi a quel potere baronale si ribellava. E poi, mi scusi, che genere di servizio faceva alla società il professore dando del cretino a un cretino? Forse se il cretino fosse stato un cretino sensibile, si sarebbe potuto togliere di mezzo, come qualche volta ancora succede per gl’insuccessi scolastici da parte dei poveri ragazzi che non sanno quanto sono più amari quelli che la vita riserva spesso ai primi della classe.Fermo restando che io rispetto la sua opinione, un principio è tale se è universale. Un professore può e deve rifiutarsi di esaminare un personaggio che dà le spalle alla cattedra o ha un comportamento protervo o violento, ma deve servirsi degli strumenti che ha a disposizione e solo di quelli, proprio per difendere quei principi di imparzialità e di correttezza che è lì a testimoniare e a difendere, nonostante la tentazione, forte, di dare del cretino a un cretino. Provi a pensare se questa tentazione l’avesse un primario in sala operatoria, magari in sala parto, e consideri quanto da un insulto si può andare lontano.

scritto da Leila Mascano · 10 settembre 2010, 20:38 ·

 

Grande Leila Mascano, grandissima. Io stessa avevo provato disappunto per il commento sul “cretino” e avevo detto a qualcuno che non mi piaceva per niente. Ma pareva che il discorso era nato da altra parte, da un altro blog e quindi mi sentivo limitata nel esporre il mio pensiero. Ma quello che scrive Lei, Signora Mascano, è di una forza ineguagliabile.

scritto da Dame mit Fächer · 11 settembre 2010, 10:25 ·

 

L’imbrunire ci porterà all’imbrunire di domani, e così via, come ha scritto un cieco dettando le parole a sè medesimo quasi un secolo prima, e qui ci si prende troppo sul serio, senza divertirsi, senza mostrare meraviglia insomma, come non fu per quel mandriano che si raggelò sorpreso, quando venne ucciso senza sapere che si stava ripetendo la stessa scena avvenuta molti secoli prima, di fronte al SPQR.

scritto da frank spada · 11 settembre 2010, 18:27 ·

 

Grazie mia gentilissima dama col ventaglio, credo che qui di grande ci sia solo solo la buona fede con la quale si discute per ragionare, il che è sempre una bellissima cosa.

scritto da Leila Mascano · 11 settembre 2010, 21:31 ·

 

Tutto giusto, senza dimenticare che la categoria dei cretini è universale, va dai plurilaureati insegnanti di grido all’ultimo dei contadini, e in qualche occasione, come dicono a Roma…“quanno ce vo’ ce vo’”, soprattutto in senso inverso, cioè dalla persona priva di potere formale verso chi questo potere lo detiene, troppo spesso immeritatamente.

scritto da maurizio · 11 settembre 2010, 22:49 ·

 

Ricordo un aneddoto ascoltato tanti anni fa e riferito ad un notissimo leader politico italiano. Egli sosteneva che la rovina del suo partito erano i volonterosi, quelli sempre pronti ad andare ad attaccare manifesti e cose di questo tipo.
Raccontava che nell’esercito prussiano, per la formazione dei quadri, venivano individuate quattro categorie di persone:
gli intelligenti e gli stupidi; i volonterosi ed i pigri.
Si riferiva a quello che ebbe a dire Helmuth Von Moltke senior, il grande stratega prussiano, artefice di Sadowa e Sedan, sulle categorie degli ufficiali:
“Divido i miei ufficiali in quattro categorie: gli intelligenti, gli stupidi, i volenterosi ed i pigri.
Ogni ufficiale possiede almeno due di queste qualità.
Quelli che sono intelligenti e volenterosi sono idonei ad alti incarichi nello Stato Maggiore.
Si possono impiegare anche gli stupidi ed i pigri.
L’uomo che è ad un tempo intelligente e pigro è idoneo alla più alta funzione di comando: ha il temperamento ed il sangue freddo indispensabili per far fronte a tutte le circostanze.
Ma chi sia contemporaneamente stupido e volenteroso costituisce un grave pericolo e deve essere immediatamente destituito”.

scritto da Dame mit Fächer · 12 settembre 2010, 09:19 ·

 

Come è noto, lo spietato capomafia descritto da Sciascia nel “Giorno della civetta” divideva l’umanità in cinque categorie…E’ sempre interessante citare il passo:

“Io ho una certa pratica del mondo; e quella che diciamo l’umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà… Pochissimi gli uomini; i mezz’uomini pochi, chè mi contenterei l’umanità si fermasse ai mezz’uomini… E invece no, scende ancor più giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi…E ancora più giù: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito… E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, chè la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre… Lei, anche se mi inchioderà su queste carte come un Cristo, lei è un uomo…”

scritto da maurizio · 12 settembre 2010, 20:09 ·

 

@ Leila – concordo con il “grande”, purché la “buona fede” non si leghi alla prudenza.
@ Dame mit Facher – contrario alla violenza, sempre e in ogni caso, purché non sia memoria storica di ogni guerra di liberazione, l’arte militare mi lascia del tutto indifferente, quella prussiana poi… un omino con i baffetti a spazzolino, una voce da farti venire il vomito alle oreccchie e una moltitudine di individui trascinati… da bambino non ho mai giocato con i soldatini.
@ maurizio – mi scosto appena un po’ da un argentino cieco, e dalle sue finzioni del reale, e arrivo a Cristo, che forse sul Calvario non è andata come dice il “credo”, purché anche lei pazienti ancora un poco e attenda l’arrivo dell’autunno, quando scoprirà che il mondo avrebbe preso un’altra direzione se l’“uomo” in croce si fosse suicidato, come ipotizza uno sgualcito detective raccontandoci chi è in Dimmi chi sei Marlowe.Cinque sensi e un’anima
NdR – tre purché, purché...

scritto da frank spada · 13 settembre 2010, 09:24 ·

 

Ma forse è meglio che inizi dal primo uscito, Frank…vado ad informarmi, chissà che non trovi il “giallo” poco giallo che cercavo…intanto mi sono lasciato sfuggire un Simenon a metà prezzo perché avevo paura di deprimermi, letta la trama…mi pare fosse “La neve era rossa”...

scritto da maurizio · 13 settembre 2010, 11:02 ·

 

Mr. Frank,
sempre ai tempi in cui ascoltai l’uomo politico italiano che citava il prussiano, qualcuno ebbe a dirmi: “La schematizzazione dei prussiani non mi sembra condivisibile. Tra i volenterosi possono esservi sia stupidi che intelligenti e lo stesso vale per i pigri. Di più. Tutte le persone sono al tempo stesso stupide e intelligenti. La differenza sta soltanto nel grado di combinazione delle due cose. Anche in me credo che risieda un pò di stupidità, diciamo al 20 %. Tu sei invece intelligente al 95 % e stupidina per 5%....”
Altro argomento: “quell’uomo” ... non era tipo da dormire sul divano, Lui … altrimenti – forse – chissà – chi può dirlo – Cioran – «da duemila anni Gesù si vendica su di noi di non essere morto su un divano».
Per quanto riguarda “Dio interamente si fece uomo, ma uomo fino all’infamia, uomo fino alla dannazione e all’abisso. Per salvarci avrebbe potuto essere Alessandro o Pitagora o Rurik o Gesù; scelse un destino infimo: fu Giuda”. (Tre versioni di Giuda J.L.Borges), non fosse altro che per il film Jesus Christ Superstar di Norman Jewison tratto dalla rock opera di Tim Rice e Andrew Lloyd-Webber (alla quale la Chiesa oppose prima il veto, poi accettò quasi nella liturgia per molti anni per non alienarsi le simpatie dei giovani negli anni Settanta), questa interpretazione è accettabilissima ed è rintracciabile persino nei Vangeli, un’interpretazione politica, pare, secondo la quale Giuda tradì Gesù perché, disilluso, s’aspettava che innescasse la rivolta zelota dei Giudei nei confronti dei Romani oppressori.

scritto da Dame mit Fächer · 13 settembre 2010, 11:29 ·

 

Conosco la storia. Giuda zelota tradì e si tradì per troppo…zelo, pensava che Gesù si sarebbe facilmente liberato con ciò dando il via alla rivolta. Il suo piano era generoso ma “troppo umano”, non aveva intuito cosa c’era dietro gli eventi. Indubbiamente, comunque, un personaggio affascinante…spinto al suicidio dal fatto che gli eventi presero invece l’altra piega che conosciamo.

scritto da maurizio · 14 settembre 2010, 07:54 ·

 

a volte “inciampo” in una parola o in un tono e non riesco a voltar pagina. allora vado su a La Jolla e guardo tutto quel bianco. bianco su verde e azzurro e ancora azzurro e poi arriva il vento e gira pagina per me. così so che è il momento di tornare.
tutto è possibile finchè c‘è ancora un giorno. e forse anche dopo. per tutti credo, anche per Giuda.

scritto da kara · 15 settembre 2010, 08:47 ·

 

Sembrava morto e invece… appisolarsi su una Remington?
Compare mio, fatti un “pollicino” e bada al segretario!

scritto da frank spada · 15 settembre 2010, 10:37 ·

 

… appisolarsi su una remington. ma remington macchina da scrivere? o macchina automobile? o remington carabina? fucile ed epilatore li escluderei, sono maschili e tu hai usato il femminile, (oltre al fatto che sono molto scomodi per appisolarcisi sopra!)
certo che con te ogni parola è una ricerca, ma grazie a questo ho trovato la storia di remington steele. Bella davvero.
ed ora tango?

scritto da kara · 15 settembre 2010, 14:54 ·

 

...tu, te… tango? Sto partendo per il Messico… pazienti anche Lei, kara, e il 14 ottobre comperi un sequel e, appena prima di iniziare a leggerlo, ascolti C. Tjader Plays Mambo

scritto da frank spada · 15 settembre 2010, 16:03 ·