I forzati del libro

Che poi si passa per i forzati della lettura, per quelli che se non c’hanno un libro appresso son perduti. Però diciamolo comunque: tutti voi, che siete stati sulle spiagge, intorno ai laghi, sui prati di montagna, nelle piscine, su autobus treni aerei: quanti avete visto che leggevano? Il contagocce già è uno strumento di manica larga, per rappresentarli. Che poi li vedi che stanno lì che si annoiano a morte. Te li trovi sui sedili accanto nei treni a lunga percorrenza, son sempre lì che si guardano intorno, che guardano tutte le cose che fai, pur di trovare una piccola distrazione. E ti verrebbe da dirgli: ma un libro te lo potevi portare? No, quando proprio son disperati tiran fuori ’sto telefonino con ’sti minuscoli videogiochini, che come fanno a giocarci, a divertirsi? Poi si stufano, e allora si pippano un po’ di musica, ma poi si intontiscono e allora ricominciano a guardare tutto quello che fanno tutti. Ah! Ma che tristezza, ti viene da pensare. Ma davvero non l’hanno mai saputo cos’è essere presi da un libro? Godere con un libro in mano? Astrarsi, estraniarsi, immedesimarsi, avvitarsi, sprofondare… Chi lo sa. Forse è sbagliata l’impostazione. Forse bisognerebbe andare più incontro agli altri, e quando li vedi che si rosolano nella loro noia, tirar fuori dalla tua sporta qualche libro e dire: ma legga un po’ queste due tre pagine e mi faccia sapere che ne pensa. Se le piace può continuare. Altrimenti ne ho altri. Glieli racconto un pochino? Provo a farle venir voglia?

No, che poi si passa per i forzati dei libri, per quelli che se non c’hanno da leggere appresso sono un po’ perduti. Per carità.

 

di Sergio Calderale

 

Scrivi commento

Commenti: 3
  • #1

    Leila Mascano (domenica, 16 giugno 2013 19:47)

    Dove ci porta la vita, dove. Queste scarpette estive eleganti, vagamente orientali, comprate a Sorrento, che luccicano di minuti coralli nella penombra…messe con impulso irresistibile e scaramantico, come se non dovessero percorrere questi corridoi dalla luce d’acquario ma chissà quali strade di vacanze felici…quell’orologio che non fa rumore, con le lancette che tutta la notte seguiteranno ad andare, e chissà se così seguiterà il respiro. il battito del cuore della sagoma indistinta che comunque il suo viaggio l’ha finito già...il mio compito è ascoltare quel respiro, seduta nella luce azzurrina d’una lampada notturna. Tiro furi dalla borsa un libro amatissimo, Nove racconti di Salinger…piccola Esmé, quanto siamo sorelle…come ci somigliamo. E tu, mio spaesato reduce che te vai sulla spiaggia, conversi con una bambina, e anche tu hai già finito il viaggio, o lo finirai tra poco. Personaggi smarriti, tutti vagamente adolescenziali, che riflettono un disagio del mondo che conosco bene…I fantasmi che mi minacciano sono più spaventosi della dolente sagoma e della sua immobilità...Prendetemi per mano, amici di quei racconti, portatemi via fino a domattina, via da quest’odore così speciale che hanno le cliniche, via da questa stanza dove la morte aspetta con la stessa pazienza con cui io aspetto la mattina…le scarpette incongrue luccicano nell’oscurità, mentre corro altrove, altrove sulle ali del mio piccolo libro, del mio talismano, della mia ancora di salvezza.
    Poveretti quelli coi giochini, che si annoiano e non sanno cosa chiedere al talismano di carta, un’ora di tregua dalla noia del viaggio, della spiaggia affollata…io provo a salvarmici la vita.

  • #2

    maurizio (domenica, 16 giugno 2013 19:48)

    Trincerarmi dietro un libro è spesso per me un modo di evitare le difficoltà di un incontro con gli altri. Un rifugio che mi porti lontano dai rapporti obbligati.
    Oggi sono anche stanco della finzione, seppure di classe. Preferisco leggere il giornale, che deforma la realtà ma da essa parte. Oppure un saggio di attualità, o anche un romanzo che abbia il sapore del reale, del vissuto, come il mondo piccolo della scuola (sono insegnante) descritto dal professor Starnone. Oppure il mondo piccolo, povero e cocciuto degli emigranti abruzzesi in America descritto da John Fante. Sapore di realtà, anche per quel che riguarda caratterizzazioni psicologiche che si pepetuano nei secoli, come l’Oblomov di Goncharov, che adoro e nel quale mi rispecchio, adirato non mai contro un giornalista che lo paragonava agli statali italiani nullafacenti perseguitati dal nano Brunetta…

  • #3

    Sexy Sadie (domenica, 16 giugno 2013 19:49)

    Gentile Redazione, mi è piaciuto molto il Suo post ed aggiungerei solo due parole, andando incontro al mio “prossimo” che si “crogiola” nella noia, porgendogli un libro :” tieni, leggi, che “the Life is very short, my friend”, e annoiarsi è pressochè un crimine XD. moltissimi saluti