Poche chiacchiere! Adesso si parte.

La redazione della Robin è lieta di ospitarvi nel primo blog della sua quasi ventennale storia. I tempi vanno avanti, e occorre fare finta di adeguarvisi. In verità ne sappiamo poco, di blog. Quello che ci ha spinti a realizzarlo è la voglia di creare un terreno di confronto tra lettori e scrittori, che detto così sembrano le due sponde di una barricata. In verità tutto è molto più fluido di quanto non appaia.

Il nostro ruolo in questo spazio lo consideriamo minore, accessorio, però per capire meglio questa forma di comunicazione volevamo diventarne parte. Magari solo per toglierci una curiosità.

Ai partecipanti abbiamo “imposto” una libertà assoluta. Nulla di obbligato, nessuno deve pensare di dover parlare di qualcosa piuttosto che d’altro. D’accordo che questo è il blog di una casa editrice, ma se si vuole scrivere per lamentarsi che l’ultimo autobus preso era troppo affollato, va benissimo. Spesso le discussioni più interessanti nascono da un’osservazione all’apparenza insignificante.

Dunque variamo questa piccola nave di persone buttata in un mare così vasto come la Rete. Niente motori, andiamo a vela. E quando manca il vento si pensava di remare. Giusto per non essere troppo moderni. Per una casa editrice che ha in catalogo i romanzi d’avventure marinaresche di Salgari, London, Stevenson qualche avveniristica nave con navigatore satellitare ci parrebbe fuori luogo.

 

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Commenti: 9
  • #1

    Dong Xi Ping (domenica, 16 giugno 2013 19:59)

    E’ vero che scrivere è raccontare se stesso. Ma non cose qualsiasi, sciocchezze, banalità. Chi soffre scrive. Scrive le emozioni. Descrive il dolore per trasmettere ad altri cosa si prova. Si scrive il dolore per buttarlo via, fuori dall’anima e dai ricordi.

  • #2

    Leila Mascano (domenica, 16 giugno 2013 20:00)

    Dong xi ping, sono assolutamente d’accordo, anche se spesso crediamo di fare un esorcismo e facciamo un incantesimo, che è altra cosa. Crediamo che il non detto ci distrugga, e nell’attimo stesso in cui lo si dice, perda la sua fascinazione arcana, non ci appartenga più. Questo è l’esorcismo. E improvvisamente ci accorgiamo che abbiamo fissato per sempre, in un mondo “altro”, proprio quello che pensavamo di cancellare, in un certo senso l’abbiamo sottratto all’opera del tempo, allo sbiadirsi dei ricordi ( perché scrive la sconosciuta Leila,di cui non si saprà neppure che è esistita, ma scrive anche Proust e il procedimento è lo stesso, a prescindere dal risultato )Questo è l’incantesimo. Il premio è che il dolore non ci appartiene più, è uno specchio in cui tu, sconosciuto lettore, come potrebbe dire Elsa Morante o Nabokov, probabilmente in francese, rispecchi il tuo, e pur soffrendo te ne liberi.
    Ma io, capitata nel blog per caso, in quanto lettrice e scrittrice, ho diritto a stare nel vostro mare? Con l’intuizione dei poeti mi ero identificata in una sirena, metà e metà, un mostro.

  • #3

    Leila Mascano (domenica, 16 giugno 2013 20:01)

    Ma per Nabokov, naturalmente, il lettore è un hypocrite lecteur, e sarebbe interessante sapere perché. Forse è un lettore che si protegge dalla parola scritta perché anonimo, perché usa la pagina come un diaframma, perché si specchia ed è solo, perché finge di non riconoscersi nel dolore, perché dimentica quello che scrisse Terenzio, humani nihil a me alienum puto? Mi piacerebbe che qualcuno rispondesse a questa bella domanda.

  • #4

    Glauco Cartocci (domenica, 16 giugno 2013 20:02)

    Ti rispondo con un’altra domanda (come facevano i Gesuiti)... Come mai una frase molto usata dagli editori è “In Italia ci sono più scrittori che lettori”?
    E’ una domanda molto più prosaica della tua (lo so) ma credo si integri nel problema.
    Poi, se vuoi, torniamo sul “piano più alto”...;-)

  • #5

    Leila Mascano (domenica, 16 giugno 2013 20:02)

    Ti rispondo come se avessi una casa editrice:Fare libri è un lavoro da professionisti, come fare orologi, come diceva La Bruyere. Il guaio è, aggiungo io da editore, che mentre a pochissimi salterebbe in mente di costruire orologi, tutti credono di poter scrivere libri. E fabbricare materialmente un libro, che poi è il mio lavoro, e distribuirlo,e riuscire a venderlo costa.

  • #6

    Frank Spada (domenica, 16 giugno 2013 20:04)

    Cito testualmente dal 5 de “Il lavoro culturale di Luciano Bianciardi” (22/05/1957, quindi 52 anni fa).
    “ Ogni anno in Italia diecimila persone danno alle stampe le loro opere, e se si tiene presente che un solo libro viene stampato, su cento che arrivano manoscritti sul tavolo di un editore, ne risulterà che abbiamo, in Italia, un numero altissimo di scrittori, fra editi e inediti: circa un milione, o anche più. Forse il numero degli scrittori è pari a quello degli analfabeti, e fors’anche il problema dell’analfabetismo si potrebbe risolvere imponendo a ciascun autore di insegnare a leggere a un analfabeta, servendosi del suo libro inedito come di un sillabario”.
    Chi può inoltrare la proposta al Ministro dell’Istruzione (governo attuale, o futuro, a parte)?

  • #7

    Gerardo (domenica, 16 giugno 2013 20:04)

    tutto vero fare l’editore, tra l’altro in questo momento di crisi è sicuramente difficile e comunque una ardua impresa…pero’bisogna credere nelle opere che sicuramente hanno un seguito e solo con un buon lancio coinvolgendo un po’ tutti autore etc.letc. e magari il risultato puo’arrivare…Si capisce pure che siamo in una vera e propria babilonia: cantanti,calciatori,veline,arbitri e chi piu’ne ha piu’ne metta che anziche’fare il loro mestiere ingolfano la grande distribuzione approfittando della loro fama…per non parlare delle lobbies dei colossi editoriali e’logico che farsi spazio è difficile pero’io ho sempre creduto nel fato e sono sicuro che la robin è sulla buona strada auguri di cuore…un vs.appassionato lettore.

  • #8

    frank spada (domenica, 16 giugno 2013 20:05)

    Mi scusi signor Gerardo, ma se lei è un lettore appassionato, io chi sarei? Un analfabeta?
    La prego, non risponda, mi lasci l’illusione di saperlo.

  • #9

    Frank Spada (domenica, 16 giugno 2013 20:06)

    Oggi un invito:
    http://www.riaprireilfuoco.org/blog/?p=300#comments
    si parla di scrivere/leggere, e invito tutti i fanblog di Robin a darci un’occhiata e commentarlo, senza badare a uno pseudonimo che vorrebbe incendiare il mondo (e se fosse San Giuseppe? – i tempi ci stanno e Gesù bambino è in arrivo!)
    ps – Ringrazio la Redazione per l’ospitalità.